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mercoledì 27 luglio 2016

#LINK / Propaganda, quando la persuasione diventa tossica (Annamaria Testa)

Nei primi anni del nuovo millennio sembrava che la rozza, brutale propaganda si avviasse a diventare sempre più marginale.

Oggi, in coincidenza con il riaffermarsi delle ideologie e con il crescere del populismo, ecco che la propaganda spunta di nuovo fuori, più tossica che mai, insieme alle sue perfide assistenti: la manipolazione (la pressione psicologica esercitata sui punti deboli della vittima attraverso l’inganno) e la disinformazione (la diffusione di notizie false o fuorvianti).

Questo articolo vi invita a osservare più da vicino come funziona la propaganda, e vi segnala due-tre indizi utili a distinguerla al primo sguardo da altre forme di discorso persuasivo: la propaganda è, di fatto, il lato più oscuro della comunicazione persuasiva. (...)

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria e saggista, Propaganda, quando la persuasione diventa tossica, 'internazionale.it', 26 luglio 2016

LINK articolo integrale qui


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lunedì 18 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Santanchè, o della propaganda (Gloria Origgi)

Come funziona la propaganda? E perché è pericolosa in democrazia tanto che Platone voleva chiudere la bocca ai sofisti e a tutti i retori capaci di giocare col linguaggio per confondere i cittadini? Il filosofo americano Jason Stanley in un libro recente spiega il meccanismo retorico insidioso della propaganda: invocare a gran voce un valore qualsiasi per persuadere in realtà gli altri che è giusto adottare politiche che negano quel valore. Per esempio, in nome della tolleranza bisogna vietare l’accesso in Europa a persone provenienti da Stati intolleranti, spingendo così verso una politica intollerante nei confronti di certi gruppi etnici. Oppure in nome della libertà delle donne difendere politiche illiberali contro i musulmani.

L’onorevole Santanchè è un esempio perfetto, forse a sua insaputa, di questo espediente retorico.

Mi sono dovuta confrontare con la signora Santanchè venerdì sera alla trasmissione di Lilli Gruber Otto e mezzo, dov’ero invitata con lei e con una teologa italiana musulmana, Nibras Breigheche.

La propaganda è subdola perché è difficile riconoscerla e distinguerla dai buoni argomenti. Soprattutto in televisione, dove il tempo è poco e i messaggi confezionati passano più facilmente dei ragionamenti.

Così la signora Santanchè comincia immediatamente ad attaccare la giovane teologa, per la prima volta invitata alla trasmissione ed estremamente educata, sfruttando la sua ben rodata esperienza di tivù e non lasciandola parlare, negando con la menzione di “fatti precisi” – tutti poi rivelatisi falsi – tutto ciò che diceva la teologa, mostrando dunque la stessa violenza e sopraffazione su una donna che lei sosteneva di combattere in nome della sorellanza universale.

Poi se la prende con me senza alcuna ragione, dato che da atea e antireligiosa quale sono, mi sembra difficile aver difeso posizioni pro-burqa, strillandomi che è molto fiera che suo figlio, immagino universitario a Parigi, non verrà mai a seguire i miei corsi, come se un ventenne brillante che studia all’estero stesse ad ascoltare la mamma per decidere che corsi seguire. Ho tanti studenti di tutti i paesi, anche musulmani, ai quali le madri lasciano la libertà di scegliere cosa studiare.

Poi interrompe di nuovo per dire che un inesistente art. 52 della legge reale sulla tutela dell’ordine pubblico è stato eliminato. Falso. Forse pensava all’art. 152, che è stato rinforzato? Ma sufficiente per mettere in difficoltà la teologa. La menzione esatta di dati inverificabili o falsi e un’altra vecchia tecnica di propaganda o, più semplicemente, come si diceva a casa mia, di “trombonaggine” per tenersi tutto lo spazio della conversazione e non mollare nulla. Il trombone difatti menziona dati con certezza senza sapere di che parla e sta bene attento a non terminare mai una frase con un punto interrogativo per non rischiare di aprire una breccia nel suo assordante assolo.

Gli slogan anche sono una tecnica: la “prigione portatile” del burqa ripetuta cinque, sei volte, o l’essere o non essere nello stesso film.

La povera signora Santanchè, nella ben stretta prigione portatile dei suoi pensieri, si è anche rivelata una perfetta istanza della famosa Terza Legge Fondamentale della Stupidità Umana: “Lo stupido è colui che nuoce agli altri senza nessun vantaggio per se stesso”. Perciò lo stupido è pericoloso: perché non si capisce lo scopo delle sue azioni, non è strategico e dunque ti sorprende sempre nel suo nuocerti perché non capisci perché l’ha fatto.

Quanto a me, ho avuto solo una conferma della Prima Legge della Stupidità Umana: “Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di stupidi in circolazione”.

