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domenica 5 novembre 2017

#MOSQUITO / Laicità, l'arte del convivere (Salvatore Veca)

La nostra famiglia, e parlo dei laici e della sinistra, è figlia di una storia precisa. Stringi stringi l’unica eredità irrinunciabile, e ancora dinamica, resta il progetto illuministico. Che è basato su un punto cruciale: la promessa dell’arte del convivere. Fatta la tara di errori e regressioni, dovremmo perciò essere molto fieri di un grande risultato: la con-vivenza pacifica, in società evolute, di milioni persone diverse quanto a credenze e sto-rie. Anche la bistrattata tolleranza è frutto di una storia secolare. Che ha esibito la possibilità della concordia e della convivenza sulla base di una manciata di valori. Al centro dei quali sta scritto: non solo possiamo, ma dobbiamo convivere. E in virtù della comune dignità e dell’eguale valore di ciascuno. Non penso che si debba esigere dalla politica un’idea del bene. Questo lasciamolo fare ai nuovi credenti. Alla politica dobbiamo chiedere l’azzeramento del male e del negativo, sempre incombenti in società. (...) 

... quello di consentire a ciascuno di massimizzare le opportunità e individuare il proprio progetto di vita, resta il massimo degli scopi. E tuttavia ognuno deve poter scegliere da solo qual è la vita più degna di essere vissuta. Senza imporne il contenuto ad altri. Questa è la grande promessa, il grande sogno. Che per essere sognato esige certe condizioni. La condizione chiave preliminare? Saper esercitare l’arte del convivere. Non è poco, anche se la precondizione può apparire solo "negativa". Ebbene, si pro-vi a pensare a un futuro privo di tale precondizione. Sarebbe un risultato di perdita e di dissipazione, dove i giochi non cominciano nemmeno. E allora ribadiamolo. Non è vero che le nostre società democratiche siano aride, nichilistiche o un mero supermarket dei valori. Al contrario,con tutti i loro guai, sono l’unico esperimento sociale riuscito, che ancora consente di sperare in un futuro a misura di tutti e di ciascuno. Essenziale quindi è salvaguardare un certo abc, benché possa apparire vecchiotto e superato. E l’abc recita: è inaccettabile che la legislazione sui modi di vita venga fatta dipendere da un singolo insieme di credenze religiose. Sarebbe un sovvertimento etico irreparabile. Come diceva Bertrand Russell negli anni 50, “se in Occidente prevarrà l’opinione che il Cristianesimo sia essenziale alla virtù e alla stabilità della società, allora esso riacquisterà d’incanto tutti i difetti che aveva nel medioevo”. Una profezia folgorante. 

*** Salvatore VECA, 1943, filosofo, intervistato da Bruno Gravagnuolo, ‘l’Unità’, 25 giugno 2005


In Mixtura altri contributi di Salvatore Veca qui
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domenica 14 maggio 2017

#VIDEO / Fede, laicità, tolleranza (Paolo Flores d'Arcais, Giuseppe Betori)


Fede, laicità, tolleranza
Paolo FLORES D'ARCAIS, 1944
filosofo, saggista, direttore di 'MicroMega'
Giuseppe BETORI, 1947
cardinale e arcivescovo
Festa di Scienza e Filosofia, VI edizione
14 aprile 2016 Auditorium San Domenico
video 82min13

Un confronto di alto livello e un 'documento' audio-video imperdibile (mf)


* In Mixtura altri contributi di Paolo Flores d'Arcais qui
* In Mixtura il precedente confronto tra Paolo Flores d'Arcais e l'allora cardinale Josph Ratzinger (21 settembre 2000) qui

lunedì 22 agosto 2016

#LINK / Burkini, vietarlo è segno di laicità o islamofobia? (Gian-Paolo Accardo)

Sembra di essere tornati al 2010, quando il parlamento francese votò la legge che vietava ai pubblici dipendenti e alle studentesse del liceo e delle medie di indossare capi che indicassero in modo “ostentato” la religione di chi li portava, e i capi che nascondono il volto. Una misura mirata a fermare la diffusione del niqab, che copre integralmente il corpo delle donne in alcuni paesi musulmani rigoristi.

Anche all’epoca ci furono polemiche e dibattiti sul fatto che il legislatore dovesse stabilire come le donne dovessero vestirsi e se la misura fosse discriminatoria. E anche all’epoca gli osservatori stranieri faticavano a capire come mai i francesi fossero così attaccati a una visione restrittiva della laicità. (...)

