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domenica 5 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Immigrati, criminalità dimezzata se regolarizzati (Giovanni De Mauro)

Regolarizzare gli immigrati dimezza il tasso di criminalità. Paolo Pinotti, docente dell’università Bocconi di Milano, ha appena pubblicato un articolo sull’American economic review in cui analizza il rapporto tra permessi di soggiorno e propensione a commettere reati.

Anche se ormai sono stati molto ridotti, dal 1998 in Italia il governo stabilisce quanti permessi di soggiorno per motivi di lavoro possono essere concessi ogni anno. Le domande sono presentate per via elettronica dai datori di lavoro in uno specifico giorno, il “clic day”, e sono elaborate in ordine cronologico. Poiché l’ordine d’arrivo è decisivo, tutti presentano la domande al mattino presto e dopo un po’ il flusso si riduce. Il clic day del dicembre 2007, analizzato da Pinotti, è cominciato alle 8 e l’ultima domanda accettata è arrivata alle 8.27. Sono state accolte 170mila domande su 610mila presentate.

Pinotti ha visto che il tasso di criminalità tra gli stranieri che avevano ottenuto il permesso di soggiorno si è dimezzato nell’anno successivo, mentre per gli altri è rimasto invariato. “Entrare nel mercato del lavoro legale fa da deterrente a invischiarsi in situazioni criminose”, ha spiegato Pinotti al Sole 24 Ore. “Se è la condizione di illegalità, e non lo status di immigrato, a far aumentare i tassi di criminalità, dobbiamo concludere che le quote di permessi di soggiorno assegnati ogni anno sono troppo basse”. Quindi sarebbe facile risolvere il problema. Ma gli immigrati irregolari sono utili a molti.

Ai partiti populisti e xenofobi, per avere uno spauracchio da agitare, e ai datori di lavoro disonesti, per avere a disposizione manodopera a basso costo e senza diritti. Non stupisce che Matteo Salvini non ascolti i suggerimenti di buon senso della Bocconi, che pure non è esattamente un circolo rivoluzionario. Ma che non li ascolti neanche il governo di centrosinistra è davvero sconcertante.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Internazionale', Permessi, 'internazionale.it', 2 marzo 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Giovanni De Mauro qui

domenica 25 dicembre 2016

#SENZA_TAGLI / Natale, di chi si crede superiore (Matteo Saudino)

Una foto del presepe e un insulto ai profughi di merda.
Un'immagine del nostro albero di Natale e un post che inneggia alla pena di morte e alla tortura.
Un selfie mentre facciamo i regali e un grido di esultanza per chi uccide chi ci uccide.
Sorrisi per i nostri bimbi e un vaffanculo ai bimbi di Aleppo o sui barconi, che tanto da grandi saranno tutti schifosi terroristi.

Ecco il Natale di chi si crede una civiltà superiore

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, 'facebook', 24 dicembre 2016, qui


In Mixtura altri 15 contributi di Matteo Saudino qui

mercoledì 12 ottobre 2016

#LINK / Italia, gli immigrati come la 25^ impresa al mondo (Vladimiro Polchi)

Se fossero un'azienda, i "nuovi italiani" sarebbero la 25esima impresa più grande al mondo. Dagli oltre 5 milioni di stranieri arrivano 7 miliardi di Irpef e 11 miliardi di contributi previdenziali: pagano di fatto 640mila pensioni. Tabella: il confronto

Gli immigrati battono la Fiat, o quasi. Il Pil prodotto dagli stranieri nel nostro Paese infatti è pari a 127 miliardi di euro, di poco inferiore al fatturato (136 miliardi, per altro sbilanciati verso gli Usa) del grande gruppo automobilistico. 
Non solo. 
Se fossero un'azienda, i "nuovi italiani" sarebbero la 25esima impresa più grande del mondo. E ancora: il pianeta immigrazione produce 11 miliardi di contributi previdenziali ogni anno, 7 miliardi di Irpef e pesa per il 2% sulla spesa pubblica italiana. Questa è la fotografia scattata dalla Fondazione Leone Moressa nel suo Rapporto annuale sull'economia dell'immigrazione (tabella: il confronto con gli italiani). (...)

