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giovedì 16 marzo 2017

#VIDEO / Successo, una filosofia più amichevole e gentile (Alain De Botton)


Alain DE BOTTON
scrittore e conduttore televisivo svizzero
fondatore di The School of Life
Una filosofia di successo più amichevole e gentile
Ted, luglio 2009
visualizzazioni oltre 2 milioni
video 16min51

Alain de Botton esamina le nostre idee di successo e fallimento e mette in discussione i fondamenti di questi due giudizi. 
Il successo è sempre meritato? 
E il fallimento? 
La sua analisi eloquente e spiritosa va oltre lo snobismo per trovare il vero piacere nel lavoro.
(dalla presentazione)


In Mixtura altri contributi di Alain De Botton qui

lunedì 14 marzo 2016

#VIDEO / Successo, è un viaggio costante (Richard St. John)


Richard St. JOHN, esperto di marketing statunitense
Il successo è un viaggio costante
Ted, febbraio 2009
video 3min57
(oltre 3milioni di visualizzazioni)

Passione, lavoro, focus, non fermarsi, idee, miglioramento, servizio, persistere: sono gli 8 tratti delle persone di successo.
E' il risultato di oltre 500 interviste a persone di successo nei campi più vari realizzate da Richard St. John, esperto di marketing statunitense.

Il successo, sostiene St. John, non è una via a senso unico, ma un viaggio costante. 
In questo intervento, veloce e chiaro, usa la storia della sua scalata e caduta finanziaria per illustrare una preziosa lezione: quando smettiamo di provare, falliamo.
Lo stile è un po' semplicistico, all'americana, e si sentono cose più volte ripetute: ma riascoltarle può servire. (mf)

sabato 12 marzo 2016

#VIDEO / Conversare, 10 regole (Celeste Headlee)


Celeste HEADLEE
giornalista, conduttrice radiofonica, saggista, statunitense
10 regole per migliorare una conversazione
Ted, maggio 2015
video 11min44
oltre 1milion300mila visualizzazioni


Intervento accattivante, chiaro, stimolante, ironico.
Spunti intelligenti, anche se non nuovissimi (ma l'originalità su questi temi è ormai impossibile), da meditare e non dimenticare. (mf)

Vedi anche un commento al video di Giovanna Girardi, 'Executive Summary', 1 marzo 2016, qui

venerdì 12 febbraio 2016

#VIDEO / Linguaggio del corpo, dice chi siete (Amy Cuddy)


Amy CUDDY, 1972,
psicologa sociale statunitense
Il linguaggio corporeo dice chi siete
Ted 2012, oltre 31 miluioni di visualizzazioni
video 21min02

Il linguaggio del corpo influenza il modo in cui gli altri ci vedono, ma può anche cambiare il modo di vedere noi stessi. 
La psicologa sociale Amy Cuddy mostra come "posture di forza" - assumere una postura di fiducia, anche quando non ne abbiamo - possa influire sui livelli di testosterone e cortisolo nel cervello e possa anche influire sulle nostre possibilità di avere successo.
(dalla presentazione del video)

martedì 10 novembre 2015

#VIDEO / Arrabbiarsi, per fare pace (Kailash Satyarthi)


Kailash SATYARTHI, attivista dei diritti dei bambini
premio Nobel per la pace nel 2014
Come fare pace? Arrabbiamoci, Ted, marzo 2015
(video, 18min29)
oltre 1milione di visualizzazioni

Come un uomo nato in una casta alta in India arriva a liberare 83 000 bambini dalla schiavitù? 
Il Premio Nobel Kailash Satyarthi dà un consiglio sorprendente a chiunque voglia cambiare il mondo per il meglio: arrabbiarsi contro l'ingiustizia. 
In questo forte intervento, mostra come una vita dedicata alla pace nasca dall'indignazione. (dalla presentazione)

mercoledì 7 ottobre 2015

#VIDEO / Donne, e religione musulmana (Alaa Murabit)


Alaa MURABIT, esperta di pace
Ciò che la mia religione dice davvero a proposito delle donne
Ted, maggio 2015
video, 12min13
(quasi 1 milione di visualizzazioni)

La famiglia di Alaa Murabit si trasferì dal Canada alla Libia quando lei aveva 15 anni. Fino ad allora, si era sentita uguale ai suoi fratelli, ma nel nuovo ambiente venivano imposte grandi restrizioni a ciò che poteva fare. Da orgogliosa donna musulmana quale è, Alaa si è domandata se è questo ciò che la sua religione insegna veramente. 
Con umorismo, passione e un giovane spirito ribelle, Alaa illustra esempi di leader femminili nella storia delle propria fede - e come ha lanciato una campagna a favore dei diritti delle donne usando i versi del Corano. 
(dalla presentazione del video)

Un intervento forte e deciso, reso ancora più efficace dalla pacatezza e dalla gradevolezza con cui Alaa Murabit presenta le sue idee.
Quanto al fatto che la religione musulmana contenga testi che invitano a dare spazio/potere alle donne, resto coi miei dubbi. Forse, a cercare con il lanternino, qualcosa si può pure rintracciare; ma a me pare che le frasi contrarie siano la maggioranza. E comunque quel poco che, forse, può costituire una contraddizione è soffocato da uno 'spirito' generale violentemente anti-femminile.
Nessuna novità: se si guarda alle altre religioni monoteistiche, si possono fare considerazioni analoghe.
Ma mal comune non è mezzo gaudio: né per le donne né per gli uomini.
Se aspiriamo (tutte, tutti) a essere finalmente 'esseri umani'. (mf)

martedì 6 ottobre 2015

#VIDEO / Street Art, messaggio di pace e di speranza (El Seed)