*** Gian-Paolo ACCARDO, giornalista, Il divieto del burkini è un segno di laicità o di islamofobia?, 'internazionale.it', 19 agosto 2016

LINK articolo integrale qui

domenica 17 luglio 2016

#RITAGLI / Terrorismo e Occidente, serve una rigorosa laicità (Paolo Flores d'Arcais)

(...) Purtroppo gran parte della sinistra e tutta la destra si rifiutano di vedere che c’è una guerra dichiarata non ai governi occidentali bensì ai valori rivoluzionari dell’eguaglianza, della laicità e delle libertà civili. È una guerra dichiarata con la strage di Charlie Hebdo ormai un anno e mezzo fa. Ma tutti hanno fatto finta di nulla.

[D: Per quale motivo?]
Perché l’Occidente degli establishment è complice, visto che fa affari faraonici con l’Arabia Saudita e gli Emirati: non si può combattere l’Isis, cioè il fondamentalismo islamico che vuole farsi Stato, quando si è alleati di Stati islamici già fondamentalisti, in cui vige la sharia; non si può quando il nostro spiritoso ministro degli Esteri vuol fare entrare la Turchia di Erdogan nelle istituzioni europee; non si può quando si concedono spazi enormi a istituti islamici che sono brodo della cultura fondamentalista.

[D: È la dottrina del multiculturalismo]
Se c’è eguaglianza delle religioni, va da sé che con il diritto di istituire scuole private cattoliche o protestanti ci sarà anche quello di istituirne di islamiche. Non bisogna più permetterlo: la scuola repubblicana, come una volta era nelle intenzioni della Francia, non deve solo tramandare il sapere ma anche gli ideali di libertà, eguaglianza e fraternità. Va fatto perché, come abbiamo testimoniato con ampie inchieste su MicroMega, in Inghilterra, ma anche in Francia e in Germania, interi quartieri di grandi città sono governati dalla sharia.

[D: È la sua teoria dello scambio?]
Sì. Si lasciano gli immigrati anche di seconda e terza generazione in condizioni socialmente emarginate, invece di integrarli come cittadini. E in cambio si concede la sharia come riconoscimento della diversità. Gran parte della sinistra acconsente stupidamente perché così si tollera l’oppressione del padre e del marito sulla donna e dell’Imam sul credente.

[D: Dunque? Che fare?]
Primo, per integrare servono soldi, moltissimi ma ci sono, anche nell’Europa della crisi, viste evasione fiscale e corruzione, se le si volesse combattere seriamente: è la crescente povertà degli autoctoni che ostacola l’integrazione, perché porta a vedere negli immigrati il nemico. Secondo, rigorosa laicità. Terzo, nessuna concessione di diversità a chi propone diseguaglianza dei diritti.

[D: E nel frattempo, intanto che l’estremismo uccide?]
Anche per ciò che è successo a Nizza, i nostri apparati di sicurezza sono colabrodo, legati ai tempi della Guerra fredda e dell’oppressione interna. Siamo indietro di alcune decine di anni: i terroristi si formano nella cultura scolastica legata alle moschee, nelle carceri e su Internet. È lì che serve un lavoro a tappeto di intelligence.

[D: E forse nella vita quotidiana non c’è consapevolezza della guerra]
Sì e sarebbe bene che ci fosse, ma anche assurdo smettere di vivere normalmente. La guerra c’è ma, come dicevo prima, i governi si rifiutano di vederla. Se la situazione politica dei Paesi europei e occidentali - perché ci sono dentro anche gli Stati Uniti - rimane questa, non c’è alcuna possibilità di vincerla.

[D: E come deve cambiare la situazione?]
Ci vorrebbe che andasse al potere una sinistra egualitaria e illuminista che però oggi non c’è, se non in piccola parte in Podemos in Spagna, nel Movimento cinque stelle in Italia e in Bernie Sanders negli Stati Uniti. 

