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martedì 1 novembre 2016

#MOSQUITO / La dignità dei caratteri, ciò che la distrugge (Massimo D'Azeglio)

Il bisogno, l'incertezza dell'avvenire, la malleabilità delle leggi e de' tribunali, a seconda de' casi e delle persone; gli arbitrî, le prepotenze distruggono l'indipendenza, la dignità de' caratteri. Il servilismo, la duplicità divengono un istrumento del saper vivere; ed il vivere alla giornata e di transazioni, diventa la trista e inevitabile condanna di una parte così numerosa e rispettabile della popolazione, sulla quale pesano quasi egualmente le due classi privilegiate, il clero e l'aristocrazia.

*** Massimo D'AZEGLIO, patriota, politico, scrittore, pittore, 1798-1866, I miei ricordi, 1867 (postumo)
Anche in 'aforismario.net', qui

In Mixtura 1 altro contributo di Massimo D'Azeglio qui

sabato 18 giugno 2016

#MOSQUITO / Diversità, dignità (Tahar Ben Jelloun)

Non incontrerai mai due volti assolutamente identici.
Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative.
Ciascun volto è simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto.
È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per sé stessi.

*** Tahar Ben JELLOUN, 1944, scrittore marocchino, citato in  wikipedia, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Tahar_Ben_Jelloun


In Mixtura altri 2 contributi di Tahar Ben Jelloun qui

mercoledì 4 maggio 2016

#MOSQUITO / Dignità, anche quella pedagogica (Domenico De Masi)

Scuola e dignità sono fenomeni inscindibili. Ci vuole dignità, tanto per i professori quanto per gli alunni. Per spiegarmi meglio, ricorro a un racconto di Borges, La rosa di Paracelso (...). 

Borges dunque racconta che, verso la fine della sua lunga vita, il vecchio Paracelso viveva solo in una casa sulla montagna. Il suo ultimo, grande desiderio era di incontrare finalmente un allievo intelligente a cui trasferire tutto il suo sapere. Un giorno sentì bussare alla porta, corse ad aprire e si trovò di fronte un giovane bellissimo, che gli disse: «Sono venuto da molto lontano perché conosco la tua fama. Tu sei un grande mago, un grande studioso e io, prima che tu muoia, spero di imparare tutto ciò che sai, compreso il segreto per tramutare gli oggetti in oro. In cambio, ti ho portato tutte le mie ricchezze e tutto il mio ardente desiderio di apprendere. Ma per dimostrarmi che vale la pena di essere tuo allievo, dovresti darmi una prova, anche minima, del tuo potere magico». 
Paracelso si fece beffe di lui. Gli disse che il paradiso esiste, ed è questa terra in cui viviamo. Gli disse che esiste anche l’inferno, e consiste nel non accorgersi che stiamo vivendo in un paradiso. Al giovane che insisteva nel pretendere una prova soprannaturale, e che gli chiedeva quale fosse la meta del nostro viaggio terreno, rispose: «Ogni passo è la meta». 
Ma il giovane insistette ancora nella sua richiesta di un prodigio e gliene suggerì uno apparentemente semplice. Prese una rosa da un vaso e la gettò nel fuoco del camino. «Se sei il mago che si dice, non ti costa nulla far sì che la rosa torni a rivivere!». 
Paracelso insistette nel dirsi incapace di un simile miracolo; il giovane raccolse le monete che aveva posato sul tavolo e se ne andò. Solo allora Paracelso si chinò sul camino, raccolse le ceneri del fiore bruciato, vi soffiò sopra e rimise nel vaso la rosa riportata in vita. 

Questa è la più bella metafora della dignità pedagogica, sia dell’allievo che del maestro: essere pronti a sacrificare anche le soddisfazioni e i vantaggi della formazione, pur di non perdere la propria dignità. 
Così deve comportarsi la scuola con gli allievi: stipulare con loro, in modo informale ma fermo, un contratto pedagogico, rispettarlo sino alla fine e pretendere che venga rispettato. È questo il migliore antidoto contro gli eccessi del più sottile e del più potente dei poteri: quello dell’insegnamento. 

*** Domenico DE MASI, sociologo del lavoro, in Frei Betto e Domenico De Masi, Non c’è progresso senza felicità. Un dialogo sui limiti e i vantaggi della globalizzazione, 2002, Rizzoli, Milano, 2004


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domenica 10 gennaio 2016

#MOSQUITO / Onore e dignità, una volta (Antonio Gramsci)

Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione (...) vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini. 

