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sabato 1 ottobre 2016

#MOSQUITO / Italia, nonostante (Claudio Magris)

Colpisce una sorta di trasformazione antropologica, anche del comportamento. E’ sparita perfino la deprecabile ipocrisia, che è pur sempre, com’è stato detto, l’omaggio del vizio alla virtù e quindi contribuisce in qualche modo a limitare la prepotenza o comunque vergognarsene. E’ una caduta di stile, di forme. Un tempo era impensabile per esempio che un capo di governo facesse le corna dietro la testa di un ministro. La forma è sempre legata a un contenuto e la sua caduta trascina anche quest’ultimo.

[D: Esistono persone che hanno malgrado tutto ancora oggi una visione del mondo?] 
Sì, e solo poche persone hanno pensato che la storia fosse finita.

[D: E quale visione hanno queste persone?] 
Pensano che il mondo non vada solo amministrato ma anche migliorato e reso più umano, anche se sanno di non avere in tasca la chiave dell’’apriti sesamo’. L’incertezza però aiuta ad essere più cauti e meno intolleranti e a non credere di possedere delle formule magiche. Non bisogna pretendere sempre di avere trovato la strada giusta, ma nemmeno abbandonarsi allo smarrimento per aver preso una strada sbagliata. Si può sempre in qualche modo correggersi. 

*** Claudio MAGRIS, 1939, scrittore, germanista, ex senatore, intervistato da Alain Elkann, rubrica ‘Domenica con?, ‘La Stampa’, 22 febbraio 2009


In Mixtura altri 3 contributi di Claudio Magris qui

domenica 25 settembre 2016

#LINK / Italia, in approvazione la più stupida legge sulla censura in Europa (Cory Doctorow)

Dopo una serie di episodi di ciberbullismo e revenge porn (pornografia pubblicata senza il consenso delle persone coinvolte) che hanno fatto molto discutere, in Italia la camera dei deputati ha presentato una legge che si rivelerà inutile nel prevenire altri episodi simili, ma utilissima per consentire una dilagante e incontrollata censura di internet, senza norme e sanzioni contro gli abusi. (...)

*** Cory DOCTOROW, giornalista, scrittore, blogger canadese, L’Italia sta per approvare la più stupida legge sulla censura in Europa, 'internazionale.it', 23 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

domenica 14 agosto 2016

#RITAGLI / Italia: sofferente, delusa, rancorosa (Monica Fabris)

La rilevazione di Atlas appena conclusa ci restituisce un’immagine sofferente del nostro paese. I pochi segnali di vitalità’ e apertura al cambiamento che avevano contraddistinto gli anni passati, un sottile filo di speranza nel futuro, cedono il passo a sentimenti di paura e chiusura. Cresce la xenofobia sotto l’egida del protezionismo e della sindrome dello stato d’assedio. Una posizione tutta difensiva da cui deriva un clima sociale a tinte negative, poco incline alla sperimentazione del nuovo.
Non ci sono tracce di euforia del cambiamento ma un senso di vuoto esistenziale che induce a temere il mercato, ridurre ogni fonte di rischio e a rimpiangere lo stato sociale. Persino il culto delle emozioni, così radicato nel nostro dna socioculturale, viene meno lasciando solo una debole ventata di voglia di consumare e di anelito alla liberalizzazione delle droghe leggere. 
Questo è il quadro in cui leggere l’ascesa de Movimento 5 Stelle, che continua a interpretare la delusione e il risentimento più che la voglia di rinnovamento. Erodendo i consensi di tutto l’arco partitico, in una summa valoriale tanto contraddittoria quanto scarna, comunque insufficiente a veicolare una visione.

