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sabato 16 aprile 2016

#SENZA_TAGLI / Doina Matei, carcere a vita? (Selvaggia Lucarelli)

Prima di parlare di Doina e sputare sentenze emotive della serie "Carcere a vita" o "Pena di morte", forse bisognerebbe compiere lo sforzo di sapere un po' di più di questa storia. Capisco che si faccia prima a vomitare livore sul web, ma ogni tanto prendersi 5 minuti per documentarsi non sarebbe male. 

Doina Matei, la ragazza rumena a cui è stata sospesa la semilibertà per le foto al mare postate su facebook, ha avuto due figli maschi in Romania a 14 e 17 anni. Era poverissima e conduceva una vita evidentemente borderline. A 18 anni arrivò in Italia con un un'amica minorenne e fu costretta a prostituirsi. Insomma, una discreta vita di merda. Voleva guadagnare abbastanza per comprare una casa in cui riunirsi con i suoi due figli. Tre anni dopo prende la metro con un'amica, su quella metro c'è anche Vanessa con altre amiche. I due gruppi litigano per un posto a sedere. Ci sono delle spinte, Doina alza l'ombrello, lo mette in orizzontale, colpisce l'occhio di Vanessa. Vanessa muore. Una tragica fatalità provocata da un gesto violento, certo, ma di sicuro non pensava di uccidere. 
Doina, a 21 anni, viene condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale (cioè non voluto). Più o meno lo stesso numero di anni che ha vissuto. Schifosamente. Non proprio pochi. Se ne fa 9 in carcere dritti filati senza permessi. E' una detenuta modello. Chiede perdono alla famiglia di Vanessa. Parla di Vanessa. Dice che andrà sulla sua tomba, che è il suo angelo, che non voleva ucciderla. Che le ha strappato la felicità. Scrive un racconto in cui racconta il dolore. 
La famiglia rifiuta (legittimamente) di crederle. Non la perdona. 
Dopo nove anni senza mettere il naso fuori dal carcere le concedono la semilibertà. Può uscire per andare a lavorare in un'associazione per ex detenuti. Pulisce, cucina, lava, lavori umili. La sera deve rientrare in carcere. È sempre puntuale, precisa. In virtù del suo comportamento per la prima volta dopo 9 mesi le concedono un permesso premio. Ha tre ore per svagarsi. Va al mare, al lido. Sorride. Mette due foto su fb. In base alle disposizioni del giudice può utilizzare il cellulare per comunicare con alcuni amici, parenti e persone incaricate di controllarla. Riguardo fb e il suo utilizzo non c'è alcuna indicazione. Non esistono neppure precedenti nella giurisprudenza. 
La gente, i giornali, i social, Gramellini e molti altri gridano allo scandalo. Urla. Forconi. Doina non ha diritto di mostrare la sua felicità. O forse di essere felice e basta. Il giudice decide che tramite fb è entrata in contatto con più persone di quanto non sia stato stabilito e sospende il regime di semilibertà, ma in realtà le ragioni della decisione si attendono per il 2 maggio . Doina torna in galera a tempo pieno. 
Ora, Doina avrà fatto una scemenza. Avrà peccato di insensibilità. Non avrà compreso l'inopportunità di quel bikini e quel sorriso. 
A Doina però la legge non vieta di tornare ad avere tre ore di spensieratezza. Non vieta di tornare a sorridere. 
E noi che non siamo i genitori di Vanessa legittimamente offesi e indignati, abbiamo il dovere di non chiedere il rogo per qualche ora di felicità concesse a una ragazza che ha fatto una vita schifosa, che non ha avuto nessuno ad insegnarle il confine tra il bene e il male, che a 14 anni aveva un bambino attaccato a una tetta e a 18 qualche vecchio bavoso. Una ragazza che ha pagato e sta pagando il suo debito con la giustizia. Una ragazza che ha un figlio di 12 e uno di 15 anni e li puo' sentire al telefono 10 minuti a settimana. 
Certo che viene da pensare a Vanessa e ai bikini che non indosserà più. Certo che viene da chiedere rispetto. Quello però andrebbe chiesto, al massimo, non di togliere la patente per la felicità a qualcuno. E la legge non dovrebbe assecondare l'onda emotiva. La pancia. I forconi. 
Datemi retta. Non mettetevi solo nei panni di Vanessa o dei suoi genitori. Nessuno è fortunato in questa storia, neanche Doina. E quel sorriso non le restituisce i 30 anni di vita buttati nel cesso. E' solo un accenno blando, pallido di una qualche speranza di futuro. Un futuro lontano altri sette anni, per giunta.

*** Selvaggia LUCARELLI, giornalista, 'facebook',  14 aprile 2016, qui

mercoledì 10 giugno 2015

#RITAGLI / Abolire il carcere (Luigi Manconi)

Io parto da un dato statistico inconfutabile: coloro che scontano interamente la pena in carcere tendono a reiterare il reato nel 68-70% dei casi. La recidiva tra coloro che sono sottoposti a pene alternative, invece, è intorno al 20%». 

[D: Conclusione?]
In carcere dovrebbe garantire la sicurezza dei cittadini. Non lo fa e, al contrario, riproduce all'infinito criminali e crimini. Dunque, il carcere fa male alla società e attenta alla sicurezza collettiva». 