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, saggista direttore di 'MicroMega', intervistato da Mattia Feltri, Flores d'Arcais: “L’Occidente chiude gli occhi e fa affari con i fondamentalisti. La chiave è il ritorno alla laicità”, 'La Stampa', 16 luglio 2016, in 'MicroMega online', qui


In Mixtura altri 11 contributi di Paolo Flores d'Arcais qui

lunedì 15 febbraio 2016

#RITAGLI / Bagnasco, clericalismo e laicità (Paolo Farinella)

(...) L’intervento di Bagnasco, non importa quali fini avesse nelle sue intenzioni, è formalmente una ingerenza indebita nella struttura dello Stato che in quanto laico e areligioso non può né deve permettere che il suo Parlamento – per quanto indegno e illegittimo – possa legiferare con il fiato sul collo di qualche monsignore a qualsiasi religione appartenga. Mi dispiace che il card. Bagnasco non sia, in quanto cattolico, anticlericale come impone il vangelo e la coscienza cristiana, ma per me, cittadino italiano, prete cattolico, è inammissibile qualsiasi manomissione o tentativo di adulterazione della laicità dello Stato.

Il male supremo dentro la stessa religione cattolica (e, come vediamo, anche nell’Islamismo in forma ancora più grave) è il clericalismo in quanto pretesa di gestire lo Stato con criteri religiosi esclusivi. Difendo in modo drastico la piena, totale, indiscussa laicità dello Stato, nonostante i suoi stessi rappresentanti, nominati, ne siano indegni. Ora solo un’abolizione tout-court del concordato può sanare il «vulnus» dell’intervento di Bagnasco, perché la Costituzione garantisce la libertà di coscienza senza bisogno di orpelli supplementari per le religioni e i cittadini credenti. Sperare e sognare non sono vaneggiamenti.

*** Paolo FARINELLA, prete, Bagnasco, il voto segreto e il Parlamento esautorato, blog 'MicroMega on line', 14 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 2 contributi di Paolo Farinella qui

mercoledì 10 febbraio 2016

#MOSQUITO / Etica laica, nessun bisogno di credere in Dio (Margherita Hack)

L'etica laica e, in particolare, l'etica degli atei, che non credono in nessuna entità superiore non meglio definita, ma solo nel dato di fatto dell'esistenza della materia che origina le strutture presenti nell'Universo, da cui si originano anche gli esseri viventi, dai più semplici ai più complessi, si basa sul rispetto del prossimo, uomo o animale che sia e può essere riassunta dai comandamenti di Cristo, che certo non era figlio di Dio, ma una delle più grandi figure dell'umanità, che ha preceduto i suoi tempi di molti secoli: "Ama il prossimo tuo come te stesso" e "Non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te". Per attenersi a questi comandamenti non c’è bisogno di credere in dio, non lo si fa per la speranza in un al di là in cui non si crede, ma solo per un sentimento di fratellanza universale che deriva dalla nostra comune origine da quella materia che costituisce l’Universo”. 

*** Margherita HACK, 1922-2013, astrofisica, saggista, Fermiamo la nuova 'santa inquisizione', 'socialnews.it', 4 novembre 2009, qui


In Mixtura 1 altro contributo di Margherita Hack qui

lunedì 1 febbraio 2016

#MOSQUITO / Family Day, amore, laicità (Roberto Saviano, Ernesto Rossi)

Quando si impedisce all'amore di avere una forma riconosciuta dalla comunità, gli si impedisce il diritto di esistere. Questo oggi è il Family day, una manifestazione contro il diritto di amare che costringe alla clandestinità.

Io mi riconosco in queste parole: 
«Appartengo alla sparutissima schiera di coloro che credono ancora sia dovere di ogni uomo civile prendere la difesa dello Stato laico contro le ingerenze della Chiesa in Parlamento, nella scuola, nella pubblica amministrazione, e ritengo che quest’obiettivo sia, nel nostro paese, più importante di qualsiasi altro – politico, giuridico o economico – in quanto il suo conseguimento costituirebbe la premessa indispensabile per qualsiasi seria riforma di struttura». 1960, Ernesto ROSSI, 1897-1967, intellettuale antifascista

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook,  30 gennaio 2016, qui


In Mixtura altri 2 contributi di Roberto Saviano qui

sabato 30 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Laicità, mai rassegnarsi (Giuseppe Civati)

Secondo il rapporto Eurispes, non bisogna rassegnarsi. La partita politica è aperta. I dati sono in alcuni casi in leggero peggioramento perché la destra picchia come un fabbro, mentre la sinistra è equivocata dalle posizioni della maggioranza (che è progressista solo a parole).

Le battaglie laiche (che si chiamano così solo perché siamo tra i paesi in cui la politica è meno laica) sono comprese dalle cittadine e dai cittadini italiani.