El SEED, artista francese di origine tunisina
Street Art come messaggio di pace, Ted, luglio 2015
video, 5min39
(quasi 1 milione di visualizzazioni)


Nato in Francia da genitori tunisini, eL Seed si diletta nel giocare con diverse culture, lingue e identità. Anche nei suoi lavori artistici, nei quali inserisce la poesia araba in uno stile ispirato dalla street art e dai graffiti. Nel suo discorso appassionato l'artista descrive la sua ambizione principale: creare un arte così bella da non avere bisogno di alcuna traduzione. (dalla presentazione del video)

sabato 3 ottobre 2015

#VIDEO / Conoscenza, non più l'albero ma la rete (Manuel Lima)


Manuel LIMA, esperto di infografica
Una storia visiva della conoscenza umana - Ted, marzo 2015
video, 12min49
(oltre 1 milione di visualizzazioni)


Come cresce la conoscenza? Talvolta inizia con uno spunto e cresce in tanti rami. L'esperto di infografica Manuel Lima esplora un migliaio di anni di storia della mappatura dei dati, dalle lingue alle dinastie, usando alberi delle informazioni. È una storia affascinante della visualizzazione, e uno sguardo al desiderio dell'umanità di mappare le conoscenze. (dalla presentazione del video)

Dalla metafora dell'albero a quella della rete: per abbracciare la sempre maggiore complessità e interdipendenza della conoscenza umana.
Un intervento chiaro, ricco di immagini e grafici. (mf)

domenica 6 settembre 2015

#VIDEO / Capitalismo, dobbiamo ripensarlo (Paul Tudor Jones II)

Paul Tudor JONES II, investitore e filantropo statunitense
Perché dobbiamo ripensare il capitalismo
Ted, marzo 2015
video, 9min51
(oltre 1milione 300mila visualizzazioni)

http://www.ted.com/talks/paul_tudor_jones_ii_why_we_need_to_rethink_capitalism?language=it

Paul Tudor Jones II adora il capitalismo; è un sistema che gli ha dato molto negli ultimi decenni. Tuttavia il filantropo e manager di fondi speculativi è preoccupato che un'eccessiva preoccupazione per i profitti possa, usando le sue parole, "mettere in pericolo i pilastri fondanti della nostra comunità". 
In questo intervento descrive con cura e passione la sua controffensiva basata sul concetto di "correttezza". (dalla presentazione Ted)

«
Negli ultimi 50 anni, la collettività ha giudicato le società e le multinazionali in modo "ristretto", quasi monomaniacale, rispetto al modo in cui le valutiamo, e sulla grande enfasi che abbiamo posto sui profitti, sugli introiti trimestrali a breve termine e quotazioni a scapito di tutto il resto. È come se avessimo disumanizzato le nostre aziende. Non facciamo lo stesso - ridurre qualcosa in comodi mattoncini con cui giocare come fossero Lego - nella vita privata. Non trattiamo o giudichiamo qualcuno in base alle entrate mensili o all'affidabilità creditizia. Ma abbiamo questo doppio standard quando si tratta del modo in cui trattiamo affari. E volete proprio saperlo? Sta mettendo in pericolo i pilastri fondanti della nostra comunità. Ve lo dimostro. (...)

Margini di profitto maggiori non migliorano la comunità. Quello che fanno è inasprire la disparità tra i redditi, e non è un bene. Ha senso, no? Perché se il 10% delle famiglie americane possiede il 90% delle azioni, ottenendo la fetta più grande dei profitti societari, ci sarà meno ricchezza per il resto della comunità.
La disparità reddituale non è un bene, lo ribadisco.

Francamente, quando ho cominciato a scrivere ho pensato: "Wow, cosa fa la mia società, cosa fa Tudor?" E ho visto che ogni anno doniamo solo l'1% dei profitti in beneficenza. E io sarei un filantropo. Quando me ne sono reso conto, mi è venuto da vomitare. Il punto è che quest'ossessione è così radicata che i benintenzionati, come me, non pensano di esserne coinvolti.
Non cambieremo la condotta delle aziende solo aumentando le donazioni in beneficenza delle società. Ah, comunque, ora abbiamo quadruplicato quel dato, ma - (Applausi) - Ma possiamo farlo correggendo la nostra condotta. Un modo sarebbe di dare davvero fiducia al sistema che ci ha portato a questo punto, vale a dire il mercato libero. Circa un anno fa, insieme ad alcuni miei amici, ho avviato un'organizzazione non-profit, Just Capital. Il suo obiettivo è semplice: aiutare le aziende e le società a imparare una condotta più giusta, con il contributo del pubblico in modo da definire criteri precisi per una condotta aziendale corretta. Ora come ora non ci sono standard universali che le aziende possano seguire, e qui entra in gioco Just Capital. Da quest'anno e negli anni a seguire condurremo un sondaggio nazionale su un campione di 20.000 americani per scoprire quali sono per loro i criteri di correttezza che le società dovrebbero seguire. Questo è un modello che inizierà negli Stati Uniti ma potrebbe applicarsi in ogni parte del mondo. Forse scopriremo che la cosa più importante per i cittadini è la creazione di posti di lavoro o la produzione di prodotti sani, oppure la protezione dell'ambiente, invece del suo danneggiamento. Noi di Just Capital non lo sappiamo e non sta a noi decidere. Siamo solo messaggeri, ma abbiamo totale fiducia nella capacità del pubblico americano di farlo da sé. (...)

