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domenica 17 aprile 2016

lunedì 1 giugno 2015

#SPILLI / Regionali, votanti e aventi diritto (M. Ferrario)

Credo che un'astensione generalizzata di quasi la metà degli aventi diritto vada tenuta presente nella lettura delle percentuali ottenute dai nuovi governatori delle regioni.
E' una convinzione banale. 
Eppure do per scontato che, come ormai avviene da quando l'astensione alle urne è in crescita, anche stavolta, passato il primo momento in cui tutti fanno un commentino preoccupato, poi ci si tufferà a confrontare le percentuali dei voti espressi. Magari anche in chiave storica; e quindi senza evidenziare i numeri delle differenti astensioni nel tempo (come è avvenuto alle ultime europee, con la bufala, ripetuta giornalmente, del Pd che si vantava di avere il 41% del consenso degli italiani, contro un reale 23,3%).

Se però tenessimo conto della banale distinzione tra votanti e aventi diritto, avremmo almeno chiari questi 4 punti:
(a) - il governatore più votato (Zaia, in Veneto) ottiene il 28,8% di consenso degli aventi diritto (contro il 50,4% dei voti espressi).
(b) - il neo-governatore della Liguria Toti ottiene il 17,5% di consenso degli aventi diritto (contro il 34,5% dei voti espressi)
(c) - il neo-governatore della Campania De Luca (peraltro in attesa delle conseguenze della legge Severino) ottiene il 21,2% di consenso degli aventi diritto (contro il 40,9% dei voti espressi)
(d) - il neo-governatore della Puglia Emiliano ottiene il 24,2% di consenso degli aventi diritto (contro il 47,4 dei voti espressi)

Insomma: quando va bene (in un caso: e il bene è solo un giudizio che riguarda la percentuale, non il valore della persona, della lista e dei suoi programmi) si guida una regione con poco più di 1/4 del consenso degli italiani.

E' la democrazia.
Ma forse è sempre meno democrazia.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


sabato 7 marzo 2015

#SPILLI #TAVOLE / Italiani, il voto degli aventi diritto


Italia, Elezioni 2014-2008 
Ripartizione dei voti secondo il criterio degli aventi diritto
giugno 2014

E' una tabella che ho diffuso, prima tra amici e poi via twitter, subito dopo le elezioni europee.
Era contenuta in un mio breve 'pezzo' dal titolo Voto, il criterio degli ‘aventi diritto’. Un confronto 2014-2013-2009 ('AltriSguardi', 4 giugno 2014, newsletter a circolazione riservata).
La ripubblico ora perché non smetto di sentire evocare, ad ogni piè sospinto e come per tacitare chi osa dissentire dal coro dominante, la famosa percentuale del 40,8%. (*)
Raggiunta, come si sa, dal Pd.
Ma che è o falsa (quando si dice che il 40,8% degli italiani ha votato Pd), o fuorviante (quando si lascia nel non detto la percentuale di astensionismo).
Un confronto che integri i dati di chi non vota (un fenomeno in crescita da anni, ma praticamente inesistente fino agli anni 80), consente infatti di tenere a freno il trionfalismo di qualcuno (magari anche della sinistra radicale, che pochi mesi fa inneggiava al successo della lista Tsipras) e di capire meglio verso quale 'stato di democrazia' si stia andando.
Perché una democrazia che si basi sul 50% del voto degli aventi diritto sarà anche una democrazia che piace tanto agli 'americani de noantri,' ma rischia di essere sempre meno una democrazia. 
Naturalmente se crediamo che l'etimologia valga ancora qualcosa.  (mf)

(*) Ad esempio, vedi Matteo Renzi, intervistato da Marco Damilano, "Vi racconto la mia Italia come una favola", 'L'Espresso', 12 marzo 2015