*** Vldimiro POLCHI, giornalista, La Stranieri Spa vale come la Fiat: il Pil degli immigrati in Italia pesa 127 miliardi, 'la Repubblica', 10 ottobre 2016

LINK articolo integrale (con tabelle) qui


In Mixtura 1 altro contributo di Vladimiro Polchi qui

martedì 9 febbraio 2016

#VIDEO / Immigrati, diamo i numeri (Alfonso Giordano)

Non diamo i numeri sugli immigrati in Italia (Alfonso Giordano)
Francesco Conte, Pietro Costanza, Nicola Cucchi
Termini Tv, 'internazionale.it', 9 febbraio 2016
video 3min06

L’atteggiamento dell’opinione pubblica verso gli immigrati spesso si basa su una percezione falsata della realtà. Lo dimostra la sproporzione tra i dati relativi all’immigrazione e l’idea che gli italiani hanno del fenomeno, spiega Alfonso Giordano, docente di Geografia politica e economica all’Università Luiss di Roma.

Il video è stato realizzato da Termini tv, una web tv dedicata al mondo che ruota intorno alla stazione di Roma.
(dalla presentazione del video)

domenica 18 ottobre 2015

#SENZA_TAGLI / Lavoro straniero, vale 10 miliardi e paga pensioni a 620mila italiani (Vladimiro Polchi)

In Italia 620mila anziani devono ringraziare gli immigrati: sono loro a " pagargli" la pensione. Nell'ultimo anno infatti i lavoratori stranieri hanno versato ben 10,29 miliardi di euro in contributi previdenziali.
Lo sa bene l'Inps: essendo prevalentemente in età lavorativa, i migranti sono soprattutto contribuenti. Non a caso, oggi la popolazione con più di 75 anni rappresenta l'11,9% tra gli italiani, solo lo 0,9% tra gli stranieri.

A pesare il tesoretto dei "nuovi italiani" è il Rapporto 2015 sull'economia dell'immigrazione della Fondazione Leone Moressa, che verrà presentato il 22 ottobre a Roma.

Secondo le stime Istat, tra 10 anni gli stranieri supereranno quota 8 milioni, con un'incidenza del 13,1% sulla popolazione complessiva. 
Nel 2050, rappresenteranno un quinto della popolazione, mentre un italiano su quattro (23,1%) avrà più di 75 anni. "Dati che evidenziano il peso degli immigrati nel nostro Paese  -  sottolineano i ricercatori della Moressa  -  oggi, infatti, 1 italiano su 10 ha più di 75 anni; tra gli stranieri 1 su 100.

In altre parole, nei prossimi decenni la popolazione italiana è destinata a invecchiare, mentre tra gli stranieri aumenteranno gli adulti in età lavorativa (oggi abbiamo 1 milione di minori)". E così già oggi il contributo economico dell'immigrazione si fa sentire soprattutto sui contributi pensionistici. 
"Contributi che vanno a sostenere il sistema nazionale del welfare (oltre alle pensioni, anche altri trasferimenti come maternità e disoccupazione) che si rivolge prevalentemente alla popolazione autoctona. Infatti, la voce "pensioni" è una delle voci principali della spesa pubblica nazionale e, vista l'età media, la popolazione straniera ne beneficia in misura molto marginale. Anzi, gli stranieri sono soprattutto contribuenti".

Grazie agli ultimi dati disponibili delle dichiarazioni dei redditi 2014 (anno di imposta 2013), la Fondazione Moressa fa una stima del contributo previdenziale dei nati all'estero. Nel tempo l'occupazione straniera nel nostro Paese è aumentata arrivando a quasi 2,2 milioni nel 2013 e 2,3 milioni nel 2014. 
Nel 2013 i loro contributi previdenziali hanno raggiunto quota 10,29 miliardi. 
"Ripartendo il volume complessivo per i redditi da pensioni medi, si può affermare che i lavoratori stranieri pagano la pensione a 620mila anziani italiani. Inoltre - scrivono i ricercatori -  sommando i contributi versati negli ultimi cinque anni si può calcolare il contributo degli stranieri dal 2009 al 2013 pari a 45,68 miliardi di euro, volume sufficiente per una manovra finanziaria".

