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martedì 24 maggio 2016

#SENZA_TAGLI / Meditazione, serve (Carla Fiorentini)

La chiamano mindfulness, presency o consapevolezza. Chi si occupa specificatamente dell’uno o dell’altro vi indicherà differenze, anche profonde, ma a me interessano le analogie
Consapevolezza, mindfulness, presency, aggiungo stato alfa. Chi si occupa di questi argomenti, chi tiene corsi o scrive libri su questi argomenti, è in grado di spiegare esattamente le profonde differenze che ci sono. Non è per raccontare le differenze che scrivo questo articolo, ma per le analogie che esistono tra queste “tecniche” e, soprattutto, per i risvolti pratici che hanno.

Perché ormai molti studi, e tanta esperienza, dimostrano che chi sa meditare, chi è presente a se stesso, chi sa vivere in stato alfa, chi ha acquisito la consapevolezza di se stesso, vive meglio, ottiene risultati professionali migliori con minori sforzi, non subisce stress, sa far fronte alle difficoltà …

In maniera un po’ semplicistica, posso dire che dopo decenni di one minute manager, di valutazione esclusivamente economica del successo, di immagini di riferimento di carrieristi sfegatati e via dicendo, abbiamo riscoperto l’acqua calda: l’essere umano felice funziona meglio.

Sì, è detto in maniera semplicistica, ma è un dato di fatto. Il valore del successo, del denaro, dei beni materiali, della carriera, è ben poca cosa rispetto alla qualità di vita, tant’è vero che esistono ricerche numericamente importanti su come esista un limite “massimo” di denaro che porta alla buona qualità di vita. Superato quel limite massimo, la felicità si abbassa, la qualità di vita diminuisce.

Potrei citarvi articoli, libri, documenti. Tranquilli: non lo farò. Posso dire, per esperienza personale, che queste tecniche “funzionano”: danno maggiore lucidità, resistenza allo stress, capacità di affrontare efficacemente gli imprevisti, ed anche maggiore serenità.

La meditazione, in qualunque sua forma, fa bene al cervello!

*** Carla FIORENTINI, Mindfulness, meditazione o … ?, 'Ching & Coaching', qui

In Mixtura altri 8 contributi di Carla Fiorentini qui (compresa la mia recensione al suo ultimo libro 'Volontà e Destino. L'I Ching come mentore nella vita quotidiana", Risguardi Edizioni, 2016)

venerdì 16 gennaio 2015

#LIBRI PREZIOSI / Per fare un manager ci vuole un fiore, di Niccolò Branca (recensione di M. Ferrario)

Niccolò BRANCA,  "Per fare un manager ci vuole un fiore. 
Come la meditazione ha cambiato me e l’azienda"
pagine 221, Mondadori, 2013, 17.00 €, ebook 9.99 €

Non conoscevo il ‘caso Branca’. Ho scoperto questo libro in maniera del tutto fortuita, curiosando come mio solito in libreria. 

È una lettura ‘indispensabile’. Soprattutto per chi si occupa di organizzazione, ma anche per chi semplicemente voglia riflettere su se stesso e sulla sua relazione con il mondo.

L’autore è il nipote del fondatore della Fratelli Branca: un gruppo internazionale che ha quasi 200 anni. Racconta della sua evoluzione, in quanto persona e come imprenditore.

Lo stile è piano, semplice, accattivante. L’obiettivo è far capire come una visione della vita ricca e intensa, che unisce la concretezza del fare business alla spiritualità ispirata ad un fertile intreccio fra modello di vita occidentale e modello di vita orientale, possa produrre appagamento personale e successo aziendale.

Chi ha qualche dimestichezza con le suggestioni della filosofia orientale (il tao, il buddhismo, la meditazione...) non scoprirà pensieri, e ‘sentimenti’, particolarmente originali.
L’interesse sta nel fatto che chi ne scrive ha messo in pratica quanto dice, su di sé e sulla sua impresa. E lo documenta. Con uno stile piano e chiaro, che rivela una persona ‘colta’ e ricca d’anima, come avviene a tutti quelli che sanno coltivare se stessi riflettendo con intelligenza e intuizione sul loro posto nel mondo e sulla relazione con il mondo.

Non ho nessun motivo per farmi promotore né del libro né dell’autore, che non ho mai incrociato nella mia vita professionale: non ho mai strizzato l’occhio al mercato con il fine di guadagnarmi qualche committente e men che meno lo farei ora, che mi ritengo fuori da ogni gioco di consulenza. 

E’ davvero una ‘bella’ lettura: che procura godimento allo spirito e dà una spinta alla speranza. L’’impresa diversa’ può non essere uno slogan.
E se è un sogno, qualcuno, almeno a quanto risulta da questo ‘racconto di vita’ di una persona e di una impresa, riuscendo a dargli corpo, gli ha dato anima. 
Che è l’unico vero modo per realizzare un sogno.