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lunedì 13 marzo 2017

#SENZA_TAGLI / Intelligenza, te la leggo negli occhi (Ansa)

L'intelligenza te la leggo negli occhi, infatti la grandezza delle pupille è un ottimo indicatore delle capacità mentali di un individuo.

E' quanto suggerito dai risultati di una ricerca pubblicata sulla rivista Cognitive Psychology.

Condotto presso la Georgia Institute of Technology, lo studio ha coinvolto 512 individui che sono stati sottoposti a una serie di test cognitivi, per misurare in particolare la loro memoria di lavoro (parte della memoria a breve termine che ci serve, ad esempio, per tenere a mente un numero mentre lo stiamo digitando sulla tastiera del telefono) e la loro intelligenza fluida, o ragionamento fluido, che è la capacità di pensare logicamente e risolvere i problemi in situazioni nuove.

Ebbene è emerso che chi totalizzava punteggi maggiori a questi test e quindi aveva capacità cognitive maggiori, presentava anche pupille di dimensioni marcatamente differenti rispetto a chi aveva performance cognitive peggiori.

E' possibile che dietro il nesso tra dimensioni della pupilla e intelligenza vi sia il rapporto che la pupilla ha con il cervello, attraverso un'area con cui è in comunicazione diretta, il locus coeruleus, la cui attività neurale è associata a modifiche della dimensione della pupilla. A sua volta il locus coeruleus è in comunicazione col lobo prefrontale, sede delle nostre funzioni cognitive superiori, dell'"intelligenza" appunto. 

*** ANSA, L'intelligenza si legge negli occhi, in grandezza pupille, 10 marzo 2017, qui
   

giovedì 3 novembre 2016

#VIDEO / 7 hobby che rendono più intelligenti (focus.it)


7 hobby che rendono più intelligenti
Focus, 'facebook,' 28 ottobre 2016
video 1min17

Intelligenti non solo si nasce, ma lo si può anche diventare praticando specifiche attività. Sembra scontato, ma la conferma arriva da alcune ricerche scientifiche.
(dalla presentazione)

In Mixtura altri 3 contributi di focus.it qui

domenica 27 settembre 2015

#SPILLI / Questione di intelligenza (M. Ferrario)

(Immagine di Andy Ryan, Getty Images)

Una 'bella' immagine.
Che evoca il compito di ogni essere umano. 
In teoria, almeno.

Presuppone una delle possibili etimologie di 'intelligenza' (inter-legere): 'cogliere i nessi'.
Ma anche l'altra (intus-legere), che si divide il campo con la precedente, va più che bene: 'andare in profondità'.

Intelligenza come processo che va in orizzontale e in verticale.
Essenziale per 'capire'.
Ancora meglio: 'com-prendere', prendere insieme. 
Il mondo, noi.
Certo, in ogni caso, 'dopo', si tratta di agire: incastrando i tasselli.
Soprattutto connettendoci.

Non per buonismo: ma per banale semplice egoismo.
Un egoismo intelligente: che sa dare valore all'io (minuscolo) all'interno di un noi
Perché ha capito che senza noi c'è solo guerra. 
E nella guerra ci perde l'io.
Ci perdiamo noi.

*** Massimo Ferrario, Questione di intelligenza, 'Mixtura'

In Mixtura ark #Spilli di M. Ferrario qui

mercoledì 5 agosto 2015

#SPOT / Intelligenza nel business e successo

(dal web, via linkedin)

Il successo non è un problema di dimensione più grande,
ma piuttosto di posizionamento migliore

giovedì 18 giugno 2015

#SPILLI / Intelligenza e cambiamento (Massimo Ferrario)

(citazione attribuita a Stephen Hawking, via linkedin)

La citazione, che gira in rete come uno dei tanti mantra sul cambiamento, come fosse stampata sulla carta dei famosi cioccolatini, è attribuita a Stephen Hawking: nato nel 1942, britannico, fisico, matematico, astrologo, cosmologo. Un'autorità nello studio dei buchi neri e dell'origine dell'universo. E noto anche per la forza e determinazione con cui continua a combattere, con lo studio e l'impegno di scienziato, una grave malattia che lo ha reso immobile.

Nel mio piccolo, mi permetto di correggere la frase (di cui peraltro, non essendo indicato il testo da cui è ricavata, neppure si è sicuri della formulazione esatta) nei termini seguenti:

L'intelligenza è la capacità di scegliere il cambiamento: da attivare, o al quale partecipare, o al quale adattarsi, o al quale sanamente rifiutarsi (e, in questo caso quindi, da combattere in ogni forma di resistenza possibile).
» 
Quanto sopra per via del fatto (e dovrebbe essere ovvio: ma non lo è per certi 'psicologi', più sedicenti che reali, e troppi loro consimili plaudenti) che il cambiamento, quello che incontriamo in pratica, non è neutro, non è mai general-generico e non è mai né bello né brutto in assoluto. Ma è specifico, concreto e circostanziato. E ha sempre luci e ombre. E le ombre possono essere superiori alle luci, al punto che è bene dire di no. Facendo di tutto perché 'quel' cambiamento, se ci si può opporre, non passi. O comunque attivandoci perché 'quel' cambiamento possa essere corretto, deviato, riorientato. Operando in ogni modo perché 'quel' cambiamento si adatti a noi e non avvenga che noi, fatalisticamente, ci adattiamo a 'quel' cambiamento. 

Credo che questa mia banale convinzione, soprattutto se siamo professionisti che si occupano di cambiamento e di sviluppo delle persone nelle organizzazioni, non dovrebbe essere solo mia.

Se davvero vogliamo facilitare i processi di miglioramento di cui spesso parliamo (in qualunque contesto, micro e macro, e in noi stessi), è indispensabile che sviluppiamo (negli ambienti in cui viviamo e, prima ancora, in noi stessi) un robusto 'pensiero critico'. 

Il che è esattamente il contrario di quanto producono troppe slide propagandistiche che ci vengono buttate addosso o che noi stessi buttiamo addosso ai nostri malcapitati interlocutori (lettori di articoli; partecipanti di convention e seminari; naviganti di network).
Slide che crediamo d'effetto, ma che in realtà sono solo buone per incrementare il numero, già eccessivo, di 'spensierati boccaloni'.

Il cuore della frase da cui siamo partiti, oltre che citare il cambiamento, richiamava l'intelligenza. Anzi, aspirava ad essere addirittura una definizione (iper-riduttiva) di intelligenza. Bene: anche questa sarebbe intelligenza. 

*** Massimo Ferrario, Intelligenza e cambiamento, per Mixtura