Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta facebook. Mostra tutti i post

domenica 16 ottobre 2016

#LINK / Facebook, quando gli haters continuano a insultare anche post mortem, (Sciltian Gastaldi)

In tempi recenti sono morti Umberto Eco, Paolo Poli, Carlo Azeglio Ciampi e, ieri, Dario Fo. I quattro hanno in comune diversi aspetti, riassumibili nel fatto di aver dato lustro come nessun altro al nome dell’Italia nel mondo nei loro rispettivi campi. Non è un caso che la stampa di tutto il pianeta abbia riportato e commentato la loro scomparsa, dall’Europa alla Nuova Zelanda, con lunghi articoli anche molto toccanti, in certi casi.

Nella mia infinita ingenuità sono portato a pensare che quando scompaiono personalità così somme, per le quali il termine di “genio” non è usato, per una volta, a sproposito, l’umanità intera venga investita da un universale sentimento di sconforto per la perdita e di celebrazione del profilo di questi immensi Maestri.

Oggi però, rispetto al passato, esistono i social network. Sono uno strumento tecnologico che consente a tutti, ma proprio a tutti di rendere nota la mondo la loro opinione su qualunque cosa, magari infarcendola di pure sciocchezze, bugie, falsità create per diffamare. Strumenti che consentono a qualche milione di frustrati di vomitare tutta la loro fiele e invidia contro chiunque, nella vita, ha saputo mettere a frutto il proprio talento, magari non comune, e ha giustamente raggiunto il successo. (...)

*** Sciltian GASTALDI, scrittore e giornalista, Facebook, quando gli haters continuano a insultare anche post mortem, 'blog ilfattoquotidiano.it', 14 ottobre 2016

LINK articolo integrale qui

domenica 11 settembre 2016

#RITAGLI / Napalm Girl, Facebook prima censura poi riammette (Monica Ricci Sargentini)




Phan Thị Kim Phúc (Trang Bang, 2 aprile 1963) è il soggetto di una famosa fotografia scattata l'8 giugno 1972 durante la guerra del Vietnam. 
La fotografia, divenuta un simbolo del conflitto, mostra Kim Phuc all'età di nove anni mentre, completamente nuda, fugge da un villaggio correndo lungo una strada insieme ad altri bambini, dopo essere stata gravemente ustionata sulle braccia e sulla schiena da un bombardamento al napalm delle forze aeree del Vietnam del sud. La fotografia fu scattata da Nick Út.
https://it.wikipedia.org/wiki/Kim_Ph%C3%BAc

«
Dopo le polemiche però il dietrofront del colosso di Palo Alto che ha deciso di riammettere la foto della bambina. 
«Un’immagine di un bambino nudo, normalmente, violerebbe - si legge in una nota - i nostri community standard, e in alcuni Paesi potrebbe addirittura essere considerata un’immagine pedopornografica. In questo caso, riconosciamo la storia e l’importanza globale di questa immagine nel documentare un particolare momento storico». «Grazie al suo status di immagine iconica di importanza storica, il valore della sua condivisione supera il valore della protezione della community attraverso la rimozione, quindi abbiamo deciso di ripristinare l’immagine su FB. Inoltre modificheremo i nostri meccanismi di revisione per permettere la condivisione di quest’immagine d’ora in avanti». 
E ancora: «Coinvolgeremo gli editori e altri membri della nostra community globale su queste questioni importanti da questo momento in poi» (Monica RICCI SARGENTINIFacebook, foto della ragazzina bruciata col napalm censurata. Arriva il dietrofront: «Immagine storica», 'corriere.it', 9 settembre 2016, qui)
»

giovedì 7 aprile 2016

#LINK / Facebook in ufficio, possibile licenziamento (Carlo A. Facile)

Internet, con i suoi contenuti, è accessibile praticamente con ogni mezzo e da ogni dove, incluso il luogo di lavoro, che molto spesso non rappresenta una ‘zona interdetta alla navigazione. Così capita che le persone, trascorrendo al lavoro buona parte della loro giornata, non sempre aspettino le pause per connettersi, ma approfittano dei tempi morti che pur si verificano nel pieno della prestazione lavorativa o, alle volte, la interrompono volontariamente. Nella maggior parte dei casi non c’è di sicuro l’intento di venire meno agli impegni lavorativi, ma semplicemente quello di curare gli aspetti sociali della propria vita privata. La prossimità fisica ed accessibilità rendono per certi aspetti tutto questo ‘naturale‘.

