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venerdì 18 novembre 2016

#SENZA_TAGLI / Meschinità culturale (Marco Furfaro)

Regola aurea della politica e della convivenza civile: ogni persona è libera di votare secondo le sue convinzioni, giudicarla in base al fatto se il suo voto coincide con questo o quel partito è di una meschinità culturale imbarazzante.

Per anni, il Partito Comunista Italiano e il Movimento Sociale Italiano hanno votato allo stesso modo, da punti di vista diversi, contro i provvedimenti della Democrazia Cristiana. Nessuno si era mai sognato di sovrapporre i due profili, ovviamente.
Tra l'altro, c'è una piccola differenza tra votare allo stesso modo, ma con giudizi diversi e finalità opposte, della destra e governarci insieme. O, ancor peggio, cambiarci la Costituzione.

*** Marco FURFARO, 1980, politico di Sinistra Italiana, 'facebook', 16 novembre 2016, qui



In Mixtura altri 3 contributi di Marco Furfaro qui

giovedì 16 giugno 2016

#SENZA_TAGLI / Voto, astenersi non è disimpegno (Domenico Starnone)

Astenersi è “tenersi lontano da”. Il verbo suggerisce un gesto calmo della mano, un no grazie, un allontanare il calice pur non essendo astemi. Ma appena urta contro le elezioni, ecco che ci allarma come una borsa abbandonata in un vagone della metro.

Ora l’astensionismo ha sicuramente qualche ragione terra terra (è una bella giornata, andiamocene al mare) mal celata dietro il mugugno qualunquista (sono tutti ladri). Ma è altrettanto sicuro, ormai, che mettere una certa distanza tra sé e le urne è un gesto politico di tutto rispetto a cui guardano, tra l’altro, i cittadini sempre più numerosi che non sono nemmeno usciti dal seggio e già sono scontenti del voto dato. Con quel gesto ci si tira fuori da un gioco democratico che di democratico ha sempre meno; si prende atto che tutti quelli che in questo momento storico si sbracciano per rappresentarci non sfiorano nemmeno un poco l’idea di politica che abbiamo in mente noi, stufi di optare per il male minore; si segnala che l’astensione non è disimpegno ma la premessa per cercare altre vie di intervento contro i guasti dell’esistente.

È sbagliatissimo dunque liquidare quest’area con la formula: ti sei astenuto, peggio per te, ora non mettere becco, non disturbare il manovratore. Vedersela, a rito compiuto, tra felici pochi è tenersi pericolosamente lontano dalle procedure di base della democrazia.

*** Domenico STARNONE, scrittore, Non è disimpegno, 'internazionale.it', 14 giugno 2016, qui


In Mixtura altri 4 contributi di Domenico Starnone qui (compresa una mia recensione al libro di D. Starnone, 'Lacci', Einaudi, 2014)

domenica 15 novembre 2015

#MOSQUITO / Politica, ridotta a voto e sondaggi (Enrico Berlinguer)

Un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto e ai sondaggi sarebbe inaccettabile perché stravolgerebbe la vita democratica. Nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza a discutere, riunirsi, associarsi.

*** Enrico BERLINGUER, 1922-1984, politico, segretario del PCI nel periodo 1972-1984, intervista a ‘l’Unità’, 18 dicembre 1983, citato in ‘strisciarossa’, ‘l’Unità’, 24 ottobre 2008


martedì 3 novembre 2015

#LINK / Se anche i sedicenni votassero in Italia (Roberta Benvenuto, Fabio Butera, Giacomo Talignani, Marco Bracconi)

In Austria e in alcuni Laender della Germania è già una realtà, in Gran Bretagna se ne sta ragionando seriamente, in Italia per ora ci ha provato solo il Pd con le primarie: concedere il diritto di voto ai sedicenni potrebbe portare nuove energie ad un sistema politico sempre più difficoltà? 
Lo abbiamo chiesto ai parlamentari, ai sociologi e al politilogo Ilvo Diamanti, che non nasconde il suo scetticismo: "Il loro mondo di riferimento è la famiglia, non lo Stato"
(dalla presentazione)

*** Roberta BENVENUTO, Fabio BUTERA, Giacomo TALIGNANI, Marco BRACCONI, Se anche i sedicenni votassero in Italia, 'inchieste.repubbica.it', 27 ottobre 2015

LINK articoli integrali e video qui

Mojmir Jezek 

sabato 7 marzo 2015

#SPILLI #TAVOLE / Italiani, il voto degli aventi diritto


Italia, Elezioni 2014-2008 
Ripartizione dei voti secondo il criterio degli aventi diritto
giugno 2014

E' una tabella che ho diffuso, prima tra amici e poi via twitter, subito dopo le elezioni europee.
Era contenuta in un mio breve 'pezzo' dal titolo Voto, il criterio degli ‘aventi diritto’. Un confronto 2014-2013-2009 ('AltriSguardi', 4 giugno 2014, newsletter a circolazione riservata).
La ripubblico ora perché non smetto di sentire evocare, ad ogni piè sospinto e come per tacitare chi osa dissentire dal coro dominante, la famosa percentuale del 40,8%. (*)
Raggiunta, come si sa, dal Pd.
Ma che è o falsa (quando si dice che il 40,8% degli italiani ha votato Pd), o fuorviante (quando si lascia nel non detto la percentuale di astensionismo).
Un confronto che integri i dati di chi non vota (un fenomeno in crescita da anni, ma praticamente inesistente fino agli anni 80), consente infatti di tenere a freno il trionfalismo di qualcuno (magari anche della sinistra radicale, che pochi mesi fa inneggiava al successo della lista Tsipras) e di capire meglio verso quale 'stato di democrazia' si stia andando.
Perché una democrazia che si basi sul 50% del voto degli aventi diritto sarà anche una democrazia che piace tanto agli 'americani de noantri,' ma rischia di essere sempre meno una democrazia. 
Naturalmente se crediamo che l'etimologia valga ancora qualcosa.  (mf)

(*) Ad esempio, vedi Matteo Renzi, intervistato da Marco Damilano, "Vi racconto la mia Italia come una favola", 'L'Espresso', 12 marzo 2015