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sabato 19 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Dissociazioni (Matteo Saudino)

Perché mai dovrei chiedere al mio kebabbaro, di fede musulmana, di dissociarsi dal terrorismo islamico? Si era associato? Ne faceva parte? Lo appoggiava?

Secondo tale ragionamento, quando incontriamo un qualsiasi siciliano, dovremmo chiedergli, come prima cosa, di dissociarsi dalla mafia? E a tutti i campani di prendere le distanze dalla camorra e a tutti i preti di dichiarare di non essere pedofili?
E ancora: i bianchi cristiani, in questi giorni, si sono dissociati dai suprematisti, razzisti e nazisti, che hanno marciato e ucciso in Arizona? Non mi pare, anzi il Presidente degli Usa, non Joe l'idraulico, li ha trattati alla stregua degli antirazzisti.

Cerchiamo di combattere le barbarie del terrore con serietà di analisi e azione e non con la demagogia e la stupidità degli sciacalli, che cercano voti e gloria.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Dissociazioni, 'facebook', 18 agosto 2017, qui


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venerdì 5 agosto 2016

#LINK / Terrorismo, la rivolta generazionale (Ilvo Diamanti)

(...) Gli attentatori sono, infatti, giovani, se non giovanissimi, spesso di origine maghrebina. Ma “francesi”, perché nati e cresciuti in Francia. Non sempre e non necessariamente nelle banlieue. Infatti, come ha osservato lo stesso Koshrokhavar, l’Islam radicale ha attecchito anche fra i giovani musulmani delle classi medie. Olivier Roy, anch’egli sociologo, presso l’Istituto Universitario Europeo di Firenze, parla di una generazione perduta e sperduta. Alla ricerca di un’identità che la società e per prima la famiglia non sono state in grado di fornire loro.

Così, il richiamo all’Islam, alla religione della tradizione, diventa una mappa per ritrovare la strada. “Una” strada. Solo che non si tratta dell’Islam “coltivato” dai genitori. Integrato e moderato. Ma dell’Islam mitico, delle origini. L’Islam radicale, predicato da imam “estremisti”. Offre loro motivo e riferimenti per realizzarsi. “Contro” i genitori. Il terrorismo francese, secondo Roy, più che una guerra di civiltà diventa, così, una rivolta generazionale. Perché, osserva Roy, i giovani terroristi sono tutti francesi di seconda generazione. Hanno studiato in Francia, in mezzo ad altri giovani francesi, di cui condividono la lingua, luoghi e stili di vita. Ma sono afflitti da un’identità incompiuta. “Marginale”. Non si sentono e non vengono sentiti francesi. E lo stesso avviene nei Paesi d’origine. In cui non si riconoscono. Dove non vengono riconosciuti. Così vivono in una condizione di non-identità. A differenza dei genitori, che hanno cercato, da sempre, il riconoscimento nel Paese dove sono “migrati”. Il rapporto dei giovani con i genitori si traduce, così, in una rottura, anzitutto, religiosa. E l’Islam radicale diventa il segno, il mezzo per combattere la loro “rivolta generazionale”. Che è, anche, culturale. Sociale. Una rivolta sanguinosa. Perché i giovani francesi di origine maghrebina uccidono i genitori metaforicamente. Di fatto, uccidono persone che non hanno altra colpa se non di essere “francesi”. Occidentali. E se sono, a loro volta, arabi e islamici, non è un problema. Al contrario. Per loro, il problema è l’integrazione degli arabi. E attraverso la versione estrema dell’Islam cercano una risposta all’assenza di riferimenti di valore, al “nichilismo radicale” che li affligge.

Difficile non pensare alla distanza dai “nostri” giovani. Italiani. (...)

*** Ilvo DIAMANTI, sociologo, saggista, La rivolta generazionale che alimenta il terrorismo, 'la Repubblica', 4 agosto 2016

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giovedì 4 agosto 2016

#RITAGLI / Jihad, e pensiero dicotomico (Elettra Elisabetta Santori)

(...) «Terroristi o psicopatici? Come se si trattasse di scegliere tra i due», ha dichiarato Bernard Henry-Lévy, saltando d’un balzo le paludi del pensiero dicotomico. I terroristi sono sempre psicopatici, come lo erano le SS, ha però aggiunto. Così, nel tentativo di salvare entrambi gli estremi della dicotomia, la sua sintesi ha finito per identificarli ora et semper, e questo non regge alla prova storiografica. Negli anni in cui le Brigate Rosse colpivano magistrati, politici, industriali e forze dell’ordine, nessuno si chiedeva se i brigatisti fossero terroristi o psicopatici. Quella dei Br era ancora una ferocia selettiva e lucida, che almeno distingueva tra i cittadini comuni da un lato, e i detentori del potere dall’altro, decidendo di colpire solo questi ultimi. Questi distinguo i terroristi islamici non li hanno mai voluti fare, uccidendo sempre all’ingrosso, mandando al macello il cristiano e l’ebreo, il credente e il non credente, militari e civili, sunniti tiepidi e sciiti apostati. Molto più simili in questo, ai nostri terroristi neri, strateghi della tensione, che piazzavano bombe nelle banche, sui treni, nelle piazze per massimizzare la carneficina. In confronto ai jihadisti, i Br, per quanto spietati, paiono quasi terroristi etici. Assassini delicati, direbbe Albert Camus. (...)