Ciò non di meno, dedicarsi a queste attività in maniera non appropriata potrebbe presentare dei rischi.  La casistica ormai è varia. (...)

*** Carlo A. FACILE, avvocato giuslavorista, Facebook in ufficio? Il datore di lavoro potrebbe spiarvi e licenziarvi. Legittimamente, blog 'area pro labour', 'ilfattoquotidiano.it', 6 aprile 2016

domenica 6 marzo 2016

#SPILLI / Social network, e cervello (M. Ferrario)

I social network (e Facebook soprattutto: perché twitter, se non altro, ha il limite, forse ancora per poco, delle 140 battute...) ci hanno fatto credere che tutto quello che passa per il nostro cervello debba essere detto. 
E, in particolare, debba essere comunicato, con urgenza urgentissima impossibile da differire, al mondo intero, in quanto notizia fondamentale di cui l'intero mondo non può assolutamente essere privato: pena un impoverimento irrimediabile dell'umanità.

Insomma, della serie: 'narcisi per sempre' e 'incontinenti è bello'.

Sommessamente mi viene da ricordare, anche a me stesso:

1) - Non tutto ciò che passa per il cervello sono idee o pensieri.
2) - Bisognerebbe prima ci assicurassimo che ciò che passa stia passando davvero per il cervello.
3) - Occorrerebbe ci sincerassimo, prima di credere di avere un'idea o un pensiero, di avere attivato il cervello, conoscendone, soprattutto, il manuale d'uso.

Si tratta di un memo in tre punti che, per la verità, dovrebbe funzionare sempre: nel virtuale e nella realtà fisica.

*** Massimo Ferrario, Mixtura


martedì 23 febbraio 2016

#LINK / Facebook, occhio ai pedofili (L'Huffington Post')

"Una volta che hai condiviso una foto di tuo figlio su Facebook, hai perso il controllo sul suo destino". 
Forse la frase di Toby Dagg, investigatore che lavora per la commissione Australia's new Children's eSafety può apparire un po' esagerata, ma non è così fuori luogo se si pensa che da una recente indagine fatta dalla commissione si scopre che circa la metà del materiale rinvenuto nei siti pedopornografici proviene dai social di genitori che volevano semplicemente condividere le immagini dei figli. 
Anche la polizia postale italiana conferma il dato del 50% di foto rubate e spesso purtroppo finite nel circuito dark della pedofilia in rete. Per questo gli agenti in queste ultime ore sono intervenuti nel tentativo di avvertire decine di madri che stanno partecipando alla "Sfida delle mamme" dei rischi che corrono: libere poi di accettarli o meno.

Da qualche giorno infatti, classica catena si Sant'Antonio, su Facebook fra le madri gira la "Sfida delle mamme" (sfida di cosa poi? ndr): ovvero un invito a partecipare composto da queste parole

"Sono stata nominata dalla mia amica xxxx a mettere 3 foto che mi mostrano felice di essere mamma. Nomino a mio turno 10 mamme che trovo fantastiche per la sfida delle mamme e anche loro devono mettere 3 foto. Copia e incolla il testo e nomina anche tu 10 super mamme!". Una catena definita pericolosa dalla polizia e anche dalla politica. (...)

*** redazione L'Huffington Post, Sfida delle mamme su Facebook, polizia e politica unanimi: "State attenti. Il 50% delle foto finisce in mano ai pedofili", 23 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

venerdì 5 febbraio 2016

#RITAGLI / Facebook, no alle foto dei figli (Polizia di Stato)

Quanti vogliono pubblicare foto di figli su facebook? Dei propri figli o dei figli degli altri. Non c’è niente di più minaccioso per la sicurezza dei vostri pargoli: i pedofili prendono le foto proprio dai social. 

Ecco perché bisogna stare molto attenti e come prevenire i pericoli. 

Pubblicare su facebook le foto dei propri figli, o dei figli degli altri (vero, cari zii e zie, cugini e cugine, amici e amiche?) è un atto che mette a repentaglio la sicurezza del piccolo, esponendolo a potenziali criminali di cui si ignora persino l’esistenza. 