Il capitalismo è responsabile di ogni grande innovazione che ha reso il mondo un posto meraviglioso, pieno di ispirazione. Il capitalismo deve basarsi sulla giustizia. Deve, ora più che mai, ora che il divario economico aumenta giorno per giorno. Si stima che il 47% dei lavoratori americani potranno essere licenziati nei prossimi vent'anni. Non mi oppongo al progresso. Voglio le macchine autonome e i jet-pack, come tutti. Ma auspico che si riconosca come, dalll'aumento della ricchezza, debba derivare una maggiore responsabilità aziendale.
"Se si elimina la giustizia" diceva Adam Smith, padre del capitalismo, "l'immenso tessuto della società umana si sbriciolerà in un sol momento."
Quand'ero giovane e avevo un problema, mia madre singhiozzava, scuoteva la testa e diceva: "Abbi pietà di me". Questo non è il momento giusto per mostrare pietà, è tempo di mostrare loro la correttezza, e possiamo farlo, insieme, iniziando dal posto di lavoro, dal settore in cui operiamo. E quando daremo alla correttezza lo stesso valore dei profitti, riceveremo la cosa più bella al mondo: ci riprenderemo la nostra umanità.
»

venerdì 4 settembre 2015

#VIDEO / Il prezzo della vergogna (Monica Lewinsky)


Monica LEWINSKY, psicologa statunitense 
nota per la relazione con Bill Clinton
Il prezzo della vergogna, Ted, marzo 2015
video, 22.min30
(oltre 5milioni e mezzo di visualizzazioni)

«Nel 1998, dice Monica Lewinsky, sono stata il paziente zero a perdere la reputazione su scala globale, quasi istantaneamente».
Oggi, la vergogna pubblica online che lei ha vissuto, è diventata una costante.
(dalla presentazione Ted)

Si può pensare quello che si vuole di Monica Lewinsky: e anche lei ha senz'altro avuto modo di pensare il peggio di se stessa. Ma questo intervento merita di essere seguito: per i contenuti (che dovrebbero toccare chiunque), per lo stile (misurato, pacato, ma anche emozionalmente intenso), per il coraggio.
Al termine riceve una standing ovation. Giustamente. (mf)

Sul caso Monica Lewinsky

«
Nel 1998, ho perso la reputazione e la dignità. Ho perso quasi tutto e ho quasi perso la vita.
Vi faccio un quadro. È settembre del 1998. Sono seduta in un ufficio senza finestre nell'ufficio dell'Office of the Independent Counsel sotto il ronzio di luci fluorescenti. Sto ascoltando il suono della mia voce, la mia voce in telefonate registrate di nascosto che una presunta amica mi aveva fatto un anno prima. Sono lì perché sono stata convocata per autenticare personalmente tutte e 20 le ore di conversazione. Negli ultimi otto mesi, il misterioso contenuto di quei nastri era sospeso sopra la mia testa come una spada di Damocle. Chi può ricordare cosa ha detto un anno prima? Impaurita e mortificata, ascolto, ascolto mentre chiacchiero del più e del meno della giornata; ascolto mentre confesso il mio amore per il presidente, e, naturalmente, il mio strazio; mi ascolto talvolta maligna, talvolta volgare, talvolta stupida, crudele, spietata, rozza; ascolto, vergognandomi profondamente, la peggior versione di me stessa, una persona che non riconosco neanche.
Qualche giorno dopo, lo Starr Report viene reso pubblico al Congresso, tutte le registrazioni e le trascrizioni, quelle parole rubate, ne fanno parte. Che la gente possa leggere le trascrizioni è già abbastanza orrendo, ma qualche settimana dopo, le registrazioni audio vengono trasmesse in TV, e parti significative vengono rese disponibili online. L'umiliazione pubblica è stata straziante. La vita era quasi insostenibile.
Non era una cosa che accadeva regolarmente nel 1998 intendo il furto delle parole e delle azioni private della gente, le conversazioni o le foto, e renderle pubbliche -- pubbliche senza consenso, pubbliche senza contesto, e pubbliche senza compassione.
Dodici anni dopo, nel 2010, i social media sono nati. Il panorama è tristemente più popolato da casi come il mio, che qualcuno abbia fatto un errore o meno, e vale per personaggi pubblici e privati. Le conseguenze per qualcuno sono diventate davvero tremende. (...)

Parliamo tanto del nostro diritto alla libertà di espressione, ma dobbiamo parlare di più della nostra responsabilità nella libertà di espressione. Vogliamo tutti essere ascoltati, ma riconosciamo la differenza tra parlare con intenzione e parlare per attenzione. Internet è l'autostrada dell'identità, ma online, mostrare empatia nei confronti degli altri avvantaggia tutti e aiuta a creare un mondo migliore e più sicuro. Dobbiamo comunicare online con compassione, consumare notizie con compassione, e cliccare con compassione. Immaginate di percorrere i titoli della vita di qualcun altro. 
Vorrei concludere con una nota personale. In questi ultimi nove mesi, la domanda che mi è stata fatta più di frequente è perché. Perché ora? Perché sono rimasta nascosta? Potete leggere tra le righe di queste domande, e la risposta non ha niente a che fare con la politica. La risposta principale è stata ed è: perché è il momento di smettere di girare intorno al mio passato; è il momento di smettere di vivere una vita di disonore; e riprendere in mano la mia vita.
Non si tratta di salvare me stessa. Chiunque patisca vergogna e pubblica umiliazione deve sapere una cosa: si può sopravvivere. So che è difficile. Può non essere indolore, veloce o facile, ma potete insistere su una fine diversa della storia. Abbiate compassione per voi stessi. Meritiamo tutti compassione, e di vivere sia online che offline in un mondo più compassionevole.

