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venerdì 8 settembre 2017

#SPILLI / Ma 'vincere-per-vincere' è politica, non è Politica (M. Ferrario)

« Un risultato, comunque, in Sicilia la sinistra radicale l’ha ottenuto: Cinque stelle, centrodestra, Pd hanno scelto il loro candidato; gli ultrasinistri sono lì che si dedicano alle consuete dispute cifrate attorno alla presentazione — peraltro ancora non del tutto certa — di Claudio Fava. Il quale Fava, essendo accreditato di percentuali assai modeste, in ogni caso non correrebbe certo per la presidenza della Regione. E — a quanto è dato di sapere — non godrebbe nemmeno del consenso di tutte le forze collocate a sinistra del Pd. Il suo unico apporto alla competizione (forse neanche necessario) sarebbe quello di garantire la sconfitta del candidato del Pd e di Leoluca Orlando, il rettore palermitano Fabrizio Micari. »

Così Paolo Mieli, Farsi male (ancora) a sinistra, 'Corriere della Sera', 7 settembre 2017, qui.

Cioè. 
Il problema non è Renzi che si allea con Alfano, con una mossa di vertice tutta 'politicista' (orribile termine che esprime bene un orribile contenuto), confermando una scelta, in concreto e al di là della retorica grondante sulle 'magnifiche e progressive sorti' del Pd e della coalizione appena varata, che ha ben poco a che vedere con quello slogan 'avanti-insieme' che ammorba l'aria da mesi. Il grande impedimento, l'ostacolo al futuro radioso che uscirebbe dalla possibile vittoria sui populismi di 5 Stelle e centrodestra se la grandiosa operazione renzian-alfaniana non venisse contrastata dai soliti gufi mai contenti e incontentabili, è solo la sinistra: la quale (si accusa), come è sua abitudine storica, cercando di essere coerente con se stessa, garantirà la sconfitta.

Insomma, un terribile reato. Quello per cui, quando il rischio (meglio: la certezza) è 'perdersi', perché non ci sono le condizioni per una politica in linea con i propri valori, ci si limita a 'testimoniare' il proprio essere con il proprio agire. Rinunciando a 'vincere-comunque-e-purchessia'. Tentando, posto che si sia ancora in tempo e non fuori tempo massimo, di non perdersi del tutto. E rifiutando, per chiarezza, onestà intellettuale e rispetto dei cittadini, di 'infilarsi' per l'ennesima volta dentro alleanze e (sedicenti) linee politiche pasticciate e perverse, se non chiaramente destrorse, che sotto banco (ma ormai anche impudentemente sopra banco), sono costruite per promuovere intrallazzi, quando non corruzione da codice penale: quelle linee da anni perseguite con coerenza impressionante in ogni contesto, locale e nazionale, e che per questo hanno gettato nell'astensionismo, ogni volta rigorosamente in crescita, milioni di elettori, sempre più divisi tra rassegnati, disgustati, incazzati, qualunquisti e menefreghisti.

'Testimoniare' non è una parolaccia, ma un verbo forte, che può riempirsi di contenuti concreti e utili, se chi testimonia, appunto, sa e vuole testimoniare: ridando valore ad una opposizione seria (qualcuno la dovrà pur fare, se si vuole restare dentro una democrazia che ne contenga il degrado per lento e continuo svuotamento sostanziale), mentre si lavora con azioni precise, e non solo a parole, per costruire le condizioni di un futuro diverso dall'oggi.

Il 'vincere-per-vincere', il 'governare-per-governare' (insomma, altra parola oscena quanto ciò che indica: il 'governismo', da decenni ammaliante, imperante e ammorbante), ci hanno portato dove siamo. 
Forse è il caso di cominciare a pensare che si vince e si governa per qualcosa. E dunque se, e solo se, ci sono le condizioni, o queste si possono creare, per non 'perdere l'anima' e realizzare quei principi e valori in cui si crede e dei quali non ci si finge semplicemente portatori per meglio prendere in giro gli elettori. 