*** Antonio GRAMSCI, 1891-1937, intellettuale, politico, filosofo, giornalista, lettera alla madre, 10 maggio 1928, citato in wikipedia, http://bit.ly/ZxRfjy


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domenica 8 novembre 2015

#MOSQUITO / Diversità, non può essere reato (Enzo Bianchi)

È miope la visione di chi crede di risolvere i problemi dandogli il nome di reato, è falsante l’opzione che trasforma il diverso in criminale, è distorta e controproducente l’identificazione dell’immigrato con l’invasore, del povero con il disturbatore della quiete, dell’emarginato con il sovversivo. No, abbiamo bisogno di un soprassalto di dignità umana prima ancora che cristiana, abbiamo urgente necessità di ritrovare in noi e attorno a noi il rispetto per la dignità di ogni essere umano, abbiamo un’esigenza vitale di riscoprire come il bisognoso è uno stimolo e non un intralcio a una società più giusta. Se continuiamo a confondere la sicurezza con l’esclusione di ogni diversità, se continuiamo a nutrire le nostre paure invece che ad affrontarle, se crediamo di poter uscire dalle difficoltà non assieme ma contro gli altri, in particolare i più deboli, ci prepariamo un futuro di cupa barbarie, ci incamminiamo in un vicolo cieco in cui l’uomo sarà sempre più lupo all’uomo.
Forse sta diventando tragicamente vera anche per noi la situazione icasticamente descritta dal famoso detto della sapienza indiana che sembra modellato sugli apoftegmi dei monaci del deserto: due lupi stanno lottando dentro ciascuno di noi e nella nostra società contemporanea, uno pieno di rabbia e rancore, di risentimento nei confronti del diverso, l’altro animato da compassione e amore intelligente. Anche questa volta preverrà il lupo che avremo saputo nutrire meglio nel nostro quotidiano. 

*** Enzo BIANCHI, monaco, priore di Bose, I frutti malati delle radici cristiane, ‘La Stampa’, 16 novembre 2008.

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lunedì 21 settembre 2015

#MOSQUITO / Dignità e coerenza (Ferruccio Parri)

Ferruccio Parri


(...) contro il fascismo non ho che una ragione di avversione: ma quest'ultima perentoria ed irriducibile, perché è avversione morale; è, meglio, integrale negazione del clima fascista.

** Ferruccio PARRI, 1890-1981, politico, antifascista partigiano, primo Presidente del Consiglio nel 1945, deposizione resa ai giudici del tribunale di Savona nel 1927 per difendersi dall'accusa di "cooperazione alla preparazione ed all'esecuzione dell'espatrio clandestino per motivi politici", citato da Maurizio Viroli, La coerenza assoluta come unico stile di vita, 'Il Fatto Quotidiano', 18 settembre 2015

° ° °

Ma voi ed essi dovete intendere che decisioni come queste appaiono di lieve momento solo a chi le consideri con una disinvoltura morale, cui sono per costituzione negato; che decisioni come queste involgono lo stile di un uomo, il suo modo di vivere, la sua ragione anzi di vivere, di fronte alla quale affetti ed amicizie devono per necessità rimanere al secondo piano. Per risolvermi a decisioni contrarie al mio modo di essere bisognerebbero intervenissero circostanze eccezionali e gravissime che depreco con tutto l'animo. (...)
La coerenza per me non è una parola vana, un suono vuoto di senso. Forse l'orgoglio può essere un lusso non concesso alla mia povertà: ma è un lusso interdetto anche questa coerenza morale? Domanda che mi conturba fortemente per i riflessi che voi e più gli amici potete immaginare. Comunque poiché è in gioco non una questione di orgoglio, ma una questione di vita - e torniamo come un circolo chiuso al punto di partenza - non mi è possibile decidere diversamente: sono quindi disposto ad ogni sacrificio pur di non compiere mai nessun atto che sconfessi la mia opera, il mio passato, che giudichi contrario al mio onore, cioè alla mia legge di vita.

