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mercoledì 28 dicembre 2016

#MOSQUITO / Socialità positiva, non è 'buonismo' (Silvia Bonino)

La cultura attuale ha a tal punto assorbito l’idea che esista solo una socialità negativa, fatta di lotta e di sopraffazione, da non riuscire più a riconoscere l’esistenza di altri tipi di rapporto, e da non avere nemmeno più le parole per indicarli. Rimasta per troppo tempo racchiusa negli stretti confini dell’utilitarismo economico e materiale, essa sembra aver perso la capacità di immaginarsi l’ampia gamma di relazioni positive che siamo capaci di stabilire e aver dimenticato gli innumerevoli termini di cui la nostra lingua è ricca: aiuto, benevolenza, conforto, compassione, comprensione, indulgenza, disponibilità, accettazione... Eppure, se guardiamo alla nostra vita con occhi sgombri da preconcetti, ci accorgiamo che ogni giorno viviamo rapporti volti a stabilire legami, a condividere, a ricercare il bene altrui, a dare aiuto, nei quali sacrifichiamo qualcosa di noi per gli altri, per essere solidali, per raggiungere insieme obiettivi comuni. Ma tutto viene sempre più etichettato con il termine sprezzante di “buonismo”, e non manca chi teorizza la liceità dell’usare gli altri e addirittura del vendere se stessi come merce.

*** Silvia BONINO, psicologa, docente di psicologia dell’università di Torino, Altruisti per natura. Alle radici della socialità positiva, Laterza, 2012


In Mixtura 1 altro contributo di Silvia Bonino qui

domenica 27 settembre 2015

#SPILLI / Questione di intelligenza (M. Ferrario)

(Immagine di Andy Ryan, Getty Images)

Una 'bella' immagine.
Che evoca il compito di ogni essere umano. 
In teoria, almeno.

Presuppone una delle possibili etimologie di 'intelligenza' (inter-legere): 'cogliere i nessi'.
Ma anche l'altra (intus-legere), che si divide il campo con la precedente, va più che bene: 'andare in profondità'.

Intelligenza come processo che va in orizzontale e in verticale.
Essenziale per 'capire'.
Ancora meglio: 'com-prendere', prendere insieme. 
Il mondo, noi.
Certo, in ogni caso, 'dopo', si tratta di agire: incastrando i tasselli.
Soprattutto connettendoci.

Non per buonismo: ma per banale semplice egoismo.
Un egoismo intelligente: che sa dare valore all'io (minuscolo) all'interno di un noi
Perché ha capito che senza noi c'è solo guerra. 
E nella guerra ci perde l'io.
Ci perdiamo noi.

*** Massimo Ferrario, Questione di intelligenza, 'Mixtura'

In Mixtura ark #Spilli di M. Ferrario qui

venerdì 7 agosto 2015

#SPILLI / Da Steve Jobs a buonismo, cattivismo, stronzismo (M. Ferrario)

Steve JOBS, 1955-2011, fondatore di Apple
https://it.wikipedia.org/wiki/Steve_Jobs
Non ha senso assumere persone brillanti 
e poi dire loro cosa devono fare. 
Noi assumiamo persone brillanti 
e così loro ci dicono cosa fare.
(dal web, via linkedin)

Una frase che non fa una grinza.
E ovviamente giù ogni cappello nei confronti di una persona come Steve Jobs. 
Per tutte le capacità, evidenti, che ha dimostrato di avere.
E per la visione che ha sempre dichiarato anche in tema di organizzazione e gestione delle persone.

Come in questo video.


Intervista a Steve JOBS 
un estratto in tema di organizzazione e gestione delle persone in Apple
video, 2min25
Però.
Io non dimenticherei che proprio sul versante della gestione delle persone, e dei rapporti con i collaboratori, il mito del fondatore di Apple da tempo traballa (oltre che sul fronte più esterno: riguardante il pagamento delle tasse e gli accordi di cartello con le aziende concorrenti per proteggersi dal mercato del lavoro dei professional).

Infatti, sono tante ormai le testimonianze, che non sembrano essere solo gossip inventato, sul modo spesso tra l'autoritario-arrogante e il sadico-umiliante con cui molti collaboratori che stavano attorno a Jobs finivano per essere trattati.

Se così è stato, anche se il mal comune non ha mai a che fare con il gaudio, Steve Jobs, per la verità, è in buona compagnia.

Pare che altre grandi personalità carismatiche abbiano problemi quando escono dallo stretto campo del business e devono confrontarsi con il rispetto e la dignità delle persone.

Viene da chiedersi se la leadership carismatica, che in genere tanto piace, non debba sempre essere, per essere davvero tale, un po' (tanto) sociopatica.

Naturalmente, per carità: l'alternativa non è il buonismo (che può essere, nei fatti, altrettanto insultante del cattivismo).
Ma evitare (anche a partire da una maggiore consapevolezza di quanto stiamo dicendo) di dover accettare o subire certi tratti di stronzismo (naturalmente sempre rigorosamente occultati, con il belletto di una retorica zuccherosa, dai soliti fedeli deputati all'ossequio e alla immarcescibile alimentazione del mito) come fossero inevitabili in natura.

Come a dire: se vuoi il grande leader, lo stronzismo è compreso nel prezzo.

*** Massimo Ferrario, Da Steve Jobs a buonismo, cattivismo, stronzismo, per Mixtura

In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui
In Mixtura i contributi di Steve Jobs qui