*** Monica FABRIS, esperta di ricerche sociali, comunicazione, pubblicità, saggista, presidente di Episteme, Delusa e rancorosa, ecco l'Italia che vuole i 5 Stelle al potere, 'gli stati generali', 12 agosto 2016

LINK con grafici qui

domenica 20 dicembre 2015

#MOSQUITO / Italia, repubblica della malavita (Paolo Sylos Labini)

Il mio maestro e amico, Gaetano Salvemini, attaccò Giolitti definendolo «ministro della malavita» per i metodi che usava nel Mezzogiorno al fine di procurarsi un buon numero - oltre centoventi - di parlamentari sicuramente fedeli; le sue documentate denunce non sono mai state smentite da nessuno; Salvemini in seguito affermò che non ritrattava il suo giudizio ma riconobbe che Giolitti impallidiva di fronte a Mussolini, che venne dopo Giolitti ed era di gran lunga peggiore. Oggi dobbiamo parlare di governo della malavita; anzi, considerati gli attacchi alla giustizia e il «premierato assoluto», la nostra sta per diventare la «repubblica della malavita»: massima impunità per i delinquenti, garanzie minime o nulle per le persone oneste e civili. Lo sappiamo bene, la corruzione, la prepotenza e la barbarie nel nostro paese, bello e infelice, non sono sorte né con Mussolini né con Berlusconi, ma hanno una storia antica. Dopo la seconda guerra mondiale, però, e dopo la Resistenza, che aveva un nucleo forte di persone civili e di grande valore, l'Italia si era messa su una nuova strada: il primo passo, assai importante, era stata la «nostra bella Costituzione», ora in pericolo mortale: erano poi stati compiuti altri passi sulla via lunga e difficile dell'incivilimento, fino a Craxi e al suo protetto, Berlusconi: da allora il cammino si è interrotto e ora ci troviamo in una situazione peggiore di prima, definibile con le stesse parole che subito dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale usava, con angoscia, Calamandrei, che poi fu uno dei padri della Costituzione: «La tragedia dell'Italia è la sua putrefazione morale, la sua indifferenza, la sua sistematica vigliaccheria». (...) Disperarsi sarebbe sbagliato perché la Resistenza, che ha espresso il meglio di questo paese, ha lasciato un'eredità che ora è coperta ma non annullata; e le persone civili, che sono tante, sono inerti perché sono scoraggiate, ma in tempi brevi possono tornare a operare.

*** Paolo SYLOS LABINI, economista e saggista, lettera del 21 ottobre 2004 a Elio Veltri, riportata nell'introduzione del libro di Elio Veltri, Il topino intrappolato, Longanesi, 2008, citato da Michele Diodati, qui


In Mixtura 1 altro contributo di Paolo Sylos Labini qui

domenica 1 novembre 2015

#LINK / Turismo in Italia, non siamo capaci (Annamaria Testa)

Questo è il terzo articolo di una serie sul turismo. 
Nel primo ho provato a raccontare perché è importante promuovere il turismo in Italia, e come mai non siamo capaci di farlo bene. 
Nel secondo, attraverso un raffronto diretto tra il sito spagnolo per la promozione del turismo e quello italiano (da un anno in disarmo), ho provato a mostrare quanto non siamo capaci.

Ma la nostra incapacità si esprime in ambiti diversi. 
Eccovi, qui di seguito, alcuni esempi: ve li mostro nella speranza che farlo serva a qualcosa e che dagli errori, peraltro ricorrenti, sia possibile imparare. (...)

Annamaria TESTA, pubblicitaria, L'Italia è migliore della sua narrazione turistica, 'internazionale.it', 26 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui


In Mixtura altri 11 contributi di Annamaria Testa qui

venerdì 25 settembre 2015

#MOSQUITO / Italia, già visto (Gian Antonio Stella)

