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venerdì 10 marzo 2017

#MOSQUITO / Stima, nativi americani e noi bianchi (Tatanka Yotanka)

La vostra gente stima gli uomini quando sono ricchi: perché hanno molte case, molta terra, molte squaw, non è così? (...). Bene, diciamo allora che il mio popolo mi stima perché sono povero. Questa è la differenza! 

*** TATANKA YOTANKA (Toro Seduto), 1831-1890), capo tribù dei Hunkpapa Sioux (Lakota), intervista al 'New York Herald', 16 novembre 1887, in wikiquote, qui

sabato 28 gennaio 2017

#MOSQUITO / Nativi americani, la religione (Giubba Rossa)

Fratello, tu dici che c’è un solo modo per adorare il Grande Spirito e per servirlo. Noi non ti comprendiamo, fratello. A noi è stato detto che la tua religione venne donata ai vostri predecessori e che da allora venne trasmessa di padre in figlio. Anche noi abbiamo una religione, che venne donata ai nostri padri e che a noi, loro figli, venne trasmessa. Noi adoriamo il Grande Spirito in questo modo. 
La nostra religione ci insegna ad essere grati per tutti i doni che riceviamo; ci insegna ad essere uniti e ad amarci a vicenda. Noi non discutiamo mai per questioni religiose, perché la religione è qualcosa che riguarda solo il singolo e il Grande Spirito, nessun altro. Fratello, noi non vogliamo toglierti la tua religione o forse distruggerla; noi vogliamo solo conservare la nostra religione e gioire di essa. 

*** GIUBBA ROSSA, 1756-1830 circa, nativo americano appartenente al popolo dei Seneca, oratore, da Käthe Recheis e Georg Bydlinski (a cura), Sai che gli alberi parlano?, Edizioni Il Punto d’Incontro, Vicenza, 1992.Testo del 1805, parte di un intervento pronunciato ad una riunione di Capi Indiani in risposta a un discorso di un predicatore cristiano. Dopo l’intervento, Giubba Rossa tese la mano al predicatore ma questi la rifiutò. 

lunedì 1 febbraio 2016

#LINK / Nativi americani, quando collassarono (Le Scienze)

Il drammatico tracollo delle popolazioni del Nord America in seguito all'arrivo dei coloni europei non fu immediato. Le epidemie che falcidiarono l'87 per cento della popolazione indigena iniziarono solo un secolo dopo il primo contatto e coincisero con l'insediamento delle chiese missionarie. 

La dinamica del collasso delle popolazioni indigene in seguito all'arrivo dei coloni europei nel Nuovo Mondo fu molto più complessa di quanto ipotizzato e non avvenne subito dopo i primi contatti. A dimostrarlo è uno studio condotto da ricercatori della Harvard University e della Southern Methodist University a Dallas che ha permesso di ricostruire anche le enormi conseguenze ecologiche di quello spopolamento, descritte in un articolo pubblicato sui "Proceedings of the National Academy of Sciences". (...)

*** LeScienze, Il collasso dei nativi americani e l'arrivo delle missioni, 27 gennaio 2016, 

LINK articolo integrale qui

lunedì 21 dicembre 2015

#MOSQUITO / Madre Terra (Smohalla)

I giovani del mio popolo non lavoreranno mai. 
Chi lavora non può sognare, ed è nei sogni che nasce la saggezza. 
Mi chiedete di arare la terra. 
Dovrei prendere un coltello e aprire il petto di mia madre? Se così facessi, alla mia morte non mi accoglierebbe nel suo seno per cullarmi.

Mi chiedete di scavare pietre. 
Dovrei lacerare la pelle di mia madre per prenderne le ossa? Se cosi facessi, alla mia morte non potrei rientrare nel suo corpo per rinascere.

Mi chiedete di tagliare l'erba per fame fieno, venderlo e diventare ri¬co come l'uomo bianco. 
Ma come potete chiedermi di tagliare i capelli di mia madre?

E' una legge ingiusta a cui la mia gente non obbedirà. 
Io voglio che il mio popolo rimanga qui, con me. 
Tutti i morti torneranno in vita, un giorno, e noi dobbiamo attendere quel momento nella casa dei nostri padri, preparandoci a incontrarli in grembo a nostra Madre, la Terra.

*** SMOHALLA, capo-profeta Sahaptin, della tribù nota in Europa con il nome di Nez Percé (Nasi Forati), discorso all'uomo bianco nel momento di subire l''inaccettabile resa', 1884, da Natives. Canti degli indiani d'America, Oscar Mondadori, novemre 2005

giovedì 10 dicembre 2015

#SGUARDI POIETICI / Canto dei giorni tristi (Paiute)

I sogni che dentro mi cantavano
si sono persi,
ma nessuno sa
su che sentiero.

Tornate, sogni miei,
cantate ancora all'ora del tramonto
presso il torrente e il mandorlo
e il campo contornato di lupini!Canto
Il mio rifugio adesso
è solo tra spalle amiche,
da quando il canto è in me cessato
e terra e cielo mi respingono.
Ora che malevole mi guardano le stelle
tengo lo sguardo fisso agli occhi dell'amico,
dolcissimo nido di fiducia.

Tornate in me a cantare, o sogni miei,
sui campi rugiadosi e palpitanti,
finché la gioia dei risvegli
e la forza dei monti mi sostengono.

