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giovedì 1 ottobre 2015

#LINK / Grecia, quanto ci costano i salvataggi (Nicolò Cavalli)

(...) Altro che perdita, il salvataggio greco rischia di essere un affare. Riconoscere questa realtà contabile potrebbe aiutare a uscire dalle gabbie ideologiche e stimolare riflessioni su soluzioni realistiche alla crisi, volte a rendere sostenibile la posizione finanziaria di Atene all’interno di un’Europa più solidale, dove creditori e debitori capiscano di navigare le stesse acque o, perfino, di essere di fatto la medesima entità.

*** Nicolò CAVALLI, ricercatore e giornalista, Quanto ci costano i salvataggi greci, 'internazionale.it', 30 settembre 2015

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In Mixtura, altri 2 contributi di Nicolò Cavalli qui

giovedì 17 settembre 2015

#RITAGLI / Europa, ferita a morte come la Grecia (Yanis Varoufakis)

(...) [D: Quindi addio alla politica?]
Tutto il contrario. Presto ci sarà un annuncio ufficiale. Il partito Syriza che ho servito non esiste più. Si è smembrato per la nostra capitolazione. Non volendo unirmi a ciò che è emerso dalla frattura, ho guardato là dove anche il problema greco può trovare una soluzione: l’Europa. 

[D: Spieghi meglio]
La Grecia è affondata, ma è l’intera democrazia europea ad essere ferita a morte. A meno che gli europei non capiscano che la loro economia è diretta da pseudo tecnocrati non eletti e non punibili, gente che sta commettendo un errore dopo l’altro, la democrazia continentale rimarrà l’ombra di quello che pensiamo che sia. 

[D: Eppure lei ha sempre creduto nell’euro e nell’Europa] 
Sto lottando con me stesso per continuare a farlo. Aristotele definiva la democrazia come il sistema nel quale governano i poveri, che sono sempre la maggioranza. In questo senso, la sinistra è la custode della democrazia quando non si piega ai pochi potenti che controllano le risorse materiali. Una semplice dose di democrazia liberale nell’Eurogruppo mi sembrerebbe un buon inizio per italiani, greci, spagnoli e tedeschi. (...)

[D: La sconfitta della sua posizione all’Eurogruppo non le è proprio andata giù] 
Alexis Tsipras ed io siamo stati in disaccordo perché lui pensava che il nuovo Memorandum fosse l’unica alternativa al piano Schäuble di cacciare la Grecia dall’Eurozona. Tsipras venne minacciato di un’espulsione così violenta che la parte debole della popolazione avrebbe sofferto in modo indicibile. Quindi capisco come e perché Tsipras è arrivato a scegliere il Memorandum. Ma non sono d’accordo. 

*** Yanis VAROUFAKIS, economista greco, già ministro dell'economia, intervistato da Andrea Nicastro, Crisi Grecia, Varoufakis: «Tsipras? Ha firmato la capitolazione. Io sono libero, ho perso i falsi amici», 'Corriere della Sera', 16 settembre 2015

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Sempre in Mixtura, altri 2 contributi di Yanis Varoufakis qui

martedì 4 agosto 2015

#RITAGLI / Grecia, per non dimenticare (Laura Lambiase Profeta)

C'era una volta un Paese che adottò per primo nella storia del mondo una forma di  governo democratico:  il suo nome era  Atene.

Millenovecentosessantatre Ventisette Maggio, Salonicco, Grecia,
Lambrakis Grigoris, politico, medico e atleta rimane ferito nella piazza in cui si sta tenendo un comizio contro il governo di destra guidato da Kostantinos Karamanlis.
Il ventisette Maggio, dopo tre operazioni, Gregoris Lambrakis muore a seguito delle lesioni cerebrali.
Mikis Theodorakis guiderà un nuovo movimento nato alcuni giorni dalla sua morte “Movimento democratico Giovanile Grigoris Lambrakis”.
Nel millenovecentosessantasette il ventuno di Aprile, dopo vari governi di destra, temendo una sconfitta alle elezioni, Papadopulos, con l'aiuto instancabile della CIA, gioca la carta tristemente vincente della dittatura dei colonnelli.

Dal millenovecentosessantasette al millenovecentosettantaquattro la Grecia è sotto tale dittatura.
Poco più di 40 anni fa.
(...)

Kostantino Costa Gavras dirige nel 1969, a soli due anni dal golpe militare, “Z - l'orgia del potere”, raccontando di quel 23 maggio 1963 in cui Lambrakis fu assassinato. Un film duro, crudo, nervoso, pieno di compassione e dolore. Un film politico, non addolcito mai da esercizi di retorica, impreziosito soltanto dall'enumerazione insensata di un catalogo di divieti.
La giunta militare, oltre alle normali libertà civili e  allo scioglimento dei partiti politici, proibì: “I capelli lunghi, le minigonne, Sofocle, Tolstoj, Mark Twain, Euripide, spezzare i bicchieri alla russa, Aragon, Trotskij, scioperare, le libertà sindacali, Lurcat, Eschilo, Aristofane, Ionesco, Sartre, i Beatles, Albee, Pinter, dire che Sofocle era omosessuale, l'ordine degli avvocati, imparare il russo, imparare il bulgaro, la libertà di stampa, l'enciclopedia internazionale, la sociologia, Beckett, Dostojevskij, Cechov, Gorki e tutti russi, il “chi è?”, la musica moderna, la musica popolare, la matematica moderna, i movimenti della pace, e la lettera  “Z “ che vuol dire “ è vivo” in greco antico”.