L’abbiamo già vissuta, questa storia, noi italiani. Vogliamo rileggere come andò a finire? 
Prendiamo ‘La Stampa’ del 2 dicembre 1934 sul Duce
«Il lunedì marcia. Egli percorre con gioia e senza sforzo apparente parecchi chilometri, ad un’andatura rapida e cadenzata qualunque sia il tempo. Io prendo una boccata d’aria vivificatrice - Egli dice - e nel tempo stesso mi avvicino alla natura. Io amo il cinguettio degli uccelli sugli alberi, lo scricchiolio dei ramoscelli che si rompono sotto i miei piedi, o anche la pioggia che mi inonda il viso o la neve che attutisce il mio passo. Il martedì è dedicato al nuoto. I moderni sistemi di nuoto sono conosciuti dal Duce che si tuffa con audacia in piscina e nel mare e termina volentieri la nuotata conversando nell’acqua con i suoi figli. Sulla sua motocicletta o sulle auto da corsa Egli divora il mercoledì le belle strade che si snodano nella campagna romana. Pilota pieno di audacia non ha mai avuto il minimo incidente e se qualche volta il mezzo meccanico lo tradisce, Mussolini non esita a ricercare lui stesso la causa del guasto senza preoccuparsi dell’olio o del grasso che sporcano le Sue mani. L’abilità di Mussolini nel cavalcare è ben nota. Il giovedì Egli salta tutti gli ostacoli con facilità da perfetto audace cavaliere. Il suo cavallo bianco, che Egli circonda di ogni cura e che è davvero focoso, sa comprendere l’affetto del Suo padrone nitrendo in modo significativo allorché sente la Sua voce. Due ore di volo e di motonautica occupano il venerdì e costituiscono la migliore ricreazione del Duce. Il sabato è consacrato a una lunga seduta di scherma, seguita da una di pugilato. Anche in ciò Mussolini prova che il suo corpo ha un’agilità sorprendente. Infine se talvolta la domenica accade al Capo del Governo di prendere un’ora di riposo complementare Egli non dimentica l’indispensabile educazione fisica...». 
E’ questa la Stampa che qualcuno sogna? 

*** Gian Antonio STELLA, giornalista e scrittore, Una settimana in libertà, ‘Magazine Corriere della Sera’, 18 giugno 2009.



Sempre in Mixtura, altri 3 contributi di Gian Antonio Stella qui

mercoledì 29 luglio 2015

#RITAGLI / In fondo l'italiano è molto fascista (Angelo Del Boca)

(...) [D: Che pensa del dibattito fascismo-antifascismo: è ancora inspiegabilmente vivo, forse anacronisticamente vivo]
Tutto dipende dall’amnistia Togliatti, terribile perché ha ripulito tutto quello che c’era da ripulire. Si ricorda quel Longarotti che aveva scassato il cranio di un ragazzino? L’ho rivisto dieci anni dopo la Liberazione e sa cosa faceva? Il magistrato ad Aosta. Lo avevano accusato di omicidio: l’ergastolo era stato tramutato in dieci anni e i dieci anni in nulla. Quella volta mi sono dovuto trattenere, lo stavo per picchiare.

[D: La Resistenza è una guerra che hanno fatto in pochi e dopo hanno usato in molti. O no?] 
Non eravamo più di 150 mila. Hanno sfilato, da supposti partigiani, in 300 mila. Infatti io non sono andato alla sfilata: avevo saputo che andavano delle persone che non erano partigiani.

[D: Altri Paesi europei hanno fatto molto più i conti con la loro Storia?] 
In Germania il dibattito è ancora vivo, ed è un dibattito serio, storico. Aveva ragione Giorgio Bocca quando diceva: “Ho fatto la guerra contro i fascisti perché ero convinto che si potesse eliminare il fascismo. Ma adesso ne sono molto meno convinto”. In fondo l’italiano è molto fascista.

[D: Piace l’uomo forte, l’attitudine al comando?]
Sì e questo spiega il successo di Berlusconi prima e di Renzi ora. Piace il cesarismo, piace quest’uomo che gridava “rottamo tutti”. Piace l’uomo forte, l’uomo che decide, l’uomo che non ha dei tentennamenti.

[D: Era questa l’Italia che v’immaginavate sulle montagne?]
No, assolutamente. Ho scritto un articolo subito dopo la Liberazione per il giornale di Piacenza. L’ho riletto molti anni più tardi e mi sono dato dell’ingenuo. L’Italia che immaginavo io era un’Italia così depurata, così pulita. Ma erano sogni.

[D: Chi sostiene le ragioni dell’amnistia dice che dopo le guerre c’è sempre bisogno di una pacificazione]
Anche in Francia hanno fatto un’amnistia, però è servita per qualche migliaio di persone. Da noi è servita a decine di milioni: tutta la popolazione era fascista. Dopo la guerra c’è stata una stagione di grande fervore, anche intellettuale, si è cominciato a ricostruire il Paese. Con foga, con convinzione e testardaggine. Accanto a questo la Costituente è riuscita, con un grande sforzo di mediazione, a produrre una carta fondamentale, che ha retto fino ad oggi nonostante gli urti e le spallate. Pare che tutti quelli che arrivano al governo vogliano toccare la Costituzione. È pazzesco.