»

lunedì 31 agosto 2015

#VIDEO / Sulle 'dipendenze' (Johann Hari)


Johann HARI, giornalista
Tutto quello che pensate sulla dipendenza è sbagliato, Ted, giugno 2015
video, 14min42
(oltre 2milioni 200mila visualizzazioni)

Qual è la vera causa della dipendenza - da qualsiasi cosa, dalla cocaina agli smartphone? 
E come si può superare? 
Johann Hari ha visto fallire i metodi attuali mentre guardava lottare le persone che amava per gestire le loro dipendenze. Ha iniziato a chiedersi perché trattiamo i drogati nel modo in cui facciamo, e se per caso non ci fosse un modo migliore. 
Come racconta in questo intervento profondamente personale, le sue domande lo hanno portato in giro per il mondo, facendogli scoprire alcuni modi sorprendenti e incoraggianti di pensare a un problema vecchio come il mondo. (dalla presentazione del video)

sabato 29 agosto 2015

#VIDEO / I pregiudizi inconsapevoli (Yassmin Abdel-Magied)


Yassmin ABDEL-MAGIED, ingegnere, scrittrice, attivista
Cosa significa il mio velo per voi?, Ted, dicembre 2014
video 14min01
(oltre 1 milione100mila visualizzazioni)

I pregiudizi inconsapevoli sono un fattore che guida la cultura, spingendoci a fare supposizioni basate sulla nostra educazione e le nostre influenze. 
Questi pregiudizi impliciti influiscono su tutto, ed è il momento di riflettere, essere più intelligenti, migliori. 
In questo intervento onesto e divertente, Yassmin Abdel-Magied usa un modo sorprendente per farci guardare oltre le nostre percezioni iniziali. (dalla presentazione del video)

«
Fatemi chiarire un punto: i pregiudizi inconsapevoli sono diversi dalla discriminazione consapevole. Non dico che in ognuno di noi c'è un sessista o razzista nascosto che non vede l'ora di esprimersi. Non sto dicendo questo. Abbiamo tutti dei pregiudizi. Sono i filtri attraverso i quali vediamo il mondo intorno a noi. Non sto accusando nessuno, i pregiudizi non sono un'accusa. Invece, sono una cosa che va identificata, riconosciuta e mitigata. I pregiudizi possono riguardare la razza, il sesso. Possono riguardare la classe sociale, l'istruzione, la disabilità. Abbiamo tutti pregiudizi contro ciò che è diverso, in base alle nostre regole sociali.
Ma se vogliamo vivere in un mondo in cui le circostanze della nascita non determinano il futuro e in cui le pari opportunità sono diffuse, ognuno di noi ha un ruolo da giocare nell'assicurare che i pregiudizi non determinino le nostre vite. (...)

La gente non nasce con uguali opportunità. Sono nata in una delle città più povere del mondo, Karthoum. Sono nata di colore, sono nata donna, e sono nata musulmana in un mondo sospettoso nei nostri confronti per ragioni che non posso controllare. Tuttavia, riconosco il fatto che sono nata privilegiata. Sono nata da genitori straordinari, mi è stata data un'istruzione e ho avuto la fortuna di trasferirmi in Australia. Ma ho anche avuto la fortuna di avere mentori straordinari che mi hanno aperto porte che non sapevo neanche esistessero. Un mentore mi ha detto, "Ehi, la tua storia è interessante. Scriviamo qualcosa da condividere." Un mentore ha detto, "So che non c'entri niente con la trivellazione in Australia, ma vieni lo stesso." Eccomi qui, a parlare a voi. (...)
»

mercoledì 26 agosto 2015

#VIDEO / Traffico di esseri umani, attorno a noi (Noy Thrupkaew)


Noy THRUPKAEW, giornalista
Il traffico di esseri umani è tutto attorno a noi
mrazo 2015 - Ted
video, 18min15

Dietro gli affari quotidiani che ci piacciono tanto, la manicure a 10 dollari, il buffet di gamberi illimitato, c'è un mondo nascosto di lavoro forzato per tenere bassi questi prezzi. 
Noy Thrupkaew indaga sul traffico di esseri umani, così florido negli Stati Uniti e in Europa come nei paesi in via di sviluppo, e ci mostra il volto umano dietro lo sfruttamento del lavoro che alimenta i consumatori globali. (dalla presentazione)

«
(...) La prostituzione forzata rappresenta il 22% del traffico di umani. il 10% è lavoro forzato statale. Ma un enorme 68% ha lo scopo di creare merci e prestare servizi a cui gran parte di noi si affida ogni giorno, in settori come il lavoro agricolo, il lavoro domestico e l'edilizia. Cibo, cure e riparo. In qualche modo, questi lavoratori essenziali sono oggi anche tra i più sottopagati e sfruttati al mondo. Il traffico di esseri umani è uso della forza, truffa e coercizione nell'obbligare qualcuno a lavorare. Lo si trova nei campi di cotone e nelle miniere di Coltan, persino negli autolavaggi in Norvegia e Inghilterra. Si trova nelle basi militari americane in Iraq e Afghanistan.

