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mercoledì 14 luglio 2021

#MOSQUITO / La fatica dello studio (Antonio Gramsci)

Occorre persuadere molta gente che anche lo studio è un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio, oltre che intellettuale, anche muscolare-nervoso: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza.
 
La partecipazione di più larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare «facilitazioni». Molti pensano addirittura che la difficoltà sia artificiale, perché sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale. È una questione complessa.

Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera più facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli già entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un'ambientazione già acquisita per le abitudini famigliari. Così il figlio di un operaio di città soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini.

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937 , filosofo e leader politico, Quaderni del carcere, Einaudi 1948, segnalato in 'libriantichionline.com', qui


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lunedì 20 gennaio 2020

#MOSQUITO / Per limitare sfruttamento e affamamento (Antonio Gramsci)

Se voi riconoscete naturale, logico, normale che i capitalisti lottino per sfruttare e affamare gli operai, perché non riconoscete logico, normale, naturale che gli operai lottino contro i capitalisti per limitare lo sfruttamento e l'affamamento?

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937 , filosofo e leader politico, Socialismo e fascismo. L'Ordine Nuovo, 1921-1922, Einaudi, 1967, da Edoardo Sanguineti,Schede gramsciane, Utet, 2004, citato da Giorgio Dell'Arti, rubrica 'Frammenti', 'la Repubblica', 13 gennaio 2020


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giovedì 16 gennaio 2020

#CIT / La solenne promessa di sburocratizzazione (Antonio Gramsci)

Ogni ministro, 
che voglia passare per modernista 
e scroccare qualche approvazione 
alla stampa ed alla pubblica opinione, 
si affretta ad iniziare il suo Governo 
con la solenne promessa di sburocratizzazione.

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937 , filosofo e leader politico, Città futura, 1918, da Edoardo SanguinetiSchede gramsciane, Utet, 2004, citato da Giorgio Dell'Arti, rubrica 'Frammenti', 'la Repubblica', 13 gennaio 2020


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martedì 29 ottobre 2019

#SENZA_TAGLI / Tema di V elementare, all'amico benestante che vuole abbandonare gli studi (Antonio Gramsci)

Tema: "Se un tuo compagno benestante e molto intelligente ti avesse espresso il proposito di abbandonare gli studi, che cosa gli risponderesti?"

Svolgimento di Antonio Gramsci (Ghilarza, addì 15 luglio 1903) 

Carissimo amico, poco fa ricevetti la tua carissima lettera, e molto mi rallegra il sapere che tu stai bene di salute. Un punto solo mi fa stupire di te; dici che non riprenderai più gli studi, perché ti sono venuti a noia. Come, tu che sei tanto intelligente, che, grazie a Dio, non ti manca il necessario, tu vuoi abbandonare gli studi? Dici a me di far lo stesso, perché è molto meglio scorrazzare per i campi, andare ai balli e ai pubblici ritrovi, anziché rinchiudersi per quattro ore al giorno in una camera, col maestro che ci predica sempre di studiare perché se no resteremo zucconi. Ma io, caro amico, non potrò mai abbandonare gli studi che sono la mia unica speranza di vivere onoratamente quando sarò adulto, perché come sai, la mia famiglia non è ricca di beni di fortuna.
Quanti ragazzi poveri ti invidiano, loro che avrebbero voglia di studiare, ma a cui Dio non ha dato il
necessario, non solo per studiare, ma molte volte, neanche per sfamarsi.
Io li vedo dalla mia finestra, con che occhi guardano i ragazzi che passano con la cartella a tracolla, loro che non possono andare che alla scuola serale.
Tu dici che sei ricco, che non avrai bisogno degli studi per camparti, ma bada al proverbio "l'ozio è il
padre dei vizi." Chi non studia in gioventù se ne pentirà amaramente nella vecchiaia. Un rovescio di
fortuna, una lite perduta, possono portare alla miseria il più ricco degli uomini. Ricordati del signor Francesco; egli era figlio di una famiglia abbastanza ricca; passò una gioventù brillantissima, andava ai teatri, alle bische, e finì per rovinarsi completamente, ed ora fa lo scrivano presso un avvocato che gli da sessanta lire al mese, tanto per vivacchiare.
Questi esempi dovrebbero bastare a farti dissuadere dal tuo proposito. Torna agli studi, caro Giovanni, e vi troverai tutti i beni possibili.
Non pigliarti a male se ti parlo col cuore alla mano, perché ti voglio bene, e uso dire tutto in faccia, e non adularti come molti.
Addio, saluta i tuoi genitori e ricevi un bacio dal Tuo aff.mo amico Antonio