Certo, i compromessi 'sono nella' politica, e guai se non ci fossero. A patto che servano a fini politici e non di puro potere, personale o di partito, corrente, lobby. E a patto che non diventino 'la' politica: siano, cioè, strumento di obiettivi alti, sovra-individuali e sovra-partito, che guardino il più possibile all'interesse generale.
Altrimenti, intenzionalmente o a nostra insaputa (ed è una bella gara stabilire cosa è peggio), si alimenta e si perpetua il campo, certo per nulla progressista, della politica melmosa e politicante, sostanzialmente fatta di bande di potere, che spacciano il perseguimento di affari privati, individuali o di gruppo, per servizio al bene comune.

Vale oggi per le prossime elezioni in Sicilia. Vale domani per le elezioni in Italia.
Sempre che si voglia provare a scrivere finalmente Politica con la maiuscola.

*** Massimo Ferrario, Ma 'vincere-per-vincere' è politica, non Politica, Mixtura

Cetto La Qualunque
(Antonio Albanese)

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sabato 15 luglio 2017

#MOSQUITO / Politica, mai come oggi (Carlo Galli)

Mai come oggi la pretesa che la politica abbia un rapporto, anche mediato, con una qualche elaborazione di pensiero è vilipesa e derisa come una “lunare” farneticazione intellettualistica, o come “ideologia”; mai come oggi la politica si proclama orgogliosamente acefala, tutta centrata sulla tattica, sul calcolo pragmatico, sull’azione, sull’emozione e per nulla sulla riflessione; tutta sul fare e per nulla sul pensare. I risultati sono il discredito, la cecità, l’impotenza della politica. (...)

*** Carlo GALLI, 1950, politico, accademico, filosofo politico, Democrazia senza popolo: Cronache dal parlamento sulla crisi della politica italiana, Feltrinelli, 2017
https://it.wikipedia.org/wiki/Carlo_Galli_(politico)

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giovedì 22 giugno 2017

domenica 7 maggio 2017

giovedì 16 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Politica attuale, "tutto lo squallore è lì" (Riccardo Lestini)

Tutto lo squallore della politica attuale è lì, in quell'aula parlamentare rimasta orrendamente vuota durante la discussione sul Testamento Biologico. 

Ancor più che negli scandali per corruzione, ancor più che nelle ruberie di ogni sorta, è in quell'aula vuota, in quel silenzio agghiacciante che la nostra politica mostra tutto il suo orrore, tutta la sua boriosa, laida e compiaciuta decadenza. 

Sempre pronti – prontissimi – ad accorrere in massa e ad affollare quella stessa aula per esibirsi nei teatrini del nulla, quando si fa a gara a chi alza più la voce, quando si fischia in coro, quando si interrompe e si offende l'avversario, quando si alzano cartelli e striscioni come allo stadio, quando si scommette su chi sarà il primo che verrà fermato dagli uscieri. 

E altrettanto pronti – prontissimi – a disertare il parlamento non appena si parla di qualcosa di reale, di un tema concreto, delicato, che riguarda la dignità degli esseri umani. 

E una politica che se ne frega della dignità degli esseri umani, che politica è? 
E il punto non è se siamo favorevoli o contrari al Testamento Biologico e a tutto ciò che ne consegue. Il punto è una discussione mancata, un dibattito mai avvenuto, un tema mai affrontato, che in democrazia non è mai un buon segno. 

Avremmo avuto bisogno tutti quanti di questa discussione, di ascoltare le opinioni favorevoli e quelle contrarie. Non è accaduto, la politica ha preferito il silenzio. Non il silenzio indignato né quello che dice più di ogni parola, ma il silenzio dell'assenza, il silenzio menefreghista e superficiale. 

E, ovviamente, il silenzio del giorno dopo, quando si pensa sia talmente normale lasciare un'aula vuota, che nessuno pensa di doverci alcuna spiegazione. 
Amen.

*** Riccardo LESTINI, scrittore, regista, insegnante, 'facebook', 14 marzo 2017, qui


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domenica 11 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / M5S e politica (Roberto Saviano)

Ho osservato con attenzione quanto è accaduto a Roma nelle ultime settimane, e le vicende legate alla giunta Raggi mi hanno portato a fare alcune riflessioni che condivido qui con voi.

Mi domando spesso se in questo Paese sia realmente possibile entrare nel dibattito politico senza ricevere in risposta l'urlo da stadio. Responsabilità dei politici aver utilizzato il calcio (ha iniziato Berlusconi, ma poi lo hanno seguito tutti, nessuno escluso) come metafora per parlare di politica. E allora si scende in campo e si tifa per una parte politica: se critichi Renzi sei dei 5Stelle, se critichi De Magistris sei renziano e così via.