*** Eletta Elisabetta SANTORI, riercatrice, sociologa, Le baccanti del jihad e le falle del pensiero dicotomico, 'MicroMega online', 26 luglio 2016

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domenica 24 luglio 2016

#SPILLI / Terrorismo? No, impazzimento (M. Ferrario)

No, non è terrorismo.
Il terrorismo ha una sua logica.
Perversa. Ma logica.
Uccide con un fine. E tra i fini c'è pure quello di terrorizzare.

Ormai invece è puro terrore.
Perché è follia. Dispersa. Diffusa. Selvaggiamente prorompente.
Perché è impazzimento generale. Potenzialmente alla portata di tutti.  
In ogni luogo e momento, possiamo essere uccisi. Oppure diventare assassini.

È impazzimento quello che fa imbracciare un'arma per sparare alzo zero su chiunque solo perché 'senti di dover' sparare a chiunque. Mirando, con intenzione lucida e allucinata, a uomini resi birilli. Svuotando il caricatore su giovani e bambini in un centro commerciale. O zigzagando con un camion tra la folla per mettere sotto il maggior numero possibile di chi sta sulla tua strada: più ne abbatti, più scarichi fuori la tua pazzia contro il mondo.
E non importa se alla fine muori anche tu: tanto sei già morto dentro, depresso, frustrato, incazzato, quando hai impugnato l'arma e gli altri, i birilli-umani, chissenefrega, lo saranno dopo.
Diventeranno finalmente come te.
E comunque non è un tuo problema. Tu stai male: hai subito angherie, ingiustizie. E loro la pagheranno. 

La follia è incontenibile. Ma un tempo il folle in qualche modo, almeno nella maggioranza dei casi, riusciva, se non a contenerne le accensioni più violente, almeno a limitarne gli effetti. 
Non era intenzionale, questo contenimento; se no il folle, ieri come oggi, non sarebbe folle. Forse agivano, pure nel buio della pazzia più profonda, i residui di un'educazione al sociale anche ipocritamente imposta con il mantra dei troppi e soffocanti doveri. Tuttavia, sta di fatto che, come obbedendo a una pulsione che fissava un limite, un contenitore c'era. L'onnipotenza non straripava. Magari la spinta aggressiva si indirizzava su qualcuno in particolare, in base a una motivazione assurda, ma specifica e soggettivamente logica: che riguardava 'quella' persona e non un'altra. E allora quella 'persona' non aveva scampo. 
Ma la pazzia, un tempo, almeno qui in Italia e in Europa (e non negli Usa), non investiva dei suoi effetti omicidi chiunque: non era stragista.
Tendeva a implodere. Non esplodeva, con gusto e accanimento, regalando anche agli altri (tutti, indistintamente, e più sono sconosciuti e meglio è) la morte distruttiva che bruciava dentro e urlava di passare all'atto.

Oggi abbiamo introiettato il terrorismo. 
Ci sentiamo autorizzati a uccidere e seminare terrore. 
È atto allo stato puro. Nessun pensiero. Nessun ideale. Nessun fine.
C'è solo che noi stiamo male. E questo basta.
Ci siamo noi con la nostra follia e niente e nessuno contano più di noi.
Solo noi. Il nostro Io.
Io. Io. Io.
Gli altri crepino tutti.
Con noi. Come noi.

No, non è terrorismo. 
E' impazzimento generale. Di una società.
Siamo noi che stiamo impazzendo.

*** Massimo Ferrario, Non è terrorismo, è impazzimento, per Mixtura

Ali Sonboly, tedesco iraniano, killer di Monaco, 22 luglio 2016

giovedì 21 luglio 2016

#VIDEO / Terrorismo, e noi (Tiziano Terzani)


Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore
Terrorismo e noi: dove va il mondo
facebook, 16 luglio 2016
video, 2min32

Parole preveggenti.
Ovviamente...  (mf)

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martedì 19 luglio 2016

SENZA_TAGLI / Terrorismo, che fare (Cecilia Strada)

Risposta collettiva per tutti quelli che, dopo Nizza, mi hanno commentato "Ah, certo, allora il terrorismo lo vuoi fermare con i ramoscelli d'ulivo?". 
Sì e no. 

No perché, ovviamente, la violenza e il terrorismo vanno combattuti con tutti gli strumenti di polizia disponibili: follow the money, diceva Giovanni Falcone; interrompere i rifornimenti: da dove arrivano le armi? Chi sta comprando e raffinando il petrolio che Isis estrae? Chi compra i reperti archeologici? Non qualche contadino iracheno sfigato, direi. Chi garantisce gli appoggi politici? Forse qualche nostro partner commerciale?

Ma anche sì: perché la costruzione di diritti (il lavoro che tante organizzazioni portano avanti con un miliardesimo delle risorse destinate alla guerra) sembra essere un antidoto alla violenza più potente delle bombe che voi invocate. Eh già: non vi siete accorti che le bombe, la guerra, le invasioni, le prigioni segrete ci hanno portato fin qui? Se quindici anni di "sganciamo una bella bomba" fossero serviti ad aumentare "la sicurezza" non saremmo qui, vi pare? 