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937 , filosofo e leader politico, tema di 5^ elementare, citato da Sandra Amurri, Il piccolo grande Gramsci, 'Il Fatto Quotidiano', 12 novembre 2011, qui, riprodotto in 'movimentoesseresinistra', 12 aprile 2017, qui

Sulle origini di questo documento, scrive Sandra Amurri (qui): 
«La fotocopia di questo “tema d’autore” appartiene a Giovanni Cocco, giovane ricercatore dell’Università di Sassari, segretario provinciale del Pdci, che a sua volta l’ha ricevuta da suo padre Agostino, per oltre 20 anni segretario della scuola elementare intitolata ad Antonio Gramsci nel 1985, occasione in cui a tutti i bambini, venne regalato L’albero del riccio (di Antonio Gramsci, postumo 1948, Editori Riuniti, 2007). 
Ma l’originale dove si trova, visto che all’Archivio di Stato di Oristano, dove Agostino Cocco lo aveva inviato assieme a tutti gli altri, non è  mai arrivato? Un giallo che siamo riusciti a risolvere a patto che il nome di chi lo conserva - con la stessa gelosia con cui si ha cura di un tesoro - resti misterioso. L’originale del tema di quarta elementare di Gramsci ce l’ha il figlio della domestica del maestro di Antonio Gramsci, che ha ereditato la sua casa.
Nella Biblioteca, nascosto tra le pagine di un libro, c’era il tema di quel bambino che a dieci anni dava lezione di latino ai compagni del ginnasio. Una sola volta lo ha prestato alla Casa Museo Gramsci di Ghilarza perché fosse esposto durante un convegno, ma restando di guardia finché non gli è stato restituito. “È un vecchio compagno, cresciuto come me a pane e Gramsci”, dice Giovanni Cocco “che grazie ad Antonio ha appreso le cose veramente importanti per ognuno di noi, come il senso critico, e ha imparato - per fare un esempio di attualità stretta - che bisogna guardare alla speculazione finanziaria dando priorità alla speculazione mentale”».


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giovedì 22 agosto 2019

#CIT / La bontà disarmata (Antonio Gramsci)

Antonio GRAMSCI, 1891-1937 
filosofo e leader politico 
Lettere dal carcere, 1947
'aforismario.net', qui

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mercoledì 7 novembre 2018

#MOSQUITO / Cambiare noi stessi, non le formule (Antonio Gramsci)

Gli errori che si sono potuti commettere, il male che non si è potuto evitare non sono dovuti a formule o a programmi. L'errore, il male era in noi, era nel nostro dilettantismo, nella leggerezza della nostra vita, era nel costume politico generale, dei cui pervertimenti anche noi partecipavamo inconsapevolmente. […] Cambiare le formule non significa nulla. Occorre che cambiamo noi stessi, che cambi il metodo della nostra azione. 

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e leader politico, 'Letture' in “Il Grido del Popolo”, 24 novembre 1917, citato in facebook, 'Gazzetta filosofica', 3 novembre 2018, qui 


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mercoledì 30 maggio 2018

#MOSQUITO / Il fascismo come fatto di costume (Antonio Gramsci)

Il fascismo si è presentato come l'anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e leader politico, da 'L'Ordine Nuovo', 1921, in Antonio Gramsci, Socialismo e fascismo. L'ordine nuovo 1921-1922, Einaudi, 1966.


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giovedì 22 febbraio 2018

#CIT / Ma nessuno o pochi si domandano (Antonio Gramsci)

Antonio GRAMSCI, 1891-1937
filosofo e leader politico
 da Indifferenti, ‘La Città Futura’, numero unico, 11 febbraio 1917 

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martedì 1 agosto 2017

#MOSQUITO / Studi 'difficili' (Antonio Gramsci)

(...) È certo che noi non rifuggiamo, come dice lo scrittore dell'Humanité, dall'entrare in particolari di carattere teorico, dal richiedere al nostro lettore uno sforzo sostenuto e prolungato di attenzione, e ciò facciamo con piena convinzione di agire onestamente e da buoni socialisti, se non proprio da giornalisti accorti e studiosi di popolarità e diffusione.