Mi domando spesso se sia realmente possibile in questo Paese avere con la politica un dialogo che non sia solo fittizio. Virginia Raggi ha fatto un video chiarificatore e lo ha pubblicato su Facebook, dove esiste la possibilità di rispondere alle domande. Quindi, in fondo, la comunicazione a senso unico poteva diventare un dialogo. Occasione persa.

Mi domando spesso perché in questo Paese non posso dire, liberamente, senza essere additato come sostenitore dei poteri forti, che la responsabilità che ha il M5S è quella di aver spinto nel precipizio più profondo anche l'ultima briciola di fiducia che gli italiani ancora, gelosamente, conservavano nella politica. In quella politica che aveva tradito e rubato, insozzato e corrotto, ma che pure era ed è popolata da una folta schiera di onesti che non fanno notizia, che amministrano realtà difficili senza che nessuno si occupi di loro. Perché la politica è prima di tutto patto di fiducia, non solo con il movimento o il partito, ma con il progetto e poi con la persona. Pensare che tutti siano intercambiabili e sostituibili mi restituisce il senso di una società che dovrebbe rattristarci. "Uno vale uno" significa che nessuno di noi deve avere un ego potenziato, ma "uno vale uno" spesso viene frainteso come "se non mi vai bene tu, avanti un altro".

È questo il tenore dei commenti che leggo: "Se Raggi non ci piace, poco importa, avanti il prossimo cittadino". E poi ancora un altro. Questa non è democrazia, è confusione.
Ok: Saviano attacca il Movimento! Saviano è renziano! Saviano è con i poteri forti! 

Mettetela come vi pare, il punto è che per governare bisogna scendere a compromessi e il modo peggiore di condividere con i cittadini delle scelte che sanno di compromesso è attraverso mail private o messaggi telefonici fatti trapelare senza che ci fosse alcun accordo. Questa è la negazione della trasparenza e pone un problema enorme tutto interno al Movimento. Oggi i peggiori nemici del M5S sono nel M5S e non è la stampa che ha esagerato o gli avversari politici che sull'affaire capitolino ci hanno marciato.

Sarò fuori tempo, ma continuo a pensare che la politica sia altro e che non basta essere novità per essere realmente diversi.

Sarò fuori contesto, ma continuo a pensare che per fare politica ci vogliano competenze (meglio ladro e corrotto o a digiuno di competenze ma onesto? Ma davvero credete che si debba per forza scegliere tra queste due categorie astratte? Chi ci ha fatto il lavaggio del cervello e convinto che non esistano politici per bene e competenti?).

Continuo a credere che la politica sia una professione che richiede competenze specifiche e che non lascia spazio a improvvisazioni. Questo vale per il M5S, per gli altri partiti e per il Governo (basta vedere le continue boutade di Lorenzin e i continui "non sapevo" di Alfano per capire che nessuno può tirarsi fuori e nessuno può puntare il dito).

Se non la pensassi così, sarei sceso in campo anch'io.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, 'facebook', 9 settembre 2016, qui


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venerdì 9 settembre 2016

#SPILLI / Garantismo, politica e Politica (M. Ferrario)

Scrive Christian Raimo (Senza garantismo non esiste la politica, ovvero l'infinita fase adolescenziale dei CinqueStelle, 'Minima&moralia', 8 settembre 2016, qui):

«Per chi è garantista non è un problema se un politico è indagato, e non è un problema nemmeno se un politico dice una bugia. La questione diventa seria quando non si riconosce di aver detto una bugia, che è quello che fanno i bambini.» 

No. Per nulla d'accordo.
(1) - Per una politica che voglia essere Politica un politico indagato 'è' un problema. La giustizia fa il suo corso e la presunzione di innocenza resta impregiudicata. Ma la qualità dei reati contestati deve suggerire alla Politica di prendere le sue decisioni, autonomamente, senza scaricare ai giudici responsabilità che sono, e devono restare, sue.
Dunque, un conto è un giudizio politico e un conto è il giudizio della magistratura. E questo a maggior ragione se si pensa che una sentenza passata in giudicato in Italia arriva dopo anni, spesso decenni, dall'accusa iniziale.

