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giovedì 28 settembre 2017

#RITAGLI / Ryanair, neo-caporalato (Gian Antonio Stella)

«Ghiaccerà l’inferno prima che qui mettan piede i sindacati», ha detto l’ad di Ryanair Michael O’Leary. Lo ripete da anni. Al punto che, come ricordava l’altro giorno «il manifesto», quando nel 2016 Ryanair fu convocata al ministero dei Trasporti, la prima volta, per discutere di rispetto della tutela delle maternità e delle normative sulla sicurezza, la compagnia «rispose con una lettera in cui annunciava che non si sarebbe presentata al tavolo semplicemente perché “non riconosceva le organizzazioni sindacali”».  (...) 
Ma possiamo accettare contratti come quelli imposti dal becero «caporalato 4.0» del miliardario irlandese? Alla Ryanair «circa il 70% della forza lavoro piloti lavora a cottimo, non è assunta dalla compagnia ma tramite agenzie interinali, inglesi o italiane, e lavora per ore di volo. Non ha uno stipendio base, non ha ferie pagate, non ha la tredicesima, non ha la malattia pagata», ha spiegato all’Ansa un ex pilota della compagnia irlandese, «L’altro 30% è invece assunto da Ryanair ma con un contratto irlandese, nonostante viva e lavori in Italia». Perfino le divise (360 euro) sono pagate a rate dal lavoratore. Nel 2015 al sindaco di Copenhagen che aveva vietato ai collaboratori di volare con la compagnia irlandese proprio perché offeso da questi esempi di sfruttamento, Ryanair rispose via Twitter con un fotomontaggio dove il sindaco agghindato da Maria Antonietta diceva: «Facciamo pagare loro biglietti più cari!» Se è per questo, i voli sarebbero ancora più economici e O’Leary ancora più ricco se fosse ancora in vigore la schiavitù o la servitù della gleba, abolita in Russia con tale ritardo che gli ex-servi nell’Armata rossa furono 48 milioni. Una sola risposta meriterebbe, questo caporalato turbo-liberista: «Ghiaccerà l’inferno prima che prenda, se proprio non c’è nessunissima alternativa, un altro volo Ryanair».

*** Gian Antonio STELLA, giornalista e saggista, Il caso Ryanair e il neo-caporalato, 'Corriere della Sera', 26 settembre 2017

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domenica 3 luglio 2016

#MOSQUITO / Italiani colonialisti, ma quanto ci siamo divertiti (Gian Antonio Stella)

Ai tanti smemorati che si rifiutano di ricordare i bombardamenti proibiti con i gas tossici, le decine di migliaia di vecchi, donne e bambini morti nei campi di concentramento della Sirte e della Cirenaica, la spaventosa carneficina di Addis Abeba, offriamo da rileggere almeno un telegramma a Badoglio del 28 dicembre ‘35: «Dati sistemi nemico autorizzo V.E. all’impiego anche su vasta scala di qualunque gas et dei lanciafiamme. Firmato: Mussolini». 
E una pagina di Ali sul deserto dell’aviatore Vincenzo Biani del 1934: «Gli equipaggi, navigando a pochi metri da terra, poterono seguire le piste dei fuggiaschi e trovarono finalmente sotto di sé un formicolio di genti in fermento; uomini, donne, cammelli, greggi; con quella promiscuità tumultuante che si riscontra solo nelle masse sotto l’incubo di un cataclisma; una moltitudine che non aveva forma, come lo spavento e la disperazione di cui era preda; e su di essa piovve, con gettate di acciaio rovente, la punizione che meritava. Quando le bombe furono esaurite, gli aeroplani scesero più bassi per provare le mitragliatrici. Funzionavano benissimo (...) Nessuno voleva essere il primo ad andarsene, perché ognuno aveva preso gusto a quel gioco nuovo e divertentissimo» 

*** Gian Antonio STELLA, giornalista e scrittore, Colonialismo, i conti che non si fanno, ‘Corriere della Sera’, 3 settembre 2008


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venerdì 25 settembre 2015

#MOSQUITO / Italia, già visto (Gian Antonio Stella)

