Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Paura. Mostra tutti i post

venerdì 22 settembre 2017

#SCRITTE / Paura

(via pinterest)

Già. E la 'tua' paura - sempre, ovunque - è il 'loro' potere. (mf)

In Mixtura ark #Scritte qui

domenica 20 agosto 2017

mercoledì 9 agosto 2017

#BREVITER / Paura, competere, xenofobia (mf)

MasFerrario, facebook, 9 agosto 2017, qui

° ° °

MasFerrario, facebook, 9 agosto 2017, qui

° ° °

MasFerrario, facebook, 9 agosto 2017, qui

In Mixtura ark #Breviter qui

domenica 17 luglio 2016

#MOSQUITO / Paura, e si cessa di ragionare (Paul-Henri Thiry d'Holbach)

Come si è potuti riuscire a persuadere esseri ragionevoli che la cosa più incomprensibile era per essi la più essenziale? Perché sono stati fortemente terrorizzati; perché, quando si ha paura, si cessa di ragionare; perché sono stati esortati soprattutto a diffidare della loro ragione; perché, quando il cervello è turbato, si crede a tutto e non si esamina più niente.

***  Paul-Henri Thiry d’HOLBACH, 1723-1789, filosofo ed enciclopedista tedesco naturalizzato francese, Il buon senso, 1972, citato da Giulio Cavalli, Io non ho le parole, 15 luglio 2016, qui


In Mixtura altri 2 contributi di Paul-Henri Thiry d'Holbach qui

martedì 23 febbraio 2016

#LINK / Zuckerberg, realtà virtuale e paura reale (Paolo Ottolina)


Quel sorriso sul volto di un 32enne che cammina sicuro di sé e rilassato. Accanto a lui una distesa di signori senza sguardo, gli occhi rapiti da una maschera tecnologica, un cavo che sembra uscire dalla testa. Immersi in una realtà altra, ignari che accanto a loro sta passando uno degli uomini più famosi e influenti della Terra. Per Mark Zuckerberg quella foto, pubblicata sul suo social network Facebook, doveva essere il naturale compendio al discorso scandito dal palco di Samsung al Mobile World Congress: “La realtà virtuale è la piattaforma del futuro. Cambierà le nostre vite”. Quel sorriso doveva essere rassicurante: non abbiate paura, fidatevi di me, so quel che faccio, entrate con me in questo nuovo mondo.

Invece quella foto, quel sorriso, quei volti senza occhi, sono diventati un boomerang per Zuck. 8.500 commenti sotto l'immagine più quelli, incalcolabili, sulle bacheche personali, sugli altri social, sui blog e sui siti di news. La maggior parte dei quali terrorizzati da quello che vedono. Quell’immagine come allegoria di un futuro che nessuno vuole. Un futuro in cui le incolte moltitudini sono relegate dietro a uno schermo in mondi virtuali. E sorridenti burattinai, gli unici a volto scoperto, si aggirano invisibili tra loro. (...)

*** Paolo OTTOLINA, giornalista, Realtà virtuale, paura reale: la foto di Zuckerberg che fa venire i brividi, 'Corriere,it', 23 febbraio 2016

LINK articolo integrale (+foto e video) qui

martedì 26 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Paura, dei diritti degli altri (Claudio Rossi Marcelli)

Alla luce del dibattito trentennale sulle unioni omosessuali, mi chiedo: come mai ci sono persone pronte a scendere in piazza contro i diritti degli altri? – Alfredo

“Sensazione di forte preoccupazione, di insicurezza, di angoscia, che si avverte in presenza o al pensiero di pericoli reali o immaginari”. Questa è la definizione di paura secondo il dizionario della lingua italiana Sabatini-Coletti, e questo è anche il motivo principale per cui migliaia di italiani si lasciano convincere da leader religiosi e politici da talk show che riconoscere i diritti degli omosessuali porterà il mondo alla rovina.

Dopo una crisi economica che negli ultimi anni ha logorato la loro fiducia nel futuro, molti non hanno la lucidità e l’ottimismo necessario per accettare con serenità i mutamenti sociali e si rifugiano invece in un atteggiamento tradizionalista e conservatore. A spargere ulteriormente il panico contribuiscono i social network, che come micce in un pagliaio riescono a far passare per una minaccia ai bambini una legge che riconosce l’impegno reciproco tra due persone che si vogliono bene.