*** Ferruccio PARRI, 1890-1981, politico, antifascista partigiano, primo Presidente del Consiglio nel 1945, lettera alla madre del 21 gennaio 1929, nella quale rifiuta di chiedere la grazia e abbandonare la lotta antifascista, citato da Maurizio Viroli, La coerenza assoluta come unico stile di vita, 'Il Fatto Quotidiano', 18 settembre 2015

° ° °

Fu una inquieta notte, non nelle mie abitudini, come se dov'essi anch'io fare i conti finali con la vita. Ma sapevo abbastanza per non meravigliarmi più della viltà naturale degli uomini, così che anche la guerra e quella trista guerra si intesseva di un gioco di scarico di responsabilità, aggravato spesso, in quelli che stanno in alto, dalla ipocrisia e dalla prepotenza. Ma io, col mio orgoglio di fondo, che parte mi prendevo, che figura facevo? Dovevo obbedire ai generali o sparare contro i generali? Una riflessione ormai matura mi aveva insegnato a guardarmi da giudizi avventati sui grandi complessi sociali, avventure e sbandamenti. Ero una pedina. Allora un inganno stupido? Come conciliare la chiarezza che desideravo nel pensiero e nell'azione, con la consapevolezza della mia ingenuità ma col rifiuto della stupidità? Quale era il Dio che mi impediva quella mattina di appiattirmi, di mandare al macello i soldati, di mandare avanti, al mio posto, il mio soldatino, anche lui con la mamma e il babbo che lo aspettavano? Il mio Dio non stava in cielo, non stava nella fede dei credenti, nei libri dei filosofi, non nella teorizzazione valida per tutte le genti umane. E spremi, spremi trovavo un solo semplice, non ragionabile ma inestirpabile, invito: 'sii in pace con tè stesso'.

*** Ferruccio PARRI, 1890-1981, politico, antifascista partigiano, primo Presidente del Consiglio nel 1945, un estratto sulla sua esperienza di ufficiale nella Prima Guerra Mondiale, citato da Maurizio Viroli, La coerenza assoluta come unico stile di vita, 'Il Fatto Quotidiano', 18 settembre 2015

lunedì 6 luglio 2015

#SENZA_TAGLI / Grecia, la dignità ha sconfitto la paura (Paolo Flores d'Arcais)

La finanza tossica internazionale e il cancelliere tedesco hanno cercato di rovesciare il governo democratico greco. Questa era la reale posta in gioco del referendum. Sono stati sconfitti. Volevano rovesciare Tsipras per dare una lezione anticipata ai democratici spagnoli che a novembre forse troveranno il coraggio di scegliere con Podemos una strada di democrazia coerente.

Quanto tentato dai finanzieri e dalla signora Merkel si chiama, se vogliano evitare eufemismi, un tentativo di golpe bianco. Una maggioranza di greci dalle dimensioni inaspettate lo ha sventato col suo OXI, la dignità ha sconfitto la paura. Da domani, inutile farsi illusioni, il tentativo di assoggettare irreversibilmente l'Europa ai croupier del gioco di borsa riprenderà in piena sintonia con la maggior parte dei governi e con le istituzioni comunitarie. Vedremo fino a che punto si allineerà anche il governo francese del "socialista" inconsistente Hollande. 

Dopo la vittoria della democrazia greca alcune cose sono comunque definitivamente chiare. È del tutto insensato continuare con l'omelia dei Delors, Habermas e Cohn-Bendit secondo cui il problema è il deficit di legittimazione democratica delle istituzioni europee. Se il parlamento di Strasburgo avesse i poteri della Camera dei comuni, del Bundestag o dell’Assemblea Nazionale, ad avere la fiducia e governare l'Europa nella pienezza dei poteri sarebbe oggi la destra più becera e autoritaria. A dimostrazione che la democrazia non si riduce e non coincide con libere elezioni. Queste ultime sono un irrinunciabile strumento della vita democratica, ma come fin troppe volte è stato dimostrato nelle vicende storiche, il suffragio può servire anche a sopprimere la democrazia.

Istituzioni democratiche possono nascere in Europa solo a partire da una Costituzione che fissi i diritti imprescrittibili di ogni cittadino, che nessuna maggioranza può schiacciare, e che non possono ridursi a quelli della tradizione liberale classica, e meno che mai a quelli liberisti, ma devono comprendere inalienabili diritti sociali, sindacali, ecologici, "roosveltiani", incompatibili con la sovranità del mondo finanziario.

Senza un accordo preliminare su tali valori l'Europa non è una conquista da difendere ma un fallimento da archiviare al più presto studiando la via della dissoluzione della comunità la meno tragica possibile (e non sarà facile).