Sì, è vero, abbiamo pubblicato articoli "lunghi" studi "difficili" e continueremo a farlo, ogni qualvolta ciò sarà richiesto dall'importanza e dalla gravità degli argomenti, ciò è nella linea del nostro programma: non vogliamo nascondere nessuna difficoltà, crediamo bene che la classe lavoratrice acquisti fin d'ora coscienza dell'estensione e della serietà dei compiti che le incomberanno domani, crediamo onesto trattare i lavoratori come uomini cui si parla apertamente, crudamente, delle cose che li riguardano. Purtroppo gli operai e i contadini sono stati considerati a lungo come dei bambini che hanno bisogno di essere guidati dappertutto: in fabbrica e sul campo dal pugno di ferro del padrone che li stringe alla nuca, nella vita politica dalla parola roboante e melliflua dei demagoghi incantatori. Nel campo della cultura poi, operai e contadini sono stati e sono ancora considerati dai più come una massa di negri che si può facilmente accontentare con della paccottiglia, con delle perle false e con dei fondi di bicchiere, riserbando agli eletti i diamanti e le altre merci di valore. Non v'è nulla di più inumano e antisocialista di questa concezione. Se vi è nel mondo qualcosa che ha un valore per sé, tutti sono degni e capaci di goderne. Non vi sono né due verità, né due diversi modi di discutere. Non vi è nessun motivo per cui un lavoratore debba essere incapace di giungere a gustare un canto di Leopardi più di una chitarrata, supponiamo, di Felice Cavallotti o di un altro poeta "popolare", una sinfonia di Beethoven più di una canzone di Piedigrotta. E non vi è nessun motivo per cui, rivolgendosi a operai e contadini, trattando i problemi che li riguardano così da vicino come quelli dell'organizzazione della loro comunità, si debba usare un tono minore, diverso da quello che a siffatti problemi si conviene. Volete che chi è stato fino a ieri uno schiavo diventi un uomo? Incominciate a trattarlo, sempre, come un uomo e il più grande passo in avanti sarà già fatto.

 *** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e militante politico, da Studi 'difficili', 'L'Ordine Nuovo', 27 dicembre 1919, in 'nuovopci.it', qui


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giovedì 18 agosto 2016

#MOSQUITO / Latino e greco, perché studiarli (Antonio Gramsci)

Non si impara il latino e il greco per parlare queste lingue, per fare i camerieri o gli interpreti o che so io. Si imparano per conoscere la civiltà dei due popoli, la cui vita si pone come base della cultura mondiale. La lingua latina o greca si impara secondo grammatica, un po’ meccanicamente: ma c’è molta esagerazione nell’accusa di meccanicità e aridità.

Si ha che fare con dei ragazzetti, ai quali occorre far contrarre certe abitudini di diligenza, di esattezza, di compostezza fisica, di concentrazione psichica in determinati oggetti. Uno studioso di trenta-quarant’anni sarebbe capace di stare a tavolino sedici ore filate, se da bambino non avesse «coattivamente», per «coercizione meccanica» assunto le abitudini psicofisiche conformi? Se si vogliono allevare anche degli studiosi, occorre incominciare da lì e occorre premere su tutti per avere quelle migliaia, o centinaia, o anche solo dozzine di studiosi di gran nerbo, di cui ogni civiltà ha bisogno.

Il latino non si studia per imparare il latino, si studia per abituare i ragazzi a studiare, ad analizzare un corpo storico che si può trattare come un cadavere ma che continuamente si ricompone in vita. Naturalmente io non credo che il latino e il greco abbiano delle qualità taumaturgiche intrinseche: dico che in un dato ambiente, in una data cultura, con una data tradizione, lo studio così graduato dava quei determinati effetti.

Si può sostituire il latino e il greco e li si sostituirà utilmente, ma occorrerà sapere disporre didatticamente la nuova materia o la nuova serie di materie, in modo da ottenere risultati equivalenti di educazione generale dell’uomo, partendo dal ragazzetto fino all’età della scelta professionale. In questo periodo lo studio o la parte maggiore dello studio deve essere disinteressato, cioè non avere scopi pratici immediati o troppo immediatamente mediati: deve essere formativo, anche se «istruttivo», cioè ricco di nozioni concrete.