Si trova nel settore ittico tailandese. Quel paese è diventato il più grande esportatore di gamberi al mondo. Ma cosa sta dietro a quella quantità di gamberi a buon mercato? L'esercito tailandese è stato scoperto a vendere immigrati burmesi e cambogiani ai pescherecci. Quei pescherecci partivano al largo, gli uomini al lavoro, e venivano lanciati fuori bordo se si azzardavano ad ammalarsi, o cercavano di opporre resistenza. Quel pesce veniva poi usato per nutrire i gamberi, e i gamberi venivano venduti a quattro grandi distributori: Costco, Tesco, Walmart e Carrefour.

Il traffico di esseri umani si trova su scala ridotta, e in luoghi che non potete immaginare. I trafficanti hanno costretto giovani a guidare camioncini del gelato, o a cantare nei cori itineranti. Il traffico è stato anche scoperto da un parrucchiere nel New Jersey. (...)
»

giovedì 20 agosto 2015

#VIDEO / Introversi, il loro potere (Susan Cain)


Susan CAIN, saggista, già consulente legale e di negoziazione
Il potere degli introversi - Ted, febbraio 2012
(12 milioni di visualizzazioni)
video, 19min04

Molta ironia mescolata con affermazioni serie e importanti.
Un intervento convinto e convincente. E soprattutto equilibrato. 
Un inno agli introversi, troppo spesso (auto)sacrificati nella società (e non solo statunitense): un invito a  loro perché 'si sveglino' e occupino, con il potere che hanno ma non usano, gli spazi che si meritano. 
E nello stesso tempo un riconoscimento del valore degli estroversi: 'dominanti' anche perché troppo spesso gli introversi hanno consentito loro di dominare... (mf)

In una cultura dove l'essere socievoli ed estroversi sono qualità altamente apprezzate, può essere difficile, persino vergognoso, essere introversi. 
Ma, come sostiene Susan Cain in questo discorso appassionato, gli introversi possiedono talento e capacità straordinarie per il mondo, e dovrebbero essere incoraggiati e celebrati. (dalla presentazione del video)
«
(...) Un'interessante ricerca di Adam Grant alla Wharton School ha scoperto che i leader introversi danno spesso risultati migliori degli estroversi, perché quando gestiscono impiegati proattivi, sono molto più propensi a lasciarli seguire le loro idee, laddove gli estroversi possono, involontariamente, entusiasmarsi tanto fino ad appropriarsi delle cose impedendo alle idee degli altri di emergere facilmente in superficie. Di fatto, alcuni dei nostri leader storici più rivoluzionari erano introversi. Vi faccio qualche esempio. Eleanor Roosevelt, Rosa Parks, Gandhi -- tutte queste persone si descrivevano come persone tranquille e pacate, perfino timide. Ed erano tutte sotto i riflettori, nonostante ogni cellula del corpo dicesse loro di non farlo. E ciò significa che uno ha un potere tutto suo, speciale, perché la gente sentiva che questi leader erano al timone, non perché a loro piacesse controllare gli altri o per il piacere di essere in primo piano; erano lì perché non avevano scelta, perché erano spinti a fare quello che pensavano fosse giusto. (...)

Vi lascerò allora con tre inviti ad agire per coloro che condividono la mia visione.
Numero uno. Fermate la follia dei continui lavori di gruppo. Basta! (Risate) Grazie. (Applausi) E voglio essere chiara su quello che dico, perché credo profondamente che i nostri uffici dovrebbero incoraggiare le interazioni casuali, tipo chiacchierata da bar -- quel tipo in cui la gente si riunisce e scambia idee per puro caso. È fantastico. È fantastico per gli introversi e lo è per gli estroversi. Ma ci vuole molta più privacy,molta più libertà e molta più autonomia al lavoro. A scuola, lo stesso. Dobbiamo certamente insegnare ai bambini a lavorare insieme, ma dobbiamo anche insegnare loro a lavorare per conto proprio. E ciò è particolarmente importante anche per i bambini estroversi. Devono lavorare per conto proprio perché in parte è da lì che vengono i pensieri profondi.
Ok, numero due. Andate nel deserto. Siate come Buddha, cercate le vostre rivelazioni. Non dico che dobbiamo isolarci e costruire una capanna nei boschi e non parlare mai più con nessuno, ma dico che potremmo tutti staccarci ed entrare nella nostra testa un po' più spesso.
Numero tre. Guardate bene cos'avete messo in valigia e chiedetevi perché. Voi estroversi, forse anche la vostra valigia è piena di libri. O forse è piena di bicchieri di champagne o di attrezzatura da paracadutismo. Qualunque cosa sia, spero che tiriate fuori queste cose quando potete onorandoci della vostra gioia ed energia. Ma voi introversi, così come siete, avete probabilmente l'impulso di proteggere attentamente quello che avete in valigia. E va bene. Ma qualche volta, solo qualche volta, mi auguro apriate la valigia per mostrarla agli altri, perché il mondo ha bisogno di voi, ha bisogno di ciò che trasportate.
»