Non è tutto. 
Il Rapporto 2015 elenca altri aspetti dell'immigrazione che incidono sull'economia del Paese. 
Il primo riguarda il Pil prodotto dai 2,3 milioni di occupati stranieri: un valore aggiunto di 125 miliardi, pari all'8,6% della ricchezza nazionale. A livello fiscale, i contribuenti stranieri hanno dichiarato nel 2014 redditi per 45,6 miliardi, versando 6,8 miliardi di Irpef. 
E ancora: le imprese condotte da persone nate all'estero sono 524.674 (8,7% del totale) e producono 94,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Nel periodo 2009/2014, gli imprenditori stranieri sono aumentati del 21,3%, mentre i nati in Italia sono diminuiti (-6,9%). 
"Infine - concludono gli studiosi della Fondazione - sebbene non sia possibile quantificare tutti i costi e benefici diretti e indiretti della presenza straniera, il confronto tra i flussi finanziari in entrata e in uscita aiuta a dare la dimensione dell'impatto economico dell'immigrazione: + 3,9 miliardi di saldo attivo per le casse dello Stato".

*** Vladimiro POLCHI, giornalista, Il lavoro straniero vale 10 miliardi e paga le pensioni a 620 mila italiani, 'm.repubblica.it', 17 ottobre 2015, qui

domenica 13 settembre 2015

#RITAGLI / Immigrazione, e xenofobia (Enzo Bianchi)

(...) Un mese fa il vescovo di Crema ha chiesto di ospitare i rifugiati in locali adiacenti una scuola cattolica, è stato contestato dalle famiglie. La situazione italiana è una vergogna, soprattutto nelle regioni tradizionalmente più cattoliche, il Veneto e la Lombardia. 

[D: Il rifiuto è più sociale o più confessionale?]
Quello confessionale l’hanno gridato a suo tempo il cardinal Biffi e il vescovo Maggiolini, secondo cui bisognava eventualmente accogliere solo i cristiani. Ma il problema è la vera e propria fabbrica di paura dei barbari, edificata da forze politiche attente solo all’interesse locale, forze che prima di Francesco la chiesa italiana ha assecondato, anche se all’inizio sembravano assumere riti pagani, precristiani, quelli sì barbarici. Ora si proclamano cattolici ma io li chiamo cristiani del campanile. Il grande silenzio di una chiesa complice li ha aiutati a iniettare nel tessuto sociale del territorio il veleno della xenofobia. 

[D: Guardiamo gli eventi nella misura dei millenni di storia anche ecclesiastica, parliamo del V secolo, quando alle cosiddette invasioni barbariche si è affiancata l’assunzione del cristianesimo a religione di stato]
Quando con Teodosio il cristianesimo è diventato religione dello stato imperiale la furia dei monaci – lo dico con dolore, mi strappa il cuore – ha distrutto i templi pagani, fatto uno scempio di opere d’arte non diverso da quello dell’Is, ma ben più vasto. È il motivo per cui san Basilio non ha mai usato nei suoi scritti la parola “monaco”: designava integralisti violenti, i talebani del momento. Guardando i secoli mi permetto di dire, pur con tutte le differenze: vediamo che altri rifanno a noi quello che abbiamo fatto. 

[D: Come ad Alessandria d’Egitto, quando fu distrutto il Serapeo e i parabalani del vescovo Cirillo assassinarono Ipazia. Nel “Libro dei testimoni”, lo straordinario martirologio ecumenico di Bose, questa martire pagana potrebbe trovare posto?]
«Sì, come tutti coloro che – da Buddha a Savonarola, da Rumi a Gandhi – in qualunque religione o anche all’esterno hanno perseverato in una posizione di umanità e di tolleranza. La dottrina cattolica del Vaticano II ribadisce con chiarezza che la coscienza prevale su qualsiasi autorità, anche su quella papale».

