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sabato 3 febbraio 2018

#MOSQUITO / Guerra, sparare a freddo (Gesualdo Bufalino)

Capisco meglio una rissa d'osteria, una guerra di santi, una faida di quartiere e di palio; meglio Cerchi contro Donati, romanisti contro laziali, automobilisti in furore; perfino negri contro bianchi e viceversa ... Torve dissennatezze, naturalmente, ma che nascono da uno sgarro, un'incompatibilità, un torto presunto, un pregiudizio, e sono in qualche modo un rovescio dell'amore, s'apparentano alla passione. Ma sparare a freddo su uno che è nato all'altro capo del mondo, che non hai mai visto, che non ti conosce e non parla la tua lingua, per ragioni che non sai, che non ti toccano, decise da altri, indenni in stanze blindate, persuasi di figurare dopodomani nella storia!

*** Gesualdo BUFALINO,  1920-1996, scrittore, poeta, aforista, Il malpensante, 1987.
Segnalato in 'aforismario.net', qui


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sabato 4 febbraio 2017

#SENZA_TAGLI / Abolire la guerra (Gino Strada)

Ho potuto vedere le atrocità della guerra ed il suo impatto devastante coi miei stessi occhi. Ho trascorso gli ultimi trent'anni della mia vita in Paesi dilaniati dalla guerra, operando pazienti in Ruanda, Perù, Etiopia, Somalia, Cambogia, Iraq, Afghanistan e in Sudan. In questi e in altri Paesi, Emergency - l'organizzazione umanitaria che ho fondato 23 anni fa - si impegna a fornire assistenza medico-chirurgica gratuita e di alta qualità alle vittime della guerra - guerra i cui effetti non si limitano ai rifugiati e ai feriti, ma hanno gravi ripercussioni sul futuro di intere generazioni.

Molti dei conflitti che ad oggi affliggono tali Paesi, riducendo le loro popolazioni a una vita di fame e miseria, sono spesso non dichiarati o deliberatamente taciuti. I massacri però continuano ad aumentare, tanto che ormai è diventato difficile ricordarli tutti. Per la maggior parte di noi, tali eventi appaiono così lontani ed estranei alla vita quotidiana: è facile ascoltare i notiziari, senza però rendersi conto che per ogni bomba, per ogni colpo di mortaio, ci sono persone che lottano per sopravvivere. Il novanta per cento delle vittime delle guerre dei nostri tempi sono rappresentate da civili, persone proprio come noi, con le stesse necessità, le stesse speranze e gli stessi desideri, per sé e per i propri cari: il desiderio di poter vivere in un mondo sicuro, di stare insieme, di essere protetti.

Secondo stime recenti, "otto persone nel mondo possiedono la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, ovvero 3,6 miliardi di persone. Nel frattempo, ogni giorno, una persona su nove va a letto affamata". E ci sorprendiamo ancora del fatto che sempre più persone decidano di intraprendere viaggi pericolosi in cerca di un futuro migliore?

Lo scorso anno, oltre 60 milioni di persone sono state costrette a lasciare le proprie case in cerca di protezione e sicurezza. 
Inseguivano il sogno di vivere in pace, ma noi ci siamo mostrati sordi di fronte alle loro speranze.
"Cosa ho fatto di male?” - mi ha chiesto una volta un ragazzo somalo appena approdato in Sicilia. Non sono stato in grado di dargli una risposta.
Benché i migranti che giungono in Europa rappresentino solo una piccola parte dell’intera popolazione di sfollati sparsi per il mondo, la cosiddetta "crisi migratoria" ha messo allo scoperto l'ipocrisia che caratterizza l'approccio europeo alla questione dei diritti umani. Da un lato, infatti, promuoviamo fermamente i princìpi della pace, della democrazia e dei diritti fondamentali dell'uomo, mentre dall'altro, siamo impegnati nella costruzione di una fortezza fatta di muri e barriere culturali, negando l'accesso e l'aiuto di base a migliaia di persone in fuga da guerre e povertà.
Il caso dell'Afghanistan ne è un esempio emblematico.