Susan Cain, Il potere degli introversi, Bompiani, 2012

mercoledì 24 giugno 2015

#VIDEO / Dirigere come i grandi maestri (Itay Talgam)


Itay TALGAM, direttore d'orchestra e consulente israeliano
Dirigere come i grandi maestri, Ted, luglio 2009
(oltre 2milioni di visualizzazioni)
video, 20min44


Un intervento 'splendido'. 
Attraverso il confronto, commentato anche con ironia e leggerezza, di vari direttori d'orchestra fatti vedere in schermo, Itay Talgam espone il suo modo di intendere, attraverso la metafora del direttore d'orchestra, il tema della leadership e il ruolo di leader.
Venti minuti da godere. 
Anche per capire come si può insegnare semplicemente facendo apprendere con delicatezza e lievità: senza slide o flipchart, o lezioni che cadano dall'alto... (mf)

venerdì 22 maggio 2015

#LINK #VIDEO / Un articolo e un video sullo stress (Oliver Burkeman e Kelly McGonigal)

Stress è una di quelle parole che possono assumere tanti di quei significati da rischiare di non significare più nulla. (...) 
Un concetto così ampio non può che essere ambiguo. Nel suo nuovo libro The upside of stress (Il lato positivo dello stress), la psicologa Kelly McGonigal lo dimostra chiaramente citando uno studio condotto nel 2011 su trentamila statunitensi, secondo il quale lo stress era legato a un aumento del 43% del rischio di morte. Guarda caso, però, questo aumento riguardava solo quelli che pensavano che lo stress fosse dannoso per la salute. (...)

*** Oliver BURKEMAN, giornalista inglese collaboratore del 'Guardian', Lo stress fa davvero male alla salute?, 'internazionale', 21 maggio 2015

LINK articolo integrale qui
LINK al video Come farsi amico lo stress, intervento di Kelly McGonigal, Ted Usa, giugno 2013, 14min29, qui

giovedì 30 aprile 2015

#VIDEO #SOCIETA' / La prossima epidemia? Non siamo pronti (Bill Gates)


Bill GATES, 1955, fondatore e già Ceo di Microsoft, 
filantropo, fondatore della Bill and Malinda Gates Foundation
La prossima epidemia? Non siamo pronti, marzo 2015, Ted
video, 8min32
(oltre 1 milione di visualizzazioni)

« (...) Se qualcosa ucciderà 10 milioni di persone, nei prossimi decenni, è più probabile che sia un virus altamente contagioso piuttosto che una guerra. Non missili, ma microbi. In parte il motivo è che abbiamo investito cifre enormi in deterrenti nucleari. Ma abbiamo investito pochissimo in un sistema che possa fermare un'epidemia. Non siamo pronti per la prossima epidemia. (...)
La mancanza di preparazione potrebbe permettere alla prossima epidemia di essere terribilmente più devastante dell' Ebola. Guardiamo la progressione dell' Ebola di quest'anno. Sono morte circa 10.000 persone, e quasi tutte nei tre paesi dell'Africa Occidentale. Ci sono tre motivi per cui non si è diffuso di più. Il primo è perché molti operatori sanitari sono stati eroici: hanno trovato le persone e hanno prevenuto altre infezioni. La seconda è la natura del virus. L'Ebola non si diffonde per via aerea. E nel tempo in cui diventa contagioso, la maggior parte dei malati sta così male da essere costretta a letto. Terzo, non è arrivato nelle aree urbane. E quella è stata solo fortuna. Se fosse arrivato in molte più aree urbane, il numero di casi sarebbe stato molto più alto. La prossima volta potremmo non essere così fortunati.» (Bill Gates, dal video)

lunedì 27 aprile 2015

#VIDEO #SOCIETA' / 5 modi per uccidere i vostri sogni (Bel Pesce)




Bel PESCE, imprenditrice di origine brasiliana
5 modi per uccidere i vostri sogni, ottobre 2014, Ted
video, 6min11
(oltre 1 milione e mezzo di visualizzazioni)