*** Gloria ORIGGI, docente di filosofia all’Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales, blog 'ilfattoquotidiano.it', Islam: la signora Santanchè o della propaganda in democrazia, 17 gennaio 2016, qui (vedi anche il video)

lunedì 10 agosto 2015

#MOSQUITO / Propaganda, già nel 1928 (Edward Louis Bernays)

La manipolazione consapevole e intelligente, delle opinioni e delle abitudini delle masse svolge un ruolo importante in una società democratica, coloro i quali padroneggiano questo dispositivo sociale costituiscono un potere invisibile che dirige veramente il paese.
   
Oggi tuttavia si profila una reazione, la minoranza ha scoperto di poter influenzare la maggioranza in funzione dei suoi interessi, ormai è possibile plasmare l’opinione delle masse per convincerle a orientare nella direzione voluta la forza che hanno da poco acquisito. Un processo inevitabile, data la struttura attuale della società. 
La propaganda interviene necessariamente in tutti i suoi aspetti rilevanti, che si tratti di politica, di finanza, di industria o agricoltura, delle attività assistenziali o dell’educazione. 
La propaganda è l’organo esecutivo del governo invisibile. L’istruzione generalizzata doveva permettere alla persona comune di padroneggiare l’ambiente in cui viveva. Se dobbiamo credere all’ideologia democratica, dopo aver imparato a leggere e scrivere, essa avrebbe avuto le capacità per governare, l’alfabetizzazione di massa invece le ha consegnato una serie di idee stereotipate, sorta di stampini con slogan pubblicitari, editoriali, informazioni più o meno scientifiche, futilità della stampa scandalistica e luoghi comuni attinti dalla storia. Gli stampini sono riprodotti in milioni di copie ed è sufficiente esporli a stimoli identici, perché abbiano tutti la stessa impronta. Può sembrare eccessivo affermare che il grande pubblico americano debba la maggior parte delle sue idee a una tecnica di vendita all’ingrosso, eppure il dispositivo che consente la loro diffusione su grande scala si chiama propaganda, cioè, in senso ampio, ogni attività organizzata per diffondere una credenza o una dottrina particolare.

Questo grande principio secondo cui i nostri atti sono in larga misura determinati da motivazioni che dissimuliamo a noi stessi, è valido sia per la psicologia collettiva che per quella individuale. Il propagandista che vuole avere successo deve scoprire queste motivazioni nascoste, senza accontentarsi delle spiegazioni che gli individui danno per giustificare il loro comportamento. A questo riguardo non basta conoscere bene la meccanica sociale, il gioco dei vari gruppi, i contrasti e i legami. Un ingegnere che sa tutto sui cilindri e sui pistoni di una locomotiva, non riuscirà mai a metterla in moto se ignora come il vapore reagisce alla pressione. Il vapore che fa funzionare la macchina sociale sono i desideri umani. Il propagandista deve studiarli in profondità, solo così riuscirà a controllare quel grande meccanismo, le cui varie componenti sono malamente collegate, ma che costituisce la società moderna.

Visto che in democrazia il gregge, altrimenti detto il gruppo, segue i capi che ha scelto, non sarebbe allora opportuno insegnare ai giovani che si preparano a svolgere un ruolo dirigente, le tecniche dell’autorità, oltre a quelle che si rifanno ai grandi ideali?

La propaganda esisterà sempre e le persone intelligenti devono capire che essa offre uno strumento moderno da adoperare per finalità positive: creare l’ordine partendo dal caos.

*** Edward Louis BERNAYS, 1891-1996, pubblicitario statunitense di origine viennese, fondatore delle Public Relations (con Ivy Lee, 1877-1934), Propaganda. Della manipolazione dell'opinione pubblica in democrazia, Horace Liveright, New York, 1928, traduzione di Augusto Zuliani, Lupetti editore, 2013

° ° °
dalla prefazione dell'edizione italiana:
Un aneddoto che contribuisce a definire il personaggio Bernays riguarda il trattamento riservato al proprio autista, a completa disposizione per 24 ore, ma pagato solo 25 dollari la settimana e con mezza giornata di ferie ogni due settimane, e a chi gli faceva notare che era un’ingiustizia, rispondeva ironicamente: «Ma questo accadeva prima che le persone acquistassero una coscienza sociale».


lunedì 25 maggio 2015

#PIN / Formazione e formatori (MasFerrario)

 

Formazione non è

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Cattivo formatore e vero formatore


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L'esempio

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Formazione e ossimori

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Formazione come genuflessione

martedì 10 febbraio 2015

#VIDEO #CINEMA / Propaganda, da 'Orwell 84'



dal film Orwell 1984, realizzato nel 1984
diretto da  Michael Radford, con John Hurt e Suzanne Hamilton
Propaganda
video, 5min06

Non siamo più nel 1984.
Siamo oltre.
Il punto è che l'anno potrebbe non contare.
Un film (un libro) fondamentale.
Una clip da non dimenticare. (mf)