Il fatto che il movimento antigay che scenderà in piazza contro il disegno di legge Cirinnà si chiami “Difendiamo i nostri figli” la dice lunga su quanto sia immaginario il pericolo avvertito da queste persone. Un po’ come il patriarca di Mosca che pochi giorni fa ha attribuito al riconoscimento dei diritti lgbt nel mondo occidentale la colpa dell’ascesa del gruppo Stato islamico. La paura ha i suoi motivi, ma un paese civile deve essere in grado di superarla, prima che si trasformi in ottusità.

*** Claudio ROSSI MARCELLI, giornalista, La paura dei diritti degli altri, 'internazionale.it', 25 gennaio 2016 (pubblicato in 'Internazionale', il 22 gennaio), qui



In Mixtura 1 altro contributo di Claudio Rossi Marcelli qui

domenica 12 aprile 2015

#VIGNETTE / Biani, Ellekappa, Makkox, Magnasciutti, Altan


Mauro BIANI
La tortura non esiste, 'manifesto', 8 aprile 2015

° ° °


Mauro BIANI
Eccidio al tribunale di Milano, 'manifesto', 10 aprile 2015

° ° °


Mauro BIANI
La ragione, 'manifesto', 9 aprile 2015

° ° °


ELLEKAPPA
Reato di tortura, 'la Repubblica', 8 aprile 2015

° ° °


MAKKOX
Tortura, 'Internazionale', 10 aprile 2015

° ° °


Fabio MAGNASCIUTTI
Domani, blog 'fabiomagnasciutti', 7 aprile 2015

° ° °


Fabio MAGNASCIUTTI
Futuro, blog 'fabiomagnasciutti', 7 aprile 2015

° ° °


ALTAN
Paura, 'L'Espresso', 10 aprile 2015

martedì 31 marzo 2015

#FOTO / La paura di una bambina (Osman Sagirli)


Siria, bimba spaventata si arrende al fotografo
Foto di Osman Sagirli, da 'la Repubblica', 31 marzo 2015


Quando ci vergogneremo, come esseri umani sedicenti adulti, sarà sempre troppo tardi...
Diceva Gianni Rodari
«Quanto pesa una lacrima? Dipende: la lacrima di un bambino capriccioso pesa meno del vento, quella di un bambino affamato pesa più di tutta la terra».

Senza retorica, aggiungo una domanda:
E quanto pesa lo spavento di un bambino inflittogli da un adulto che lui ha imparato a conoscere solo come un assassino? (mf)


° ° °
Per chi facesse fatica a leggere la didascalia riportata sopra nella foto, ecco il testo:

«Nel 2014, stando ai dati in possesso del Syrian Observatory For Human Rights, la guerra civile in Siria ha causato la morte di 76.000 persone, di cui più di 3.500 bambini. Dall'inizio del conflitto, nel 2011, sono finora morti circa 206.000 individui. In un Paese così martoriato è possibile che una bimba scambi l'obiettivo di una macchina fotografica professionale per la canna di un fucile, e alzi le mani in segno di resa. 
E' successo a Hudea, piccola siriana di 4 anni, quando si è trovata di fronte il fotografo Osman Sagirli nel campo profughi allestito ad Atmeh. 
Le braccia alzate, l'espressione preoccupata: lo scatto della bimba è stato condiviso lo scorso 24 marzo su Facebook dalla giornalista Nadia AbuShaban. In pochi giorni è stato condiviso più di 10.000 volte. E il web si è attivato per rintracciare l'autore della foto. 
Si è scoperto, così, che l'immagine è stata scattata da Osman Sagirli a dicembre 2014, ed è stata pubblicata per la prima volta dal quotidiano turco Türkiye a gennaio 2015, per cui l'uomo lavora da 25 anni. 
La BBC lo ha contattato per sapere se la storia "dietro" questa immagine fosse vera. E lui ha confermato: «Quel giorno stavo utilizzando un teleobiettivo e la bimba ha pensato che fosse un'arma - racconta il fotografo - Ho capito subito che si era spaventata. Normalmente i bambini nascondono la loro faccia o sorridono quando vedono una fotocamera»
Hudea, la bambina protagonista dello scatto, era arrivata nel campo di Atmeh - a circa 10 km dal confine turco - con sua madre e due fratelli dopo un viaggio di 150 km.» (a cura di Pier Luigi Pisa)

mercoledì 28 gennaio 2015

#FAVOLE & RACCONTI / La paura di Piccolo Uomo (Massimo Ferrario)