I 5 modi per uccidere i sogni
Uno: credere nel successo dal giorno all'indomani. 
La conoscete la storia, vero? L'esperto di tecnologia ha ideato un'app e l'ha venduta velocemente per molti soldi. Sapete, questa storia può sembrare reale, ma scommetto che é incompleta. Se si approfondisce la vicenda, salta fuori che prima l'esperto ha ideato 30 app e poi ha fatto un master sull'argomento, e poi un dottorato. Lavora a questo progetto da 20 anni. (...)
Due: credere che qualcun altro abbia le risposte che cercate. Continuamente, le persone vogliono dare una mano, giusto? Tutti quanti, la famiglia, gli amici, i partner commerciali, tutti hanno un'opinione sul cammino da intraprendere: "E fattelo dire, prendi questa strada". Ma quando la si prende, ci sono dei bivi da affrontare. E questo tipo di decisioni vanno prese da sé. Nessuno ha le risposte perfette per la vostra vita. E bisogna continuare a prendere decisioni, vero? Le strade sono infinite e prima o poi si inciampa, ma questo fa parte della vita.
Il terzo è impercettibile ma molto importante: Decidere di accontentarsi quando è garantita una crescita. Quando la vita va a gonfie vele, avete messo insieme una bella squadra, il fatturato cresce, e tutto il resto è a posto - è ora di sistemarsi. Quando ho pubblicato il mio primo libro, ho lavorato molto duramente per distribuirlo in tutto il Brasile. In questo modo, più di 3 milioni di persone l'hanno scaricato, più di 50 000 persone hanno comprato una copia cartacea. Quando ho scritto il seguito, mi aspettavo un grande successo. Anche se mi fossi impegnata poco, le vendite sarebbero andate bene. Ma bene non va mai bene. Quando si cresce verso un picco, bisogna lavorare più che mai per trovare un altro picco da raggiungere. Forse se faccio poco, qualche centinaia di migliaia di persone lo leggeranno, ed è già fantastico. Ma se ce la metto tutta, posso raggiungere milioni di persone. Ecco perché, con il mio nuovo libro, ho deciso di andare in ogni stato del Brasile. E posso già intravedere un picco ancora più alto. Non c'è tempo per accontentarsi.
Quarto consiglio, molto importante: credere che la colpa sia di qualcun altro. Di continuo sento le persone dire: "Sì, avevo una grande idea, ma nessun investitore ha avuto voluto darmi fiducia". "Oh, ho creato questo gran bel prodotto, ma il mercato è messo male, le vendite non sono andate bene." O "Non riesco a trovare talenti; il mio team non è all'altezza delle aspettative." Se avete dei sogni, è vostra responsabilità realizzarli. Sì, può essere difficile trovare talenti. Sì, il mercato può essere messo male. Ma se nessuno ha investito nella vostra idea, se nessuno ha comprato il vostro prodotto, sicuramente, in parte è colpa vostra. Decisamente. Bisogna visualizzare i propri sogni e realizzarli. E nessuno ha raggiunto i propri obiettivi da solo. Ma se non li avete realizzati, è colpa vostra e di nessun altro. Siate responsabili dei vostri sogni.
E un ultimo consiglio, anche questo è molto importante: Credere che le uniche cose che contano siano i sogni stessi. Una volta ho visto una pubblicità: c'era un gruppo di amici, salivano su una montagna, una montagna molto alta, e facevano molta fatica. Si vedeva che stavano sudando e che era un'impresa difficile. Stavano salendo, e alla fine arrivavano in cima. Ovviamente, alla fine hanno deciso di festeggiare. E festeggiano: "Sì! Ce l'abbiamo fatta, siamo in cima!" Due secondi dopo, uno guarda un altro e dice: "Ok, scendiamo."  (dal video)

domenica 22 febbraio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Khadija Gbla, Contro la Mutilazione Genitale Femminile



Khadija GBLA, afroaustraliana, 
consulente per i diritti umani, esperta 'cross-cultural'
Il 'Potenziamento' per mia madre: 
contro la Mutilazione Genitale Femminile, Ted, ottobre 2014
video, 18min40

Khadija Gbla è cresciuta tra due definizioni di cosa significa "essere una donna con potere". 
Mentre sua madre, originaria della Sierra Leone, pensava che circonciderla - e perciò soffocare i suoi impulsi sessuali - fosse la massima forma di potenziamento, la sua cultura di teenager australiana le diceva che si meritava il piacere e che ciò che le era successo era chiamato "mutilazione genitale femminile". 
(dalla presentazione del video)

Un intervento schietto, appassionato, a tratti giustamente irato anche se 'contenuto': e per questo ancora più trasparentemente arrabbiato. Basato sulla sua esperienza diretta, prima rimossa e poi all'improvviso casualmente consapevolizzata. 
Parole secche, chiare, molto logiche e razionali sulla violenza operata alle donne. 
E non solo nelle culture africane o asiatiche. Anche nei Paesi 'occidentali', in cui la multiculturalità ha ormai un peso sempre maggiore, per il numero degli immigrati. (mf)

° ° °

... mia mamma venne a casa un giorno e disse "Andiamo a fare una brava vacanza, una piccola gita." 
Ci ha messo in macchina, ha guidato per ore ed è finita in un cespuglio in una area remota del Gambia. In quel cespuglio, trovammo due capanne. 
Una vecchia signora ci venne incontro. Aveva qualcosa di etnico, era molto anziana. Scambiò due parole con mia mamma e se ne andò. Poi tornò e si allontanò ancora una volta verso una seconda capanna. Io stavo lì e pensavo, "È tutto molto strano. Non capisco, cosa sta succedendo?" L'altra cosa che ricordo, è che mia mamma mi portò in questa capanna. Mi tolse i vestiti, e mi tenne giù, bloccata, sul pavimento. Io mi divincolai e tentai di togliermela di dosso, ma non ci riuscii. Poi la vecchia venne verso di me con un coltello dall'aspetto arrugginito, uno di quei coltelli affilati, arancioni, quelli che non hanno mai visto l'acqua o la luce del sole. Pensai che volesse uccidermi, ma non lo fece. Scivolò lentamente lungo il mio corpo e finì dove c'è la mia vagina. Tenne fermo quello che ora so essere il mio clitoride, prese quel coltello arrugginito e cominciò a tagliare, millimetro dopo millimetro. Urlai, piansi, chiesi a mia mamma di togliersi così che il dolore si fermasse, ma tutto quello che lei disse fu: "Stai brava." La vecchia signora segò via la mia carne per quella che sembrò un'eternità, e quando finì, gettò quel pezzo di carne sul pavimento come se fosse la cosa più disgustosa che avesse mai toccato. Entrambe mi mollarono e mi lasciarono lì a sanguinare, a piangere, confusa su quanto era appena successo.
Non ne abbiamo mai più parlato.