Nella scuola moderna mi pare stia avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali. Il carattere sociale della scuola è dato dal fatto che ogni strato sociale ha un proprio tipo di scuola destinato a perpetuare in quello strato una determinata funzione tradizionale.

Se si vuole spezzare questa trama, occorre dunque non moltiplicare e graduare i tipi di scuola professionale, ma creare un tipo unico di scuola preparatoria (elementare-media) che conduca il giovane fino alla soglia della scelta professionale, formandolo nel frattempo come uomo capace di pensare, di studiare, di dirigere o di controllare chi dirige.

Il moltiplicarsi di tipi di scuole professionali tende dunque a eternare le differenze tradizionali, ma siccome, in esse, tende anche a creare nuove stratificazioni interne, ecco che nasce l’impressione della tendenza democratica. Ma la tendenza democratica, intrinsecamente, non può solo significare che un manovale diventi operaio qualificato, ma che ogni “cittadino” può diventare “governante” e che la società lo pone sia pure astrattamente nelle condizioni generali di poterlo diventare.

Anche lo studio è un mestiere e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio anche nervoso-muscolare, oltre che intellettuale: è un processo di adattamento, è un abito acquisito con lo sforzo e il dolore e la noia. La partecipazione di più larghe masse alla scuola media tende a rallentare la disciplina dello studio, a domandare facilitazioni. Molti pensano addirittura che la difficoltà sia artificiale, perchè sono abituati a considerare lavoro e fatica solo il lavoro manuale.

È una quistione complessa. Certo il ragazzo di una famiglia tradizionalmente di intellettuali supera più facilmente il processo di adattamento psicofisico: egli già entrando la prima volta in classe ha parecchi punti di vantaggio sugli altri scolari, ha un’ambientazione già acquisita per le abitudini famigliari. Così il figlio di un operaio di città soffre meno entrando in fabbrica di un ragazzo di contadini o di un contadino già sviluppato per la vita dei campi.

Ecco perché molti del popolo pensano che nella difficoltà dello studio ci sia un trucco a loro danno; vedono il signore compiere con scioltezza e con apparente facilità il lavoro che ai loro figli costa lacrime e sangue, e pensano ci sia un trucco. In una nuova situazione politica, queste quistioni diventeranno asprissime e occorrerà resistere alla tendenza di rendere facile ciò che non può esserlo senza essere snaturato.

Se si vorrà creare un nuovo corpo di intellettuali, fino alle più alte cime, da uno strato sociale che tradizionalmente non ha sviluppato le attitudini psico-fisiche adeguate, si dovranno superare difficoltà inaudite.

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e militante politico, Quaderni dal Carcere, 4 [XIII], 55 (1929-1935, postumo, 1948/51)- In 'sardegnasoprattutto', Perché studiare il latino e il greco?, 13 agosto 2016, qui


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venerdì 5 agosto 2016

#MOSQUITO / Comandare, quando è 'caporalismo' (Antonio Gramsci)

Comandare per comandare è il caporalismo; ma si comanda perché un fine sia raggiunto, non solo per coprire le proprie responsabilità giuridiche: «io ho dato l’ordine: non sono responsabile se non è stato eseguito o se è stato eseguito male ecc.; responsabile è l’esecutore che ha mancato».  

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, filosofo e militante politico, Quaderni del carcere, 8, in Antonio Gramsci. Le opere, Antologia, a cura di Antonio A. Santucci, Edizioni Unità-Editori Riuniti, Roma, 2007.


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mercoledì 27 luglio 2016

#MOSQUITO / Fascismo, anti-partito (Antonio Gramsci)

Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano (...).

