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lunedì 9 gennaio 2017

domenica 5 giugno 2016

#LINK / Cervello, per tenere a bada l'ansia (Marco Pivato)

Un ragionamento che lo porta a fornire una nuova definizione di «ansia», vale a dire «una conseguenza dell’essere creativi nelle previsioni». È questo il cuore dell’ultimo saggio di LeDoux, «Ansia. Come il cervello ci aiuta a capirla» (Raffaello Cortina). Un saggio su un tema perennemente attuale: «L’ansia fa parte della vita: c’è sempre qualcosa di cui preoccuparsi, avere timore, agitarsi o stressarsi», sostiene LeDoux. Difficile dargli torto. Anche la biologia evoluzionista concorda: un fisiologico stato di tensione ci fa trovare preparati di fronte a improvvisi cambiamenti e ai pericoli. Tuttavia, se l’allerta è un senso innato, la maggior parte delle fobie derivano dall’esperienza, dalla cultura e dall’ambiente. In una parola dai vissuti che si trasformano in «trauma». (...)

*** Marco PIVATO, giornalista, Si cela nel cervello la ricetta per tenere a bada l’ansia. I farmaci non funzionano: il segreto consiste nell’equilibrare emozione e ragione, 'lastampa.it', 2 giugno 2016

LINK articolo integrale qui

venerdì 25 marzo 2016

#RITAGLI / Bruxelles, ansia, impotenza, come reagire (Massimo Ammaniti)

(...) Il pericolo più ovvio è lo stesso osservato dagli esperti di psicoanalisi negli Stati Uniti dopo l’11 settembre: l’istinto di chiudersi in casa, il rifiutarsi di uscire per guardare ossessivamente le notizie in tv, l’isolarsi dalla vita quotidiana. Il fenomeno, studiato con attenzione, riguardò migliaia di persone. Si cade in una sorta di “evitamento passivo”, si evita cioè la ripresa della normalità e si lascia spazio alla paura e all’ansia....

[D: Sembra il progetto del terrorismo così come lo stiamo conoscendo]
Non c’è dubbio. Il progetto dell’Isis è la paralisi dell’Occidente. Il piano è convincerlo della sua impotenza. Una vera guerra psicologica. L’obiettivo è bloccare l’economia che è alla base del nostro modello: in questo caso gli spostamenti legati agli affari, al turismo, allo studio, alla nostra vita quotidiana. L’aeroporto, la metropolitana. (...)

[D: Colpiscono i tempi, progettati in perfetto automatismo: l’arresto di Salah Abdeslam proprio a Bruxelles, immediatamente dopo l’atroce attentato]
Anche qui il messaggio è trasparente. Avete compiuto mille sforzi per arrestare Salah, avete mobilitato tutte le polizie d’Europa, lo avete cercato ovunque, finalmente lo avete trovato e tirate un sospiro di sollievo con l’illusione di averci fermati... Invece ecco qui la dimostrazione che ci siamo. Tutto questo suscita un’ondata di paura, direi soprattutto di ansia molto forte, di terrore.

[D: Lei distingue nettamente tra paura e ansia. In che senso?]
La paura è un’emozione motivata, nasce come reazione da una minaccia reale. Le bombe di Bruxelles hanno provocato una inevitabile paura collettiva. Ma poi, se non si controlla questa paura, si sfocia nell’ansia e nel terrore. Ovvero quella condizione in cui il timore è meno focalizzato su un dato oggettivo di realtà, e si allarga all’idea di un pericolo vasto, indistinto, non circoscritto. Quindi si vive in una condizione costante di allarme e di preoccupazione.

[D: Quali sono i meccanismi “tecnici” alla base di questo?]
Il nostro cervello è una macchina ben organizzata. L’ansia è prodotta dall’amigdala, una sorta di relè che scatta in condizioni di pericolo. Ed è la parte più “antica” del cervello umano rispetto all’evoluzione. Poi ci sono le parti più “recenti” destinate alla capacità di autocontrollo e di programmazione, cioè le zone frontali e prefrontali. In casi di forte stress emotivo come questo si crea uno squilibrio “a favore” dell’ansia. L’importante è riuscire a controllare tutto questo. (...)