Nel duemilaquindici un ateniese, nato nell'anno in cui la dittatura ha fine, vince le elezioni politiche del suo paese: la Grecia.
Il suo nome è Alexis Tsipras e il suo partito Syrisa. Parla al popolo greco di orgoglio, che il tempo dei sacrifici è finito, che i greci sono stati depredati, non solo dei loro piccoli e poveri averi, ma soprattutto dei loro diritti, della loro dignità, della loro storia, della loro democrazia.
Democrazia già tante volte rinnegata e tradita.
Alexis racconta storie di solidarietà, di rivoluzione pacifica, di sorgenti di acqua pura che ridarà linfa ad un paese desertificato.
Novello Lambrakis viene anch'egli sacrificato in nome di un diverso potere politico.
Non più rozzi colonnelli, non più destre manganellatrici, non più divieti inconsistenti.
C'è un'altra ben più subdola dittatura, la Dittatura Finanziaria di un Capitalismo estremo, senza più rivali, che  ha a cuore un solo proposito: riportare la società ad un medioevo di ricchi padroni e di umili servi.
“Zeta” =  E' vivo. 

Nonostante tutto il popolo Greco è ancora vivo.

*** Laura LAMBIASE PROFETA, giornalista, Il cielo può attendere. Ue, l'orgia del Potere. Per non dimenticare, 'caosmanagement', n. 99, luglio 2015

LINK articolo integrale qui

lunedì 20 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Grecia, sul lettino dello psicoanalista (Lorenzo Salvia)

«L'altro giorno una paziente mi ha raccontato un sogno. Lei era su una collina, in lontananza vedeva una coppia a passeggio mano nella mano». 
Come l'ha interpretato, dottore? 
«La vita è bella ma non per me. Ha presente quella canzone di Gershwin, But not for me? La-la-la-la-la-laaaa. La cosa interessante è un'altra, però». 
Quale? 
«La nonna di quella signora era partigiana, e questo spiega la collina. Tutta la famiglia era dovuta scappare in Urss, tra mille sacrifici. Insomma, la mia paziente ce l'ha sempre avuta con la nonna. Ma è riuscita ad ammetterlo solo adesso». 
Sdraiarsi sul lettino del dottor Savvas Savvopoulos significa far entrare in analisi un Paese che non riesce a uscire dalla crisi. Significa vedere lì sul soffitto tutte le crepe che un trauma lungo sei anni può aprire nelle famiglie, tra gli amici, nella vita intima delle persone. 
«E' incredibile - racconta lo psichiatra e psicanalista, membro della Hellenic Psychoanalyitical society - come la crisi abbia riattivato antichi conflitti che altrimenti sarebbero rimasti sepolti. Ora i miei pazienti vanno più in profondità, nel proprio animo e nel proprio passato».
Ma non c'è qualcosa di schizofrenico nel ballare in piazza tutta la notte per festeggiare il no e la mattina dopo mettersi in fila al bancomat? 
«No, affatto. Le racconto il sogno di un altro paziente. Lui passa davanti a una banca, c'è una rapina. Ha in tasca un cellulare e una pistola, ma non usa nessuno dei due. Si sdraia a terra e aspetta che i rapinatori vadano via». 
Questo è più difficile da interpretare. Dalla finestra si sentono i grilli, il dottor Savvopoulos sorride: «Piuttosto che morire ogni giorno con un memorandum dopo l'altro, meglio stare tranquilli. Al limite torneremo a vivere in campagna: era noioso ma nessuno si uccideva perché non aveva da mangiare».
Poi c'è la «prevalenza del no», il valore del rifiuto nella cultura dei greci. Ancora adesso qui si celebra il 28 ottobre 1940, quando Atene disse oxi a Mussolini, che aveva chiesto di far entrare le sue truppe. 
«Ma c'è una storia ancora più importante. Conosce Missolungi? E' un paesino, all'inizio dell'800 era assediato dai turchi. Gli abitanti fecero saltare in aria tutto con la dinamite. Pur di non darla vinta ai turchi preferirono morire. Più no di così...». 
Dottore, nei sogni dei suoi pazienti c'è mai la Germania? 
«Un signore aveva sognato di sparare a un soldato tedesco. Ma era prima della crisi. Con loro non abbiamo mai avuto un buon rapporto». 
Fuori dalla porta c'è un altro paziente, è ora di andare. 
«Gli uomini non sono spaventati dalle cose che vedono ma da come le vedono». 
Questa non è del dottor Stavvopoulos ma di Galeno, vissuto qui due mila anni fa. Anche la psichiatria, come tante altre cose, è nata in questa terra. E si vede. 

*** Lorenzo SALVIA, giornalista, La crisi dal lettino dello psicoanalista: "Dottore, ho sognato una rapina in banca", 'Corriere della Sera', 9 luglio 2015, qui

#RITAGLI / Grecia, nessuno crede a questo accordo (Yannis Varoufakis)

[D: Ha ricevuto molte critiche per le sue decisioni che hanno ritardato l’accordo…]
La Grecia era già in bancarotta prima che arrivassimo noi di Syriza al governo, quello che è avvenuto dopo è stata una scelta politica per ribaltare la nostra elezione. Le decisioni della Bce ci hanno messo in un angolo dal primo giorno. Nonostante i grandi sforzi che abbiamo fatto questi sono stati cinque mesi di non negoziati. Non erano interessati a trovare un accordo, volevano solo farci cadere o umiliarci forzandoci ad arrenderci. È stata una mossa dittatoriale nel contesto dell’Unione europea. Penso che il modo in cui siamo stati trattati, nonostante avessimo proposte estremamente moderate, è stato un colpo per il concetto d’integrazione europea. L’Unione europea è andata contro la sua storia e ha ucciso la sua anima.