L’abbiamo già vissuta, questa storia, noi italiani. Vogliamo rileggere come andò a finire? 
Prendiamo ‘La Stampa’ del 2 dicembre 1934 sul Duce
«Il lunedì marcia. Egli percorre con gioia e senza sforzo apparente parecchi chilometri, ad un’andatura rapida e cadenzata qualunque sia il tempo. Io prendo una boccata d’aria vivificatrice - Egli dice - e nel tempo stesso mi avvicino alla natura. Io amo il cinguettio degli uccelli sugli alberi, lo scricchiolio dei ramoscelli che si rompono sotto i miei piedi, o anche la pioggia che mi inonda il viso o la neve che attutisce il mio passo. Il martedì è dedicato al nuoto. I moderni sistemi di nuoto sono conosciuti dal Duce che si tuffa con audacia in piscina e nel mare e termina volentieri la nuotata conversando nell’acqua con i suoi figli. Sulla sua motocicletta o sulle auto da corsa Egli divora il mercoledì le belle strade che si snodano nella campagna romana. Pilota pieno di audacia non ha mai avuto il minimo incidente e se qualche volta il mezzo meccanico lo tradisce, Mussolini non esita a ricercare lui stesso la causa del guasto senza preoccuparsi dell’olio o del grasso che sporcano le Sue mani. L’abilità di Mussolini nel cavalcare è ben nota. Il giovedì Egli salta tutti gli ostacoli con facilità da perfetto audace cavaliere. Il suo cavallo bianco, che Egli circonda di ogni cura e che è davvero focoso, sa comprendere l’affetto del Suo padrone nitrendo in modo significativo allorché sente la Sua voce. Due ore di volo e di motonautica occupano il venerdì e costituiscono la migliore ricreazione del Duce. Il sabato è consacrato a una lunga seduta di scherma, seguita da una di pugilato. Anche in ciò Mussolini prova che il suo corpo ha un’agilità sorprendente. Infine se talvolta la domenica accade al Capo del Governo di prendere un’ora di riposo complementare Egli non dimentica l’indispensabile educazione fisica...». 
E’ questa la Stampa che qualcuno sogna? 

*** Gian Antonio STELLA, giornalista e scrittore, Una settimana in libertà, ‘Magazine Corriere della Sera’, 18 giugno 2009.



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sabato 18 aprile 2015

#RITAGLI / Cazzari d'Italia (Gian Antonio Stella)

La prossima volta che vuol tirarsela un po', cosa che gli capita non rarissimamente a causa di una certa dose di autostima, Matteo Renzi dovrebbe ricordare questo numero: 1.887.112. Cos'è? È la più grande sparata spaziale nella storia di un presidente del Consiglio. In grado di ridicolizzare tutti gli altri capi di governo passati, presenti e futuri. (...)

Tutti pelandroni, però, in confronto a quanto se la tirava Mussolini. Basti leggere (Dio benedica gli archivi) un discorso tenuto il 10 marzo 1929. Quando, dopo aver elencato una serie di interminabili opere mirabolanti a lui dovute, spiegò che quella non era che una parte della sua fatica: «Ve ne è un'altra, che non è tanto nota, ma la cui entità vi è data da queste cifre che vi possono forse interessare: ho concesso oltre 60.000 udienze; mi sono interessato di 1.887.112 pratiche di cittadini, giunte direttamente alla mia Segreteria particolare. Tutte le volte che i singoli cittadini, anche dei più remoti villaggi, si sono rivolti a me, hanno ottenuto risposta. Non basta governare, bisogna che il popolo, anche quello lontano, minuto, dimenticato, abbia la prova che il Governo è composto di uomini che comprendono, soccorrono e non si sentono avulsi dal resto del genere umano...»
Peccato che allora nessuno potesse permettersi di fare due conti. Men che meno pubblicarti. Sarebbe venuto fuori che se anche si fosse occupato esclusivamente di quelle pratiche, dal 22 ottobre della Marcia su Roma fino al giorno di quel discorso, il Duce avrebbe dedicato a ciascuna 2 minuti e 3 secondi. Senza dormire mai. Per sette anni consecutivi. Dittatore e cazzaro.

*** Gian Antonio STELLA, giornalista, saggista, scrittore, estratto da Renzi ricordi qusto numero:1.887.112, 'Sette', 17 aprile 2015.

