Un giovane innamorato era triste e pensieroso. Andò al convento e chiese di Wu Zhi, il monaco cui spesso si rivolgeva quando aveva problemi di cui non riusciva a venire a capo.
«Amo
alla follia una ragazza, Wu Zhi. Dovrei essere felice; invece non lo sono. Se
tutti noi siamo destinati a morire, che senso ha amare? Anche lei mi ama e non
può pensarsi senza di me: se io dovessi morire, lei soffrirebbe. Lo stesso è
per me: se lei dovesse morire, io proverei un dolore insopportabile. Amare è un’assurdità
se prima o poi tutto finisce».
Il
monaco guardò il giovane in silenzio per qualche istante. Gli pose una mano
benevolente sulla spalla.
«I
fiori prima sbocciano, poi appassiscono e muoiono. Significa forse che la loro
bellezza non ha alcun valore? Credi che le cose debbano durare per sempre per essere
preziose? Nulla è eterno. Noi stessi nasciamo e moriamo. Anche gli amori possono
finire. Ognuno di noi cambia: diamo inizio e diamo la fine a progetti,
percorsi, cammini. La vita è cambiamento. E’ proprio la consapevolezza che tutto
possa finire a rendere ogni istante così prezioso».
Il
giovane abbassò lo sguardo. «Ma come possiamo amare senza vivere continuamente
con la paura di perdere chi amiamo?»
Wu
Zhi sorrise affettuosamente: «Accade quando amiamo male. Forse confondiamo amore con possesso. Vogliamo che l’altro sia nostro: vogliamo averlo,
non ci basta stare in relazione affettuosa e intensa con lui. Ma amare è lasciare
libero chi amiamo di essere ciò che vuole essere. Lasciare libero l’altro anche
di cambiare, perché tutti, noi per primi, cambiamo. E’ la voglia di proprietà
dell’altro che ci fa soffrire se e quando l’altro smette di amarci. Amare significa
apprezzare il presente: gustare la preziosità di un rapporto che, qui ed ora,
esalta il nostro essere felici insieme. Non pretendere la certezza eterna di un
volersi bene fissato una volta per tutte. Sempre
è un avverbio che ci diciamo ogni volta che ci innamoriamo, perché abbiamo bisogno
di pensarci e sentirci eterni. Ma è
un avverbio innaturale. Mai nulla è per
sempre. E l’amore, poi, è tra le cose più volatili. Anche perché non siamo
noi a produrlo: diciamo che più
propriamente ci accade.»
Il
giovane rimuginava. «Quindi dovremmo accettare di poter perdere tutto ciò che
amiamo?»
Il
monaco comprendeva la delusione del ragazzo. «Un bellissimo canto non perde il
suo valore solo perché, prima o poi, termina: anzi, assaporiamo la musica e la
voce del cantante proprio perché siamo consapevoli che presto finiranno sia l’una
che l’altra. La bellezza di un fiore ci incanta anche perché sappiamo che tra
qualche giorno appassirà. Lo stesso per un amore tra due persone: potrà anche
durare a lungo, ma è certo che avrà termine alla morte della coppia. Il tempo
non siamo noi a governarlo: a noi, al massimo, è dato di gestirlo. E a noi è
offerta la possibilità di goderci fino in fondo i momenti belli che il Cielo ci
riserva. Il ‘per sempre’ è per gli
dei, se crediamo alla loro esistenza. Certamente non è per noi umani. Eppure è proprio
questo a rendere bello il bello della vita.»
Trascorsero alcuni secondi, poi Wu Zhi si sentì in dovere di aggiungere: «Ti ho detto cose banali, caro ragazzo. Magari spiacevoli, ma ovvie. Tanto risapute che ce le dimentichiamo. Per questo, ogni tanto, credo vadano ripetute».
*** Massimo Ferrario, 1946, già consulente di sviluppo organizzativo, formatore e già titolare di Dia-Logos, oggi curatore del Progetto Narratur, Per sempre, ‘Mixtura’, 5 novembre 2026, sezione ‘Favole & Racconti’. Libera riscrittura di un testo di ispirazione zen.