[D: Non pensa di avere delle responsabilità? Non ha dei rimorsi?]
Assolutamente no. Tutti facciamo degli errori, ma noi siamo le vittime. Le istituzioni ci hanno maltrattato e soffocato finché non ci siamo arresi. Il governo non ha fatto nulla per contribuire alla recessione economica, dovuta alla mancanza di liquidità. Questa è stata imposta politicamente, per sabotare l’unico governo europeo che si alzato in piedi contro l’irrazionalità macroeconomica e l’inumanità sociale.

[D: Il risultato è la creazione di nuovo debito. Ora ci sono margini per chiedere un taglio di questo debito?]
No, chi dice questo non ha guardato a cosa è successo. Nel 2010 lo Stato greco è diventato insolvente. I poteri europei hanno deciso che la soluzione fosse, con nuovi prestiti, la creazione del più grande debito dell’Eurozona, con il paese più insolvente, a condizione di un’austerità crescente. Questo ha fatto diminuire l’avanzo primario, con il quale avremmo dovuto pagare i vecchi e i nuovi debiti. E da qui la catastrofe. Noi dal primo giorno abbiamo chiesto una cosa sensata, né di destra né di sinistra: il debito andava ristrutturato.

[D: Tsipras si è sbarazzato di lei?]
Non si è voluto sbarazzare di me. Si è reso conto di avere una pistola puntata e poteva scegliere se essere giustiziato o arrendersi. Ha deciso che la seconda possibilità era la strategia migliore. Ero in disaccordo e mi sono dimesso. Ma capisco in che difficile situazione si trovasse, per questo siamo uniti. Tutto quello che stavamo chiedendo era un’opportunità per riformare il nostro paese.

[D: C’è stato un rimpasto di governo. C’è ancora qualcuno nell’esecutivo che condivide il suo punto di vista, ossia che non approva il programma dei creditori?]
Nessuno crede in questo accordo. So che Tsipras non crede in questo programma imposto al governo. Un programma che lo stesso premier ha descritto come catastrofico. È un giorno triste quello in cui un governo democraticamente eletto viene messo davanti alla possibilità di non vedere mai più riaprire le banche se non accettando delle riforme fiscali che non hanno alcun senso.

[D: Il primo ministro non ha voluto i tecnici nel governo, sarebbero stati utili per implementare questo programma?]
Questa domanda non ha senso. Non ci sono misure tecniche che possano far funzionare un programma non attuabile. Possono esserci ingegneri e fisici che lavorano contro la gravità, ma la gravità vincerà sempre. Questo programma fallirà, non importa chi lavorerà alla sua realizzazione. Di fatto è già fallito. Estendere la crisi nel futuro e pretendere che sia risolta è irrazionale. Neanche il ministro tedesco Wolfgang Schäuble crede in questo programma. Il Fondo monetario internazionale non ci crede e prevede che il debito salirà al 200%. L’accordo c’è stato imposto per vendetta. L’Europa non ha riconosciuto i propri errori e ha continuato a spingere per un programma sapendo già che è fallito.

[D: Si sente di dovere delle scuse ai greci per le sue decisioni?]
Il 61,5% ha votato con me, per il No a questo accordo.

[D: Ci sono state proteste negli ultimi giorni, in molti non capiscono perché hanno votato No al referendum…]
Io mi sono dimesso la notte del referendum, perché il governo ha sbagliato non utilizzando il risultato per far pressione sui creditori. Capisco però Tsipras e i miei colleghi che hanno alzato le mani e accettato l’accordo. Non sono più rivoluzionario di Tsipras, né lui di me, è stata una scelta difficile. Gli europei dovrebbero essere molto infelici per quanto è stato fatto a un piccolo e orgoglioso paese che ha sofferto per cinque anni e che sarà costretto a soffrire ancora per molto. Una cosa che non ha nulla a che fare con il rendere l’Europa un posto migliore dove vivere.

[D: Siete stati puniti per quanto potrebbe avvenire alle elezioni in Portogallo, Spagna e Irlanda?]
È una buona domanda, ma preferisco non commentare.

[D: Cosa farà in futuro? Tornerà alla vita che faceva prima?]
Mi sono dimesso perché il governo non era pronto a dare forza al No arrivato dal referendum. Sono un deputato e sono qui per restare e il mio ruolo verrà più che rinforzato da questi eventi. Ci sono 140mila persone che hanno votato per me, penso di essere il parlamentare più votato di tutta Grecia nelle ultime elezioni. Glielo devo, resterò qui, devo combattere per la causa greca e per il 61,5% che ha votato No al referendum.

[D: Lo farà restando in Syriza o creerà un nuovo partito?]
Certamente con Syriza.

*** Yannis VAROUFAKIS, ex ministro greco delle Finanze, intervistato da Cosimo Caridi, Grecia, parla Varoufakis: “Nessuno crede a questo accordo. Tsipras si è arreso, io resto e combatto per la causa del Paese”, da 'Il Fatto Quotidiano', 19 luglio 2015, qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Yannis Varoufakis qui

martedì 14 luglio 2015

#VIGNETTE / Grecia (Bucchi, Biani)

Massimo BUCCHI
Fiducia, 'la Repubblica', 14 luglio 2015

° ° °

Mauro BIANI
Europa, blog 'maurobiani.it', 13 luglio 2015

° ° °

Mauro BIANI
Grecia, il manifesto', 14 luglio 2015

° ° °

Mauro BIANI
Schauble, il manifesto', 12 luglio 2015

#RITAGLI / Grecia, cosa ci insegna la sconfitta di Tsipras (Samuele Mazzolini)

Dopo l’ultimo, fatale e folle attacco tedesco contro la Grecia, vi sono ormai prove inconfutabili – persino per i commentatori più cauti e conservatori – che evidenziano la superbia di una potenza neobismarkiana che, contro ogni logica economica, decide di umiliare e strangolare un Paese già in frantumi. Sarebbero potute andare altrimenti le cose? Il vero compito di oggi è, a mio avviso, quello di andare al di là del mantra consolatorio e singhiozzante che suggerisce impotenza e rinvia la lotta a giorni migliori. (...)