Manipolazione fotografica di Edoardo Baraldi

domenica 4 gennaio 2015

#EXLIBRIS / Immigrati, noi

Non c’è stereotipo rinfacciato agli immigrati di oggi che non sia già stato rinfacciato, un secolo o solo pochi anni fa, a noi. (...) 
Perfino l’accusa più nuova dopo l’11 settembre, cioè che tra gli immigrati ci sono ‘un sacco di terroristi’, è per noi vecchissima: a seminare il terrore nel mondo, per un paio di decenni, furono i nostri anarchici. Come Mario Buda, un fanatico romagnolo che si faceva chiamare Mike Buda e che il 16 settembre 1920 fece saltare per aria Wall Street fermando il respiro di New York ottant’anni prima di Osama Bin Laden. (...) ... furono contati 33 morti, oltre 200 feriti e danni per 2 milioni di dollari dell’epoca. Il più sanguinoso attentato di tutti i tempi, e lo sarebbe rimasto fino alla strage di Oklahoma City, nella storia degli Stati Uniti. 
*** Gian Antonio STELLA, giornalista, saggista, scrittore, L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi, Rizzoli, Milano, 2002.

Oh, miei piccoli amici, voi, i figli dell’infortunio, povero bestiame muto e manipolato, sfruttati fino al limite della esistenza umana e a volte oltre, spinti dalla dura necessità al crimine e al furto, che vivete quasi nella miseria, che lavorate con la testa stoicamente china sotto il sole del quale non potete nemmeno godere i frutti; voi, gli operai senza qualifica dell’industria, voi, i bambini privi di educazione, in cui le emozioni e le passioni sono più forti del cervello e della volontà, come ve la caverete in America, terra di pionieri vivi, svegli, audaci e bravi a trarsi d’impaccio? Potrà l’America darvi l’intelligenza? 
*** Elizabeth FRAZER, 1877-1967, giornalista statunitense, Le nostre città straniere, ‘Saturday Evening Post’, 16 giugno 1923, citata da Gian Antonio Stella, L’orda. Quando gli albanesi eravamo noi, Rizzoli, Milano, 2002.

domenica 14 dicembre 2014

#RITAGLI / Casta, e antipolitica

(...) Dobbiamo chiederci chi genera l’antipolitica: i forconi o la cattiva politica? Io credo che le responsabilità siano soprattutto della cattiva politica. Attorno, certo, ci sono – ci sono sempre stati – i mestatori: penso all’Uomo qualunque di Giannini, al Partito della bistecca di Corradi, ai vari movimenti che negli anni si sono succeduti. Più recentemente possono essere i 5Stelle o, appunto, i forconi. Ma chi è responsabile? Restando nella metafora del morbo, la malattia non è imputabile al medico che la diagnostica.

[D: Così sembra un po’ guardare il dito e non la luna. Soprattutto se la questione dell’antipolitica viene sollevata mentre a Roma è stato scoperchiato l’ennesimo vaso di Pandora]
Massimo D’Alema, nel 2011, è arrivato a dire che «bisognerebbe liberare il lessico dalle parole anti-democratiche. Ne dico una di parola antidemocratica, capisco che è un po’ forte, ma è la verità. La parola ‘Casta’ non è stata inventata da due brillanti colleghi. ‘Casta dei politici’ compare nel dibattito pubblico italiano per la prima volta in un documento delle Br e ha mantenuto quell’impronta; ogni qualvolta la si usa, bisognerebbe pagare una royalty agli ideatori, e lo si fa culturalmente». Con ciò tracciava un parallelo tra chi sparava alla nuca – assassini – e quelli che come me, Sergio e tanti colleghi di altri giornali che hanno fatto una campagna contro le storture della politica in nome della democrazia.
La paternità della parola era veramente delle Br?
Ma no! Il primo è stato don Luigi Sturzo, l’11 agosto 1950, sul giornale '24 Ore', parlando dell’ipotesi di aprire una cassa pensioni a favore dei deputati. E scrive: «A me sembra aberrante fare del mandato elettorale qualche cosa che confini con la carriera impiegatizia, ovvero il mandarinato, e sbocchi, infine, a uno stato di quiescenza a carico del pubblico erario». Poco più avanti: «Più si consolida la professione e più si forma lo spirito di corpo, la casta, e più si rende difficile l’avvicendamento, sul quale è basata ogni sana democrazia». Io credo che don Sturzo avesse ragione: evidentemente già intravedeva i segnali di alcune deviazioni della cattiva politica che hanno portato ai guai di oggi. Forse sarebbe il caso di imputare l’ondata di antipolitica più a chi ha creato regole in base alle quali Claudia Lombardo, consigliere regionale della Sardegna, può andare in pensione a 41 anni con oltre cinquemila euro netti di pensione. Sarà mica colpa di chi ha raccontato questa storia? (...)
*** Gian Antonio STELLA, giornalista, saggista e scrittore, intervistato da Silvia Truzzi, estratto da “Antipolitica, la colpa non è di chi denuncia”, ‘Il Fatto Quotidiano’, 13 dicembre 2014