*** Angelo DEL BOCA, 1925, giornalista, storico, saggista, intervistato da Silvia Truzzi, "La mia resistenza tradita: sognavo un'Italia pulita, invece è ancora Nera", 'Il Fatto Quotidiano', 8 luglio 2015

LINK, intervista integrale qui

mercoledì 17 giugno 2015

#TAVOLE #LINK / Italia, senza figli (Michele Smargiassi)

da 'la Repubblica', 16 giugno 2015


Michele SMARGIASSI, Italia senza figli, è il record del secolo, 'la Repubblica', 16 giugno 2015

LINK, articolo qui

giovedì 11 giugno 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Che paese meraviglioso era l'Italia (Pier Paolo Pasolini)



Pier Paolo PASOLINI, 1922-1975
Che paese meraviglioso era l'Italia
video, 2min59


Recensione di Pier Paolo Pasolini, Che paese meraviglioso era l'Italia, 'Il Tempo', 1973, al libro di Sandro Penna, Un po' di febbre, 1973, qui
La recensione è anche in Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, 2011


Su Pier Paolo Pasolini, in questo blog, un video-contributo di Marco Giordana, qui

Su Pier Paolo Pasolini
http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Paolo_Pasolini

domenica 17 maggio 2015

#RITAGLI #SOCIETA' / Plebe, ieri e oggi (Eugenio Scalfari)

Il nostro Stato compare sulla scena europea con un ritardo di tre secoli rispetto agli altri. Ritardo che ebbe un'influenza terribilmente negativa, soprattutto per la cultura del bene comune e della partecipazione del popolo (sovrano se lo è) all'andamento della vita pubblica. 
Fino ai primi del Novecento la massa degli italiani era contadina, lavorava nelle campagne di proprietà dei latifondisti. Figliava e lavorava, si nutriva di fagioli o di polenta, arava, seminava, zappava, potava, per il padrone. Non aveva diritto al voto. Non era popolo, erano plebi e servitù della gleba. Per sottrarsi a questa situazione di servaggio e di fame, nella seconda metà dell'Ottocento e fino allo scoppio della guerra del 1915 emigrarono 29 milioni di italiani. Giovani soprattutto, in prevalenza dalle terre del Sud, ma non soltanto. 
Poi si scatenò la grande guerra, 600 mila morti, un milione i feriti. E molte cose cambiarono, ma il nocciolo del problema rimase e c'è ancora: la profonda diseguaglianza tra il Nord e il Sud, il disprezzo per lo Stato, una visione assai pallida del bene comune, una corruzione a tutti i livelli, le mafie ricche e potenti, clientele numerose e di basso conio. 
E soprattutto il desiderio diffuso, ossessivo, dominante, di comandare. A qualunque prezzo. Comandare anche al prezzo di essere comandati. Non sembri paradossale: ognuno vuole comandare da solo, al proprio livello. Se ad un livello superiore al suo qualcuno vuole il suo appoggio per comandare da solo, io glielo do incondizionatamente, purché io a mia volta sia autorizzato a comandare da solo. E così via, da livelli alti fino ai più bassi. Alla base c'è la plebe, alla quale non puoi dare diritto di comando perché è plebe. Ne hai bisogno però in un'epoca di diritti generali. Hai bisogno che ti voti, localmente e poi su su fino al comando del Capo. Quella plebe te la conquisti con la demagogia e qualche tozzo di pane in più. 
Questa, a guardarla e studiarla senza occhiali scuri che ti falsino la vista, è la situazione. Se fosse diversa non saremmo in testa nelle classifiche della corruzione e in coda in quelle dell'efficienza e della produttività.