Per renderci conto delle proporzioni dell’errore politico, è fondamentale tener conto di queste tre probabili conseguenze avverse: 
1. La perpetuazione della recessione economica in Grecia e con essa l’incapacità di scrollarsi di dosso il giogo del debito. Così, è prevedibile che le condizioni di vita dei greci peggiorino ulteriormente in una spirale destinata a durare anni; 
2. La crisi politica in Grecia, con la formazione di una nuova maggioranza di centro in Parlamento e l’esplosione di Syriza; 
3. Come corollario del punto precedente, la diffusione della disillusione tra le forze politiche progressiste anti-austerità europee che vedranno considerevolmente ridotte le proprie possibilità di successo. Sconfitte di questo tipo spesso generano onde di frustrazione recuperabili solo dopo molto tempo. In questo senso, il fallimento di Syriza potrebbe influenzare negativamente le possibilità elettorali di Podemos.

In realtà, in molti avevano previsto l’esito della strategia di Tsipras negli ultimi mesi ed è di fronte a questa conferma empirica che è doveroso soffermarsi. Il premier greco pensava che arrivando al tavolo dei negoziati sospinto da un forte mandato popolare, i creditori avrebbero allentato la morsa, cedendo perlomeno ad alcune delle richieste greche, alleviando così l’austerità e procedendo ad una ristrutturazione del debito. Entrare seriamente in una contrattazione comporta presentarsi con una carta attraverso cui minacciare la controparte; in caso contrario, la contrattazione perde di senso. La Grecia invece si è limitata a condurre una negoziazione con le suppliche e le ragioni accademiche, per quanto tutte a suo favore. Tutta la questione ruota attorno all’Euro: all’interno del suo perimetro, sono stati i creditori a poter costantemente minacciare una crisi di liquidità e il blocco del finanziamento del governo di Atene.

*** Samuele MAZZOLINI, analista politico, Grecia, cosa ci insegna la sconfitta di Tsipras, 'ilfattoquotidiano.it', 13 luglio 2015

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#RITAGLI / Grecia, lo stupro (PierGiorgio Gawronski)

La prima amara sorpresa di questo week end è stato un articolo di Varoufakis sul Guardian, in cui l’ex ministro delle Finanze di Tsipras rivela che la Grecia non ha un piano B in caso di mancato accordo con i creditori. (...)

La seconda amara sorpresa, di ieri, è infatti l’assurda lista di richieste totalmente distruttive che l’Eurogruppo ha subito presentato alla Grecia. Essa fa strame di qualsiasi parvenza di dignità e sovranità nazionale, e cancella ogni possibilità di ripresa in Grecia. Non solo l’austerità riprenderebbe su vasta scala e per un orizzonte del quale non si vede la fine. Non solo alla Grecia viene dettato un particolare assetto socio-economico senza lasciarle neppure la scelta delle virgole. Non solo non si offre ancora, in cambio, alcuno sconto sul debito (impagabile), trattandosi di pre-condizioni per future trattative. Ma anche tutti gli asset principali dello Stato greco verrebbero espropriati, a saldo (“a garanzia”) di una quota di debito, tolta la quale il debito resterebbe insostenibile e i greci ‘schiavi’ dei creditori. (...)

Ma l’Eurogruppo a trazione tedesca rifiuta ogni responsabilità per le politiche depressive impartite. Dare tutta la colpa ai greci serve a proteggere l’ideologia dominante: se le cose vanno male non è colpa nostra. Ed a manipolare l’elettorato: fingono di difendere i nostri soldi mentre li gettano via in malo modo.

La violenza continuerà anche oggi? La Bce ci pensi. È l’unica in grado di stampare moneta in Europa; ma proprio per questo ha il dovere di farlo: nessuna economia moderna funziona senza. Deve farlo in particolare nelle occasioni tassativamente indicate dal Trattato sull’Ue: come all’art. 127 c.2 tr. 4°; e c.5; che in questo momento riguardano la Grecia. Non farlo significa bloccare l’intera economia greca, e fare un colpo di stato in Europa. Qui si gioca la vera partita, e qui le conseguenze saranno devastanti. Dobbiamo prendere atto che le nazioni debitrici dell’Eurozona sono alla completa mercé dei creditori; e questo grazie alla violazione dell’Art.7 Statuto Bce: la quale subordina la sua collaborazione monetaria con la nazione debitrice alla soddisfazione delle istanze dei suoi creditori. Se questo comportamento perdura, il governo greco dovrebbe ritrovare dignità, coraggio, e fiducia, ed uscire immediatamente dall’Euro.

*** PierGiorgio GAWRONSKI, economista, Grecia, lo stupro, 'ilfattoquotidiano.it', 13 luglio 2015

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martedì 7 luglio 2015

#LINK / Grecia, l'immagine di Tsipras che appanna Renzi (Giovanna Cosenza)

(...) Parlo di immagine, naturalmente, non di politica e strategie, parlo cioè di corpo, espressioni del volto, posture, gesti, toni di voce, abiti, e di tutte le foto e i filmati che li riportano sui media. Parlo però di qualcosa che contribuisce pesantemente al fatto che le persone simpatizzino o meno per qualcuno, stiano da una parte o dall’altra, votino per questo o quello. Non sono sciocchezze dunque, checché ne dica e pensi chi si illude di prescindere da queste cose nelle sue scelte. Alla fine Varoufakis si è dimesso, e resta Tsipras, a contrastare Renzi. E allora guardiamola in dettaglio, la sua immagine (...)