(2) - Per una politica che voglia essere Politica un politico che dice una bugia 'è' un problema anche se il politico riconosce di averla detta. Perché un Politico che voglia fare Politica non mente. E quando viene scoperto a mentire, nei paesi civili (e quindi non nel nostro, purtroppo), se ne va, o viene costretto ad andarsene.
Etica e legalità sono condizioni pre-politiche. Indispensabili, anche se insufficienti, per fare Politica.
Poi, e solo poi, può cominciare la Politica: che va giudicata sulla base di visione, scelte strategiche, competenza, coerenza tra il dire e il fare, efficacia/efficienza

Quanto al resto dell'articolo, non entro nel merito del tema della presunta fase adolescenziale in cui si troverebbero ancora i 5S: non debbo difenderli, non essendo filo-5S, e ho un lungo elenco di critiche che muovo da sempre a Grillo e al movimento. 
Mi viene solo da aggiungere che, a giudicare dai risultati di chi è sicuramente entrato da tempo nella fase adulta, ho qualche problema con gli adulti, comincio a invidiare gli adolescenti, ma soprattutto tenderei a optare per i bambini.

Mi pare indubbio che il caso Roma, per quello che si vede a 80 giorni dalla vittoria alle elezioni, è preoccupante e il rischio di implosione di Raggi e soci è dietro l'angolo.

Non voglio però unirmi alla canea di chi sta strumentalizzando le difficoltà del momento.
E in particolare provo schifo (ed è parola insufficiente) per tutto il 'renzume'-e-dintorni, politico e giornalistico, che maramaldeggia, con arroganza e impudenza, attorno a Roma: permettendosi di stigmatizzare le bugie e le incoerenze altrui e dimenticando le proprie, tuttora in atto e che durano da anni.
Chi ha sgovernato per decenni, partorendo MafiaCapitale, dovrebbe solo stare zitto e men che meno dovrebbe azzardarsi a impartire lezioni di etica e di politica.

Dopo di che, restano sempre lecite e utili le critiche, specie quando vengono da persone come Christian Raimo, con cui spesso mi trovo in accordo.

*** Massimo Ferrario, Garantismo, politica e Politica, per Mixtura

Gianni RODARI, 1920-1980
scrittore, poeta, giornalista, pedagogista
citazione da Gelsomino nel paese dei bugiardi, 1958
'aforismario.net', qui

martedì 17 maggio 2016

#RITAGLI / Astensionismo, e la politica secondo Berlinguer (Pietro Spataro)

Ma davvero c’è qualcuno che crede di combattere l’astensionismo concedendo qualche ora in più per andare alle urne? Davvero c’è chi crede che il motivo che spinge tanti, troppi, elettori a disertare il voto sia legato al bel tempo, al mare, all’aria di vacanze o di gite fuori porta? A leggere certi commenti sulla proposta del governo di cancellare la norma voluta da Enrico Letta, che prevedeva il voto in un unico giorno come accade in tutti i Paesi europei e in gran parte dei Paesi del mondo, cadono le braccia. (...)

No, non ci sto a essere raggirato con le solite capriole. La politica la salvi se gli restituisci il suo valore, se eviti che diventi comando dall’alto, se impedisci che il signor elettore sia solo le tre dita che afferrano la matita per fare una croce sulla scheda a ogni scadenza elettorale e poi chi s’è visto s’è visto, se pensi che la comunità (di un partito, di un sindacato, di uno Stato) sia più importante del tuo destino personale e magari ci perdi anche tempo a curarla quella comunità, a renderla viva e responsabile, a dargli il potere che è il senso più profondo della politica. Più di trent’anni dopo credo siano ancora drammaticamente attuali queste parole di Enrico Berlinguer: “Certo si può immaginare un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto e ai sondaggi, ma questo sarebbe inaccettabile perché significherebbe stravolgere l’essenza della vita democratica”. C’è poco da aggiungere. Tutto il resto, scusate la franchezza, è noia.