Io voglio la sicurezza per i miei figli, come tutti. Sono un'egoista. Ma un'egoista di buon senso, che osserva come lo strumento bomba abbia solo aumentato la violenza e la paura. 
Ramoscelli di ulivo? Sì, anche. E cultura, strumenti di polizia, buon senso, diritti. E basta ipocrisia.

*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 17 luglio 2016, qui

Carlos LATUFF, 1968
disegnatore brasiliano

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lunedì 18 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Se ci fosse Lui (Matteo Saudino)

Di fronte agli attentati che hanno colpito Francia e Belgio (perché diciamocelo sinceramente, delle altre decine di migliaia di morti del fondamentalismo islamico non ce ne fotte un cazzo, anzi.. che si ammazzino tra di loro), cresce sui social, in spiaggia, nei bar e tra la piccola borghesia nostrana la nostalgia per Lui, il pelato dalla mascella volitiva, dal petto villoso e dallo sguardo sicuro.

"Eh se vi fosse Lui, l'Isis avrebbe i giorni, ma che dico i giorni, le ore contate. Anzi, Lui avrebbe già eliminato il Califfato e ci avrebbe tolto tutti questi musulmani dai coglioni." 
Simili affermazioni accompagnano ormai le nostre incerte giornate. 

Ebbene, mentre sogniamo ad occhi aperti il ritorno dell'invincibile condottiero, dell'uomo tutto d'un pezzo che ha bonificato le paludi pontine, ricordiamo, con una mano sul petto e l'altra aperta e tesa verso il cielo, i successi del ventennio fascista:
- abolizione dei partiti e dei sindacati;
- abolizione della libertà di stampa;
- omicidi politici;
- istituzione dei confini in cui rinchiudere gli oppositori;
- abolizione delle libere elezioni;
- riduzione dei salari, in accordo con Confindustria;
- svuotamento del contratto nazionale di lavoro;
- aumento dei furti e degli omicidi (tutto verificato);
- polizia politica;
- violenza politica;
- tribunali speciali;
- annullamento della festa della donna e di ogni politica emancipatoria femminile;
- vantaggi fiscali per la chiesa cattolica;
- insegnamento obbligatorio della religione cattolica in tutte le scuole di ogni ordine e grado;
- conquista della Libia con uso di gas e campi di concentramento;
- faticosa conquista dell'Albania;
- faticosa conquista dell'Etiopia con annesse figuracce e sconfitte militari;
- leggi razziali e deportazioni;
- accordi e patteggiamenti con la mafia a partire dalla metà degli anni Trenta, dopo la rimozione del prefetto Mori;
- alleanza in subalternità con Hitler e la Germania nazista;
- vigliacca pugnalata alla spalle alla Francia con annessa sconfitte militare e un migliaio di morti;
- dichiarazione di guerra agli Stati Uniti (fantastico!!);
- sconfitta militare in Grecia con fucili della prima guerra mondiale;
- sconfitta militare in Jugoslavia con poche munizioni e senza copertura dell'aviazione;
- sconfitta militare in nord Africa;
- disastrosa campagna di Russia con scarpe di cartone e giacche e pantaloni primaverili;
- sconfitta contro gli americani, i francesi e gli inglesi;
- sconfitta ad opera dei partigiani;
- 500.000 italiani morti;
- un Paese distrutto, da ricostruire.
Eh sì, se ci fosse Lui, l'Isis più che tremare dalla paura, avrebbe un modello vincente da imitare.

*** Matteo SAUDINO, insegnante, Se ci fosse Lui... Benito vs Califfato, 'facebook', 17 luglio 2016, qui


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domenica 17 luglio 2016

#SPOT / Terrorismo, perché non vogliamo

#RITAGLI / Terrorismo e Occidente, serve una rigorosa laicità (Paolo Flores d'Arcais)

(...) Purtroppo gran parte della sinistra e tutta la destra si rifiutano di vedere che c’è una guerra dichiarata non ai governi occidentali bensì ai valori rivoluzionari dell’eguaglianza, della laicità e delle libertà civili. È una guerra dichiarata con la strage di Charlie Hebdo ormai un anno e mezzo fa. Ma tutti hanno fatto finta di nulla.

[D: Per quale motivo?]
Perché l’Occidente degli establishment è complice, visto che fa affari faraonici con l’Arabia Saudita e gli Emirati: non si può combattere l’Isis, cioè il fondamentalismo islamico che vuole farsi Stato, quando si è alleati di Stati islamici già fondamentalisti, in cui vige la sharia; non si può quando il nostro spiritoso ministro degli Esteri vuol fare entrare la Turchia di Erdogan nelle istituzioni europee; non si può quando si concedono spazi enormi a istituti islamici che sono brodo della cultura fondamentalista.

[D: È la dottrina del multiculturalismo]
Se c’è eguaglianza delle religioni, va da sé che con il diritto di istituire scuole private cattoliche o protestanti ci sarà anche quello di istituirne di islamiche. Non bisogna più permetterlo: la scuola repubblicana, come una volta era nelle intenzioni della Francia, non deve solo tramandare il sapere ma anche gli ideali di libertà, eguaglianza e fraternità. Va fatto perché, come abbiamo testimoniato con ampie inchieste su MicroMega, in Inghilterra, ma anche in Francia e in Germania, interi quartieri di grandi città sono governati dalla sharia.

