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giovedì 10 settembre 2020

#CIT / La vera democrazia (Guido Calogero)

da Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo, 1968, 
Corriere della Sera, 2012

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venerdì 26 gennaio 2018

#SENZA_TAGLI / Democrazia, spiegata a un marziano (Matteo Saudino)

La democrazia è quel sistema politico in cui, nove volte su dieci, i cittadini più poveri eleggono chi diminuisce le tasse ai ricchi, aumenta l'età pensionabile ai lavoratori, taglia le spese scolastiche, privatizza la sanità, precarizza il lavoro e aumenta le spese militari.
Il tutto, ovviamente, in nome degli interessi della nazione.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, La democrazia spiegata a un marziano, 'facebook', 22 gennaio 2018, qui


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lunedì 22 gennaio 2018

sabato 11 novembre 2017

#SENZA_TAGLI / Democrazia, modesta proposta per salvarla (Francesco Erspamer)

Una modesta proposta per salvare la democrazia: a ogni elezione distribuire un numero di seggi in parlamento (o nell'assemblea regionale o comunale) proporzionale alla percentuale dei votanti. In Sicilia, per esempio, si eleggono 70 deputati regionali. Siccome però ha votato il 50% scarso della gente, se ne assegnerebbero 35 e la destra ne prenderebbe 18 invece di 36, il M5S 10 invece di 20, il Pd 6 invece di 13, la sinistra resterebbe con uno. Meno partecipazione, meno poltrone. Vedreste l’impegno dei partiti e dei media per portare gli elettori alle urne, altro che qualunquismo.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 10 novembre 2017, qui


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martedì 12 settembre 2017

#RITAGLI / Buonismo, pietismo, democrazia (Giacomo Papi)

La parola «buonismo» fu inventata dal professor Ernesto Galli Della Loggia in un editoriale intitolato «L’Ulivo di Prodi o Garibaldi» pubblicato il 1° maggio 1995 sulla prima pagina del Corriere della sera. Da allora ha avuto un’immensa fortuna, è stata ripetuta da chiunque, in qualunque circostanza e contesto, da esponenti politici, giornalisti famosi, in rete, nei bar, perché serve a ribaltare in insulto una qualità, la bontà che dovrebbe essere la più importante tra le virtù cristiane. 
L’antecedente storico e linguistico diretto, quasi letterale, è il termine «pietismo», utilizzato dopo il 1938 contro chi spendesse qualche parola in favore degli ebrei vessati dalle leggi razziali. Fu un termine diffuso, di uso comune nel discorso pubblico, con cui si impediva ogni pietà ed esitazione. Ancora nel 1948 nell’Enciclopedia Treccani alla voce «Fascismo» si legge: «È altresì noto come il “pietismo” filosemitico fosse anche nei ranghi del partito, e fin nelle sommità (Balbo, per esempio), largamente diffuso». Anche durante il fascismo, una virtù, la pietà, l’essere pietosi, fu distorta e ribaltata in un vizio e in una debolezza, in modo da assolversi preventivamente da ogni colpa, per esempio quella di rastrellare e mandare a morire gli ebrei italiani. (...)