*** Pietro SPATARO, giornalista, Astensionismo, non prendiamoci in giro, blog 'giubberosse', 16 maggio 2016.

LINK articolo integrale qui

giovedì 21 aprile 2016

#RITAGLI / Ma è la politica che non fa pulizia (Piercamillo Davigo)

(...) [D: Napolitano e Renzi reclamano una legge che vi imponga di espungere dagli atti le intercettazioni penalmente irrilevanti o riguardanti i non indagati, così i giornali non potranno più pubblicarle]
Non ne vedo la necessità. Bastano e avanzano le norme sulla diffamazione e sulla privacy, che puniscono chi mette in piazza fatti davvero privati e privi di interesse pubblico: si possono sempre aumentare le pene, specie per la violazione della privacy, ma poi si va a sbattere contro la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, che sconsiglia lo strumento penale contro la libertà di stampa. E, soprattutto, ha già affermato che, quando un giornalista pubblica notizie anche penalmente irrilevanti, ma moralmente importanti, su personaggi pubblici, non può essere punito.

[D: Ma la legge dice che dovete essere voi magistrati a cancellare dagli atti le conversazioni extra-penali]
A parte il fatto che una conversazione può essere irrilevante ai fini del reato per cui si procede e non di un altro per cui è comunque lecito procedere. Ma poi, chi decide cosa mettere o togliere? Il pm? Il gip? E i diritti della difesa chi li tutela? Mi meraviglia che questi discorsi vengano da chi sbandiera garantismo un giorno sì e l’altro pure: ma lo sanno o no che ciò che è irrilevante per il pm o per il giudice può essere rilevantissimo per il difensore? Esempio: Tizio intercettato racconta una sua serata con un trans. Tutti diranno: orrore, privacy, bruciare tutto! Già, e se poi quella serata col trans serve a uno dei due interlocutori come alibi per provare che la sera di un delitto erano altrove? Siccome l’alibi è stato distrutto, l’innocente rischia la condanna. Bel garantismo. (...)

[D: Violante dice che le cronache politiche sembrano ormai mattinali di questura]
Perché processiamo gente abbarbicata alla poltrona, che nessuno si sogna di mandare a casa malgrado condotte gravissime.

[D: Aspettano la Cassazione: Renzi ricorda la presunzione d’innocenza, per lui conta solo la sentenza definitiva]
Ma la presunzione d’innocenza è un fatto interno al processo, non c’entra nulla coi rapporti sociali e politici. Ha presente il professore universitario che faceva sesso con le allieve, e sempre prima degli esami (e mai dopo, il che esclude che fossero innamorate di lui)? L’hanno assolto e il preside s’è detto ansioso di riaverlo in cattedra. Come se un fatto penalmente irrilevante non fosse deontologicamente disdicevole. Ecco, i politici ragionano così.

[D: Che dovrebbero fare?]
Smetterla di delegare ai magistrati la selezione delle classi dirigenti, e poi di lamentarsi pure. Dicono: aspettiamo le sentenze. Poi, se arriva la condanna, strillano. Se il mio vicino di casa è rinviato a giudizio per pedofilia, io mia figlia di sei anni non gliel’affido quando vado a far la spesa. Poi, se verrà scagionato, si vedrà. La giustizia è una virtù cardinale: ma anche la prudenza! Tutti, al posto mio, si comporterebbero così. Perché ciò che vale nella vita quotidiana non vale nel mondo politico-imprenditoriale? (...)

[D: Renzi dice che dovete lavorare di più]
Mettere in relazione la durata dei processi con l’accusa ai giudici di essere dei fannulloni è un’offesa e una bugia. Segnalo i dati della Commissione del Consiglio d’Europa sull’efficienza della giustizia: i giudici italiani, su 47 Stati membri, sono quelli che lavorano di più. Il doppio dei francesi e il quadruplo dei tedeschi. Se i processi durano troppo è perché se ne fanno troppi e con troppi gradi e fasi di giudizio. Invece di lanciare accuse infondate, i politici facciano qualcosa per scoraggiare il contenzioso e i ricorsi, così calerebbe il numero dei processi. E siano più severi con chi viola la legge e più attenti ai diritti delle vittime, così calerebbero i reati.

