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giovedì 7 luglio 2016

#MOSQUITO / Immagine, Pericle insegna (Eva Cantarella)

«Pericle - racconta Plutarco - per evitare di stancare il popolo standogli continuamente davanti, si pre-sentava a lui ad intervalli, non parlava su ogni argomento, né partecipava a ogni adunanza. Come dice Critolao, egli si teneva di riserva per le grandi necessità, come la trireme sacra, la Salaminia» (un'imbar-cazione sacra, che gli ateniesi usavano solo in via eccezionale). Pericle dunque, molto saggiamente, non voleva inflazionare la sua immagine (Plut., Pericle, 7, 7). Il popolo di cui parla, che temeva di stancare, erano ovviamente i cittadini ateniesi riuniti nell'assemblea popolare (ekklesia), alla quale tutti avevano diritto di partecipare e di prendere la parola: un diritto, questo (la famosa parrhesia) che - ritenevano gli ateniesi - li distingueva da coloro che, vivendo in altre e diverse comunità, non erano dei cittadini, bensì dei sudditi. 

Saggia decisione, quella di Pericle: un politico non dovrebbe mai inflazionare la sua immagine. Chissà come si sarebbe comportato oggi, quando - da questo punto di vista - alle riunioni dell'assemblea popolare possiamo paragonare i talk show. Quel che vien fatto di pensare, comunque, è che sono veramente pochi i politici odierni (e i loro spin doctors) che condividono l'opinione di Pericle. 

*** Eva CANTARELLA, 1936, giurista e saggista, Pericle insegna: nessun politico deve inflazionare la propria immagine, rubrica ‘vanitas’, ‘Corriere della Sera’, 25 maggio 2013.

martedì 7 luglio 2015

#LINK / Grecia, l'immagine di Tsipras che appanna Renzi (Giovanna Cosenza)

(...) Parlo di immagine, naturalmente, non di politica e strategie, parlo cioè di corpo, espressioni del volto, posture, gesti, toni di voce, abiti, e di tutte le foto e i filmati che li riportano sui media. Parlo però di qualcosa che contribuisce pesantemente al fatto che le persone simpatizzino o meno per qualcuno, stiano da una parte o dall’altra, votino per questo o quello. Non sono sciocchezze dunque, checché ne dica e pensi chi si illude di prescindere da queste cose nelle sue scelte. Alla fine Varoufakis si è dimesso, e resta Tsipras, a contrastare Renzi. E allora guardiamola in dettaglio, la sua immagine (...)

Detto questo, torniamo per un momento a Varoufakis, che alla fine si è dimesso: era il più macho di tutti, con la pelata, i muscoli e la moto rombante, ed era addirittura riuscito a superare a destra la camicia bianca, portandola fuori dai pantaloni, come ieri quando ha votato, o sostituendola con una t-shirt in conferenza stampa, alla faccia di ogni etichetta. Fa caldo e me ne frego, sembrava dire. E il bel gesto di dimettersi? Niente male, in termini di comunicazione: implica dedizione alla causa, non attaccamento alla poltrona, solidarietà nei confronti di Tsipras, capacità di lavorare in squadra. Pregasi confrontare con l’attaccamento alla poltrona dei politici nostrani.

*** Giovanna COSENZA, docente di semiotica, Grecia: come l’immagine di Tsipras può appannare quella di Renzi, blog 'ilfattoquotidiano.it', 6 luglio 2015

LINK  articolo integrale qui

Sempre nel blog, altri 2 contributi di Giovanna Cosenza qui

lunedì 6 aprile 2015

#RITAGLI / Cultura dell'immagine e piattezza del presente (C. Carena)

Si sono create figure spettacolari ma culturalmente inconsistenti. Viviamo di impressioni epidermiche. La prevalenza dell'immagine mi spaventa. Ci rende personaggi distorti, irreali, impalpabili. E soprattutto senza verifica. Le mie sono constatazioni di un uomo che vive appartato. Questo destino forse avrà in futuro i suoi valori, ma oggi si trasmette nella piattezza del presente.

[D: Le pesano i suoi novant'anni?]
No, per nulla. Ma a volte mi insospettiscono. «I vecchi», è sempre La Rouchefoucald a ricordarcelo, «amano dare buoni precetti per consolarsi di non essere più in grado di dare cattivi esempi».

*** Carlo CARENA, 1925, classicista, docente, traduttore, già direttore editoriale Einaudi, intervistato da Antonio Gnoli, giornalista e saggista, «Carlo Carena. E' in un piccolo mondo classico che ho cercato la mia felicità», rubrica 'straparlando', 'la Repubblica', 5 aprile 2015.