Un giorno, stavo guardando il grafico dei diversi tipi di 'Mutilazione Genitale Femminile', MGF, dirò semplicemente MGF per fare prima 
Il tipo 1 è quando tagliano via il cappuccio. Il tipo 2 è quando tagliano l'intero clitoride. e parte delle grandi labbra, o le labbra esterne, e il tipo 3 è quando tagliano l'intero clitoride e ti cuciono le labbra e resta solo un piccolo foro per fare pipì e avere il ciclo. 
I miei occhi sono caduti sul tipo 2. Prima di quel momento, avevo avuto una sorta di amnesia. Ero così scioccata e traumatizzata da quello che era successo, che non ricordavo niente. Sì, sapevo che mi era successo qualcosa di brutto, ma non avevo alcun ricordo di ciò che era successo. Sapevo di avere una cicatrice laggiù, ma pensavo che tutte avessero una cicatrice laggiù. Era successo anche a tutte le altre. Ma quando guardai il tipo 2, mi tornò in mente tutto. Ricordai cosa mi era stato fatto. Mi ricordai di me nella capanna, con la vecchia signora e mia mamma che mi teneva giù.
Le parole non possono esprimere il dolore che provai, la confusione che provai, perché solo allora capii che ciò che mi avevano fatto era terribile che in questa società era chiamato "barbarie", era chiamato mutilazione. Mia madre aveva detto che si chiamava circoncisione, ma qui era mutilazione. » (Khadija Gbla, dal video)

domenica 15 febbraio 2015

#VIDEO #PSY / Elizabeth Lesser, Invita l'Altro a pranzo



Elizabeth LESSER, saggista e 'guaritrice' statunitense
Invita l'Altro a pranzo - Ted, dicembre 2010
video, 11min08

Possono coesistere in noi varie personalità.
Elizabeth Lesser confessa di averne almeno due: la mistica e la guerriera. Che ogni tanto entrano in conflitto. L'ideale sarebbe mantenerle in equilibrio.
Se prevale la guerriera, per esempio, il rischio è la demonizzazione dell'altro. E oggi questo rischio è pressocché la certezza quotidiana.

Un intervento pacato, ma convinto. Che cerca di far capire come si possa, se si vuole, creare un processo di comprensione reciproca. Che ci faccia deporre le armi.
«Invitiamo a pranzo l'Altro», lei dice. Scegliamo chi è più lontano dal nostro punto di vista. Chi la pensa all'opposto. Chi sentiamo avversario. E cerchiamo, prima di metterci a conversare, di condividere delle regole minime di relazione per il pranzo. Per esempio: non cercare di convincersi reciprocamente. Non difendersi. Non interrompersi. Essere curiosi. Cercare di essere autentici. E, soprattutto, ascoltarsi.

La relatrice racconta di una sua esperienza che ha dato il via al suo progetto "Invita l'Altro a pranzo".
Al di là di un certo solito facile 'semplicismo ottimistico' tipicamente americano, l'intervento offre spunti da coltivare. (mf)

° ° °
«« Sono sempre stata attratta da quelle rare persone che non hanno questo problema, che dedicano la vita all'umanità, col coraggio del guerriero e la grazia del mistico - gente come Martin Luther King Jr. che scrisse: «Non potrò mai essere chi dovrei essere, finché non divento chi dovrei essere.Questa» ha scritto «è la struttura interconnessa della realtà.» 
E poi Madre Teresa, un altro guerriero mistico, che disse: «Il problema del mondo è che il cerchio che abbiamo tracciato attorno alla nostra famiglia è troppo piccolo». 
E Nelson Mandela, che vive secondo il concetto africano di ubuntu che vuol dire che io ho bisogno di te per poter essere me, e che tu hai bisogno di me per essere te. 
Ora a noi piace pensare a questi tre guerrieri mistici come se fossero nati col gene della santità. Ma in realtà tutti noi possediamo la loro stessa capacità, e ora tocca a noi proseguire il loro lavoro.
Mi rincresce profondamente vedere come tutte le le nostre culture demonizzino l'Altro permettendo di parlare a coloro che creano maggiormente divisioni. (...)

«« Alla fine del pranzo eravamo convinte della reciproca apertura mentale. Nessuna di noi aveva cercato di cambiare l'altra. Ma non avevamo neppure preteso che le nostre differenze scomparissero in un attimo dopo un pranzo. Anzi, abbiamo mosso insieme i primi passi, superando le reazioni scontate, per andare nel luogo chiamato ubuntu, il solo luogo dove si trovino le soluzioni ai problemi che sembrano più intricati.
E voi, chi dovreste invitare a pranzo? La prossima volta che vi accorgerete di giudicare gli altri sulla base di luoghi comuni, quella sarà l'occasione giusta. 
E cosa vi potrebbe succedere durante il pranzo? Si aprirà il Cielo e si sentirà la musica di "We are the World"? Probabilmente no. Perché per l'ubuntu ci vuole tempo, ed è difficile. Si tratta di due persone che devono rinunciare ad essere dei tipi "lo-so-già". Sono due persone, due guerrieri, che depongono le armi e che si vanno incontro. 
Ecco cosa scriveva il grande poeta persiano Rumi: "Al di là delle idee del cosa è giusto e del cosa è sbagliato, esiste un luogo. Io vi incontrerò lì" . »» (Elizabeth Lesser, dal video)