Negli ultimi 15 anni, l'Afghanistan è stato devastato da una nuova guerra. Ogni anno, nei nostri ospedali sparsi in tutto il Paese, registriamo un nuovo record di feriti di guerra, un terzo dei quali è costituito da bambini.
L'Afghanistan è ad oggi il secondo Paese d'origine di rifugiati di tutto il mondo (superato solo recentemente dalla Siria). Circa 3 milioni di Afghani hanno infatti cercato rifugio al di fuori del proprio Paese e vivono principalmente in Pakistan e in Iran. Per molti anni, questa tragedia è stata ignorata dai Paesi occidentali, ed è diventata una priorità solo quando i rifugiati afghani hanno iniziato a dirigersi in Europa. In risposta a questo crescente flusso migratorio, piuttosto che investire in programmi di accoglienza e di integrazione e affrontare le cause alla base del conflitto, i leader europei hanno firmato un accordo con il governo afghano, che li autorizza a deportare legalmente i richiedenti asilo, facendo fare loro ritorno in Afghanistan in cambio di aiuti finanziari.
Le vite spezzate di tutte queste persone ci spronano a riflettere, ci chiedono di intervenire per mettere fine alla spirale della guerra e della violenza.

Se davvero vogliamo impegnarci per garantire la sopravvivenza del genere umano, l'abolizione della guerra è un presupposto necessario e inevitabile. Essa rientra nell'ambito del mandato delle Nazioni Unite, organizzazione fondata 67 anni fa, anche se, ancora oggi, ben poco è stato fatto per adempiere a tale mandato originario.

Noi di Emergency crediamo fermamente che l'abolizione della guerra sia l'unica soluzione realistica ed umana per mettere fine alla sofferenza del genere umano e per promuovere i diritti umani universali. A tale scopo, Emergency si sta impegnando per lanciare una campagna internazionale che vedrà il coinvolgimento di personalità di fama mondiale, ma anche di comuni cittadini. Quanto dico potrà sembrare utopico, ma in realtà si tratta di un obiettivo realistico e realizzabile. Spetta adesso ai cittadini del mondo agire e conquistare la pace. Rinunciare alla logica della guerra e seguire i princìpi di fraternità e solidarietà non è soltanto auspicabile, ma urgentemente necessario, se vogliamo che l'esperimento umano possa continuare.
Quest’oggi, sono molto lieto di avere la possibilità di invitare caldamente tutti voi a unirvi a noi in questo grande sforzo comune.
È un onore per me aver ricevuto oggi il Premio Sunhak per la Pace. È un riconoscimento importante per il lavoro di Emergency ed è un ulteriore stimolo ad andare avanti a fare quello che facciamo dal 1994: curare chi ne ha bisogno, curarlo gratuitamente, con la stessa qualità e attenzione che vorremmo per noi e i nostri figli. Curarlo, chiunque esso sia.

***Gino STRADA, 1948, medico, fondatore di Emergency, 'facebook', 3 febbraio 2017, qui


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giovedì 15 dicembre 2016

#QUADRI / Nie wieder Krieg (Käthe Kollwitz)

Käthe KOLLWIT , 1867-1945
scultrice e pittrice tedesca 
Nie wieder Krieg (Mai più guerra, 1924)

#MOSQUITO / Guerre, nessuno è innocente (Piero Calamandrei)

Ma chi è che semina le guerre? Se tra uno o tra dieci anni una nuova guerra mondiale scoppierà, dove troveremo il responsabile? Nell'ultima guerra la identificazione parve facile: bastò il gesto di due folli che avevano in mano le leve dell'ordigno infernale, per decretare il sacrificio dei popoli innocenti. Ma oggi quelle dittature sono cadute: oggi le sorti della guerra e della pace sono rimesse al popolo. Questo vuol dire, infatti, democrazia: rendere ogni cittadino, anche il più umile, corresponsabile della guerra e della pace del mondo: toglier di mano queste fatali leve ai dittatori paranoici che mandano gli umili a morire, e lasciare agli umili, a coloro ai quali nelle guerre era riservato finora l'ufficio di morire, la scelta tra la morte e la vita.

Ma ecco, si vede con terrore che, anche cadute le dittature, nuove guerre si preparano, nuove armi si affilano, nuovi schieramenti si formano. Chi è il responsabile di questi preparativi? Si dice che gli uomini, che oggi sono al potere, sono stati scelti dal voto degli elettori: si deve dunque concludere che le anonime folle degli elettori sono anch'esse per le nuove carneficine?

Questa è oggi la terribile verità. La salvezza è solo nelle nostre mani; ma ognuno di noi, se la nuova guerra verrà, sarà colpevole per non averla impedita. [...]