Detto questo, torniamo per un momento a Varoufakis, che alla fine si è dimesso: era il più macho di tutti, con la pelata, i muscoli e la moto rombante, ed era addirittura riuscito a superare a destra la camicia bianca, portandola fuori dai pantaloni, come ieri quando ha votato, o sostituendola con una t-shirt in conferenza stampa, alla faccia di ogni etichetta. Fa caldo e me ne frego, sembrava dire. E il bel gesto di dimettersi? Niente male, in termini di comunicazione: implica dedizione alla causa, non attaccamento alla poltrona, solidarietà nei confronti di Tsipras, capacità di lavorare in squadra. Pregasi confrontare con l’attaccamento alla poltrona dei politici nostrani.

*** Giovanna COSENZA, docente di semiotica, Grecia: come l’immagine di Tsipras può appannare quella di Renzi, blog 'ilfattoquotidiano.it', 6 luglio 2015

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Sempre nel blog, altri 2 contributi di Giovanna Cosenza qui

#RITAGLI / Grecia, Troika e cultura neoliberista (Richard Sennett)

«Ogni giorno che passa dimostra come le élite politiche e burocratiche europee siano del tutto cieche sia sulle cause della crisi economica greca sia sulle sue possibili soluzioni. Sono abbagliate dalla stessa ideologia che nel 2008 ha portato alla crisi dei mutui sub-prime negli Stati Uniti: il neoliberismo. Ancora una volta si bada al guadagno di breve termine e non si scorgono gli effetti di lungo periodo delle proprie scelte. Evidentemente, sbagliando, non sempre si impara ». 

[D: Professor Sennett, che cosa sarebbe l’Europa senza la Grecia?]
«L’eventuale uscita della Grecia dall’eurozona non implicherebbe soltanto delle gravi ripercussioni sul piano economico. Avrebbe anche e soprattutto un immenso significato simbolico. Al netto della complessità e delle differenze, l’Unione europea ha senso soltanto come progetto politico ben radicato in una cultura condivisa. E la radice di questa cultura non può che essere la Grecia e l’idea di democrazia. Se l’Europa lo dimentica, è fatale che finisca in mano a banchieri e burocrati». 

[D: Se siamo arrivati a questo punto, però, una parte di responsabilità grava anche sui governi greci…]
«È vero, ma secondo me oggi il vero problema non è tanto il debito, che in termini assoluti sarebbe stato facilmente gestibile dalla Ue. Il vero problema, quello che ci ha condotto fin qui, sono la Troika e la cultura neoliberista che porta avanti. Il capitalismo finanziario mette in ginocchio non più soltanto il lavoro, ma anche la politica. Al punto che gli Stati rischiano di fallire come un’azienda qualsiasi. Per scongiurare quest’esito, dal 2010 la Grecia sta attuando le ricette imposte dal Fondo Monetario e il risultato è chiaro a tutti: un’economia ancora più depressa». 

[D: Non ritiene che il premier greco, convocando il referendum, sia venuto meno alle proprie responsabilità?] 
«No. Credo invece che il referendum rappresenti sempre, e tanto più in questo caso, una positiva occasione di esercizio della sovranità popolare. Non mi faccio illusioni sulle conseguenze del voto. So bene che se vincesse il “no” e la Grecia uscisse dall’eurozona, i cittadini greci incorrerebbero in una fase di sofferenza terribile, simile a quella subita dall’Argentina qualche anno fa. Sarebbe un disastro economico per tutte le fasce sociali, specie per quelle più deboli. Eppure, se io fossi un elettore greco, voterei sicuramente per il “no”. Non è più tollerabile essere comandati da un potere illegittimo. Meglio poveri che sudditi». 

[D: Pensa che le conseguenze politiche ed economiche del voto si faranno sentire anche nel resto d’Europa?] 
«Credo che tutte le economie più fragili dell’eurozona, Portogallo in testa, saranno esposte al rischio di un contagio finanziario. Ma ciò che più mi preoccupa sono i contraccolpi politici di quanto sta accadendo. In Gran Bretagna, ad esempio, un eventuale default greco offrirebbe l’ennesimo argomento a chi sostiene che il progetto dell’Unione Europea è insostenibile. La sfiducia cresce. E allora dopo Grexit, è probabile che esploda il pericolo Brexit».

*** Richard SENNETT, sociologo statunitense, professore alla New York University e alla London School of Economics, intervistato da Guido Azzolini, "Stop alle elite economiche", 'la Repubblica', 5 luglio 2015. Anche qui

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#LINK / Grecia, ora tocca a i creditori (Roberto Marchesi)

(...) Ma non si tratta, come può sembrare ad un semplice esame superficiale, di un furbesco rifiuto dei greci (o degli attuali governanti) ad onorare gli impegni sottoscritti dai precedenti governanti della Grecia, è proprio la cecità di chi crede di risolvere tutti i problemi guardando esclusivamente ai propri interessi (in questo caso i creditori) che ha portato a questa inevitabile conclusione.

Infatti, così come è stata la strampalata costruzione di una siffatta moneta comune (l’euro) a creare il problema di un debito cresciuto in modo esponenziale non solo per colpa dei greci, è matematicamente impossibile che la Grecia possa pagare questo debito sia pure accettando nuovi capitoli di austerità e con qualunque governo salga al potere.

A fare questi calcoli ci ha pensato qualcuno che sicuramente li sa fare, è Krugman, insieme a Simon Wren-Lewis nell’articolo “Austerity aritmetics” di domenica 5 luglio. (...)