In un articolo su Repubblica, Roberto Saviano ha proposto di abolire il termine, ormai diventato «una specie di scudo contro qualsiasi pensiero ragionevole, contro qualsiasi riflessione in grado di andare oltre il raglio della rabbia e la superficialità del commento». Ma abolire una parola è impossibile, e forse sbagliato, soprattutto se questa parola svolge una funzione sociale e politica importante, centrale nel discorso pubblico. Come ha scritto Michele Serra, il «buonismo» «è un alibi insostituibile», perché «serve a ridurre ogni moto di umanità o di gentilezza a un’impostura da ipocriti, e di conseguenza ad assolvere ogni moto di grettezza e di disumanità».
L’uso del termine «buonismo» è un classico esempio di marketing negativo, estremo perché basato su una doppia negazione. Come in pubblicità si possono esaltare le caratteristiche negative di un prodotto per aumentarne il desiderio, così in politica si possono svalutare quelle positive dell’avversario per apprezzare le proprie. La realtà è che nessuno, nemmeno Salvini, ha il coraggio di dire apertamente di avere liberamente scelto di essere cattivo e spietato, e può immaginare di avere consenso su questo. Così sceglie di svalutare chi sceglie l’opzione contraria, bollandola come sentimentale e ipocrita, quando è evidente che l’ipocrisia è tutta nella scelta di mascherarsi e nascondersi dietro la caricatura dell’altro. Per questo, il modo più efficace di rispondere all’accusa è ribaltare di nuovo il significato morale del termine.
La parola buonismo non va abolita, va rivendicata. È il tentativo – la scelta – di provare a essere buoni e pietosi, sempre, verso gli innocenti come verso i colpevoli, verso gli ebrei deportati e i clandestini sbarcati (...). Il buonismo e il pietismo definiscono l’atteggiamento di chi, comunque, si sforza di comprendere le ragioni degli altri e le circostanze che li spingono a comportarsi male. La pietà di noi buonisti deve valere per tutti, perfino per Salvini che sicuramente racconta a se stesso e a suo figlio di avere delle buone ragioni, anche se nasconde ipocritamente a se stesso e agli altri la propria interessata ipocrisia. È buonista chi scommette sul fatto che ci si possa capire, anche quando è difficile, quasi sovrumano. È buonista chi vuole distinguere sempre, perché rifiuta di sprofondare nell’ignorante pigrizia autoassolutoria della categorizzazione, è buonista chi respinge la logica amici/nemici e cerca di non cedere mai alla tentazione incivile di fare di tutta l’erba un fascio. (...)

Il buonismo è concedere la buona fede agli altri, anche quando non c’è. È desiderare di fidarsi perché se finisce la volontà di comprendersi – ed è quello che sta succedendo anche in Italia – finisce la civiltà e non ha senso la democrazia. Roberto Saviano e Michele Serra terminano i loro articoli citando il Maestro Yoda: «La paura è la via per il Lato Oscuro. La paura conduce all’ira, l’ira all’odio; l’odio conduce alla sofferenza». Le fasi della paura, dell’ira, dell’odio per molti sono passate. Siamo dentro la sofferenza, quindi bisogna ricominciare dalle parole: e se nessuno vuole concedere più la parola buoni a chi si sforza di esserlo, vada per buonisti, che in fondo è lo stesso.

*** Giacomo PAPI, giornalista e scrittore, La parola 'buonismo', 'il Post', 27 febbraio 2017

LINK articolo integrale qui

(dalla rete, immagine di Lucia Lorenzon, qui)

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martedì 5 settembre 2017

#MOSQUITO / Democrazia, è implosa (Giampaolo Simi)

La democrazia è stata un bel sogno, okay, era giusto provarci, ma siamo seri: ormai è implosa. 
Mi spiego. Se sei capace di correre un’ora sopra un nastro senza spostarti di un solo millimetro, guardando un monitor e inquadrandoti con il telefonino, io non posso certo impedirtelo. Ma il mio voto non può valere quanto il tuo. Cosa ti differenzia da un criceto lanciato al galoppo nella sua ruota? L’intelligenza. Il criceto infatti non viene sfiorato dal dubbio che la sua corsa nella ruota sia così interessante da finire su internet e soprattutto non paga per farlo, anzi, gli garantiscono vitto e alloggio. Sarei inoltre disposto a bruciare personalmente il certificato elettorale di tutti quelli che individuano nella cura ossessiva delle sopracciglia l’unica caratteristica che ci colloca un gradino evolutivo sopra gli scimpanzé. Sono quindi arrivato alla conclusione che la miglior forma di governo sarebbe una mia illuminatissima dittatura. Non essendo un’opzione possibile, combatto fieramente qualsiasi altra svolta autoritaria. L’ho giurato a me stesso una sera al supermercato, davanti al reparto degli yogurt. Avete mai contato i metri lineari di scaffali dedicati ai fermenti lattici? Li avete mai paragonati a quelli riservati al pane, al caffè o a un altro singolo bene di prima necessità? Solo il vino e la pasta reggono il confronto, ormai, ma ogni mese questi dello yogurt si inventano un nuovo batterio con un nome da console romano. In quel momento ho capito. Siamo una società ossessionata dalla propria flora intestinale, votiamo con la pancia e saremo quindi in grado di avviarci verso un baratro di merda da soli, senza bisogno di pifferai magici o uomini della provvidenza.