[D: Chi subisce un torto vuole vedere in galera chi ha causato il torto. E' umano]
La ritorsione e la rappresaglia corrispondono a sentimenti umanissimi, ma non risultano né utili, né efficaci. E se dovessimo ascoltare solo la pulsione di vendetta, dovremmo ricorrere all'uso massiccio dell'ergastolo o della pena di morte. Ma queste soluzioni estreme non risarciscono in alcun modo la società e non danno un senso al dolore dei familiari delle vittime: si limitano a offrire simbolicamente la testa del colpevole.

[D: Agli italiani le carceri e i carcerati interessano poco]
Il carcere è il luogo del male, dove finisce chi ha ceduto a tentazioni che in realtà ciascuno avverte oscuramente: rubare, aggredire, corrompere. Di conseguenza, si vogliono sottrarre allo sguardo della collettività le sbarre che imprigionano quel male a cui tutti potremmo cedere. Si rimuove la prigione dal tessuto urbano per rimuovere dalla nostra sensibilità e dai nostri incubi ciò che contiene.

*** Luigi MANCONI, 1948, sociologo, politico, intervistato da Vittorio Zincone, «Il carcere' va abolito. Crea solo nuovi delitti, 'Sette', 29 maggio 2015.



Su Luigi Manconi,

martedì 9 giugno 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Norvegia, il carcere più bello del mondo (Alessandra Borella e Cecilia A. Bacci)


Dentro il carcere più bello del mondo
Alessandra BORELLA e Cecilia Andrea BACCI
'internazionale.it', 3 giugno 2015
video, 5min56


(dalla presentazione del video)
La prigione di Bastoy, che si trova sull’isola del sud della Norvegia, ospita solo 115 detenuti. 
È un carcere modello, senza sbarre e senza celle. L’obiettivo è evitare che, una volta scontata la pena, gli ex carcerati commettano di nuovo dei reati. 
Il progetto funziona, e la recidiva è al 16% contro una media europea del 75%. 
Il reportage di Alessandra Borella e Cecilia Andrea Bacci.

lunedì 11 maggio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Uno stato senza prigioni (Gherardo Colombo)



Gherardo COLOMBO, già magistrato, saggista, presidente di Garzanti Libri
Uno stato senza prigioni, TedxLakeComo, dicembre 2013
video, 17min56

Che cos'è un carcere?
A che cosa serve un carcere?
Il 69% di chi esce da un carcere commette nuovi reati. 
E se anche da noi si applicasse il metodo, noto da almeno 60 anni all'estero, della 'giustizia riparativa' (e reso obbligatorio anche in Europa, ma disatteso in Italia?)
E se smettessimo di pensare che il male vada retribuito con il male?
Ogni tanto ascoltare qualche pensiero 'scomodo' può servire. 
Specie se chi ce lo propone ha un'indubbia competenza sull'argomento e presenta le sue considerazioni in modo semplice, razionale, convincente.

° ° °
Sempre su questo blog, si può leggere una mia recensione sull'ultimo libro di Gherardo Colombo:
#LibriPiaciuti, Gherardo Colombo, Lettera a un figlio su Mani Pulite, Garzanti, 2015 (22 marzo 2015).

venerdì 8 maggio 2015

#TAVOLE / Usa, istruzione e carcere


(da 'Internazionale', 8 maggio 2015)


Leggi articolo di 
D. Watkins, Aeon, Regno Unito, Le scuole di Baltimora tolgono la speranza, 'Internazionale', 8 maggio 2015

sabato 21 febbraio 2015

#VIDEO #SOCIETA' / Cristina Domenech, La poesia che libera l'anima



Cristina DOMENECH, poetessa, filosofa, educatrice
La poesia che libera l'anima, TedxRiodelaPlata,  ottobre 2014
video, 12min37

Cristina Domenech coordina laboratori di scrittura in un carcere argentino.
Qui c'è il racconto, commovente, di come aiuta i carcerati a esprimere se stessi.. E a gioire della libertà di parola. 
Al termine dell'intervento, un carcerato Martin Bustamante, per l'occasione in uscita temporanea, recita una sua poesia. Chiude poi, dicendo il suo nome, con poche parole, emozionanti.. (mf)

«Il cuore mastica le lacrime del tempo
cieco di vedere quella luce
occulta la velocità dell'esistenza dove rimangono le immagini 
combatte, non si lascia andare. 
Il cuore si crepa sotto sguardi tristi 
cavalca nelle tempeste di fuoco 
alza petti reduci dalla vergogna 
sa che il metodo non è solo leggere e seguire 
ma anche voler vedere il blu infinito. 
Il cuore si siede a pensare le cose, 
lotta per non cadere nelle cose comuni, 
cerca di imparare ad amare senza dolore, 
respira il sole che dà coraggio, 
si consegna, viaggia verso la ragione. 
Il cuore combatte nelle paludi, 
costeggia la linea della malavita, 
cade senza forze e non si lascia corrompere 
mentre passi irregolari in stato di ebbrezza 
svegliano, svegliano la quiete». 

Ecco la chiusura: «Sono Martín Bustamante, sono un carcerato dell'Unità 48 di San Martin, Oggi è il mio giorno di uscita temporanea. E a me la poesia e la letteratura mi hanno cambiato la vita. Molte grazie.»