*** Enzo BIANCHI, monaco priore di Bose, intervistato da Silvia Ronchey, La chiesa del futuro. "Critichiamo l'Islam e poi emarginiamo ancora le donne", 'la Repubblica', 9 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Enzo Bianchi qui

venerdì 11 settembre 2015

#RITAGLI / Immigrati, finanziano l'Europa (Maurizio Ricci)

I politici possono dire quello che vogliono. E anche i cittadini qualunque, al bar o in tram. Ma gli economisti non hanno dubbi: le dimensioni del fenomeno sono troppo grandi per liquidarle con gli aneddoti sui due ragazzi di colore fermi a non far niente sul marciapiede o sulle famiglia araba nell'alloggio di edilizia popolare. Sulla base dei grandi numeri, dunque, gli economisti concludono che gli immigrati che si rovesciano a ondate sulle frontiere europee non sono il problema. Sono la soluzione del problema. Bisogna trovare il modo di sistemarli e di integrarli: un compito inedito, immane, per il quale non ci sono soluzioni facili. Ma le centinaia di migliaia di uomini e donne, giovani, fra i 20 e i 40 anni, spesso con figli al seguito, che si affollano sulle barche, sui treni, sui camion dei disperati sono quello di cui l'Europa ha bisogno. Subito.

Quando Angela Merkel apre le porte della Germania a 800 mila rifugiati, infatti, non spara troppo alto. Spara basso. Facendo un calcolo a spanne, Leonid Bershidsky, su Bloomberg, calcola che l'Europa avrebbe bisogno di 42 milioni di nuovi europei entro il 2020. Cioè domani. E di oltre 250 milioni di europei in più nel 2060. Chi li fa, tutti questi bambini?

I 42 milioni di europei in più sono, infatti, quelli che servirebbero, subito, per tenere in equilibrio una cosa a cui - nonostante quello che hanno affermato in questi giorni leader politici, come l'ungherese Viktor Orbàn - gli europei qualunque tengono, probabilmente, più che alle loro radici cristiane: il generoso sistema pensionistico. Oggi, in media, dice un rapporto della Ue, in Europa ci sono 4 persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni pensionato. Nel 2050, ce ne saranno solo 2. Ancora meno in Germania: quasi 24 milioni di pensionati contro poco più di 41 milioni di adulti. In Spagna: 15 milioni di over 65 a carico di soli 24,4 milioni di lavoratori. In Italia: 20 milioni ad aspettare ogni mese, nel 2050, l'assegno dell'Inps, finanziato dai contributi di meno di 38 milioni di persone in età per lavorare. Le soluzioni non sono molte. O si tagliano le pensioni, o si aumentano i contributi in busta paga o si trova il modo di aumentare il numero di persone che pagano i contributi.

Sarà un paradosso, ma è più facile che, a pagare quei contributi, sia un immigrato, piuttosto che un cittadino italiano. Oggi, la percentuale degli italiani che lavora e porta a casa soldi è pari al 67% della popolazione. Fra chi è venuto qui dall'Asia o dall'Africa, la percentuale è del 72%. Perché ha tolto il posto di lavoro a un italiano? Non parrebbe. Secondo l'Ocse - l'organizzazione che raccoglie i paesi ricchi del mondo - circa il 15% dei posti di lavoro nei settori ad alto sviluppo è stato occupato da un immigrato. In altre parole, dove la concorrenza per il posto è forte, c'è un immigrato ogni 6-7 lavoratori. Nei settori in declino, invece, incontrare un immigrato è quasi due volte più facile: oltre 1 addetto su 4 non è nato in Italia. Detto più semplicemente, gli immigrati tendono ad occupare i posti di lavoro che chi è nato in Occidente preferisce abbandonare. Su quei lavori, pagano le tasse. Senza gli immigrati, il governo Renzi sarebbe, in questo momento, disperatamente alla caccia di quasi 7 miliardi di euro per tappare i buchi della legge di Stabilità. Gli stranieri hanno pagato, infatti, circa 6,8 miliardi di euro di Irpef nel 2014, su redditi dichiarati per oltre 45 miliardi di euro l'anno. La Fondazione Leone Moressa ha calcolato il rapporto costi-benefici dell'immigrazione è, per l'Italia, largamente positivo: le tasse pagate dagli stranieri (fra fisco e contributi previdenziali) superano i benefici che ricevono dal welfare nazionale per quasi 4 miliardi di euro. (...)