Se domani la guerra verrà, ciascuno di noi l'avrà preparata. Non potremo nascondere la nostra innocenza dietro l'ombra dei dittatori: quando c'è la libertà, tutti sono responsabili, nessuno è innocente.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, da  'Il ponte', dicembre 1946, citato in wikipedia, qui


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domenica 20 novembre 2016

#MOSQUITO / Guerre, e infelicità (Bertrand Russell)

Scoprire il sistema per giungere all'abolizione della guerra è una necessità vitale della nostra civiltà; ma nessun sistema ha alcuna probabilità di successo, fintanto che gli uomini sono così infelici da considerare lo sterminio reciproco meno orrendo della continua rassegnazione alla luce del giorno.

*** Bertrand RUSSELL, 1872-1970, filosofo, logico, matematico, attivista e saggista gallese, La conquista della felicità, 1930, Longanesi, 2014
Anche in 'aforisamrio.net', qui


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giovedì 7 aprile 2016

#EX LIBRIS / Guerra, quando si uccide (Francesca Marciano)

Ecco forse è questo quello che succede quando si ammazza un uomo, ho pensato: si perde un pezzo di sé. Ogni morto è un pezzo d’anima che si stacca. Alla fine si va in giro come un buco nero, si diventa un involucro freddo, vuoto. Era proprio quella voragine ciò che mi aveva fatto paura del Biondo, del sudafricano, di General Dynamics. Gli uomini afghani al contrario sembrava che si fossero appesantiti via via, come se ogni uomo ucciso fosse una pietra che si erano caricati sulle spalle, finché loro stessi erano diventati pietre. Me ne ero accorta mentre fotografavo Malik. Nell’obiettivo avevo visto il suo peso specifico: un piccolo uomo intagliato nella roccia, che a calarlo nell’acqua sarebbe andato a picco come una palla di piombo. Questo peso diventava una specie di gravitas, come se uccidere un uomo fosse un mestiere necessario che questi uomini si erano tramandati quietamente di padre in figlio e non una perdizione, un punto di non ritorno. Forse per questo motivo apparivano solenni e pesanti, invece che psicotici e svuotati come gli occidentali. 

*** Francesca MARCIANO, scrittrice, La fine delle buone maniere, romanzo, Longanesi, Milano, 2007
https://it.wikipedia.org/wiki/Francesca_Marciano

sabato 17 ottobre 2015

#MOSQUITO / Normalità, la pace o la guerra? (Eugenio Scalfari)

Allora: è la pace o la guerra lo stato normale dell’umanità? E la vita, quale noi vorremmo che fosse, desidera la guerra o la pace? C’è una differenza di risposta a quella domanda a seconda che siano gli uomini o le donne, i giovani o i vecchi, i deboli o i potenti, a rispondere?
Sí, una differenza c’è. Le donne odiano la guerra molto piú degli uomini, i deboli molto piú dei potenti, i vecchi molto più dei giovani e la ragione è evidente: chi preferisce la pace non aspira al potere. Lí è la motivazione e lì si gioca la partita: il potere.
In un regime di matriarcato i guerrieri erano amazzoni. C’è di che stupirsi? Da qualche tempo accade spesso di incontrare donne nella polizia di Stato, nell’amministrazione di imprese, nella vigilanza urbana, nella magistratura giudicante e nella politica. Quando questo avviene quasi sempre sono le donne a esercitare il potere all’interno delle strutture in cui operano e all’esterno verso i cittadini o i concorrenti.
Questo fenomeno relativamente recente ha un aspetto positivo: l’eguaglianza dei generi. Ma comporta inevitabilmente il desiderio del potere esteso alle donne.
È possibile, anzi sperabile, che il potere gestito dalle donne sia da esse esercitato per realizzare il bene degli altri, un valore femminile di natura maternale. Ma non è sicuro che sia questo lo sbocco di questo processo. Accade già ora che la donna inserita nelle strutture di comando sia contagiata dai valori maschili, che tendono a finalizzare la conquista del potere al suo mantenimento e al suo rafforzamento, rinviando il bene comune a data da destinarsi, cioè mai.
La questione, osservata da quest’aspetto, mi porta a convalidare che il potere è il regolatore supremo della vita associata e per conseguenza che la guerra è lo stato «normale» della nostra specie, temperato da intervalli di pace e di fraterna solidarietà.

*** Eugenio SCALFARI, 1924, giornalista, saggista, scrittore, fondatore de 'la Repubblica', L'allegria, il pianto, la vita, Einaudi, 2015


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lunedì 10 agosto 2015