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lunedì 1 marzo 2021

#SGUARDI POIETICI / Chi sono i barbari? (Lawrence Ferlinghetti)

Io sono il senatore greco
che attende che i barbari
ci sollevino dai nostri destini
e risolvano tutti i nostri problemi
 
Ma chi sono i barbari?
Sono gli avidi tifosi machisti
che invocano il sangue
agli incontri di kickboxing
o le belle ragazze e i bei ragazzi
incollati a computer e cellulari
o i signori dal taglio perfetto in giacca e cravatta
nei grattacieli del centro
o i morti di fame ai nostri confini?

Fratello, smetti di cercare
Siamo noi quelli contro cui i padri ci han messo in guardia
gli illuminati
nati per governare il mondo
grazie ai computer che assicurano
assoluto isolamento e solitudine
Non chiamarmi ti chiamo io
Non c’è più alcun bisogno di conversare
Un disinvolto cinismo va di gran moda
e i Twitterati imperano

Un grande sonno
ci ha sopraffatti tutti
coi dispositivi in mano

Tra gli alberi si sentono
i violini dell’autunno
mentre i cavalli bianchi del mare
si lanciano ancora sulle nostre spiagge
con un ruggito immenso e perduto

*** Lawrence FERLINGHETTI, Chi sono i barbari?, traduzione di Damiano Abeni, da Scoppi, urla, risate, SUR, 2019, in 'poesiainrete', 27 febbraio 2021, qui

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Testo originale (Who are the barbarians?)

I am the Greek senator
waiting for the barbarians
to relieve us of our destinies
and solve all our problems

But who are the barbarians?
Are they the avid macho fans
screaming for blood
at kickboxing matches
or the pretty boys and girls
glued to computers and cell phones
or the short-haired gents in suits
in downtown skyscrapers
or the hungry ones at our borders?

Brother, look no further
We are the ones our fathers warned us about
the enlightened ones
born to rule the world
through computers that ensure
total isolation and loneliness
Don’t call me I’ll call you
No need for conversation anymore
A casual cynicism is fashionable
and the Twitterati rule

A great sleep
has overtaken everyone
at our handheld machines

The violins of autumn
are heard through the trees
while the white horses of the sea
still dash upon our sands
with a great lost roaring

Lawrence Ferlinghetti, da “Blasts Cries Laughter”, New Directions Publishing, 2014

venerdì 6 luglio 2018

#SGUARDI POIETICI / Pietà per la nazione (Lawrence Ferlinghetti)

Pietà per la nazione i cui uomini sono pecore
e i cui pastori sono guide cattive
Pietà per la nazione i cui leader sono bugiardi
i cui saggi sono messi a tacere
Pietà per la nazione che non alza la propria voce
tranne che per lodare i conquistatori
e acclamare i prepotenti come eroi
e che aspira a comandare il mondo
con la forza e la tortura
Pietà per la nazione che non conosce
nessun’altra lingua se non la propria
nessun’altra cultura se non la propria
Pietà per la nazione il cui fiato è danaro
e che dorme il sonno di quelli
con la pancia troppo piena
Pietà per la nazione – oh, pietà per gli uomini
che permettono che i propri diritti vengano erosi
e le proprie libertà spazzate via 
Patria mia, lacrime di te
dolce terra di libertà!

*** Lawrence FERLINGHETTI, 1919, poeta statunitense, Pietà per la nazione, in Giana Diano, a cura, 50 poesie di Lawrence Ferlighetti, 50 immagini di Armando Milani, qui - Questo testo è stato scritto nel 2007 da Lawrence Ferlinghetti in occasione del cinquantenario del libro di Jack Kerouac,  On the road, 1957 ed è ispirato ai versi del poeta libanese Kahlil Gibran.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 274, 11 marzo 2014 (documento a circolazione riservata)


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