[D: È la sua teoria dello scambio?]
Sì. Si lasciano gli immigrati anche di seconda e terza generazione in condizioni socialmente emarginate, invece di integrarli come cittadini. E in cambio si concede la sharia come riconoscimento della diversità. Gran parte della sinistra acconsente stupidamente perché così si tollera l’oppressione del padre e del marito sulla donna e dell’Imam sul credente.

[D: Dunque? Che fare?]
Primo, per integrare servono soldi, moltissimi ma ci sono, anche nell’Europa della crisi, viste evasione fiscale e corruzione, se le si volesse combattere seriamente: è la crescente povertà degli autoctoni che ostacola l’integrazione, perché porta a vedere negli immigrati il nemico. Secondo, rigorosa laicità. Terzo, nessuna concessione di diversità a chi propone diseguaglianza dei diritti.

[D: E nel frattempo, intanto che l’estremismo uccide?]
Anche per ciò che è successo a Nizza, i nostri apparati di sicurezza sono colabrodo, legati ai tempi della Guerra fredda e dell’oppressione interna. Siamo indietro di alcune decine di anni: i terroristi si formano nella cultura scolastica legata alle moschee, nelle carceri e su Internet. È lì che serve un lavoro a tappeto di intelligence.

[D: E forse nella vita quotidiana non c’è consapevolezza della guerra]
Sì e sarebbe bene che ci fosse, ma anche assurdo smettere di vivere normalmente. La guerra c’è ma, come dicevo prima, i governi si rifiutano di vederla. Se la situazione politica dei Paesi europei e occidentali - perché ci sono dentro anche gli Stati Uniti - rimane questa, non c’è alcuna possibilità di vincerla.

[D: E come deve cambiare la situazione?]
Ci vorrebbe che andasse al potere una sinistra egualitaria e illuminista che però oggi non c’è, se non in piccola parte in Podemos in Spagna, nel Movimento cinque stelle in Italia e in Bernie Sanders negli Stati Uniti. 

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, saggista direttore di 'MicroMega', intervistato da Mattia Feltri, Flores d'Arcais: “L’Occidente chiude gli occhi e fa affari con i fondamentalisti. La chiave è il ritorno alla laicità”, 'La Stampa', 16 luglio 2016, in 'MicroMega online', qui


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sabato 16 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Caro musulmano (Massimo Gramellini)

Caro musulmano non integralista che vivi in Occidente, esci fuori. Lo so che esisti, ti ho conosciuto. In privato mi hai confidato tante volte il tuo sgomento per l’eresia wahabita che ha deformato il Corano, trasformando il suicidio in un atto eroico, e la tua rabbia verso la corte saudita che si atteggia a nostra alleata e invece finanzia quell’eresia dai tempi di Bin Laden. Il piano degli aspiranti califfi è piuttosto chiaro: utilizzano ragazzotti viziati come gli stragisti del Bataclan e relitti umani come il camionista che ha seminato la morte sulla promenade di Nizza per alimentare la paura e l’odio verso l’Islam, così da portare i razzisti al potere in Occidente e creare le condizioni per innescare una guerra di civiltà. È la trama dei fanatici di ogni epoca, la conosciamo bene. Negli Anni Settanta del secolo scorso il terrorismo di sinistra insanguinò le nostre strade con altri metodi (bersagli simbolici e non indiscriminati) ma identici obiettivi: scatenare la rivoluzione. Fallì quando l’operaio comunista che credeva suo alleato gli fece il vuoto intorno. E l’operaio gli si rivoltò contro perché aveva qualcosa da perdere: una casa, uno stipendio, un pallido benessere. Nessuno, credimi, fa la rivoluzione se ha qualcosa da perdere. Il simbolo di quel cambio di stagione fu il sindacalista Guido Rossa, che pagò con la vita la rottura dell’omertà in fabbrica.  

Oggi Guido Rossa sei tu. Ti auguro lunga vita, ma è da te che ci aspettiamo il gesto che può cambiare la trama di questa storia. I farabutti che sgozzano in nome dell’Islam non vengono dal deserto: sono cresciuti in Occidente e quasi sempre ci sono anche nati. Frequentano i tuoi negozi e le tue moschee, parlano la tua lingua, credono (a modo loro) nella tua religione. Hanno figli che vanno a scuola con i tuoi, mogli che chiacchierano con la tua. Per troppo tempo li hai guardati come dei fratelli che sbagliavano, ma che non andavano traditi. Non condividevi i loro comportamenti, ma non te la sentivi di denunciarli: in qualche caso per paura, ma più spesso per una forma perversa di solidarietà religiosa e razziale. 

Adesso però il gioco si è fatto troppo duro e non puoi più restare sull’uscio a osservarlo. Adesso anche tu, come l’operaio comunista di quarant’anni fa, hai qualcosa da perdere. Bene o male l’Occidente ti ha accolto, offrendoti la possibilità di una vita più dignitosa di quella che ti era consentita nella terra da cui sei scappato. Ora sei uno di noi. Tuo fratello non è più il camionista di Nizza, ma il bambino che le sue ruote hanno stritolato sul selciato. Non puoi continuare a negare l’evidenza o a girarti dall’altra parte. Hai oltrepassato quel confine sottile che separa il menefreghismo dalla complicità.  