Tsipras ha intanto il dovere di fare "qualcosa di sinistra" che pure aveva promesso. Non ci sono tracce di una lotta spietata alla grande evasione fiscale, agli indecenti privilegi degli armatori, alle micidiali sperequazioni tra i quartieri dorati del lusso più sfrenato e una povertà che talvolta ha scene da immediato dopoguerra. Solo una politica di grande redistribuzione delle ricchezze può salvare l'Europa, e la Grecia per prima.

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, direttore di 'MicroMega', La dignità ha sconfitto la paura, 'micromega on line', 5 luglio 2015, qui

Sempre nel blog Mixtura, altri 4 contributi di Paolo Flores d'Arcais qui

sabato 2 maggio 2015

#VIGNETTE / Dignità del Pd (Agj)


AGJ
Dignità del Pd, 'vignetteagy', 28 aprile 2015

#EX LIBRIS / Fuggivano (Curzio Malaparte)

«
Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i cantinieri, i giornalisti, fuggivano i napoleoni degli Stati Maggiori, gli organizzatori delle difese arretrate, i monopolizzatori dell’eroismo degli angoli morti e delle retrovie, decisi a tutto fuorché al sacrificio, fuggivano gli ammiratori del fante, i dispensatori di oleografie e di cartoline illustrate, gli snob della guerra, gli ‘imbottitori di crani’, gli avvocati e i letterati dei comandi, i preti del Quartier Generale e gli ufficiali d’ordinanza, fuggivano i ‘roditori’ della guerra, i fornitori di carne andata a male e di paglia putrefatta, i buoni borghesi quarantotteschi che non volevano dare asilo al fante perché portava in casa pidocchi e cenci da lavare e parlavano del Re come del ‘primo soldato d’Italia’, fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismi, e di suppellettili, fuggivano tutti imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere farsi ammazzare per loro.
»  
*** Curzio MALAPARTE, 1898-1957, giornalista, scrittore, saggista, poeta, La rivolta dei santi maledetti, 1921, citato da Marco Travaglio, La posizione del missionario, 'Il Fatto Quotidiano', 1 maggio 2015
---
Per leggere l'articolo integrale di M. Travaglio (che equipara la fuga di Caporetto, descritta da Malaparte, con la fuga della minoranza Pd): qui

Per informazioni su Curzio Malaparte:

Per in formazioni su La rivolta dei santi maledetti di Curzio Malaparte: 

martedì 20 gennaio 2015

#SGUARDI POIETICI / Dignità (Francesco Di Girolamo)

Ti ho vista soffocare
nelle aule del potere,
tappezzate di menzogne,
nelle fabbriche incendiate
come celle a gas segrete,
nelle scuole devastate,
nei trapezi senza rete
dei cantieri improvvisati,
nei sorrisi imbarazzati
dietro appalti d’assassini,
nello strazio dei bambini
per i padri morti in croce,
a testa in giù, colpiti
dai più vili cecchini,
nascosti negli uffici,
tra dismissioni ottuse
e milioni di scuse
di calo dei profitti.
Ti ho vista scomparire
dal viso rassegnato,
votato al compromesso
dell’arreso sindacato,
indegno del passato,
delle lotte che un tempo
lo videro all’assalto
del lavoro promesso
di un salario più alto
per chi vola tra il ferro
senza portarsi accanto
neanche l’ombra di un santo,
o un bicchiere di latte
per ingoiare l’amianto
senza il vomito in gola
di un’atroce tagliola
che stringe lentamente,
ma un giorno non perdona.
Ti ho sentita invocata
da voci troppo roche,
da grida troppo fioche,
da lingue ormai tagliate
da aguzzini e gerarchi
delle schiere di armate
di mafie liberate
da condoni e amnistie,
da leggi spudorate,
scritte con sangue e fango,
da cui erano cancellate,
le tue lettere alate,
da una mano di bianco
sul tuo nome rimpianto,
che il tempo brucerà
nella storia di stato: 
dignità, dignità.

*** Francesco DE GIROLAMO, poeta e regista teatrale,  Dignità, in ‘viadellebelledonne’, 6 febbraio 2013, http://bit.ly/1IGxadq 
Anche in 'losguardopoIetico', 26, 17feb13, http://twl.sh/Yz0r0r