*** Maurizio RICCI, giornalista, Lavorano e fanno figli: così i migranti finanziano l'Europa. Per salvare le nostre pensioni servono 250 milioni di rifugiati entro il 2060. Ecco perché per gli economisti sono una risorsa, 'la Repubblica', 8 settembre 2015.

LINK articolo integrale qui

Sempre in Mixtuta, 1 altro contributo di Maurizio Ricci qui

giovedì 10 settembre 2015

#RITAGLI / Italia, immigrati, oppure la desertificazione (Massimo Livi Bacci)

(...) Le ultime ragionevoli previsioni delle Nazioni Unite (rese note alla fine di luglio) assegnano all'Italia, nel 2050, una popolazione di 56,5 milioni di abitanti (3,5 milioni meno di oggi), nonostante una modesta ripresa della natalità, e il proseguire di una consistente immigrazione (anche se ridotta rispetto agli anni trascorsi) e un ulteriore aumento della speranza di vita. Saremo sicuramente più "vecchi"; l'età media crescerà dai 46 anni di oggi a 52 anni nel 2050; oggi una persona su 14 ha più di 80 anni, nel 2050 una su 6. Sicuramente il fortissimo aumento dei molto anziani implicherà anche una crescita delle persone che vivono sole.

[D: Le metropoli continueranno a gonfiarsi a dismisura e il crinale appenninico subirà una desertificazione ancor più accentuata?]
Direi di no. La popolazione delle grandi città - Roma, Milano, Napoli, Torino - ha toccato il suo massimo negli Anni Settanta, per poi decrescere. Questa diminuzione è stata poi compensata dalla crescita dei Comuni delle cinture, che integrano le aree metropolitane, ma anche questi hanno finito di espandersi. Il miglioramento della mobilità consentirà una rivalutazione dei centri minori, dove la qualità della vita è spesso migliore e i costi più abbordabili. (...)

[D: La forza lavoro straniera ci ha già salvati nel saldo demografico. Tutti pensiamo che la triste invasione di
insostenibile per il futuro della nostra condizione di civiltà. È cosi oppure abbiamo bisogno di altra gente, di altri e nuovi italiani?]
L'ondata dei rifugiati è collegata alle catastrofi e ai conflitti che segnano un arco che va dall'Ucraina al Medio Oriente, dal Corno d'Africa alla Libia. E' un fenomeno che nulla ha a che fare con il normale sviluppo, così come una esplosione nucleare è estranea alla normale dinamica climatica. Al netto dell'irrisolto problema dei rifugiati, l'Italia continuerà ad aver necessità di immigrazione, per rinsanguare una forza lavoro invecchiata e in declino, per contrastare se non la desertificazione, l'impoverimento della società.

*** Massimo LIVI BACCI, 1936, docente di demografia, politico, intervistato da Antonello Caporale, Abbiamo bisogno di nuovi italiani. Rischiamo il deserto, 'Il Fatto Quotidiano', 5 settembre 2015

lunedì 22 giugno 2015

#SPOT #HUMOR / Lunedì, Immigrati, Dove sono io

Il lunedì
(dal web, #come principe, via pinterest)

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Via gli immigrati
(dal web, via pinterest)

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Dove sono io
(via web, weddingparty.com, via pinterest)