*** Giampaolo SIMI, scrittore, sceneggiatore, La ragazza sbagliata, Sellerio, 2017

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lunedì 8 maggio 2017

#MOSQUITO / Democrazia, l'esigenza (Michael J. Sandel)

La democrazia non esige uguaglianza perfetta, ma richiede che i cittadini condividano una vita comune. Ciò che importa è che la gente di diversi background e posizioni sociali si incontrino e si confrontino l'un l'altro nella vita di tutti i giorni. È così che sopportiamo le reciproche differenze e arriviamo ad occuparci del bene comune. 

*** Michael J. SANDEL, filosofo statunitense dell'Univerità di Harvard, autore di What money can't buy, 2012, citato da Guido Rossi, Ora il nemico è la povertà, ‘Il Sole 24 ore’, 9 settembre 2012

mercoledì 19 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Democrazia, 5 considerazioni (Francesco Erspamer)

Alcune sintetiche considerazioni sulla democrazia:

1) La democrazia non garantisce un buon governo; permette solo ai popoli di scegliersi i governi che preferiscono e che si meritano.

2) In altre parole, la democrazia rivela il grado di coscienza della gente ma non può supplire alla mancanza di coscienza.

3) Detto in un altro modo ancora, la democrazia non è e non sarà mai migliore dei cittadini che la esercitano.

4) Questo perché la democrazia è solo uno strumento della politica, non un sostituto della politica (come il liberismo vuole far credere in modo da imporre il dominio diretto dei poteri economici e finanziari); se i cittadini se ne fregano della politica, se non si informano, se si fanno condizionare da media e propaganda, se rinunciano a votare e lottare, se non sono capaci di organizzarsi in partiti e li lasciano in mano a quelli che intendono ottenere vantaggi personali, non c'è nulla che la democrazia possa fare per aiutarli.

5) Anche nei momenti di sconforto la democrazia va comunque difesa; perché è l'unico modo che abbiamo per sconfiggere avversari molto più ricchi e potenti e cambiare la società, anche in Italia, in Turchia, negli Stati Uniti. Consapevoli che ci vorranno tempo, impegno, sacrifici, rigore, lucidità e organizzazione, soprattutto organizzazione.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 18 aprile 2017, qui


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lunedì 20 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Liberismo e democrazia, secondo Renzi (Francesco Erspamer)

Volete capire cosa vuol dire liberismo? Ascoltate Renzi; per esempio il suo sprezzante discorso all'Assemblea del Pd: "Il Pd appartiene ai cittadini che votano alle primarie". Non agli iscritti o ai simpatizzanti; ai cittadini. E siccome il Pd ha la maggioranza in Parlamento, secondo Renzi il potere appartiene ai cittadini che votano alle primarie del Pd, ossia al segretario che eleggono in quella occasione, cioè lui.

Questo è liberismo: mescolare i ruoli, confondere le funzioni, usare un linguaggio impreciso allo scopo di indebolire la democrazia, di renderla ostaggio dei poteri forti, dei loro media, delle minoranze da essi controllate.

In democrazia non esiste la categoria dei "cittadini che votano alle primarie" come non esiste, mettiamo, quella dei "cittadini con il conto in banca" o dei "cittadini con un diploma di laurea". O un diritto appartiene a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, o non si tratta di cittadini bensì di individui (che magari infatti non sono cittadini; non serve essere cittadini per iscriversi al Pd e votare alle primarie) i quali agiscono a titolo personale e hanno privilegi in quanto individui e non in quanto cittadini. 

Renzi non è solo un promotore di questa falsificazione; ne è anche il prodotto. Alle primarie del 2013 votarono meno di 3 milioni di persone e di queste meno di due milioni diedero la preferenza a lui; rispetto al totale dei cittadini aventi diritto al voto (51 milioni) si trattava rispettivamente del 5,8% e del 3,7%. In altre parole, Renzi divenne presidente del consiglio e indiscusso padrone del paese (sentendosi persino autorizzato a cambiare la legge elettorale e a stravolgere la Costituzione) grazie al consenso di meno del 4% dei cittadini.