“Circa la metà del materiale rinvenuto nei siti pedopornografici proviene dai social di papà e mamme che volevano semplicemente condividere un momento di gioia del loro bambino”.Questo è l’impressionante dato che emerge da una ricerca. Parliamo di foto che, agli occhi degli stessi genitori o dei loro amici, appaiono perfettamente innocue ma che nei dossier dei pedofili vengono sessualizzate con commenti irriferibili. Un componente della Australia’s new Children’s eSafety spiega come è possibile che gli scatti dei nostri figli possano finire nelle mani sbagliate: “Molti utenti dicono chiaramente di aver preso quel contenuto trafugandolo da un profilo nei social e spesso queste persone si scambiano l’indirizzo mail con l’invito di connettersi fuori dal sito per vendere il materiale“. 

Toby Dagg, un investigatore che lavora per la commissione australiana, riporta che in un sito frequentato dai pedofili, dove erano catalogate 45 milioni di immagini di bambini anche molto piccoli, circa la metà sembravano prese direttamente dai social e poi etichettate in categorie con nomi del tipo: “Le amichette di mia figlia su Instagram“. 
La stessa commissione avverte che spesso i genitori non si accorgono di quanto sia semplice rubare una foto postata su Facebook, anche perché dimenticano di postarla in un contesto privato utilizzando gli strumenti che il social comunque ha messo a disposizione per proteggere la privacy. E lancia un avvertimento a tutte le mamme e ai papà: “Una volta che hai condiviso una foto su Facebook, hai perso il controllo sul suo destino“.
La logica imporrebbe alla coscienza un freno ogni qualvolta scatta l’impulso maniacale-ossessivo di mostrare al resto del mondo la foto della propria creatura. E invece questo non accade ed è dovuto intervenire il pm del Tribunale per i minori di Torino, Valentina Sellaroli, per spiegare nel dettaglio le ragioni di un gesto tanto assurdo quanto inutile ed estremamente pericoloso. “Pubblicare su internet la foto dei propri bambini è di per sé atto che potenzialmente può raggiungere milioni di persone, conosciute e non “, ha sottolineato il PM Sellaroli, secondo quanto riportato da Tom’s Hardware. “Non è irrealistico il rischio che pedofili o persone comunque interessate in modi non del tutto lecite ai bambini possano avvicinarsi ai nostri bambini dopo averli magari visti più volte in foto online“. (...)

La seconda preoccupazione nasce da condotte criminose anche più frequenti. 
“Quelle di soggetti che taggano le foto di bambini online e, con procedimenti di fotomontaggio più o meno avanzati, ne traggono materiale pedopornografico di vario genere, da smerciare e far circolare tra gli appassionati“. 
Questo genere di condotta non è affatto così infrequente nella realtà, specie se parliamo non di singoli ‘appassionatì del genere ma di circoli e giri di pedopornografici che producono immagini di questo tipo per uno scopo di lucro o comunque per un interesse personale di scambio su larga scala. 
Si pensi infatti al valore aggiunto che hanno immagini moltiplicate più e più volte a partire dagli stessi bambini reali (e dunque senza troppi rischi materiali) ma giungendo ad ottenere un numero assai significativo di immagini pedopornografiche che sembrano ‘nuove’ e dunque più appetibili“. (...)

Infine da rilevare un altro rischio che riguarda i casi di adozione o di affidamento di bambini allontanati da famiglie pericolose, maltrattanti o abusanti. “Se il bambino era già abbastanza grande quando è stato allontanato, rischiano di avere un canale di ricerca in più per raggiungere i bambini e le loro nuove famiglie che così non possono più essere tutelati nella loro riservatezza ed anche nella incolumità personale“, “È punita dunque anche la realizzazione virtuale di una immagine che veda bambini o comunque minorenni coinvolti in immagini esplicite (ove per esplicito potrebbe bastare anche la nudità degli organi sessuali) utilizzate per scopi sessuali da chi le produce, le cede, le riceve o le detiene“. 
La prossima volta che volete pubblicare la foto di bambini su facebook pensateci cento volte. E poi rinunciate.

