da 'Internazionale', 12 giugno 2015
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domenica 14 giugno 2015
domenica 24 maggio 2015
#TAVOLE #FORMAZIONE / Spesa istruzione rispetto al Pil: confronti internazionali (2010)
Spese istruzione rispetto al Pil- Confronti internazionali (2010)
da 'Corriere della Sera', 22 maggio 2015
martedì 12 maggio 2015
#TAVOLE #RITAGLI #IMPRESA / Italia, serve più 'womenomics' (Paola Jadeluca)
da 'A&F', 11 maggio 2015 - fonte Bny Mellon
(...) Tanto più è elevato il livello culturale e l'influenza media delle donne del proprio paese, tanto più è alta la percentuale femminile nei board delle imprese.
Sembra la scoperta dell'acqua calda. Ma The rise of women in society, l'ascesa delle donne nella società, realizzato dalla Judge Business School dell'University of Cambridge, su commissione della società di investimenti Bny Mellon, ha verificato punto per punto "perché", ovvero le motivazioni determinanti della carriera femminile. Passando al setaccio 1000 aziende della classifica Forbes Global 2000.
L'80% degli studi accademici esistenti su questo tema sono stati infatti condotti nelle aziende americane e pochi su quelle europee. Non esistono quasi per niente studi che abbiano esaminato questo problema in un approccio multi-paese. Altri studi hanno comparato la percentuale di donne nei board, ma solo come confronto di pure statistiche. In genere il confronto è tra paesi emergenti e paesi in via di sviluppo, all'interno di una cornice di trend globalmente presi. Spesso fuorvianti.
Prendiamo la permanenza al vertice, un indicatore chiave del potere nell'economia e nelle politiche di governance, sia pubbliche che aziendali.
"I nostri dati mostravano che i 3 paesi al top per permanenza più prolungata di donne al vertice erano Filippine, Turchia e Indonesia - raccontano i ricercatori di Cambridge - ma ci siamo accorti che a tirare su la media erano poche donne di gruppi di famiglia, come la figlia di 86 anni del fondatore di una company turca, ai vertici dal 1946". C'è poi il caso, in Filippine,di una figlia di 62 anni, sul trono del business di famiglia dal 1974. Punte estreme, in un contesto generale dove invece il turnover femminile è elevatissimo.
Questi 3 paesi sono stati esclusi dai grafici. Guidano invece la classifica della longevità di carriera rosa Messico, Hong Kong e Usa, paesi dove si registra una politica di inclusione più efficace e una distribuzione più bilanciata dei percorsi di carriera femminile, in media tra i 7 e oltre gli 8 anni. (...)
Nella classifica dei paesi in cui le donne godono di una posizione più influente sull'economia, l'Italia è nella media: l'indice "economic power" ci vede al 22mo posto su 41 posizioni totali. Siamo un paese fiero di donne famose, come Laura Ferro, guru del biotech, o la cosmonauta Samantha Cristoforetti. Ma ben lontani da paesi di punta, come Australia, Norvegia e Danimarca, dove il potere delle donne è generalizzato. (...)
*** Paola JADELUCA, giornalista, Ceo e manager in tailleur: all'Italia non bastano le quote, serve più womenomics, estratto, da 'Affari & Finanza', 11 maggio 2015
#TAVOLE #RITAGLI #IMPRESA / Perdiamo il confronto internazionale (Barbara Millucci)
Imprese familiari, confronti internazionali
fonte: Tableau de bord Assolombarda
da 'CorrierEconomia', 11 maggio 2015
Avere radici ben salde e radicate nelle tradizioni di famiglia rende l'azienda più lungimirante e visionaria e, in alcuni casi, più innovativa.
Secondo una ricerca, in esclusiva su 'ComerEconomia', dedicata al family business e condotta da EY sulle più grandi imprese familiari del mondo risulta che queste ultime «sono fondamentali per l'economia globale, rappresentano più dei 2/3 di tutte le società, contano diversi nomi noti e forniscono tra il 50% e l'80% dell'occupazione mondiale» commenta Donato Iacovone, che guida EY in Italia.
Il fatto che la successione al timone sia in qualche modo già scritta nel dna è uno dei fattori di successo che rendono vincenti le imprese familiari.
Secondo l'indagine, l'87°/o delle family business mondiali ha ben chiaro in mente chi sarà l'erede del gruppo, mentre il 90% incontra regolarmente parenti o soci per discutere di business. Ben il 70% degli intervistati prende in considerazione l'idea di nominare una donna come Ceo, quasi certamente una parente, mentre la sostenibilità è molto apprezzata da oltre il 50% delle aziende.
Non solo, un elevato numero di dinastie imprenditoriali (81%) risulta impegnato in attività filantropiche, la metà delle quali fa sapere che intende aumentarle nel 2015. E ancora, 1'85% delle famiglie d'industriali segue un preciso codice etico e il 47% ha una fondazione.
Per capire il peso che le storiche famiglie industriali hanno sul mercato basta pensare che «9 delle 10 più grandi imprese al mondo nel settore del lusso sono a controllo familiare, così come 5 su 10 nella distribuzione e 4 su 10 nel settore automobilistico», prosegue Iacovone. (...)
Secondo Assolombarda, che si è invece concentrata solo sul manifatturiero analizzando un campione di pmi lombarde, il 60% di queste risulta essere a carattere familiare, il doppio di quanto si registra nelle altre principali regioni europee.
Ad esempio in Germania, nel Baden-Wurttemberg, le imprese dotale di un board al 100% familiare sono il 27%, in Baviera il 32%, nel Rodano-Alpi (Francia) il 26%, mentre nella regione spagnola della Catalogna ancora meno, il 20%. «Per essere competitive le imprese devono essere più strutturate, in modo da avere una visione globale,
in grado di sviluppare competenze manageriali
che possano aiutare
un' organizzazione a diventare meno
centralizzata e più orientata all'innovazione»,
afferma Alessandro Spada, consigliere di Assolombarda per lo sviluppo del manifatturiero
e l'internazionalizzazione.
Si tratta di realtà padane piccolissime, con
appena 11 addetti, contro i 39 del Baden-Wurttemberg
e i 38 impiegali in Baviera, che anche quando si tratta
di prendere decisioni imperlanti coinvolgono
poco i rami dell'azienda. In Italia le
decisioni strategiche sono decentralizzate solo nel 15% dei casi, a fronte di
quote doppie nelle altre regioni europee. (...)
*** Barbara MILLUCCI, giornalista, Famiglie. Eredi in azienda? Si cresce con la formazione, estratto, da 'CorrierEconomia', 11 maggio 2015
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