*** Eugenio SCALFARI, 1924, fondatore di 'la Repubblica', giornalista, saggista, scrittore, Chi comanda da solo piace a molti, ma ferisce la democrazia, estratto, 'la Repubblica', 17 maggio 2015

sabato 16 maggio 2015

#LINK #SOCIETA' / La spinta gentile dei senior in Italia (Alessandro Rosina)

La popolazione italiana non cresce più. 
Nel 2014 le nascite sono state 509 mila contro 597 mila decessi. Il saldo naturale risulta quindi fortemente negativo soprattutto come conseguenza del calo delle nascite. 
A questo si deve aggiungere il flusso di uscita degli italiani verso l’estero, aumentato continuamente negli ultimi anni fino a raggiungere le 90 mila unità. 
Dal lato opposto c’è l’immigrazione straniera che però, anche a causa della crisi, si è ridimensionata sensibilmente: nel corso del 2014 ci sono state 255 mila entrate di cittadini di nazionalità estera a fronte però di 48 mila stranieri che hanno deciso di tornare nel loro paese di origine.
Quindi, di fatto, la riduzione delle nascite e le uscite verso l’estero sono a malapena compensate dagli arrivi di immigrati. La popolazione italiana si è di conseguenza fermata, ma solo in termini assoluti, perché al suo interno è invece in grande mutamento.
(...)

*** Alessandro ROSINA, docente di demografia presso l'università Cattolica di Milano e saggista, La spinta gentile dei senior per la crescita del paese, 'Osservatorio Senior', senza data

LINK, articolo integrale qui

martedì 12 maggio 2015

#TAVOLE #RITAGLI #IMPRESA / Italia, serve più 'womenomics' (Paola Jadeluca)


da 'A&F', 11 maggio 2015 - fonte Bny Mellon


(...) Tanto più è elevato il livello culturale e l'influenza media delle donne del proprio paese, tanto più è alta la percentuale femminile nei board delle imprese. 
Sembra la scoperta dell'acqua calda. Ma The rise of women in society, l'ascesa delle donne nella società, realizzato dalla Judge Business School dell'University of Cambridge, su commissione della società di investimenti Bny Mellon, ha verificato punto per punto "perché", ovvero le motivazioni determinanti della carriera femminile. Passando al setaccio 1000 aziende della classifica Forbes Global 2000.
L'80% degli studi accademici esistenti su questo tema sono stati infatti condotti nelle aziende americane e pochi su quelle europee. Non esistono quasi per niente studi che abbiano esaminato questo problema in un approccio multi-paese. Altri studi hanno comparato la percentuale di donne nei board, ma solo come confronto di pure statistiche. In genere il confronto è tra paesi emergenti e paesi in via di sviluppo, all'interno di una cornice di trend globalmente presi. Spesso fuorvianti. 
Prendiamo la permanenza al vertice, un indicatore chiave del potere nell'economia e nelle politiche di governance, sia pubbliche che aziendali.
"I nostri dati mostravano che i 3 paesi al top per permanenza più prolungata di donne al vertice erano Filippine, Turchia e Indonesia - raccontano i ricercatori di Cambridge - ma ci siamo accorti che a tirare su la media erano poche donne di gruppi di famiglia, come la figlia di 86 anni del fondatore di una company turca, ai vertici dal 1946". C'è poi il caso, in Filippine,di una figlia di 62 anni, sul trono del business di famiglia dal 1974. Punte estreme, in un contesto generale dove invece il turnover femminile è elevatissimo. 
Questi 3 paesi sono stati esclusi dai grafici. Guidano invece la classifica della longevità di carriera rosa Messico, Hong Kong e Usa, paesi dove si registra una politica di inclusione più efficace e una distribuzione più bilanciata dei percorsi di carriera femminile, in media tra i 7 e oltre gli 8 anni. (...)
Nella classifica dei paesi in cui le donne godono di una posizione più influente sull'economia, l'Italia è nella media: l'indice "economic power" ci vede al 22mo posto su 41 posizioni totali. Siamo un paese fiero di donne famose, come Laura Ferro, guru del biotech, o la cosmonauta Samantha Cristoforetti. Ma ben lontani da paesi di punta, come Australia, Norvegia e Danimarca, dove il potere delle donne è generalizzato. (...)

*** Paola JADELUCA, giornalista, Ceo e manager in tailleur: all'Italia non bastano le quote, serve più womenomics, estratto, da 'Affari & Finanza', 11 maggio 2015