Facciamo un patto. Noi cercheremo di tenere i nostri razzisti lontani dal governo e di migliorare il livello della sicurezza, anche se è impossibile proteggere ermeticamente ogni assembramento umano. Tu però devi passare all’azione. Devi prendere le distanze dagli invasati che si sentono invasori e dagli imam che li fomentano. Denunciarli, sbugiardarli, controbattere punto su punto le loro idee distorte. Pretendendo, tanto per cominciare, che nella tua moschea si parli la lingua che a scuola parlano i tuoi figli: francese in Francia, italiano in Italia. Senza di te perderemmo la partita. Ma vorrei ti fosse chiaro che fra gli sconfitti ci saresti anche tu.  

*** Massimo GRAMELLINI, giornalista e scrittore, Caro musulmano, i tuoi fratelli adesso siamo noi, 'La Stampa', 16 luglio 2016, qui


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#SENZA_TAGLI / Ma è possibile? (Enrico Mentana)

L'Europa ha conosciuto l'orrore assoluto nella sua storia del Novecento: due guerre mondiali, la shoah. 
Solo poche migliaia di persone ancora ci possono raccontare la ferocia di quella ultima stagione di ferocia. Intere generazioni di europei sono nate e cresciute in pace, con la cultura del rispetto della vita. 
Ora la storia ci risbatte davanti agli occhi l'orrore, ogni volta con forme diverse, ma con la costante di azioni compiute contro gente comune: che volta a volta sta lavorando, facendo la spesa, guardando una partita, ascoltando un concerto, bevendo al tavolo di un bar, visitando un museo, prendendo il sole in spiaggia, cenando con gli amici, uscendo dalla metropolitana, entrando in in aeroporto o aspettando i fuochi d'artificio coi bambini nel giorno della festa nazionale. 
Muoiono per uccidere, e noi non lo capiamo: cosa c'è di meglio della vita? 
La risposta terribile che si danno è fatta di vergini e di Paradiso. 
Ma è possibile che esista una religione che garantisce il Paradiso a chi uccide dei bambini in suo nome?

*** Enrico MENTANA, giornalista, 'facebook', 15 luglio 2016, qui

martedì 5 luglio 2016

#SENZA_TAGLI / Terrorismo, e potere (Francesco Erspamer)

Ma davvero il terrorismo è una degenerazione del nostro tempo? 
A me risulta che in tutte le rivoluzioni, rivolte e guerre d’indipendenza e di liberazione del passato sia morta un sacco di gente, anche innocente e spesso in modo atroce, e che a parecchi degli assassini siano dedicate piazze e statue. 
La differenza la fanno i media, che amplificano la violenza quando fa comodo ai loro padroni attraverso l’ossessiva ripetizione delle immagini; e i fabbricanti di armi, inclusi quelli italiani, che ne inventano e producono di sempre più letali, economiche, facilmente trasportabili. (Prossimamente basterà avere una stampante 3D: agghiacciante vero?; ma vi avranno spiegato che la Tecnologia, come il Libero Mercato, non possono essere fermati o discussi: propongo di cominciare a chiamarli, rispettivamente, Ananke e Dio).

Ma c’è un altro fattore da non trascurare: il potere si è blindato. 
Rarissimo che a morire sia qualche primo ministro o presidente o CEO miliardario o celebrity; troppo ben protetti, da legioni di pretoriani pagati dai contribuenti. Per cui chi si ribella o impazzisce non può che prendersela con la gente ordinaria. 
A mio parere invece si dovrebbe tornare all'idea che il re è anche un capro espiatorio. Vuoi fama, denaro e potere? E allora devi uscire dalla bolla, scendere dall'Olimpo, renderti accessibile all’ira, al fanatismo e alla follia di coloro che a torto o ragione si sentano da te offesi o minacciati, al posto dei tuoi sudditi. Per viverli davvero, i problemi; non parlarne soltanto ai talk show o su Twitter.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 4 luglio 2016, qui



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venerdì 25 marzo 2016

#RITAGLI / Bruxelles, ansia, impotenza, come reagire (Massimo Ammaniti)

(...) Il pericolo più ovvio è lo stesso osservato dagli esperti di psicoanalisi negli Stati Uniti dopo l’11 settembre: l’istinto di chiudersi in casa, il rifiutarsi di uscire per guardare ossessivamente le notizie in tv, l’isolarsi dalla vita quotidiana. Il fenomeno, studiato con attenzione, riguardò migliaia di persone. Si cade in una sorta di “evitamento passivo”, si evita cioè la ripresa della normalità e si lascia spazio alla paura e all’ansia....

[D: Sembra il progetto del terrorismo così come lo stiamo conoscendo]
Non c’è dubbio. Il progetto dell’Isis è la paralisi dell’Occidente. Il piano è convincerlo della sua impotenza. Una vera guerra psicologica. L’obiettivo è bloccare l’economia che è alla base del nostro modello: in questo caso gli spostamenti legati agli affari, al turismo, allo studio, alla nostra vita quotidiana. L’aeroporto, la metropolitana. (...)