*** PAIUTE, Canto dei giorni tristi, in Natives. Canti degli indiani d'America, Oscar Mondadori, novembre 2005 - Tribù occupante aree variabili dell'inospitale area nota come "Grande Bacino", comprendente l'Utah e porzioni di Oregon, Wyoming, Idaho e Nevada (in quest'area tra l'altro si trova la famosa Valle della Morte). Proprio per le condizioni climatiche eccezionalmente dure i Paiute non sperimentarono la difficile condivisione del proprio territorio con l'uomo bianco.
https://it.wikipedia.org/wiki/Paiute

George Dick, capo indiano
della tribù dei Paiute della Yosemite Valley

giovedì 7 maggio 2015

#MUSICHE & TESTI / Ombre rosse (Marco Cinque)



Marco CINQUE, 1957
scrittore, saggista, fotografo, artista musicale
Ombre rosse - Canto per il popolo rosso
registrazione presso Area Sismica, Forlì, 2002
video, 4min09

segnalato in 'Canzoni contro la guerra', qui



Ombre rosse invisibili
relegate in baraccopoli
nel terzo mondo casalingo dell'impero

Ombre rosse alcolizzate
comprate
drogate
assassinate
sbiadite nei pow-wow per turisti
negli zoo umani
nelle divise per rinnegati
disperse nella confusione
sulle strade sfavillanti che portano al nulla

Ombre rosse massacrate
nei libri di storia
nelle aule della giustizia iniqua
nelle galere e nei manicomi
nelle mani sempre pronte del boia
in una patria razzista e insanguinata

Ombre rosse svendute
deprivate dell'unica Madre
Cherokee, Cheyenne, Apache...
popoli trasformati in macchine
una merce che rende bene
nell'ipocrisia delle favole holliwoodiane

Ombre rosse adolescenti
con le vene aperte dei polsi
con le radici recise
suicidate dalle lame arrugginite della civiltà

Ombre rosse tecnologiche
nelle contraddizioni della cultura scritta
nelle scuole e nelle fabbriche globalizzate
nella musica di ogni latitudine
contaminate

Ombre rosse seppellite
sotto pascoli d'asfalto
sotto l'arroganza dei grattacieli
sotto megaparcheggi
aeroporti
centri commerciali
pozzi petroliferi
centrali nucleari...

Ombre rosse moribonde
abbandonate
come il cuore di una nazione che ha smesso di battere
...ma ascoltale
ascoltale bene:
sotto il corpo sfregiato dell'America
sono ancora lì
nonostante tutto
e puoi sentirle respirare

Ombre rosse resuscitate
nelle rivolte di Wounded Knee
nelle rivendicazioni dell'AIM
nella settima generazione che ha ripreso coscienza
nelle cerimonie illegali e proibite
in una danza degli spettri che ogni volta ritorna

Ombre rosse nei tamburi
che battono furibondi come un galoppo di bisonti
nelle nostre cellule
uguali da migliaia di inverni
nel sangue che scorre sempre di un solo colore
nella Madreterra che è ancora la stessa per tutti

Ombre rosse che ardono roventi
come uno scoppio nel petto
persino qui, dentro il mio sorriso bianco
come un canto libero, lanciato
nell'ultimo grido vittorioso di un aquila in fiamme
trasformarsi in fenice...

giovedì 30 aprile 2015

#EX LIBRIS / Nativi americani, la Costituzione irochese

Noi ti incoroniamo con il sacro emblema delle corna di cervo, l'emblema della tua sovranità. Tu adesso diventerai un custode dei popoli delle Cinque Nazioni. Lo spessore della tua pelle dovrà essere di sette spanne, vale a dire che tu dovrai essere pieno di pace e di buona volontà e la tua mente dovrà essere assorta nel desiderio di provvedere al benessere dei popoli della Confederazione.
Con pazienza infinita dovrai portare avanti il tuo compito e la tua fermezza dovrà essere temperata dal¬la gentilezza per il tuo popolo. Né rabbia, né furia dovranno alloggiare nella tua mente, e tutte le tue parole e azioni saranno contraddistinte da una tranquilla capacità di giudizio.
In tutte le tue deliberazioni nel Consiglio, nel tuo lavoro di promulgare leggi, in tutti i tuoi atti ufficiali, l'interesse personale dovrà essere confinato nell'oblio. Non gettare via gli avvertimenti di nessuno, se capiterà che ti riprendano per errori o torti che puoi aver fatto, ma ritorna alla Grande Legge, che è giusta e retta.
Guarda e ascolta per il bene dell'intero popolo, e abbi sempre presenti non solo le attuali ma anche le future generazioni, compresi coloro il cui viso è ancora al di sotto della superficie della terra: i non nati della nazione futura. 

*** Costituzione delle Cinque Nazioni, popolazione Irochese
da Kent NERBURN, laureato in teologia e arte, membro della National Indian Education Association, e Louise MENGELKOCH, giornalista, esperta e docente di cultura dei nativi americani, Parole di saggezza dei grandi capi indiani. Discorsi e pensieri dei nativi americani, Gruppo Futura, 1997.
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Gli Irochesi sono una popolazione di nativi americani originariamente stanziata tra gli attuali Stati Uniti e il Canada che si riferiscono a loro stessi con il nome di Haudenosaunee ovvero Popolo della Lunga Casa.
Storicamente diedero vita a una confederazione di nazioni (tribù) nota come Lega irochese, Confederazione irochese o Sei Nazioni (originariamente Cinque Nazioni). 
Le tribù che nel 1570 diedero origine alle Cinque Nazioni furono i Cayuga, i Mohawk, gli Oneida, gli Onondaga e i Seneca
Nel 1722 furono poi assimilati nella Confederazione anche i Tuscarora che, originariamente stanziati nell'attuale stato della Carolina del Nord, furono costretti a spostarsi verso nord in seguito ai conflitti con i coloni europei.


Irochesi, 1914, Buffalo, New York, da wikipedia