*** Massimo AMMANITI,  psicoanalista, professore universitario di psicopatologia dell'età evolutiva, intervistato da Paolo Conti, «Questa è l’era dell’ansia perenne. Il loro obiettivo è la nostra paralisi» 'Corriere della Sera, 22 marzo 2016

LINK intervista integrale qui


In Mixtura altri 3 contributi di Massimo Ammaniti qui

giovedì 17 marzo 2016

#SENZA_TAGLI / Ansia, distorce la percezione del mondo (Le Scienze)

Chi soffre di disturbi d'ansia può percepire il mondo in modo diverso, faticando a distinguere tra stimoli sicuri oppure pericolosi. La causa è una ristrutturazione dei circuiti cerebrali responsabili dell'individuazione delle minacce, ristrutturazione che interessa anche le aree sensoriali del cervello (LeScienze)

I disturbi d'ansia alterano la percezione del mondo a livello sensoriale: chi ne soffre fatica a distinguere gli stimoli associati a un evento neutro o sicuro da quelli che in precedenza erano stati associati a una minaccia. La dimostrazione sperimentale del fenomeno è stata ottenuta da un gruppo di ricercatori del Weizmann Institute of Science, a Rehovot, in Israele, e del Jerusalem Mental Health Center, che firmano un articolo pubblicato su "Current Biology".

I ricercatori hanno dimostrato che nei pazienti affetti da disturbi d'ansia l'esperienza emotiva induce una plasticità nei circuiti cerebrali che, ristrutturandosi, fanno scattare un campanello d'allarme non solo in presenza dello stimolo realmente minaccioso, ma anche di stimoli che lo ricordano solo vagamente.

"Nei circuiti cerebrali di queste persone - spiega Rony Paz, che ha diretto lo studio - si verificano dei cambiamenti che poi mediano la risposta a nuovi stimoli, con la conseguente impossibilità di discriminare tra lo stimolo originariamente sperimentato e un nuovo stimolo simile. Di conseguenza, questi pazienti rispondono emotivamente anche a nuove situazioni apparentemente irrilevanti. E' importante sottolineare che queste persone non possono controllare il fenomeno, in quanto è legato a una incapacità percettiva di discriminare gli stimoli."

Nello studio Paz e colleghi hanno addestrato alcuni soggetti affetti da disturbi d'ansia ad associare tre suoni distinti a eventi positivi, neutri o negativi. Poi hanno  presentato ai partecipanti diversi suoni, chiedendo se li avevano già sentiti nella fase precedente. Le persone con ansia identificavano molto spesso come già sentito 
un suono in realtà nuovo.

Inoltre, le immagini ottenute con la risonanza magnetica funzionale a cui erano stati contestualmente sottoposti i partecipanti, hanno mostrato delle differenze fra soggetti ansiosi e soggetto sani. Le differenze non interessavano solo   l'amigdala, una regione del cervello coinvolta nella regolazione delle emozioni di paura e ansia, ma anche le regioni sensoriali primarie, confermando così l'idea che nei pazienti affetti da ansia le esperienze emotive inducono dei cambiamenti nelle rappresentazioni sensoriali.

*** Le Scienze, L'ansia altera la percezione del mondo, 'le scienze', 7 marzo 2016, qui

sabato 2 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Ansia, può salvarci la vita (Ilaria Betti)

Chi soffre d'ansia può faticare a credere che quel "nemico" possa avere, in qualche modo, un effetto benefico. Eppure, secondo un nuovo studio, l'ansia si comporterebbe come un sesto senso e ci renderebbe più vigili e più capaci di fiutare il pericolo, "salvandoci la vita", in momenti di crisi.

La ricerca, pubblicata sulla rivista "eLife", è stata condotta dal French Institute of Health and Medical Research. 
Monitorando l'attività cerebrale di 24 volontari, ai quali è stato chiesto di guardare dei volti di persone arrabbiate o tranquille, gli studiosi hanno notato che l'area collegata all'azione nel cervello degli ansiosi si attivava molto velocemente, in circa 200 millisecondi. I partecipanti più nervosi sono risultati essere anche i più bravi nel riconoscere i volti "pericolosi" e nel correre, dunque, ai ripari.

"Una reazione così veloce può avere a che fare con l'istinto di sopravvivenza", spiega l'autrice dello studio, Marwa El Zein. Durante l'esperimento, infatti, i volontari più ansiosi hanno avuto la tentazione di scappare di fronte ad un volto che li fissava direttamente negli occhi. 
Secondo la ricercatrice, questo comportamento può essere un lascito della storia della nostra evoluzione come esseri umani: "Abbiamo passato molto tempo accanto a predatori che potevano attaccare, mordere o pungere. La reazione rapida, da parte di chi aveva già provato quella paura, ci ha aiutato, nel corso dell'evoluzione, ad evitare quel pericolo", ha affermato. L'ansia, dunque, non è sempre qualcosa che ci paralizza e che ci impedisce di agire: a volte, può rivelarsi un'ottima bussola che ci impedisce di cadere nelle trappole.