[D: Colpiscono i tempi, progettati in perfetto automatismo: l’arresto di Salah Abdeslam proprio a Bruxelles, immediatamente dopo l’atroce attentato]
Anche qui il messaggio è trasparente. Avete compiuto mille sforzi per arrestare Salah, avete mobilitato tutte le polizie d’Europa, lo avete cercato ovunque, finalmente lo avete trovato e tirate un sospiro di sollievo con l’illusione di averci fermati... Invece ecco qui la dimostrazione che ci siamo. Tutto questo suscita un’ondata di paura, direi soprattutto di ansia molto forte, di terrore.

[D: Lei distingue nettamente tra paura e ansia. In che senso?]
La paura è un’emozione motivata, nasce come reazione da una minaccia reale. Le bombe di Bruxelles hanno provocato una inevitabile paura collettiva. Ma poi, se non si controlla questa paura, si sfocia nell’ansia e nel terrore. Ovvero quella condizione in cui il timore è meno focalizzato su un dato oggettivo di realtà, e si allarga all’idea di un pericolo vasto, indistinto, non circoscritto. Quindi si vive in una condizione costante di allarme e di preoccupazione.

[D: Quali sono i meccanismi “tecnici” alla base di questo?]
Il nostro cervello è una macchina ben organizzata. L’ansia è prodotta dall’amigdala, una sorta di relè che scatta in condizioni di pericolo. Ed è la parte più “antica” del cervello umano rispetto all’evoluzione. Poi ci sono le parti più “recenti” destinate alla capacità di autocontrollo e di programmazione, cioè le zone frontali e prefrontali. In casi di forte stress emotivo come questo si crea uno squilibrio “a favore” dell’ansia. L’importante è riuscire a controllare tutto questo. (...)

*** Massimo AMMANITI,  psicoanalista, professore universitario di psicopatologia dell'età evolutiva, intervistato da Paolo Conti, «Questa è l’era dell’ansia perenne. Il loro obiettivo è la nostra paralisi» 'Corriere della Sera, 22 marzo 2016

LINK intervista integrale qui


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giovedì 24 marzo 2016

#RITAGLI / Terrorismo, basta ipocrisia (Gianluca Ferrara)

(...) Nel tempo del nanismo politico sopra accennato, le soluzioni proposte da personaggi come Matteo Salvini sono in ascesa. Lui, ma anche tanti altri, in realtà sono solo utili strumenti adoperati dalle élite economico finanziarie dominanti per celare la verità ai popoli. Si preferisce scatenare la guerra tra poveri accusando l’immigrazione, nascondendo che i fenomeni migratori, in particolare quello degli afgani, degli irakeni e dei siriani sono causati da dei conflitti dovuti a politiche criminali occidentali. Guerre spacciate ipocritamente come missioni umanitarie ma che in realtà occultano un disegno egemonico. Una pianificazione geopolitica che mira al controllo delle fonti energetiche del Medioriente.

La guerra in Iraq dovrebbe essere un palese esempio su come la politica estera occidentale sia terrorista. Oggi piangiamo le 31 vittime di Bruxelles, ma l’Iraq, proprio come il Belgio, era un Paese sovrano e con un pretesto falso è stato attaccato ed ha subito un’occupazione che ha causato circa un milione di morti, un numero infinito di feriti e milioni di sfollati dovuti alla devastazione pressoché totale d’intere città. Questo perché Saddam si rifiutò di far colonizzare il proprio Paese da multinazionali come l’Halliburton capeggiata dall’ex vice presidente Usa Dick Cheney, uno dei massimi sostenitori della menzogna sulle armi di distruzione di massa mai trovate.

Se ciò che ha subito l’Iraq, ma anche l’Afghanistan, fosse toccato ad un Paese europeo o ad uno stato degli Usa cosa sarebbe successo? Quante bombe atomiche sarebbero state già sganciate? Cosa ci starebbero narrando i vari mass media che in queste ore ci descrivono fino al parossismo le due esplosioni in Belgio? Perché mai, con la medesima partecipazione, non ci viene mostrato cosa causano le bombe dei droni statunitensi e francesi allorquando fanno saltare interi villaggi di civili a Raqqa,  Miranshah, Bagdad, Tripoli o Kabul? Bombe che oramai da anni a ritmo quotidiano devastano e uccidono civili innocenti. Gli Usa e i fedeli alleati europei hanno scientificamente scatenato con la guerra in Iraq un conflitto interno tra sunniti e sciiti al fine di destabilizzare l’area. Le élite mussulmane che non vogliono rinunciare al controllo del petrolio usano il fondamentalismo religioso, acuito dal degrado sociale in cui crescono gli attentatori, per attaccare l’occidente al fine di poter trattare una spartizione più conveniente dei pozzi petroliferi. Ma non solo petrolio, anche gas e droga veri obiettivi di tutte le guerre: la religione è un alibi usato dalle élite per far combattere tra loro i popoli.
Forse è venuto il momento che i popoli lo comprendano e combattano uniti l’unica guerra auspicabile: quella contro le élite.

