Visualizzazione post con etichetta vergogna. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vergogna. Mostra tutti i post

giovedì 5 aprile 2018

#SPILLI / Vergogna (M. Ferrario)

"Non sono stato condannato da un collegio di magistrati, ma da un plotone di esecuzione politico. Una vergogna". (Silvio Berlusconi). (*)

Già, una vergogna.
Una vergogna che sia stata pronunciata l'ennesima frase di delegittimazione della magistratura da parte di un individuo che continua a considerarsi addirittura uno statista.
Una vergogna che un condannato per frode fiscale e formalmente definito 'delinquente naturale' in una sentenza di tribunale possa andare al Quirinale per essere consultato sul varo di un possibile governo.
Una vergogna che un Presidente della Repubblica, in mancanza di una norma che lo vieti, sia di fatto 'costretto' a riceverlo e magari a stringergli la mano.
Una vergogna per noi italiani. 
Che non ci vergogniamo abbastanza.
Per gli oltre 4 milioni e mezzo di italiani che lo hanno rivotato dopo oltre vent'anni di una storia vergognosa di cui non riusciamo a liberarci.

*** Massimo FERRARIO, Vergogna, facebook, 4 aprile 2018, qui - (*) Citato da Sergio Rizzo, Berlusconi, il condannato dal Presidente è un macigno soltanto italiano, 'la Repubblica', 3 aprile 2018, qui


In Mixtura ark #Spilli qui

venerdì 4 settembre 2015

#SPILLI #FOTO / Migranti, la loro tragedia è la nostra vergogna (M. Ferrario)

AYLAN
il bambino siriano trovato morto sulle spiagge della Turchia
(da 'giornalettismo', 3 settembre 2015)

° ° °

AYLAN e GALIP
i fratellini siriani affogati nel tentativo di fuggire dalla guerra
(da 'la Repubblica', 3 settembre 2015)

° ° °

Famiglia di profughi bloccata in Ungheria 
(da 'La Stampa', 3 settembre 2015)

° ° °

Migranti marchiati in Repubblica Ceca
(da '24news', 2 settebre 2015)

Sì, la loro tragedia è la nostra vergogna.
Ma se ancora sapessimo cos'è la vergogna, metteremmo fine alla loro tragedia.
Perché loro siamo noi.
E questa non è né una battuta ad effetto né stucchevole buonismo.
E' solo consapevolezza che siamo nati esseri umani. 
E che non basta esserlo per nascita. 
Dovremmo saperlo essere per scelta. 
O almeno provare a diventarlo.
Magari imparando a vergognarci: tutte le volte in cui ripetiamo 'loro' e 'noi'. (mf)

#VIDEO / Il prezzo della vergogna (Monica Lewinsky)


Monica LEWINSKY, psicologa statunitense 
nota per la relazione con Bill Clinton
Il prezzo della vergogna, Ted, marzo 2015
video, 22.min30
(oltre 5milioni e mezzo di visualizzazioni)

«Nel 1998, dice Monica Lewinsky, sono stata il paziente zero a perdere la reputazione su scala globale, quasi istantaneamente».
Oggi, la vergogna pubblica online che lei ha vissuto, è diventata una costante.
(dalla presentazione Ted)

Si può pensare quello che si vuole di Monica Lewinsky: e anche lei ha senz'altro avuto modo di pensare il peggio di se stessa. Ma questo intervento merita di essere seguito: per i contenuti (che dovrebbero toccare chiunque), per lo stile (misurato, pacato, ma anche emozionalmente intenso), per il coraggio.
Al termine riceve una standing ovation. Giustamente. (mf)