*** Antonio GRAMSCI,1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, 'L’Ordine Nuovo', 26 aprile 1921


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martedì 19 luglio 2016

#MOSQUITO / Pessimista e ottimista (Antonio Gramsci)

Il mio stato d'animo è tale che se anche fossi condannato a morte, continuerei a essere tranquillo e anche la sera prima dell'esecuzione magari studierei una lezione di lingua cinese. La tua lettera e ciò che mi scrivi di Nannaro mi hanno interessato molto, ma anche meravigliato. Voi due avete fatto la guerra: specialmente Nannaro ha fatto la guerra in condizioni eccezionali, da minatore, sotto terra, sentendo attraverso il diaframma che separava la sua galleria dalla galleria austriaca il lavoro del nemico per affrettare lo scoppio della mina propria e mandarlo per aria. Mi pare che in tali condizioni, prolungate per anni, con tali esperienze psicologiche, l'uomo dovrebbe aver raggiunto il grado massimo di serenità stoica, e aver acquistato una tale convinzione profonda che l'uomo ha in se stesso la sorgente delle proprie forze morali, che tutto dipende da lui, dalla sua energia, dalla sua volontà, dalla ferrea coerenza dei fini che si propone e dei mezzi che esplica per attuarli - da non disperare mai più e non cadere più in quegli stati d'animo volgari e banali che si chiamano pessimismo e ottimismo. Il mio stato d'animo sintetizza questi due sentimenti e li supera: sono pessimista con l'intelligenza, ma ottimista per la volontà. Penso, in ogni circostanza, alla ipotesi peggiore, per mettere in movimento tutte le riserve di volontà ed essere in grado di abbattere l'ostacolo. Non mi sono fatto mai illusioni e non ho avuto mai delusioni. Mi sono specialmente sempre armato di una pazienza illimitata, non passiva, inerte, ma animata di perseveranza. - Certo oggi c'è una crisi morale molto grave, ma ce ne sono state nel passato di molto più gravi e c'è una differenza tra oggi e il passato. [...]. Perciò sono anche un po' indulgente e ti prego di essere anche tu indulgente con Nannaro, che, ho visto io stesso, sa anche essere forte. Solo quando è isolato, perde la testa e si accascia.

*** Antonio GRAMSCI,  1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, Lettera al fratello Carlo, in  Lettere dal carcere, 19 dicembre 1929 - Carlo e Nannaro sono due fratelli di Gramsci. 


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sabato 16 luglio 2016

#MOSQUITO / Crisi, cos'è (Antonio Gramsci)

La crisi consiste appunto nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati.

*** Antonio GRAMSCI,  1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, Quaderni del carcere, edizione critica dell'Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino, 1975, vol. I, p. 311. 
Frase citata da Slavoj Žižek, Benvenuti in tempi interessanti, Ponte alle Grazie, 2012, capitolo finale riportato qui

Murales a Forest Houses, New York

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domenica 3 aprile 2016

#MOSQUITO / Cultura, basta vivere da uomini (Antonio Gramsci)

Cultura non è possedere un magazzino ben fornito di notizie, ma è la capacità che la nostra mente ha di comprendere la vita, il posto che vi teniamo, i nostri rapporti con gli altri uomini. Ha cultura chi ha coscienza di sé e del tutto, chi sente la relazione con tutti gli altri esseri […] Cosicché essere colto, essere filosofo lo può chiunque lo voglia. Basta vivere da uomini, cioè cercare di spiegare a se stessi il perché delle azioni proprie e altrui, tenere gli occhi aperti, curiosi su tutto e tutti, sforzarsi di capire; ogni giorno di più l’organismo di cui siamo parte, penetrare la vita con tutte le nostre forze di consapevolezza, di passione, dì volontà; non addormentarsi, non impigrire mai; dare alla vita il suo giusto valore in modo da essere pronti, secondo le necessità, a difenderla o a sacrificarla. La cultura non ha altro significato.

*** Antonio GRAMSCI,  1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, Quaderni del Carcere, 1929-1935 (postumo, 1948/51)


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mercoledì 2 marzo 2016

#LINK / Meglio un giorno da leone... (Michele Cortelazzo)

Donald Trump, il discusso e problematico candidato alle primarie del partito repubblicano, ha rilanciato un tweet con una frase proverbiale: «It is better to live one day as a lion than 100 years as a sheep». Il motto era stato postato inizialmente dall’account @ilduce2016, che ha l’abitudine di postare frasi del duce tradotte in inglese, come se fossero state pronunciate dal candidato repubblicano. Trump l’ha ritwittato, senza capire che poteva trattarsi di una provocazione, o convinto che, comunque, fosse una frase che rappresentava il suo sentire.

Comunque stiano le cose, il fatto è che la frase fu uno degli slogan di Benito Mussolini. la frase fu uno degli slogan di Benito Mussolini. A partire dal 1926 divenne parte significativa della propaganda fascista: finì sui libri di scuola, sulle monete, si moltiplicò nelle scritte sui muri. Ma fu invenzione mussoliniana? Certamente no (...)