*** Gianluca FERRARA, saggista, direttore editoriale di Dissensi Edizioni, Terrorismo, basta con l’ipocrisia. L’unica guerra è quella contro le élite, 23 marzo 2016

LINK articolo integrale qui


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#AUDIO / Bruxelles, terrorismo e noi occidente (Massimo Fini)

Massimo Fini, Bruxelles: terrorismo e noi Occidente
Radio 24, 'La zanzara', David Parenzo e Giuseppe Cruciani
ìilfattoquotodoano.it', 23 marzo 2016
audio 5min52

Aspra polemica tra il conduttore David Parenzo e il giornalista e scrittore Massimo Fini ai microfoni de La Zanzara su Radio 24. 
Dopo gli attentati di Bruxelles, la posizione di Fini getta scompiglio in trasmissione: “E’ soprattutto colpa nostra. Avevo già scritto tre anni fa che questi avrebbero portato la guerra in Europa” – afferma il giornalista – “Laggiù ci sono uomini che combattono con grande valore contro macchine e quando vengono qui a fare gli attentati mettono in gioco la loro vita. Il kamikaze ha una sua nobiltà“. 
"Qui abbiamo il valore della vita” – ribatte Parenzo – “Noi andiamo su obiettivi militari”
– “Parenzo, quando si parla di cose serie vai a giocare a biglie che è meglio” – replica in tono sarcastico lo scrittore – “Noi siamo all’attacco del mondo musulmano da almeno 15 anni. Noi siamo andati a fare la guerra in Libia sradicando un dittatore che comunque teneva in piedi la situazione e abbiamo combinato quello che abbiamo combinato. Noi siamo peggio dei terroristi perché siamo molto più ipocriti, noi abbiamo fatto centinaia di migliaia di vittime solo in Iraq, allora non posso mettermi a piangere perché in europa questi rispondono e ne fanno 15″. 
“Ma non ti toccano per nulla queste morti in Belgio?” – chiede l’altro conduttore, Giuseppe Cruciani
– “No” – risponde Fini – “I bambini uccisi in Iraq dalle bombe intelligenti non sono meno bambini dei nostri bambini“. 
Affermazioni che innescano la polemica con Parenzo
– “Ci sono dei morti civili vittime del terrorismo, non di una guerra, l’occidente fa una guerra a uno stato terrorista” 
– “David non capisce che noi stiamo facendo uguale terrorismo. Noi dobbiamo vedere anche i valori dei diritti degli altri” 
– “Tu la considereresti una cosa normale essere ammazzato con una bomba dello stato islamico?” – chiede infine Cruciani 
– “Sì, certamente si, io lo riterrei legittimo” (Mario Ventriglia)


* In Mixtura altri 3 contributi di Massimo Fini qui
* In Mixtura una mia recensione al libro di Massimo Fini, "Una vita", Marsilio, 2015 qui

lunedì 7 dicembre 2015

#VIDEO / Terrorismo, 15 anni (Milan R. Vuckovic)

15 anni di terrore
Milan R. VUCKOVIC
'internazionale.it', 2 dicembre 2015
video, 3min50

Il videomaker Milan R. Vuckovic, usando dati forniti dall’università del Maryland, ha realizzato una mappa in timelapse degli attentati avvenuti nel mondo dal 2001 a oggi che hanno causato almeno 21 vittime.

Il sito statunitense Vox, analizzando il video, fa notare che “la grande maggioranza degli attacchi terroristici avviene in paesi in guerra, invece che in quelli relativamente stabili. Avvenimenti come gli attentati di Parigi e l’11 settembre sono molto rari”.

Vox aggiunge: “L’Iraq non compare nella mappa fino all’invasione statunitense nel 2003. In altre parole, non ci sono stati attentati con almeno 21 morti in Iraq tra il gennaio 2001 e il marzo 2003”.

giovedì 26 novembre 2015

#RITAGLI / Terrorismo, basta con la colpa all'Occidente (Salman Rushdie)

Ovviamente questi pazzi si ritengono dei musulmani, citano il Corano e gridano che Allah è grande. Non si può dire che l’Islam sia la religione dell’amore e della pace se le sue espressioni mostrano esattamente il contrario. Il terrorismo è una mutazione dell’Islam. È dovuto soprattutto all’educazione e all’istruzione, alla diffusione del wahabismo in Arabia Saudita per circa due o tre generazioni. È più legato al denaro e al petrolio che a crimini dell’Occidente e della sua politica estera. 

[D: Quindi i Paesi occidentali non sono responsabili del suo sviluppo?] 
Ne ho abbastanza di chi dice che dobbiamo incolparci! Se io la faccio arrabbiare e lei mi uccide il mio comportamento non è una scusa, lei è sempre un assassino. Le vittime di Parigi non hanno fatto nulla, come neanche Charlie Hebdo . È nella natura della satira essere offensivi. Come dovrebbe essere una caricatura politica rispettosa? Non esiste. E che cosa hanno fatto di male gli avventori del supermercato ebraico?.

*** Salman RUSHDIE, 1947, scrittore e saggista indiano, intervistato da Britta Heidemann, Salman Rushdie: Vivete la vita «Mai cancellare ciò che amiamo», 'corriere.it', 25 novembre 2015


LINK, intervista integrale qui

domenica 15 novembre 2015

#RITAGLI / Terrorismo, non è religione né immigrazione (Stefano Feltri)

(...) Questa guerra non si vince sul piano dei valori. Va benissimo esorcizzare la paura con un tweet, che sia #jesuischarlie o #prayforparis, ma questa non è una battaglia per conquistare “i cuori e le menti”. E’ una guerra che si combatte sul campo. Risolvendo due disastri che per troppo tempo abbiamo lasciato incancrenire, cioè la Libia e la Siria, bloccati dalla paura di un nuovo Iraq e – soprattutto – dalle posizioni della Russia di Vladimir Putin. Che continua, tuttora, a sostenere il dittatore criminale Bashar al Assad in Siria, anche con interventi militari diretti. E per questo, probabilmente, è stato abbattuto un jet pieno di passeggeri russi in Egitto.