Sul caso Monica Lewinsky

«
Nel 1998, ho perso la reputazione e la dignità. Ho perso quasi tutto e ho quasi perso la vita.
Vi faccio un quadro. È settembre del 1998. Sono seduta in un ufficio senza finestre nell'ufficio dell'Office of the Independent Counsel sotto il ronzio di luci fluorescenti. Sto ascoltando il suono della mia voce, la mia voce in telefonate registrate di nascosto che una presunta amica mi aveva fatto un anno prima. Sono lì perché sono stata convocata per autenticare personalmente tutte e 20 le ore di conversazione. Negli ultimi otto mesi, il misterioso contenuto di quei nastri era sospeso sopra la mia testa come una spada di Damocle. Chi può ricordare cosa ha detto un anno prima? Impaurita e mortificata, ascolto, ascolto mentre chiacchiero del più e del meno della giornata; ascolto mentre confesso il mio amore per il presidente, e, naturalmente, il mio strazio; mi ascolto talvolta maligna, talvolta volgare, talvolta stupida, crudele, spietata, rozza; ascolto, vergognandomi profondamente, la peggior versione di me stessa, una persona che non riconosco neanche.
Qualche giorno dopo, lo Starr Report viene reso pubblico al Congresso, tutte le registrazioni e le trascrizioni, quelle parole rubate, ne fanno parte. Che la gente possa leggere le trascrizioni è già abbastanza orrendo, ma qualche settimana dopo, le registrazioni audio vengono trasmesse in TV, e parti significative vengono rese disponibili online. L'umiliazione pubblica è stata straziante. La vita era quasi insostenibile.
Non era una cosa che accadeva regolarmente nel 1998 intendo il furto delle parole e delle azioni private della gente, le conversazioni o le foto, e renderle pubbliche -- pubbliche senza consenso, pubbliche senza contesto, e pubbliche senza compassione.
Dodici anni dopo, nel 2010, i social media sono nati. Il panorama è tristemente più popolato da casi come il mio, che qualcuno abbia fatto un errore o meno, e vale per personaggi pubblici e privati. Le conseguenze per qualcuno sono diventate davvero tremende. (...)

Parliamo tanto del nostro diritto alla libertà di espressione, ma dobbiamo parlare di più della nostra responsabilità nella libertà di espressione. Vogliamo tutti essere ascoltati, ma riconosciamo la differenza tra parlare con intenzione e parlare per attenzione. Internet è l'autostrada dell'identità, ma online, mostrare empatia nei confronti degli altri avvantaggia tutti e aiuta a creare un mondo migliore e più sicuro. Dobbiamo comunicare online con compassione, consumare notizie con compassione, e cliccare con compassione. Immaginate di percorrere i titoli della vita di qualcun altro. 
Vorrei concludere con una nota personale. In questi ultimi nove mesi, la domanda che mi è stata fatta più di frequente è perché. Perché ora? Perché sono rimasta nascosta? Potete leggere tra le righe di queste domande, e la risposta non ha niente a che fare con la politica. La risposta principale è stata ed è: perché è il momento di smettere di girare intorno al mio passato; è il momento di smettere di vivere una vita di disonore; e riprendere in mano la mia vita.
Non si tratta di salvare me stessa. Chiunque patisca vergogna e pubblica umiliazione deve sapere una cosa: si può sopravvivere. So che è difficile. Può non essere indolore, veloce o facile, ma potete insistere su una fine diversa della storia. Abbiate compassione per voi stessi. Meritiamo tutti compassione, e di vivere sia online che offline in un mondo più compassionevole.

»

venerdì 6 marzo 2015

#SPILLI / Vergogna

«Siamo messi così, come uomini: tu, io, poi Carlo Rossella, presidente di Medusa, Fabrizio Del Noce, direttore di RaiUno e responsabile di tutta la fiction. Sono persone che possono far lavorare chi vogliono. Ecco quindi, le ragazze hanno l'idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino. L'unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti, però hanno molto potere.» (Silvio Berlusconi, all'epoca Presidente del Consiglio, telefonata a Gianpi Tarantini, agli atti del processo a Gianpi Tarantini per associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento della prostituzione, dai giornali del 6 marzo 2015.)

Nulla di nuovo.
Come lo schifo già provato in tutti questi anni. 
Eppure, il disgusto si rinnova.
E, per quanto mi riguarda, cresce anche la vergogna. 
Come uomo. Come maschio.
E come cittadino di questo Paese. 
Un Paese dal cui vertice possono venire espressi con tanta ovvia e tranquilla sicurezza disvalori di questo tipo: il potere come strumento per ottenere qualunque cosa. Per ridurre a cosa l'uomo. O la donna in questo caso.
Mercificare le persone. Comprarne la dignità.
Certo, siamo sempre almeno in due. Se qualcuno compra la dignità di qualcun altro, c'è qualcun altro che la vende.
Ma chi ha più potere dovrebbe avere anche più responsabilità. E se poi il potere è pubblico, la Costituzione parla del requisito dell'«onorabilità».
Ma la Costituzione non a caso è ormai considerata un ferrovecchio: che intralcia il fare frenetico, luminoso e progressivo, di rottamatori e innovatori.
E il cinico potrebbe obiettare che non viviamo nel libro dei sogni. 
Può darsi. 
Del resto, a chi da troppi anni è avvolto dalla melma degli incubi, la realtà normale appare come un sogno. Disperato. (mf)