La frase è stata oggetto di commento da parte di Antonio Gramsci. Trattando del superuomo nella letteratura d’appendice (Quaderni del carcere, a cura di Valentino Gerratana, Einaudi, Torino 1975, vol. III, pp. 1879-1882) ricorda «la fortuna di alcuni motti come: “è meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora”, fortuna particolarmente grande in chi è proprio e irrimediabilmente pecora».

*** Michele CORTELAZZO, docente di Linguistica italiana, 'parole' (blog 'cortmic.myblog'), Meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora, 29 febbraio 2016

LINK articolo integrale  qui

#RITAGLI / Utero in affitto, Antonio Gramsci (Giorgio Cremaschi)

(...) Il dottor Voronof ha già annunziato la possibilità dell'innesto delle ovaie. Una nuova strada commerciale aperta all'attività esploratrice dell'iniziativa individuale. Le povere fanciulle potranno farsi facilmente una dote. A che serve loro l'organo della maternità? Lo cederanno alla ricca signora infeconda che desidera prole per l'eredità dei sudati risparmi maritali. Le povere fanciulle guadagneranno quattrini e si libereranno di un pericolo. Vendono già ora le bionde capigliature per le teste calve delle cocottes che prendono marito e vogliono entrare nella buona società. Venderanno la possibilità di diventar madri: daranno fecondità alle vecchie gualcite, alle guaste signore che troppo si sono divertite e vogliono ricuperare il numero perduto. I figli nati dopo un innesto? Strani mostri biologici, creature di una nuova razza, merce anch'essi, prodotto genuino dell'azienda dei surrogati umani, necessari per tramandare la stirpe dei pizzicagnoli arricchiti. La vecchia nobiltà aveva indubbiamente maggior buon gusto della classe dirigente che le è successa al potere. Il quattrino deturpa, abbrutisce tutto ciò che cade sotto la sua legge implacabilmente feroce.
La vita, tutta la vita, non solo l'attività meccanica degli arti, ma la stessa sorgente fisiologica dell'attività, si distacca dall'anima, e diventa merce da baratto; è il destino di Mida, dalle mani fatate, simbolo del capitalismo moderno. 

*** Antonio GRAMSCI1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, Sotto la Mole, 'Avanti', 6 giugno 1918, citato da Giorgio Cremaschi, Antonio Gramsci e l'utero in affitto, 'l'antidiplomatico', 1 marzo 2016, qui


° ° °
Respingo il giudizio finale qui espresso da Antonio Gramsci, i figli non sono mai mostri e devono essere sempre accolti con amore, ne hanno il diritto comunque vengano alla luce. Per questo si è sempre in difficoltà quando si accoglie con gioia ed auguri una nuova vita e nello stesso tempo non si può ignorare il sistema di potere che ha organizzato la sua nascita. Questa contraddizione mi fa ancora più odiare il capitalismo che tutto riduce a merce, ricoprendo e guastando con i rapporti di mercato anche i sentimenti ed i rapporti più profondi e sacri. E mi fa disprezzare l'ipocrisia del pensiero unico liberista, che invece santifica il mercato e trasforma in libera scelta delle persone, più povere, quella che è il risultato di rapporto economici e di potere totalmente diseguali ed oppressivi.
Antonio Gramsci un secolo fa vedeva lontano e giusto, chiarendo che da temere non fosse lo sviluppo scientifico, ma il crescente dominio del profitto capitalista su di esso. Il quattrino sporca ogni cosa scriveva, e questa è la ragione per cui io credo che nel cuore profondo del sentire socialista, comunista, egualitario, stia il rifiuto della pratica e della legalizzazione dell'utero in affitto.

*** Giorgio CREMASCHI, militante nei movimenti sociale e coordinatore del Forum Diritti Lavoro, Antonio Gramsci e l'utero in affitto, 'l'antidiplomatico', 1 marzo 2016, qui

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venerdì 22 gennaio 2016

#CIT / Istruitevi, agitatevi (Antonio Gramsci)

125 anni fa nasceva oggi Antonio Gramsci...

Antonio GRAMSCI, 1891-1937
intellettuale, politico, filosofo, giornalista

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