*** Roberto MARCHESI, giornalista, saggista, politologo, Referendum Grecia: ora tocca ai creditori trovare un accordo, altrimenti fallisce l’euro, blog 'ilfattoquotidiano.it', 8 luglio 2015

LINK articolo integrale qui

Sempre nel blog, 1 altro contributo di Roberto Marchesi qui

#LINK / Grecia, cosa ci insegna (Diego Fusaro)

(...)
(1) L’opposizione ferma e risoluta contro il sistema europeo dell’egemonia dell’economia spoliticizzata e della Banca Centrale è di già riconosciuto come potenza da tutte le potenze europee. È la prova di quel che già Spinoza diceva nel “Trattato teologico-politico”: l’oppressione e l’asservimento possono essere condotti solo fino a un certo grado; superato il quale, i popoli reagiscono, sentendo calpestato il proprio orgoglio e la propria dignità. È quanto sta avvenendo in Grecia: i Greci ci insegnarono la democrazia più di duemila anni fa. E stanno riprendendo a insegnarcela.

2) La Grecia di Tsipras, con il referendum, ha segnalato chiaramente che è pronta a reagire. Il referendum è sogno uno dei “signa prognostica”: il futuro è aperto, occorre vedere cosa seguirà in concreto dal referendum. Per intanto, constatiamo che c’è stato un segnale forte e chiaro: l’oppressione comincia a essere percepita chiaramente connessa con l’Unione Europea in quanto tale. Frasi fatte come “ce lo chiede l’Europa” e “ci vuole più Europa” si rivelano, allora, per ciò che realmente sono: strumenti di deresponsabilizzazione usati per giustificare l’intensificarsi ogni giorno crescente dell’ordine neoliberista con primato assoluto del mercato sovrano.

È ormai tempo che i partiti d’opposizione al regime neoliberista d’Europa espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze, e che contrappongano alla favola dello spettro del populismo un manifesto del partito stesso, una piattaforma programmatica che – Tsipras sembra averlo colto benissimo – intrecci tra loro i due momenti della lotta per l’emancipazione (la lotta che fu di Marx e di Gramsci) e della sovranità nazionale democratica.
La lotta contro il sistema neoliberista non può non passare, oggi, dalla sovranità nazionale democratica, contro l’internazionale liberal-finanziaria del mercato transnazionale che supera la politica, la democrazia e le decisioni sovrane dei popoli. Quel che è avvenuto in Grecia può costituire un punto di partenza per una svolta epocale. Occorre vedere quali sviluppi ne seguiranno. Il futuro è aperto. Il dogma dell’irreversibilità dell’euro e dell’Unione Europea inizia a scricchiolare. La civiltà europea nacque in Grecia: e dalla Grecia pare poter oggi risorgere.

*** Diego FUSARO, filosofo, Referendum anti-austerità: la Grecia, lo spettro che si aggira per l’Europa, blog 'ilfattoquotidiano.it', 6 luglio 2015

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lunedì 6 luglio 2015

#VIGNETTE / Eureka (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Eureka, 'il manifesto', 6 luglio 2015

#LINK / Il no della Grecia (Angelo d'Orsi)

(...) Ci hanno dipinto i greci come un popolo spendaccione, il figliolo scapestrato della famiglia europea, che aveva dilapidato centinaia di miliardi in pensioni di lusso, in stipendi e regalie; ci hanno imbottito i crani di menzogne clamorose e gravi, e ci è voluto un tardivo Massimo D’Alema a dire fuori dei denti, sia pur in zona Cesarini, che i soldi che l’Europa ha dato alla Grecia in realtà li ha dati alle banche tedesche, innanzi tutto, poi a quelle francesi, e anche un poco, infine, a quelle italiane, mentre l’ineffabile Renzi, tacchineggiando, ripeteva il suo mantra che l’Italia non è come la Grecia, che noi “abbiamo fatto le riforme, e le stiamo facendo” e dunque “non siamo in pericolo”.

In realtà è esattamente l’opposto. Noi siamo in pericolo, non malgrado le “riforme”, ma a causa di esse, che ci stanno togliendo tutte le conquiste realizzate in decenni di lotte, e che vengono chiamate con dispregio “Stato sociale”, o peggio “Stato assistenziale”¬. Siamo in pericolo perché sudditi, non più cittadini in senso pieno, ai quali viene tolto il potere di scelta in scelte istituzionali (ed elettorali) sempre più antidemocratiche all’insegna del leaderismo “decisionistico”; e che subiscono un sistema economico-sociale che accresce anno dopo anno le disuguaglianze. Siamo in pericolo perché l’Europa che blatera di pace si sta armando contro quanti reclamano giustizia, e si impegna sempre più in situazioni foriere di guerre imposte dall’alleato padrone statunitense. Siamo in pericolo perché sottoposti al diktat perennemente vessatorio della solita Germania, che ha imposto la sua moneta, e l’ha spacciata per “moneta europea”: insomma, il marco si è travestito da euro, e la Germania ha realizzato la sua Anschluss (richiamo con questo titolo il bel libro di Vladimiro Giacchè, che tutti dovrebbero leggere). 

Noi popoli d’Europa siamo in pericolo perché l’Unione Europea è fallita, clamorosamente, e se non si vorrà prendere atto del risultato greco, e dei segnali che da tanta parte del Continente giungono incessanti, questo fallimento avrà conseguenze pesanti per tutti: a meno che, cogliendo la palla al balzo, si compia un gesto di coraggio, da parte di Italia, Francia, Spagna, Portogallo, che, accanto alla Grecia, diano vita a una Unione Mediterranea, che avvii un dialogo intenso e proficuo con le genti del Nordafrica, e del Medio Oriente, disinnescando così altri conflitti, e forse mettendo fine alla risposta disperata del terrorismo. (...)