Secondo l’indagine Eurispes, questi sono i dati:
* 60% è favorevole a una legislazione avanzata sul fine-vita (noi parliamo di diritti dei morenti).
* 48,7% alle nozze gay (senza i distinguo del Pd, che oggi lambiscono anche le coppie etero: non basta mai).
* 47,1% alla Cannabis legalizzata.

E a proposito di laicità si segnala anche che l’8 per mille è «mal vissuto» dalla maggioranza degli italiani: peccato che il nostro emendamento alla Stabilità – in cui si chiedeva di regolarlo meglio – sia stato contrastato dalla maggioranza al completo e salutato dall’astensione dei 5s. Certe battaglie, semplicemente, non si fanno. Peccato.

Nel frattempo, esplode il dato dell’evasione fiscale, sempre secondo Eurispes, ma come sapete se ne occupano solo gufi e rosiconi.

Crederci sempre, soprattutto se si tratta di diritti. Anche se alcuni se ne disinteressano e altri pensano solo a far crescere la paura.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader del movimento 'possibile', Non rassegnatevi mai, soprattutto sulla laicità, 'ciwati.com', 29 gennaio 2016, qui



In Mixtura 1 altro contributo di Giuseppe Civati qui

mercoledì 27 gennaio 2016

#SPILLI / Chiesa, e noi laici (M. Ferrario)

Non sono credente. Ma sottoscrivo anche le virgole di quanto dice Eugenio Bernardini, moderatore della Tavola valdese. 

Ho riportato il suo pensiero in un #Mosquito appena pubblicato (qui)

Sarebbe così difficile, anche per un cattolico, assumere una simile posizione? 
Sì, è tanto difficile da apparire impossibile. 

Perché la Chiesa cattolica vive da sempre di ingerenze arroganti, prigioniera di un integralismo tanto più violento quanto più si dice dolce e preoccupato del 'bene comune'. Non si accontenta di dire la sua: vuole dire anche la mia. Senza peraltro accontentarsi di dire, ma imponendo la sua 'Verità' anche a chi crede che esistano solo 'verità': minuscole, plurali, rispettose. 

E noi laici (credenti, agnostici o atei: ma laici), essendo inesistenti, glielo lasciamo fare. Da sempre. 
Perché non sappiamo cosa significa essere cittadini.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

venerdì 22 gennaio 2016

#LINK / Democrazia, quanto cattolicesimo può permettersi? (Alessandro Somma)

Gli argomenti sfoderati dai politici cattolici per boicottare l’approvazione del disegno di legge sulle unioni civili, il cosiddetto ddl Cirinnà, e in particolare le misure dedicate alle coppie omosessuali, compongono un catalogo di autentiche stupidità e bestialità. (...)

*** Alessandro SOMMA, docente di diritto all'università di Ferrara, Quanto cattolicesimo può permettersi la democrazia?, 'MicroMega on line', 17 gennaio 2016

LINK articolo integrale qui

mercoledì 20 gennaio 2016

#SPILLI / Laicità, ma quando? (M. Ferrario)

E' semplice, mi pare. 

Se dicesse che il matrimonio, inteso come sacramento e in un'ottica cattolica, deve essere 'naturalmente' finalizzato alla procreazione, mi andrebbe bene.
Cioè, non me ne potrebbe interessare di meno, visto che sono ateo e libero pensatore e quindi non sono intruppabile in alcuna chiesa. 
Ma ammetto, ovviamente, che un credente cattolico, per giunta un alto prelato, possa avere questa opinione (anche se, pure da cattolico comune, confesso che manterrei qualche dubbio e farei fatica ad accettare di essere 'governato' da chi professa una simile tesi...).

Ma poiché la persona di cui parlo estende questa sua personale opinione al diritto italiano, sostenendo di fatto che il matrimonio o è procreativo o non è matrimonio, reagisco con tutta la forza della mia ragione e dei miei sentimenti. 
E chiamo questa intromissione (una delle tante, troppe, abituali da parte del potere cattolico in Italia: ma a cui almeno io né mi sono mai abituato né intendo mai abituarmi) una vera e propria violenza nei confronti dello Stato di cui sono cittadino: uno Stato che ha il dovere di difendere la propria autonomia e dignità e di legiferare pensando a tutti e non solo a una parte.

Mi riferisco, ovviamente, al cardinal Camillo Ruini, ex presidente Cei.