Il sole se n’era andato di colpo, il vento aveva raccolto in un attimo sulla montagna nuvole nere gonfie di pioggia, e subito aveva cominciato a tuonare e lampeggiare. Poi, si era scatenato l’iradiddio. La luce livida delle saette squarciava il cielo in un susseguirsi di guizzi che sembravano non avere fine. 
Piccolo Uomo, raggomitolato vicino alla parete della capanna, si teneva le orecchie tappate, la faccia e gli occhi nascosti nelle ginocchia: non ricordava di avere mai avuto tanta paura.
Grande Vecchio, abbandonato sulla poltrona, fumava la pipa e lo osservava con un sorriso di tenerezza.
Poi, come d’incanto, i lampi e i tuoni cessarono e si sentì solo la pioggia battente, violenta come fosse grandine, che si rovesciava sulle piante e sul tetto della capanna, con il vento che sibilava spazzando il pianoro e infilandosi nei viottoli dei boschi.
La luce della candela tremolava, a riprova dei numerosi spifferi che circondavano le due finestre della stanza. Finché una folata di vento fece piombare la camera al buio. A Piccolo Uomo scappò un gridolino: Grande Vecchio si alzò, riaccese con calma la candela e mentre riprendeva il suo posto fece cenno a Piccolo Uomo, se lo desiderava, di avvicinarsi. Lui evidentemente non aspettava altro: gattonando, si rannicchiò accanto alla poltrona e gli abbracciò le gambe, immobilizzandosi.
Rimasero ambedue così, senza parlare, per un quarto d’ora. Poi, il frastuono della pioggia e il sibilo del vento cedettero e all’interno della stanza fu silenzio. Piccolo Uomo, lentamente, si staccò dalla poltrona di Grande Vecchio, togliendogli le braccia attorno alle gambe: aveva gli occhi bassi mentre si rialzava e cercava l’angolo opposto della stanza. Grande Vecchio se ne accorse, ma non fece domande, aspettando che fosse lui a parlare.
Infatti Piccolo Uomo si decise. E si confidò.
«Ti ammiro, Grande Vecchio. Un giorno sarò mai come te?».
«Come vorresti essere, Piccolo Uomo?».
«Non dirmi che non hai visto, Grande Vecchio.».
«Hai avuto paura. E’ questo che vuoi dire?».
Piccolo Uomo lasciò passare qualche secondo prima di sospirare.
«Sì.».
«Anch’io, Piccolo Uomo.».
«Tu hai avuto paura, Grande Vecchio?» 
«Certo. Sembrava un inferno. La natura è vita, ma anche morte; bellezza, ma anche tragedia. E l’uomo è piccola cosa di fronte a essa, specie quando si scatena con tutte le sue forze.».
«Io però non mi sono accorto della tua paura.».
«Forse, a un certo punto, se n’era andata via.».
«L’hai scacciata: anch’io avrei voluto, ma non ci sono riuscito. Continuavo a dirmi che non dovevo aver paura, che era sciocco averla, e invece…». 
«Capita a molti, Piccolo Uomo. E soprattutto agli adulti, contrariamente a ciò che pensano i bambini.».
Piccolo Uomo rimase zitto, rimuginando fra sé. 
Grande Vecchio immaginava che sarebbe arrivata la domanda.
«Ma tu, Grande Vecchio, come hai fatto a farla andar via, la tua paura?».
«Una volta non riuscivo, poi ho imparato.».
«E’ difficile?».
«Ora meno. Forse potrà cominciare ad accadere anche a te, la prossima volta».
«Basterà che dica alla mia paura di andarsene?».
«No, questo non basterà. Anzi».
«E allora cosa dovrò fare?».
«Accettarla: se non la rifiuterai, sarà più facile che lei stessa ti lasci».

*** Massimo Ferrario, La paura di Piccolo Uomo, 2001 - Anche in 'Mixtura 2002', a cura di M. Ferrario, Dia-Logos, Milano, dicembre 2001 e riprodotta anche in 'tiraccontounafiaba.it', 22 gennaio 2015, http://bit.ly/1zZGXr4