Le reazioni immediate, quelle del partito “aveva ragione Oriana Fallaci, dobbiamo ribellarci all’Eurabia”, creano un nesso tra il problema delle migrazioni e quello del terrorismo. Sono due problemi, certo, due enormi sfide a cui vanno incontro le nostre società. Ma sono due problemi diversi. Che possono però avere una soluzione comune: stabilizzare i Paesi da cui partono i migranti, dove, in molti casi, l’Isis spadroneggia. E purtroppo non sembrano esserci molti modi diversi da un intervento sul terreno. I droni non bastano e producono molte vittime collaterali. Il fatto che siano vittime locali e non di soldati bianchi non può essere un argomento a loro favore.

Ma chiudere le frontiere, varare leggi restrittive sull’immigrazione, punire per colpe non loro i tanti musulmani che vivono in pace tra noi, è un ottimo sistema per peggiorare la situazione. Guardate cos’è successo alla Turchia: se dieci anni fa avessimo accelerato il suo processo di avvicinamento all’Unione europea, forse avremmo evitato la sua degenerazione autoritaria e oggi sarebbe una solida barriera contro l’Isis, invece che la protagonista di una zona grigia nella quale il nemico (l’Isis) del mio nemico (i curdi) finisce per diventare quasi un amico.

*** Stefano FELTRI, giornalista e saggista, Attentati a Parigi: non mischiamo terrorismo, religione e immigrazione, 'ilfattoquotidiano.it', 14 novembre 2015

LINK, articolo integrale qui

In Mixtura altri 5 contributi di Stefano Feltri qui

sabato 14 novembre 2015

#RITAGLI / Francia, terrore Jihad (Marek Halter)

Parigi, 128 morti, 250 feriti. La Francia e tutto il mondo sotto shock per gli attentati della notte del 13 novembre 2015

° ° °

[D: Riesce a capire che cosa sta succedendo?]
È una nuova guerra, l'ho scritto appena due settimane fa sul 'Journal de Dimanche'. Il mondo sta cambiando. E cambia la forma della guerra. Nel '39 si mandavano aerei e carri armati, oggi ci sono persone pronte a morire pur di uccidere in nome di Dio. E opporvisi è difficilissimo".

[D: Che succederà adesso?]
Ho una paura, che è quasi una certezza: quello che sta succedendo aiuterà la destra estrema, alle prossime elezioni guadagnerà milioni di voti. La chiamano già la guerra con l'islam. E stanno lanciando la guerra contro i rifugiati, perché i figli di quelli che scappano da Iraq e Siria vengono in Francia per uccidere. È la democrazia a essere in pericolo. La gente ha paura, e apre agli estremismi. Non è impossibile che domani ci siano attacchi contro i musulmani in Francia, o attentati alle moschee.

[D: Come si può evitare che questa profezia di sventura si realizzi?]
Per la gente semplice siamo già in una guerra di religione. Ed è difficile trovare una via d'uscita. Già tempo fa ho chiesto ai musulmani di Francia di mobilitarsi per dire che sono solidali con le vittime degli attentati e prendere le distanze dai jihadisti, altrimenti la popolazione francese penserà che sono complici o conniventi. Il pericolo è una guerra di religione. Non possiamo spiegare alla maggioranza della gente che reagire è sbagliato. I nostri vicini sono musulmani, in Francia sono sette milioni, io mi raccomando con loro, perché si muovano a protestare contro questi assassini. E la gran parte della comunità è d'accordo. (...)

[D: Come si può reagire?]
È difficile fare qualsiasi cosa. Se ci fosse stato da affrontare un esercito regolare, in una guerra tradizionale, un paese da sessanta milioni di abitanti avrebbe reagito adeguatamente. Ma così? Non possiamo certo schierare cento poliziotti per ogni stazione della metropolitana. E una risposta politica non c'è. (...)

[D: E adesso, le possibili conseguenze politiche sono inquietanti]
Vincerà Martine Le Pen. E in realtà bisogna darle ragione, quando dice che gli islamici non sono buoni francesi: non sono pronti a morire per la democrazia, ma per Allah sì. (...)

*** Marek HALTER, 1936, scrittore, filosofo francese di origine polacca, filosofo, intervistato da Giampaolo Cadalanu, Halter: "Questa è una guerra globale. Ora la democrazia è in pericolo", 'la Repubblica', 
https://it.wikipedia.org/wiki/Marek_Halter

LINK, articolo integrale qui

lunedì 13 aprile 2015

#TAVOLE / Terrorismo nelle scuole del mondo (1970-2013)



Tavola a commento dell'articolo di 
James Fergusson, The Independent, Regno Unito, La scuola sotto attacco in tutto il mondo, 'Internazionale', 10 aprile 2015