*** Polizia di Stato-Una vita da social, Consigli utili, 'facebook', 9 gennaio 2016, qui

martedì 2 febbraio 2016

#SPILLI / Facebook, ogni tanto c'è chi 'sbrocca' (M. Ferrario)

Frequento i social network da anni. Su 'facebook' ci sono solo da dicembre dell'anno scorso e sto ancora cercando di capire la fauna cui mi trovo ad appartenere.
Non ho ancora capito se ho superato certi pregiudizi ideologici che avevo verso questo specifico 'social'. E non so, per ora, se e quanto continuerò questa esperienza (e uno pensa: embe', ma chi se ne frega di quello che pensi o senti...? Rispondo: sullo 'stato' del diario c'è scritto "a cosa stai pensando?" e io sto obbedendo alla domanda ...).

Quello che è certo, però, è che sto notando un fenomeno che altrove non mi era capitato di osservare. E lo racconto perché magari è capitato anche ad altri.

Mi riferisco al fatto che ogni tanto qualche 'amico' (ho imparato da 'facebook' che così debbo chiamare i miei 'contatti') sbrocca. Sì, sbrocca. Nel senso che parte con una intemerata, tanto 'incazzzata' che le due zeta non bastano, contro chi legge il suo post: il dito è chiaramente puntato in modo accusatorio, si intuisce un viso ghignante nel corso della digitazione, la pancia ha chiaramente sequestrato la testa e il 'voi' (voi tutti: non qualcuno in particolare, ma tutti) che esce puntuto e logorroico, insieme al grilletto pronto per essere schiacciato contro il mondo dei malcapitati che lo stanno (forse) leggendo, appare urlato a mille decibel come fosse scritto a tutte maiuscole.

Uno dice: be', i 'troll' ci sono dappertutto. No, qui i 'troll' non c'entrano. Perché i 'troll' sono chiaramente stupidi: sanno solo insultare e non conoscono pensiero. Ci sono, ovviamente, anche su 'facebook'. Ma ci siamo abituati. E se si vuole, si evitano. 

No, qui le persone che ogni tanto imbracciano il fucile e sparano all'impazzata, sempre in base a quanto ho notato, in genere sanno argomentare: sono capaci di dipanare un filo di ragionamento, condivisibile o meno (spesso per me poco condivisibile: ma è una opinione), e ne hanno dato prova in post e commenti. E' che in alcuni momenti, inspiegabili, non solo gli scappa la frizione, ma è come se, con la frizione che slitta, cercassero di dirigere la macchina ad acceleratore tutto schiacciato contro tutti quelli che pensano gli stiano attorno: magari non fanno una carneficina (anche perché il motore è imballato), tuttavia è come volessero. E il rumore spacca le orecchie: non le loro, purtroppo.

Aggiungo: tutto questo avviene per ruminazione intima e segreta del titolare dell'incazzatura e, naturalmente, per chi ne è incolpevole oggetto, in forma del tutto gratuita e incomprensibile. Infatti: non è che l'incazzatura segue una conversazione pubblica, da cui si possa comprendere la ragione di uno scambio tanto aggressivo. No: avviene all'improvviso. Un lampo a ciel sereno. Per chi legge, naturalmente. Perché per chi produce all'improvviso tuoni fulmini e saette e se la prende con l'intero orbe terracqueo tranne che con se stesso (in un empito di narcisismo incontenibile ma, per lui almeno, salvifico), lo 'sbroccamento' pare essere giustificato. Più che giustificato: il mondo è coglione e bisogna dirglielo in faccia, tutti voi siete coglioni e io, unico, no.

Non so spiegare perché avvenga questo fenomeno. E chiederei lumi: sperando di non ricevere fulmini.
Forse, azzardo, deriva dal fatto che la dipendenza dalla rete ci ha imprigionati dietro uno schermo, di computer o di smartphone. Soli, davanti al flusso dei post che si 'scrollano' e magari non facendo altro da ore, si finisce per pensare che l'universo sia tutto lì.
Se si avesse anche altro da fare o si facesse una camminata si eviterebbe di sbroccare. 
Però è pur vero che incazzarsi ha un suo fascino. Per chi si incazza, almeno.
Comunque, non è una cosa grave. Si può sempre saltare il post incazzoso. O cancellare l'incazzato che si rivela poco 'amico': avendoti messo insieme ai coglioni del mondo. 
Viva la libertà.