Sentitelo: 
«A mio parere sarebbe molto meglio che un disegno di legge di questo genere non arrivasse al Senato, o comunque non fosse approvato. Penso così non per ostilità verso le persone omosessuali. Al contrario, fin da quando ero giovane ho avuto rapporti di autentica amicizia con degli omosessuali. Semplicemente, non vedo come possa esistere un matrimonio, o un simil-matrimonio, tra due persone che unendosi non possono procreare e come si possa negare a un bambino il diritto di avere un padre e una madre». (qui)

Sogno il giorno in cui un presidente del consiglio degno di tale nome risponda a tono a simili invasioni di campo.

E ricordo un episodio, storico, del 1952 (*). 

La paura dei comunisti al governo fa auspicare alla Chiesa, nelle elezioni amministrative, un'alleanza con i neofascisti missini. 
Il presidente del consiglio dell'epoca, religiosissimo, si oppone a questa alleanza per ragioni morali, per il suo passato antifascista e per la sua visione laica della politica.
Il papa PioXII fa di tutto per convincerlo ad accettare la linea del Vaticano. 
Lui non si lascia influenzare e dice no.
Nello stesso anno il presidente del consiglio chiede un'udienza al Papa, come privato cittadino, per il trentennale delle nozze.
Il Papa gliela rifiuta.
Ecco la risposta data da quel presidente del consiglio all'ambasciatore che gli ha comunicato il no del papa: «Come cristiano accetto l'umiliazione, benché non sappia come giustificarla. Come presidente del Consiglio italiano e ministro degli Esteri, l'autorità e la dignità che rappresento e dalla quale non posso spogliarmi neanche nei rapporti privati, m'impongono di esprimere lo stupore per un gesto così eccezionale». 

Quel presidente del consiglio si chiamava Alcide De Gasperi.

La mia visione politica resta lontanissima da De Gasperi e dalla Dc dell'epoca. 
Ma non si può non riconoscere che in quei tempi esistevano statisti
Noi ormai ne abbiamo persa pure la categoria concettuale. 
Invasi come siamo dai quaquaraquà.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura - (*) L'episodio del 1952 è noto: l'ho ripreso da Rosetta Loy, 1931, scrittrice, intervistata da Salvatore Giannella, Alcide De Gasperi, politico senza tempo, 'Sette', 31 luglio 2015. Anche in 'Mixtura', qui

domenica 8 novembre 2015

#VIGNETTE / Mauro Biani

Mauro BIANI
Ricordo di Pier Paolo Pasolini, 'maurobiani.it', 2 novembre 2015

° ° °

Mauro BIANI
Infanzie, 'il manifesto', 1 novembre 2015

° ° °

Mauro BIANI
Solo la laicità (Prefetto Tronca a Roma), 'il manifesto', 3 novembre 2015

° ° °

Mauro BIANI
Sinistra, nuovo partito, 'il manifesto', 6 novembre 2015

mercoledì 4 novembre 2015

#MOSQUITO / Laicità, di una volta (Carlo Azeglio Ciampi)

Quando partecipavo a cerimonie ufficiali non ho mai voluto prendere la comunione. Mi sentivo di rappresentare tutti gli italiani, quindi ho sempre evitato di comunicarmi in pubblico. Mi ricordo che una volta mi trovavo a Loreto. L’officiante era il Vescovo. Al momento della comunione fece un cenno verso di me, io feci segno di no, non è che mi nascondessi ma l’imponeva il mio ruolo. 

*** Carlo Azeglio CIAMPI, 1920, presidente della Repubblica nel periodo 1999-2006, citato da Eugenio Scalfari, Ciampi, le tre vite del presidente. Autoritratto di un servitore dello Stato, recensione al libro di C. A. Ciampi, Da Livorno al Quirinale, Il Mulino, 2010, ‘la Repubblica’, 17 giugno 2010.

lunedì 17 agosto 2015

#MOSQUITO / Fede, laica (Guido Calogero)

Del resto anche l'uomo che non crede in Dio sente poi la sua morale come una religione, per quanto non ami abusar troppo di questo termine. La sente come una religione, perché la sente come qualcosa su cui è pronto a discutere, ma con la certezza che nessuno più lo convertirà. E ormai invecchiato in quella fede; ha parlato con tanti uomini; ha messo le sue idee a ogni rischio e a ogni paragone. Sa bene che la sua forza di persuasione è scarsa, che i suoi argomenti vanno di continuo rinnovati, che da ogni interlocutore egli ha da imparare qualche cosa. Ma ciò non tocca più la fermezza della sua fede. In questo senso, egli appartiene a una chiesa, che non ammette tradimento di chierici. Lavorare per questa chiesa, favorire l'incremento dei suoi fedeli, è il più adeguato mestiere dell'uomo. In questo lavoro, è il pregio e il prezzo della sua intera esistenza.

