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martedì 11 agosto 2015

#SENZA_TAGLI / Facebook, Grande Fratello? (Barbara Barbieri)

Noi continuiamo ad attenderlo. Lui è già arrivato. Ma noi non ce ne siamo accorti. 
Del resto, se ce ne fossimo accorti, lui che Grande Fratello sarebbe? 
Mica è pirla. 
Lui. (mf)

° ° °

Facebook lo scorso 4 agosto negli USA ha depositato un brevetto, che consente al social network di raccogliere informazioni relative alla situazione finanziaria e alle abitudini di pagamento dei suoi utenti. 
Grazie al brevetto, Facebook potrebbe dietro compenso girare queste informazioni a chiunque le richiederà. La raccolta delle informazioni sullo stato finanziario degli utenti avverrebbe attraverso pubblicità a pagamento. Il testo richiama un brevetto del 2010, già depositato da un sito decano dei social network Friendster e sta già sollevando non poche perplessità, perché non sarebbero solo il comportamento e le abitudini personali rilevanti, ma anche quelli delle pagine e dei profili degli amici degli utenti. 

Diverse sono le osservazioni e le critiche che ha suscitato il deposito di questo brevetto da parte di Facebook. 
Innanzitutto si sono osservate problematica e dubbi in materia di trasparenza, perché il commercio e la diffusione di queste informazioni possono pregiudicare in assoluto l’erogazione di un finanziamento, anche nel caso di una prima richiesta. 
Un altro grosso problema è l’esame e la rilevanza del comportamento finanziario degli amici degli utenti, elemento che potrebbe indurre gli utenti a diventare molto più diffidenti rispetto ad aprirsi a nuovi contatti e a nuove amicizie. 
Non resta che attendere, per vedere se il brevetto  supererà le obiezioni di natura giuridica e per capire se Facebook si stia davvero  trasformando sempre più nella versione reale del Grande Fratello.

*** Barbara BARBIERI, consulente in comunicazione, comunicazione digitale, social marketing, Sei un cattivo pagatore? Combatti con i debiti? Facebook potrebbe raccontarlo, '50 sfumature digitali', 11 agosto 2015, qui

lunedì 29 giugno 2015

#SENZA_TAGLI / Jobs Act Expo 2015, il Grande Fratello (Alessandro Robecchi)

Roba da Orwell, neolingua e Grande Fratello. Nome e cognome: Jobs act, quella legge sul lavoro detta in inglese per fregare i gonzi e scritta da Confindustria per “superare” (sic) lo Statuto dei Lavoratori. Ciambella riuscita (con la fiducia, ovviamente), ma con molti buchi. E qualche autogol. I solerti salariati della propaganda renzista non facevano in tempo a sbandierare un comunicato del ministero del lavoro (18 giugno) che rassicurava, e troncava, e sopiva, che venivano impietosamente sbugiardati il giorno dopo dal garante della Privacy, che ammoniva sul rischio di “indebita profilazione delle persone che lavorano”. In italiano: il controllo elettronico della vita dei lavoratori. Insomma, fate attenzione, siate gentili, si valuti, si vigili… le solite belle parole, ma rimane il fatto che il Jobs act consente controlli capillari: una festa per le aziende, piccole e grandi (...).
Che poi, a ben guardare, il Jobs atc liberalizza, sì. Liberalizza, per l’esattezza, comportamenti di enorme scorrettezza padronale. Come la proposta del marzo scorso di Fincantieri, che pretendeva di inserire microchip negli scarponi degli operai, poi accantonata grazie alle proteste Fiom. O come accade (anche ora, mentre leggete) nel suggestivo scenario di Expo, dove i lavoratori forniti da Manpower devono avere una app nel cellulare (collegata alla mail fornita all’assunzione, cioè alla mail personale) che permette di controllarne minuto per minuto, tramite wi-fi e gps, gli spostamenti. E non solo, come sospettano NidiL Cgil, Felsa Cisl e Uil­temp, perché sarebbe tecnicamente possibile anche il monitoraggio delle memorie dei telefonini e delle mail private. Forse è questo che si intende con “Expo, un modello per il Paese”: più controlli per tutti.

*** Alessandro ROBECCHI, giornalista, scrittore, Jobs Act Expo 2015, il Grnde Fratello, blog 'alessandrorobecchi', qui, 'Il Fatto Quotidiano', 28 giugno 2015