*** Massimo Ferrario, Facebook, il fenomeno di chi 'sbrocca', 1 febbraio 2016, qui

giovedì 12 novembre 2015

#RITAGLI / Selezionatori, escludono 1 candidato su 3 per uso 'improprio' di Facebook (Luca Pagni)

(...) Dimostrare di saper utilizzare i social network è sempre più richiesto quando ci si presenta per un nuovo lavoro. Ma esagerare nell'utilizzo di Facebook, soprattutto, o di un altro social potrebbe diventare un ostacolo insormontabile nel traguardare una selezione. Oltre che diventare imbarazzante per il proprio curriculum vitae. Non stupisce più di tanto il dato che emerge dall'annuale ricerca Adecco denominata "Work Trends Study", che in Italia ha coinvolto 2.742 candidati e 143 "reclutatori".

Dove si conferma che il settore si è trasferito quasi per intero sulla Rete, visto che "le attività di ricerca di lavoro da parte di candidati e di ricerca di profili professionali da parte dei recruiter si svolgono per la maggior parte sul web, rispettivamente nel 80 per cento e nel 64 per cento dei casi. Per l'attività dei recruiter, rispetto all'indagine precedente, si tratta di un vero balzo in avanti con un incremento del 19% della quota. Adecco prevede che entro il 2017, più di due candidati su tre (71%) verranno individuati attraverso una ricerca internet.

E siccome tutto si muove attorno al web, chi è in cerca di una occupazione andrà a vedere il profilo di una società per cercare di evitare di finire nel posto sbagliato o con scarse prospettive di carriera. Ma, allo stesso, modo, le imprese o chi deve selezionare il personale finisce inevitabilmente per costruire un profilo dei candidati che passa anche dai social. I recruiter ammetteono nella ricerca di "adoperare i social network per cercare candidati passivi (78,3% delle risposte), verificare i cv ricevuti (75,5%) e la rete del candidato (67,1%), controllare i contenuti pubblicati (57,3%) e la digital reputation (50,3%). In sostanza, la web reputation assume sempre più rilievo: aumentato il numero di recruiter che hanno ammesso "di aver escluso potenziali candidati dalla selezione in seguito alla pubblicazione di contenuti o foto improprie sui profili social", in una percentuale che dal 25,5 per cento della precedente rilevazione è salita all'attuale 35 per cento. (...)

Ma cosa valutano i selezionatori e cosa li spinge a bocciare un candidato? Sempre secondo l'indagine, emerge che non canta tanto il numero di connessioni, ma conta l'aver pubblicato foto improprie (20% dei casi), aver dato "informazioni non coerenti con il cv (18%), aver "evidenziato caratteristiche della personalità non adatte alla posizione di lavoro aperta" (16%). Contano anche l'aver scoperto commenti negativi sui datori di lavoro precedenti (11%)  e contenuti di tipo discriminatorio (8,4%). (...)

*** Luca PAGNI, giornalista, Lavoro, un candidato su tre escluso per uso "improprio" di Facebook, 'repubblica.it', 11 novembre 2015

LINK, articolo integrale qui


In Mixtura 1 altro contributo di Luca Pagni qui

domenica 27 settembre 2015

#SENZA_TAGLI / Facebook, e fuori (Giovanni De Mauro)

Forse è troppo presto per capire in che modo le tecnologie stanno modificando i nostri comportamenti. È vero che le “nuove” tecnologie sono in giro ormai da decenni (il computer, internet, i cellulari), ma siamo ancora troppo immersi in questo mare fatto di collegamenti permanenti, condivisioni continue, commenti istantanei. Che sia una lettera d’amore o il commento alla frase scritta da un amico, online non dovremmo fare cose che non faremmo nel mondo reale.