*** Guido CALOGERO, 1904-1986, filosofo, saggista, politico, La scuola dell'uomo, 1939, citato da Maurizio Viroli, Guido Calogero, La fede laica nella democrazia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 agosto 2015

lunedì 9 febbraio 2015

#SOCIETA' / Laicità e fine-vita

La questione 'fine-vita' resta in Italia una questione scandalosamente non risolta.
Siamo un paese che non riesce a essere laico.
Dove ancora qualcuno distingue tra laicità buona e laicità cattiva: la prima, di fatto, devota alla Chiesa e la seconda spregiativamente stigmatizzata, dalla maggioranza dei cattolici (o sedicenti tali), con il termine laicismo.
Eppure, a me sembra che, se il tema non è giustamente bianco-nero nella coscienza delle persone, dovrebbe essere invece quanto mai chiaro ed evidente dal punto di vista giuridico.
E mentre lo Stato, appunto per questo, continua ad essere in grave difetto nei confronti di noi cittadini tutti, noi cittadini (e i cittadini, credenti o no, sono necessariamente laici: altrimenti non sono cittadini, ma sudditi) portiamo la colpa di non incalzare a sufficienza lo Stato perché faccia il suo dovere di Stato.
Eppure, il ragionamento dovrebbe essere quanto mai ovvio e banale in un contesto pubblico di convivenza civile.
Provo a ricordarlo.

Ognuno, specie su temi tanto delicati come la propria vita, deve essere libero di decidere secondo coscienza. La sua. E nessuno ha il diritto di interferire. 
Abbiamo invece sempre tutti il diritto/dovere di esprimere il nostro punto di vista, anche per offrire all'altro elementi perché l'altro possa meglio valutare e decidere. A maggior ragione, su questioni 'sensibili' come la vita e la morte, deve valere il diritto/dovere di non tacere. Da parte di credenti e di non credenti. E' così che le rispettive visioni del mondo possono essere 'testate' e, se le nuove idee scambiate sono convincenti, modificate. 
Ma, alla fine, la nostra 'verità' è appunto 'nostra'. E va rispettata. Punto. Benché sia, ovviamente, una verità con l'iniziale minuscola. Perché vale per noi. E se vale per gli altri, lo possono decidere solo gli altri.
Io non discuto se l'altro decide di proseguire una vita che io chiamo funzionamento, ma lui, secondo coscienza e convincimenti personali, chiama vita. Io non discuto se l'altro si riferisce alla vita come a un dono. Non gli impongo la mia visione. Men che meno la mia scelta. 
Ma lui non 'deve' imporre a me la sua visione. E men che meno la sua scelta.
Lui si tiene la sua fede in Dio: libero di propugnarla, ma non di imporla attraverso il braccio secolare delle leggi di Stato.
Io mi tengo la mia posizione, agnostica o atea (o anche di 'diversamente credente'): libero di affermarla, e difenderla, con gli argomenti della ragione che ritengo più appropriati.
Mi sembrerebbe semplice.
E' un modo, nobilmente laico, di convivere. E di far convivere, sul piano pubblico, principi, valori, visioni, fedi differenti.
Relativismo? So che il termine irrita molti. Cambiamolo, se preferiamo. Il contenuto, però, a me sembra non possa essere smentito: non siamo tutti uguali. Per conformazione fisica, caratteristiche psicologiche, modi e contenuti di pensiero.
Gli esseri umani, io credo, sono tanto più umani quanto più sanno governare la diversità. Rispettandosi. 
Usare Dio per imporre i propri convincimenti e comportamenti è peggio che usare la pistola. 
Perché è più subdolo. Più violento.
Dio, se c'è, ha la Verità. Noi, che non siamo Dio, abbiamo le verità. 
Il nostro posto è stare al nostro posto. Non al suo posto. (mf)

Sull'argomento vedi in questo blog la mia Invettiva laica: in morte di Eluana Englaro,
http://masferrario.blogspot.it/2015/02/sguardi-poietici-invettiva-laica-m.html