Chiariamo dunque le cose. L'articolo 49 della Costituzione stabilisce che "tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale". Non dice affatto che i cittadini abbiano diritto di essere accettati in qualsiasi partito, né che i partiti appartengano alle maggioranze che vincessero le rispettive primarie, né che ci debbano essere primarie e tanto meno che debbano essere aperte ai non iscritti. Non dice neppure che i partiti debbano essere internamente democratici. Per il semplice, ovvio motivo che NON sono democratici in nessun caso in quanto non sono istituzioni dello Stato e il loro funzionamento è protetto ma non determinato dalla Costituzione. Il metodo democratico serve per consentire ai cittadini di determinare la politica nazionale, ossia dello Stato, individualmente o dopo essersi associati in partiti. Ciò che avviene nei partiti sono solo fatti dei partiti e della minuscola fazione dei loro membri o simpatizzanti; non dei cittadini.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 19 febbraio 2017, qui


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martedì 24 gennaio 2017

#SENZA_TAGLI / Democrazia, l'equivoco (Francesco Erspamer)

Circola un grave equivoco sul significato di democrazia. O più probabilmente non è un equivoco ma un'interpretazione che piace a chi detesta la democrazia. Per cui è opportuno chiarire la questione. 

La democrazia non garantisce affatto un buon governo e non è affatto detto che il potere acquisito democraticamente sia meno ingiusto, disonesto e oppressivo di un potere aristocratico o dittatoriale. La democrazia è semplicemente un sistema in cui ai cittadini è data l'opportunità di far sentire la loro voce e di cambiare governo; non solo attraverso il voto ma anche attraverso l'associazione in partiti e sindacati ed eventualmente attraverso scioperi, manifestazioni, disubbidienza civile. Tutto qui. 
Ne deriva che se i cittadini sono fanatici, corrotti, idioti, ingenui, disattenti o qualunquisti, la democrazia di per sé non li fa diventare migliori e certamente non migliora il loro paese. Solo la pratica democratica, ossia la capacità e volontà di cambiare ogni volta che si sia restati delusi, solo questa continua esperienza migliora i cittadini, nel tempo. Come li migliora l'impegno politico, la partecipazione, la lotta: e non solo in campagna elettorale ma in qualsiasi momento. Perché la democrazia non si esaurisce nei seggi elettorali; e il giorno dopo che un parlamento e un governo sono stati scelti chi non ne condivida le decisioni o l'ideologia ha il diritto e il dovere di contestarlo. La democrazia vive di consenso ma anche di dissenso.

Per cui non venite a darmi lezioni di democrazia a proposito di Trump. Ha avuto il voto di un quarto degli aventi diritto e ha ottenuto tre milioni di preferenze in meno della sua antagonista; ma grazie al meccanismo elettorale è stato lo stesso nominato presidente: ed è giusto così, le regole vanno rispettate e sono state rispettate. Ma altrettanto giusto è che tutti coloro che non si riconoscono nelle sue politiche esprimano il loro scontento e si rifiutino di farsi complici del suo regime. In piazza, sui giornali, sui social, in parlamento, nei tribunali, provando di tutto per farlo cadere prima che sia troppo tardi.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 24 gennaio 2017



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giovedì 29 dicembre 2016

#LINK / Notizie false, la censura non salverà la democrazia (Fabio Chiusi)