Da qualche mese circola su internet la foto di un ritaglio di giornale, scritto in inglese. L’autore e la fonte sono incerti, ma non importa: “Sto cercando di farmi degli amici al di fuori di Facebook applicando gli stessi princìpi. Così ogni giorno scendo in strada e racconto ai passanti cosa ho mangiato, come mi sento in quel momento, cos’ho fatto la notte prima, cosa farò dopo e con chi. Gli do le foto della mia famiglia, del mio cane, di me mentre faccio giardinaggio, sistemo il garage, annaffio il prato, sto di fronte ai monumenti, guido in città, mangio e faccio cose che tutti fanno ogni giorno. Ascolto anche le loro conversazioni, gli do la mia approvazione e dico che mi piacciono. Proprio come su Facebook. E funziona! Ho già quattro persone che mi seguono: due poliziotti, un investigatore privato e uno psichiatra”.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Internazionale', Funziona, 'internazionale.it', 25 settembre 2015, qui

Sempre in Mixtura,altri 5 contributi di Giovanni De Mauro qui

lunedì 21 settembre 2015

#LINK / Facebook, ci traccia anche fuori social (Alessandro Longo)

Visitiamo spesso siti di sport? Su Facebook cominceranno ad apparirci pubblicità di abbigliamento sportivo, vendita biglietti per partite eccetera. Sì perché Facebook comincia a fare in questi giorni qualcosa che gli esperti di privacy temevano da molti mesi: a utilizzare, per scopo pubblicitario, tutto quello che sa sulle nostre navigazioni web. L'ha annunciato sul proprio blog, un po' in sordina.

Per il grande pubblico, c'è una notizia dentro la notizia: pochi sanno infatti che Facebook è in grado di sapere quali siti visitiamo oltre al suo dominio. Basta che la pagina abbia un suo pulsante social (Mi Piace, Condividi) e Facebook saprà che siamo stati su quel sito. Non occorre nemmeno che clicchiamo sul pulsante, perché questo in realtà contiene un codice che comunica con i server Facebook.

*** Alessandro LONGO, giornalista, Facebook ci traccerà anche fuori dal social. A scopo pubblicitario, 20 settembre 2015, m.repubblica.it 

LINKarticolo integrale, qui

martedì 11 agosto 2015

#SENZA_TAGLI / Facebook, Grande Fratello? (Barbara Barbieri)

Noi continuiamo ad attenderlo. Lui è già arrivato. Ma noi non ce ne siamo accorti. 
Del resto, se ce ne fossimo accorti, lui che Grande Fratello sarebbe? 
Mica è pirla. 
Lui. (mf)

° ° °

Facebook lo scorso 4 agosto negli USA ha depositato un brevetto, che consente al social network di raccogliere informazioni relative alla situazione finanziaria e alle abitudini di pagamento dei suoi utenti. 
Grazie al brevetto, Facebook potrebbe dietro compenso girare queste informazioni a chiunque le richiederà. La raccolta delle informazioni sullo stato finanziario degli utenti avverrebbe attraverso pubblicità a pagamento. Il testo richiama un brevetto del 2010, già depositato da un sito decano dei social network Friendster e sta già sollevando non poche perplessità, perché non sarebbero solo il comportamento e le abitudini personali rilevanti, ma anche quelli delle pagine e dei profili degli amici degli utenti. 

Diverse sono le osservazioni e le critiche che ha suscitato il deposito di questo brevetto da parte di Facebook. 
Innanzitutto si sono osservate problematica e dubbi in materia di trasparenza, perché il commercio e la diffusione di queste informazioni possono pregiudicare in assoluto l’erogazione di un finanziamento, anche nel caso di una prima richiesta. 
Un altro grosso problema è l’esame e la rilevanza del comportamento finanziario degli amici degli utenti, elemento che potrebbe indurre gli utenti a diventare molto più diffidenti rispetto ad aprirsi a nuovi contatti e a nuove amicizie. 
Non resta che attendere, per vedere se il brevetto  supererà le obiezioni di natura giuridica e per capire se Facebook si stia davvero  trasformando sempre più nella versione reale del Grande Fratello.

*** Barbara BARBIERI, consulente in comunicazione, comunicazione digitale, social marketing, Sei un cattivo pagatore? Combatti con i debiti? Facebook potrebbe raccontarlo, '50 sfumature digitali', 11 agosto 2015, qui

mercoledì 10 giugno 2015

#SCRITTE / Pay attention


(dal web, foto di autore sconosciuto)

Ottimo consiglio.
C'è solo un problema: se si cammina guardando il telefonino, non si leggerà mai la scritta... (mf)