*** Angelo D'ORSI, 1947, storico, docente di storia delle dottrine politiche, Un no che viene dal cuore d'Europa, 'Micromega on line', 5 luglio 2015

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#SENZA_TAGLI / Grecia, la dignità ha sconfitto la paura (Paolo Flores d'Arcais)

La finanza tossica internazionale e il cancelliere tedesco hanno cercato di rovesciare il governo democratico greco. Questa era la reale posta in gioco del referendum. Sono stati sconfitti. Volevano rovesciare Tsipras per dare una lezione anticipata ai democratici spagnoli che a novembre forse troveranno il coraggio di scegliere con Podemos una strada di democrazia coerente.

Quanto tentato dai finanzieri e dalla signora Merkel si chiama, se vogliano evitare eufemismi, un tentativo di golpe bianco. Una maggioranza di greci dalle dimensioni inaspettate lo ha sventato col suo OXI, la dignità ha sconfitto la paura. Da domani, inutile farsi illusioni, il tentativo di assoggettare irreversibilmente l'Europa ai croupier del gioco di borsa riprenderà in piena sintonia con la maggior parte dei governi e con le istituzioni comunitarie. Vedremo fino a che punto si allineerà anche il governo francese del "socialista" inconsistente Hollande. 

Dopo la vittoria della democrazia greca alcune cose sono comunque definitivamente chiare. È del tutto insensato continuare con l'omelia dei Delors, Habermas e Cohn-Bendit secondo cui il problema è il deficit di legittimazione democratica delle istituzioni europee. Se il parlamento di Strasburgo avesse i poteri della Camera dei comuni, del Bundestag o dell’Assemblea Nazionale, ad avere la fiducia e governare l'Europa nella pienezza dei poteri sarebbe oggi la destra più becera e autoritaria. A dimostrazione che la democrazia non si riduce e non coincide con libere elezioni. Queste ultime sono un irrinunciabile strumento della vita democratica, ma come fin troppe volte è stato dimostrato nelle vicende storiche, il suffragio può servire anche a sopprimere la democrazia.

Istituzioni democratiche possono nascere in Europa solo a partire da una Costituzione che fissi i diritti imprescrittibili di ogni cittadino, che nessuna maggioranza può schiacciare, e che non possono ridursi a quelli della tradizione liberale classica, e meno che mai a quelli liberisti, ma devono comprendere inalienabili diritti sociali, sindacali, ecologici, "roosveltiani", incompatibili con la sovranità del mondo finanziario.

Senza un accordo preliminare su tali valori l'Europa non è una conquista da difendere ma un fallimento da archiviare al più presto studiando la via della dissoluzione della comunità la meno tragica possibile (e non sarà facile).

Tsipras ha intanto il dovere di fare "qualcosa di sinistra" che pure aveva promesso. Non ci sono tracce di una lotta spietata alla grande evasione fiscale, agli indecenti privilegi degli armatori, alle micidiali sperequazioni tra i quartieri dorati del lusso più sfrenato e una povertà che talvolta ha scene da immediato dopoguerra. Solo una politica di grande redistribuzione delle ricchezze può salvare l'Europa, e la Grecia per prima.

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, direttore di 'MicroMega', La dignità ha sconfitto la paura, 'micromega on line', 5 luglio 2015, qui

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domenica 5 luglio 2015

#RITAGLI / Grecia, la democrazia e noi (Marco Travaglio)

(...) Il fatto è che nessuno sa cosa accadrà alla Grecia e all’Europa se vincerà il Sì o il No, e neppure se Atene uscirà dall’area euro o se vi resterà nelle condizioni date. Chi dice di saperlo è un impostore, perché una sola cosa è certa sulla crisi greca, anzi europea: che nessuno sa nulla con certezza. Ed è molto più onesto riconoscerlo socraticamente: so di non sapere. Quel poco che sappiamo, però, è che il referendum – per quanto controverso possa essere su una materia così incandescente – è una lezione di democrazia. Antidemocratico è chi pretende di impedirlo, o addirittura di usarlo per cambiare da migliaia di chilometri di distanza gli assetti politici della Grecia usciti pochi mesi fa da elezioni democratiche. Ne dovremmo sapere qualcosa noi italiani, che dal 2011 siamo governati da premier che mai si sono candidati a quella carica (Monti, Letta e Renzi) e due anni fa abbiamo votato contro le larghe intese.

Abbiamo punito i partiti che le avevano sostenute (-6,5 milioni di voti al Pdl, -3,5 milioni al Pd, un misero 9% alla Lista Monti, i 5Stelle dallo 0 al 25%) e ce le siamo ritrovate tali e quali, prima col governo Letta poi col Patto del Nazareno, con la benedizione di Napolitano incredibilmente rieletto con la kryptonite di superpoteri extraparlamentari ed extranazionali. Invece ci siamo abituati, se non rassegnati, all’idea che la democrazia sia un lusso che non possiamo più permetterci. E ci lasciamo fare di tutto da un governo di minoranza che nessuno immaginava nel 2013 e sta in piedi solo grazie alla coalizione Pd-Sel subito sciolta,ma servita a fare scattare il premio di maggioranza poi cancellato dalla Consulta perché incostituzionale;e che,ciò malgrado,si permette addirittura di riformare la Costituzione, la legge elettorale,lo Statuto dei lavoratori e la scuola. (...) 