*** Piercamillo DAVIGO, magistrato, presidente Associazione Nazionale Magistrati, intervistato da Marco Travaglio, Davigo: “Renzi attacca i pm? Ma è la politica che non fa pulizia”, 'Il Fatto Quotidiano', 20 aprile 2016

LINK intervista integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Piercamillo Davigo qui

lunedì 7 marzo 2016

#LINK / Cervello, e politica: come ci orientano disgusto, rischio, paura (Annamaria Testa)

Da qualche anno le neuroscienze hanno cominciato a osservare la politica, o meglio: hanno cominciato a osservare cervello e politica insieme, considerando caratteristiche e attività cerebrali, e connettendole con gli orientamenti politici dei proprietari di ciascun singolo cervello.
Gli studi su cervello e politica sono agli inizi e non è ancora ben chiaro se le strutture cerebrali che mediano gli orientamenti politici ne siano la causa o l’effetto. È anche possibile che questo sia uno dei tanti casi di coevoluzione (il fenomeno A alimenta il fenomeno B, che a sua volta accresce il fenomeno A, e così via).
Comunque, vi invito a premettere un ideale “sembra che…” alle affermazioni che riguardano cervello e politica e che leggete qui di seguito, anche se sono tutte state pubblicate su riviste di ottima reputazione. Questo non esclude che, se vi va, possiate anche trarre qualche conclusione provvisoria sì, ma suggestiva. (...)

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Cervello e politica: come ci orientano il disgusto, il rischio e la paura, 'nuovo e utile', 15 gennaio 2015

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 22 contributi di Annamaria Testa qui

lunedì 18 gennaio 2016

#SPILLI / Politica? No, markètting (M. Ferrario)

E fu così che Giuseppe Sala, candidato alle primarie come sindaco di Milano, voluto da Renzi per il neopartito della nazione, riuscì a citare persino Antonio Gramsci.

So che indignarsi per una simile appropriazione è fuori moda, anche perché - come dicono sempre i benaltristi - c'è ben altro.
So che da tempo lo spirito del tempo ha degradato la Politica a politichetta (quando non ad affarismo più o meno corrotto), che mescola sapientemente marketing e markétting.
So che chissenefrega dei morti: mica possono protestare.

So tutto questo. E ben altro.
Ma ugualmente, ancora, nonostante tutto, mi indigno.

E così spero, senza sperarci troppo, di qualcuno di voi.

*** Massimo Ferrario, Politica? No, markétting, facebook, 17 gennaio 2016, qui


martedì 12 gennaio 2016

#CIT / Politica, ed etica (Tiziano Terzani)

Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore 
Lettera da Firenze. Il sultano e san Francesco, Firenze, 4 ottobre 2001 
in Lettere contro la guerra, Longanesi, 2002

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domenica 15 novembre 2015

#MOSQUITO / Politica, ridotta a voto e sondaggi (Enrico Berlinguer)

Un mondo nel quale la politica si riduca solo al voto e ai sondaggi sarebbe inaccettabile perché stravolgerebbe la vita democratica. Nessuno mai riuscirà a reprimere la naturale tendenza a discutere, riunirsi, associarsi.

*** Enrico BERLINGUER, 1922-1984, politico, segretario del PCI nel periodo 1972-1984, intervista a ‘l’Unità’, 18 dicembre 1983, citato in ‘strisciarossa’, ‘l’Unità’, 24 ottobre 2008


sabato 7 novembre 2015

#MOSQUITO / Politica, tornare a essere il regno dei fini (Stefano Zamagni)

Nell’ottobre 1829 il celebre cattedratico di economia all’università di Oxford, Richard Whately, enuncia, per primo, il principio del NOMA (Non Overlapping Magisteria, ovvero dei “magisteri che non si sovrappongono”): l’economia se vuole diventare scienza deve separarsi sia dall’etica sia dalla politica. Perché? La ragione è presto detta: la politica è il regno dei fini che la società persegue; l’etica è il regno dei valori che devono guidare il comportamento umano; l’economia è il regno dei mezzi più efficaci per conseguire quei fini nel rispetto di quei valori: dunque non ha bisogno di “impazzirsi” con le altre due sfere. 
Tutto il pensiero economico successivo – con qualche rara eccezione – ha accolto il principio del NOMA e pour cause – come si può intendere facilmente. A partire dall’avvento della globalizzazione (fine anni Settanta) si realizza, gradualmente, un’inversione radicale di ruoli: l’economia diviene il regno dei fini e la politica il regno dei mezzi. 
Ecco perché, come tutti gli osservatori non mancano di notare, oggi la democrazia è al servizio del mercato. L’aveva capito, in anticipo sui tempi, l’influente e potente presidente della Bundesbank, Hans Tietmeyer, quando nel 1996 affermò: “A volte ho l’impressione che la maggior parte dei politici non abbia ancora capito quanto essi siano già oggi sotto il controllo dei mercati finanziari e siano persino dominati da questi”. C’è forse bisogno di aggiungere altro? 
Oggi, anche Alan Greenspan, presidente della FED per tanti anni, esprime il medesimo concetto nel suo libro The map and the territory (Penguin Books 2013). 
Ebbene, la dottrina sociale della Chiesa non può accettare una tale “divisione dei ruoli”. La politica deve tornare a essere il regno dei fini, e tra le tre sfere anzidette, deve instaurarsi un rapporto cooperativo sistematico, non estemporaneo. Deve bensì esserci autonomia, ma non separazione tra di esse. Tenendo sempre presente che l’etica cattolica è fondata sul principio – aristotelico-tomista – del primato del bene sul giusto. La giustizia ha senso se è finalizzata al bene; diversamente diviene giustizialismo. La postmodernità non accetta, come sappiamo, questa visione. Per essa la regola, la norma origina solo dal consenso delle parti in causa, le quali non devono riferirsi a una qualche concezione di vita buona. L’agire economico si fonda dunque sul principio secondo cui consensus facit iustum, proprio come esige l’impianto dell’individualismo libertario, oggi egemone.