Nessun difensore della democrazia penserebbe di salvarla proponendo una legge per vietare la pubblicazione di notizie false, sui giornali o in televisione. La censura, specie quando elevata a soluzione del problema delicatissimo di distinguere vero e falso, mal si accompagna al dibattere democratico. Quando c’è bad speech, insegnano piuttosto gli anglosassoni, si combatte con more speech. Manipolazione, propaganda, bugie, falsità costruite ad arte si contrastano con logica e spirito critico, argomenti e dati, o ancora – quando proprio si sia in presenza di una intera narrazione fasulla del mondo, come per i deliri fondamentalisti di ISIS o quelli neonazisti dell’Alt-Right – con strategie di contro-propaganda. A vietare il falso, a criminalizzarlo, sono i regimi autoritari: la democrazia invece l’accetta come parte del gioco, costruendo un delicato equilibrio di pesi, contrappesi e cultura per fare in modo non ne intacchi il tessuto, la costituzione. I reati restano reati, e si puniscono per legge; ma, in democrazia, le bugie non sono reati: sono, più semplicemente, bugie. Eppure per la rete tutto questo non vale. Anzi, sono proprio i “democratici”, i liberal che dall’elezione di Trump in poi hanno condotto una vera e propria crociata contro le fake news e la presunta era della “post-verità”, a chiedere norme non per contrastare la diffusione di notizie false sui social network, ma per impedirne del tutto la pubblicazione. Solo per Internet, considerata ancora evidentemente un “far west” privo di regole, vale il principio per cui si salva la democrazia adottando i modi degli autoritarismi. Solo in rete le bugie, l’odio e ogni forma espressiva – direbbero i censori cinesi – che si ponga in contrasto con “l’armonia sociale” non devono avere diritto di cittadinanza. (...)

*** Fabio CHIUSI, giornalista, saggista, Censurare l’odio e le notizie false non salverà la democrazia, 'valigiablu', 28 dicembre 2016

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domenica 4 dicembre 2016

#MOSQUITO / Democrazia, importanza delle regole formali (Norberto Bobbio)

Le così spesso derise regole formali della democrazia hanno introdotto per la prima volta nella storia delle tecniche di convivenza, volte a risolvere i conflitti sociali senza ricorrere alla violenza. Solo là dove vengono rispettate queste regole l’avversario non è piú un nemico (che deve essere distrutto) ma un oppositore che domani potrà prendere il nostro posto.

*** Norberto BOBBIO, 1909-2004, filosofo, giurista, storico, politologo e senatore a vita, Il futuro della democrazia, 1984, Einaudi, 2014


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giovedì 17 novembre 2016

#CIT / Politìa, e democrazia (Tommaso Campanella)

da Elena Spagnol, Citazioni A-Mez, Le Garzantine, Corriere della Sera, 2006

politìa s. f. – Altra forma con cui viene adattato in ital. il gr. πολιτεία (v. politeia), soprattutto per rendere un partic. uso del termine greco, proprio di Aristotele nel trattato della Politica, dove indica la forma di costituzione nella quale il governo è in mano al popolo, che lo esercita in vista del bene comune; nel lessico aristotelico, la politìa è contrapposta alla democrazia che, pur essendo anch’essa governo di popolo, mira tuttavia, trascurando il bene comune, a favorire indebitamente le classi più povere. ('treccani.it', qui)

#MOSQUITO / Metodi democratici, limiti (Lev Trockij)

I metodi democratici hanno i loro limiti. Si può chiedere a tutti i viaggiatori di un treno quale tipo di vagone preferiscono, ma non si può chiedere loro se si debba frenare in piena corsa un treno che sta per deragliare. Eppure, se l’operazione di sicurezza è compiuta accortamente e tempestivamente, si è certi di ottenere l’approvazione dei viaggiatori.

*** Lev TROCKIJ, 1879-1940, politico rivoluzionario russo, Storia della rivoluzione russa, 1932, Sugar, 1964, citato da Elena Spagnol, Citazioni A-Mez, Le Garzantine, Corriere della Sera, 2006.

mercoledì 24 agosto 2016

#MOSQUITO / Totalitarismo e democrazia (Luigi Pintor)

Totalitarismo e democrazia sono due parole senza qualità. Avrebbero bisogno di molti aggettivi per l'appunto qualificativi. Un dispotismo può essere illuminato e una democrazia putrefatta e non è semplice districarsi tra queste antinomie. (...)

Un animalista esperto, o anche Esopo, potrebbe dire che la differenza tra queste due forme del potere [totalitarismo e democrazia] sta nel fatto che la prima ti chiude in una gabbia con fitte sbarre come i felini allo zoo mentre la seconda ti confina in un recinto arioso dove puoi passeggiare come i cammelli e le giraffe. È anche questa una privazione della libertà ma è molto più intelligente e chi la subisce neppure se ne accorge.

*** Luigi PINTOR, 1925-2003, giornalista, saggista, Il nespolo, Bollati Boringhieri, 2001, citato in 'aforismario', qui


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sabato 13 agosto 2016