*** Ilaria BETTI, giornalista, "L'ansia è un sesto senso, può salvarti la vita": una ricerca rivela un effetto benefico del sentirci sempre ansiosi, 'L'Huffington Post', 30 dicembre 2015, qui



In Mixtura altri 4 contributi di Ilaria Betti qui

sabato 28 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Ansia, è positiva (Patrizia Mattioli)

L’ansia è un’emozione positiva. Normalmente ha il ruolo di richiamare l’attenzione, di mettere in guarda da certe situazioni di pericolo, di orientare verso azioni necessarie per la sopravvivenza. E’ presente nell’uomo sin dall’alba della sua esistenza come campanello d’allarme in un ambiente carico di minacce. Ci sono paure e ansie che consideriamo ragionevoli, come quelle in reazione agli eventi di Parigi, e altre invece che riteniamo “sbagliate“.
Si tende a considerare patologica l’ansia che prosegue anche dopo la fine di eventi pericolosi, perché mantiene in uno stato permanente di tensione che compromette le capacità operative e di giudizio.
In realtà che la minaccia sia reale o presunta, immaginata o anticipata è comunque in relazione ad una qualche forma di pericolo che la persona percepisce e come tale va sempre presa in considerazione.

I fatti di Parigi sono “passati” ma per la loro caratteristica di imprevedibilità, aggressività, disumanità, hanno stimolato in tutti noi sentimenti di terrore, non controllo, fragilità e vulnerabilità –  che si esprimono attraverso la percezione del rischio in ogni angolo, la diffidenza, il blocco esplorativo, la chiusura – che dureranno molto tempo, perlomeno fino a che non saremo riusciti a ricostruire un significato coerente che dia ai fatti un senso di minore imprevedibilità (se ci si riesce) e non ci saremo ricollocati in una posizione di maggiore controllo rispetto a quello che ci possiamo aspettare dall’esterno.

Ognuno ha un suo modo per elaborare gli eventi a qualcuno riuscirà a farlo più velocemente di altri. A volte il pericolo esterno si combina con il senso di incapacità a fronteggiare il rischio più interno di emergenza emotiva.

Situazioni di instabilità relazionale e/o lavorativa, legami conflittuali, possono aumentare la suscettibilità all’ansia poiché l’individuo percepisce meno la protettività dei suoi riferimenti e si sente più fragile e vulnerabile. L’imprevedibilità di certi avvenimenti minacciosi ha allora l’effetto di potenziare e amplificare certe naturali predisposizioni personali offrendo una prova di quanto i pericoli siano esterni.

L’ansia ha, quindi, una funzione protettiva e preventiva, diventa disfunzionale quando ha più un effetto paralizzante, se non si è capaci di gestirla se si rimane impantanati in ruminazioni cortocircuitanti – a volte le ruminazioni sono legate all’incapacità di focalizzare e dare un nome a un’emozione – e l’organismo permane in uno stato di, apparentemente inutile, iperattivazione.

Un’ansia è più difficile da gestire quando non si riesce a ricostruirne il significato, quando viene vista solo come un problema e non si è in grado di contestualizzarla, cioè di creare un legame tra fatti contingenti ed attivazione ansiosa.

Quando le persone sono particolarmente incapaci di dare significato all’ansia perché storicamente non abituati a coglierla come emozione questa si manifesta soprattutto nei suoi aspetti più somatici: palpitazioni, tachicardia, dolori al petto, senso di soffocamento, nausea, vertigini, paura di impazzire, paura di morire, ecc…manifestazioni che si prestano ad una lettura estranea dell’ansia che in quanto  “corpo estraneo” deve essere eliminato prima possibile.
La sintomatologia organica assomiglia alle prime fasi di un infarto e spesso è accompagnata da un senso di pericolo o di catastrofe imminente, sensazioni che spingono di più verso una gestione farmacologica che psicologica del problema.
I farmaci riducono temporaneamente l’ansia ma non cambiano il modello di apprendimento ed elaborazione che ne è alla base e che perpetua le sue manifestazioni meno funzionali.

Se in una persona per esempio l’ansia è l’espressione della sofferenza per le eccessive pressioni percepite nell’ambiente lavorativo e/o familiare, una soluzione che la elimina, chimica o magica che sia, la metterebbe paradossalmente più a rischio di collasso perché  permarrebbe in situazioni che la stressano senza più neanche la “spia luminosa” a metterla in guardia.

*** Patrizia MATTIOLI, picoterapeuta, L'ansia è una emozione positiva, blog 'ilfattoquotidiano.it', 25 novembre 2015, qui

In Mixtura 1 altro contributo di Patrizia Mattioli qui