*** Stefano ZAMAGNI, 1943, economista, intervista contenuta nel libro di Andrea Tornielli e Giacomo Galeazzi, Papa Francesco, questa economia uccide, Edizioni Piemme, 2015


giovedì 7 maggio 2015

#RITAGLI #LINK / Politica, il degrado (Roberto Vecchioni)

(...) Siamo fatti di tante ferite, di milioni di ferite. Quando sbatti contro le persone che non hanno capito niente. Ma le amicizie mi hanno lasciato le ferite più laceranti. Non gli amori. Gli amici. Perché la donna la ami e puoi anche non essere corrisposto, con gli amici è una scelta assolutamente alla pari. Non so se riesco a rendere bene l’idea. E quando finisce, per mille motivi, resta la ferita non più rimarginabile. Riesci a darle un motivo, ma non una spiegazione. Il contrario di quello che avviene quando finisce l’amore. (...)

[D: C’è anche il tema della politica da affrontare, non mi pare che le interessi, vero?]
Non me ne frega proprio niente. E lo dico da ex comunista e soprattutto da democratico. Il degrado ormai è dilagante. Io, per fortuna, sono rimasto a Pericle, alla democrazia che non è la maggioranza, ma il consenso del dissenso. Andrebbe scolpita nelle pietre questa frase, ovunque. Il concetto di democrazia degli italiani è avere favori da chi ha il potere e cambiare per averne altri ancora quando il potere cambia direzione. Lo trovo un atteggiamento meschino. Gli italiani, in questo, sono meschini e voltagabbana, davanti alla politica esprimono davvero il loro peggio. E posso solo dire che allora non me ne frega un cazzo della politica. E’ la conclusione alla quale ormai sono arrivato da tempo. (...)

*** Roberto VECCHIONI, 1943, cantautore, insegnante, scrittore, da Emiliano Liuzzi, Roberto Vecchioni, tra musica, insegnamento e attualità: “Gli italiani? Davanti alla politica esprimono il loro peggio”, 'ilfattoquotidiano.it', 'Magazine 2', 5 maggio 2015

LINK, intervista integrale qui

venerdì 13 marzo 2015

#SPOT / Politica e politici


(dal web, autore ignoto)


Mai avrei pensato, anni fa e in particolare da giovane, di poter diffondere una simile vignetta.
Se c'era una cosa che la mia generazione, nella grande maggioranza e comunque ognuno la pensasse, odiava senza incertezze era il qualunquismo.

Imputo ai tempi che da troppo tempo stiamo vivendo di avere rotto in tutti noi questo tabù.
Ogni giorno, almeno per quanto mi riguarda, combatto per non scivolare nel qualunquismo più becero. 
E per continuare a credere che la Politica non sia (non debba essere) la politica in cui siamo avvoltolati. 
E la 'p' minuscola non sia una condanna. Ma possa diventare, ancora, maiuscola. 
Ma è una impresa sempre più disperata.
E purtroppo la vignetta, irresistibilmente amara, rischia di non essere neppure più una provocazione. 
Ma di essere solo una verità. 
Con la 'v' minuscola: continuo ad augurarmi.  (mf)