*** Marco TRAVAGLIO, giornalista e saggista, Via via la democrazia, 'Il Fattor Quotidiano', 3 luglio 2015

sabato 4 luglio 2015

#LINK / Grecia, è ora di decidere (Stathis Kouvelakis)

(...) Se vincerà il no in modo netto (scenario che al momento appare probabile anche se non certo) è inevitabile un’escalation del conflitto con l’Unione europea e con la classe dominante all’interno del paese. La Grecia si è già rifiutata di pagare il Fondo monetario internazionale a giugno, e un default formale sarà dichiarato entro trenta giorni. La liquidità e le armi valutarie saranno usate con maggiore decisione. La Banca centrale europea e il Fondo europeo di stabilità finanziaria chiederanno il saldo immediato dei debiti, e a quel punto per Syriza arriverà il momento della “grande decisione”.

Una vittoria del no esalterebbe i movimenti di iniziativa popolare, ma ancora non possiamo dare nulla per scontato. Il risultato finale scaturirà dalla grande battaglia in corso.

*** Stathis KOUVELAKIS, politologo e dirigente di Syriza, In Grecia è il momento di decidere, 'internazionale.it', 3 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui


#SENZA_TAGLI / Grecia, e la voce dell'Europa? (Giovanni De Mauro)

Ci sono numeri che riassumono con una certa efficacia i paradossi della crisi greca. La Grecia vale l’1% del pil complessivo dei paesi della zona euro e il 3% del debito totale: dal punto di vista economico è un problema “sostanzialmente marginale”, ha scritto Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore. O tale dovrebbe essere.

Nella giornata di lunedì 29 giugno, preoccupate da quello che succedeva ad Atene, le borse europee hanno perso il 2,69%, che equivale a 287 miliardi di euro. Poco meno di quanto la Grecia deve ai suoi creditori (322 miliardi). Ma c’è un altro fatto che indica piuttosto bene la dimensione del fallimento del progetto europeo, almeno finora.

Nel momento in cui l’Unione e la sua moneta attraversano una crisi difficilissima, che mette in discussione la loro stessa sopravvivenza, ogni paese è rinchiuso nella sua bolla. Non c’è modo di sapere come la pensano gli altri. Che si dice in Francia, in Germania o in Finlandia? Cosa propongono spagnoli, austriaci o olandesi? Che vogliono estoni, irlandesi o sloveni?

Non c’è un vero dibattito europeo, in cui voci e punti di vista diversi riescano a concorrere alla formazione di un’opinione pubblica europea. Ogni confronto è demandato ai vertici istituzionali, ai leader nazionali, ai capi di stato e di governo. Più che inascoltata, la voce dei cittadini europei non trova una lingua comune e resta inespressa.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Internazionale, Voce, 'internazionale.it', 3 luglio 2015, qui

#FOTO / Grecia, il pensionato in lacrime

 

° ° °

Grecia, Tessalonica, davanti a una banca. 
Un anziano in attesa di ritirare la pensione piange disperato. 
Un manager della banca e un poliziotto tentano di tranquillizzarlo.


LINK, altre 4 foto, 'la Repubblica', 3 luglio 2015, qui

venerdì 3 luglio 2015

#LINK / Grecia e Tsipras, il bivio (Diego Fusaro)

(...) La vicenda della Grecia e della proposta di referendum ci insegna che il sistema eurocratico sta crollando. Certo, faranno di tutto per impedire l’uscita della Grecia dall’Eurozona: non tanto per ragioni economiche (ché la Grecia, in fondo, è poca cosa rispetto ad altri Paesi economicamente più importanti), quanto piuttosto per ragioni simboliche. Se la Grecia uscisse, ciò costituirebbe un esempio per gli altri popoli della sventurata Europa. Sarebbe, di più, la prova che la retorica dell’irreversibilità dell’euro e dell’Unione Europea è solo un’ideologia che dichiara intrasformabile l’esistente al solo scopo di renderlo tale. (...)

Giova ricordare ciò che di per sé è arcinoto (con Voltaire, occorrerà ripetersi finché non si sarà capiti): l’Unione Europea segna la provvisoria vittoria del neoliberismo e dei dominanti nella lotta di classe (oggi riconfigurata come massacro di classe, in cui i dominati subiscono in silenzio), come peraltro limpidamente emerge da quelle che, con diritto, possono essere considerate le sue tre principali tendenze economico-politiche: a) l’abbassamento del debito tramite drastiche privatizzazioni e continui tagli alla spesa pubblica; b) la lotta in nome della competitività esterna, in senso globalista e mercatista, con annesso abbassamento dei costi del lavoro e dei salari per poter reggere il confronto con le altre realtà e con i Paesi emergenti; c) l’incessante ricorso a “manovre” (Renzi è uno specialista in ciò), “aggiustamenti strutturali” e “riforme”, praticate sulla carne viva della popolazione agonizzante e sempre a vantaggio del “finanzcapitalismo” (Luciano Gallino).(...) 

“Spezzeremo le reni alla Grecia!”, esclamò a suo tempo Benito Mussolini. Per una imprevedibile e beffarda ironia della storia, lui non ce la fece: vi è, invece, riuscito in pieno il mercato finanziario oggi pudicamente chiamato Europa. È bene, di tanto in tanto, tornare a volgere lo sguardo alla Grecia, alle “tragedie nell’etico” (Hegel) che lì si consumano grazie alla giunta militare di tipo economico della Troika. Ed è bene farlo, perché la Grecia rappresenta la verità dell’Europa, il futuro che attende, presto o tardi a seconda dei casi, gli sventurati Paesi che hanno firmato la loro condanna a morte entrando nella dittatura della moneta unica e di un’unione che, dimentica dei valori europei, ha come unici valori di riferimento la crescita dei profitti e il “fiscal compact”.

*** Diego FUSARO, filosofo e saggista, La Grecia di Tsipras al bivio, 'ilfattoquotidiano', 30 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre nel blog, altri 4 contributi di Diego Fusaro qui e 1 mia recensione al suo libro su Gramsci qui