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mercoledì 5 luglio 2017

#MOSQUITO / Genitore, non volere il meglio del figlio (Paola Mastrocola)

Cosa ti devo dire? Non hai nessuna colpa, hai fatto tutto bene, sei stato un bravo padre, sí. Hai voluto sempre il meglio per me. Ma forse è proprio questo, papà. Nessun genitore deve volere il meglio per suo figlio. E sai perché? Perché non lo sa. Un genitore non sa cos’è il meglio per suo figlio. Non lo può sapere, come potrebbe? È Dio? Legge nella sfera di cristallo? No, è solo un genitore. E allora dovrebbe starsene a guardare e basta, in silenzio e con grande calma. Un po’ come si sta davanti al mare a guardare il mare. Cosa si fa davanti al mare? Si guarda il mare. Basta. Si accompagnano le onde con lo sguardo. Questo. Una per una.

*** Paola MASTROCOLA, 1956, insegnante e scrittrice, Non so niente di te, Einaudi, 2013


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domenica 7 maggio 2017

#MOSQUITO / Figli, ciò che ereditano (Carl Gustav Jung)

Di norma i figli ereditano e fanno proprio tutto ciò che i genitori avrebbero potuto vivere se non se lo fossero impedito con motivazioni fittizie; a livello inconscio essi sono cioè costretti a orientare la loro vita in modo da compensare ciò che è rimasto irrealizzato nella vita dei genitori. Così si spiega che genitori eccessivamente morali abbiano figli cosiddetti immorali, che un padre irresponsabile e fannullone abbia un figlio pieno di morbosa ambizione e così via.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Aion: ricerche sul simbolismo del Sé, (1951), in Opere, vol. 9^, Tomo 2, Bollati Boringhieri


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mercoledì 3 maggio 2017

#MOSQUITO / Figli (Michele Serra)

In bagno, asciugamani zuppi giacciono sul pavimento. Appendere un asciugamano all’appendiasciugamani è un’attività che deve risultarti incomprensibile, come tutte quelle azioni che comportano la chiusura del cerchio. Come richiudere un cassetto, o l’anta di un armadio, dopo averli aperti. Come raccogliere da terra, e piegare, i tuoi vestiti buttati ovunque, quelle felpe che paiono indossate da un corpo fatto di soli gomiti, bozzute anche nelle parti che non hanno ragione di esserlo, e per giunta farcite della maglietta che sfili in un solo colpo insieme a qualunque indumento sovrastante. La parte superiore del tuo vestiario è tutt’una, un multistrato che si compone vestendosi ma non si divide svestendosi. 
Calzini sporchi ovunque, a migliaia. A milioni. Appallottolati, e in virtù del peso modesto e dell’ingombro limitato, non tutti per terra. Alcuni anche su ripiani e mensole, come palloncini che un gas misterioso ha fatto librare in ogni angolo di casa. 

Qualche apparecchio elettronico lasciato acceso, sempre. Sulle pareti della casa buia, bagliori soffusi di spie, led, video ronzanti, come le braci morenti del camino nelle case di campagna. Spesso la televisione di camera tua replica anche in tua assenza uno di quei cartoon satirici americani (Griffin o Simpson) che dileggiano il consumismo. Oppure è il computer che sta scaricando musica, e sobbolle abbandonato sul letto (ho cercato di farti credere, inutilmente, che è pericolosissimo, che può bruciare la casa. Di questi miserabili espedienti è fatta la mia autorità). 
Tutto rimane acceso, niente spento. Tutto aperto, niente chiuso. Tutto iniziato, niente concluso. 
Tu sei il consumista perfetto. Il sogno di ogni gerarca o funzionario della presente dittatura, che per tenere in piedi le sue mura deliranti ha bisogno che ognuno bruci più di quanto lo scalda, mangi più di quanto lo nutre, illumini più di quanto può vedere, fumi più di quanto può fumare, compri più di quanto lo soddisfa.

*** Michele SERRA, giornalista e scrittore, Gli sdraiati, Feltrinelli, 2013


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mercoledì 29 marzo 2017

#MOSQUITO / Figli, non devono essere tutto (Joan Garriga)

Quando un figlio è più importante di chiunque altro per uno dei due genitori, al figlio non si fa un regalo, ma si impone un peso e un sacrificio; non si dà del fertilizzante, ma lo si costringe a una siccità mascherata da incantamento. 
I figli non hanno bisogno di sentirsi speciali, né devono essere tutto per i genitori. Questo è troppo per loro. 

Succede spesso che uno dei genitori chieda inconsapevolmente al figlio ciò che non ha ricevuto dal partner, o dai genitori, o dalla famiglia di origine, o da quel sogno che non è riuscito a esaudire. E che il figlio, per amore, accetti la richiesta. Al prezzo, chiaramente, della sua libertà e della forza piena necessaria per affrontare il suo cammino a modo suo. 

I figli hanno bisogno di sentirsi liberi per vivere pienamente la loro vita. E va meglio quando hanno l’appoggio dei genitori e della famiglia e quando si collocano al posto giusto rispetto a loro. Al contrario, soffrono quando uno dei genitori disprezza l’altro o entrambi si disprezzano reciprocamente. Se entrambi i genitori si disprezzano, il figlio avrà difficoltà a non disprezzare se stesso e a non incarnare la peggiore versione disegnata dal padre o dalla madre per l'altro genitore. 

*** Joan GARRIGA, psicologo umanista spagnolo, saggista, 'facebook', 16 gennaio 2017, qui

venerdì 16 dicembre 2016

#MOSQUITO / Educazione, se amiamo il mondo e i figli (Hannah Arendt)

L'educazione è il momento che decide se noi amiamo abbastanza il mondo da assumercene la responsabilità e salvarlo così dalla rovina, che è inevitabile senza il rinnovamento, senza l'arrivo di esseri nuovi, di giovani. Nell'educazione si decide anche se noi amiamo tanto i nostri figli da non estrometterli dal nostro mondo lasciandoli in balìa di se stessi, tanto da non strappargli di mano la loro occasione d'intraprendere qualcosa di nuovo, qualcosa d'imprevedibile per noi; e prepararli invece al compito di rinnovare un mondo che sarà comune a tutti.

*** Hannah ARENDT, 1906-1975, filosofa tedesca, Tra passato e futuro, 1970, Garzanti, 1991



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domenica 2 ottobre 2016

#CIT / Non insegnate ai vostri figli (Tiziano Terzani)

Tiziano TERZANI, 1938-2004
giornalista e scrittore
discorso per il matrimonio di Saskia e Christopher
Un'idea di destino, Longanesi, 2014

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mercoledì 1 giugno 2016

#LINK / Figli, dargli troppo (Elisabetta Cassese)

Che rapporto c’è tra ricchezza famigliare ed educazione? Quanto è diventato difficile essere genitori in una società consumista? In che misura bisogna parlare di danaro con i figli? Un atteggiamento trasparente favorisce l’educazione economico-finanziaria dei giovani? (...)

C’è una parte dell’ultimo libro di Malcolm Gladwell (Davide e Golia) che affronta il tema della libertà che c’è nell’essere svantaggiati. Per chi non lo conosce, Gladwell, canadese, è un collaboratore del “New Yorker” ed è autore di una serie di libri di psicologia sociale di grande successo. Ha il gusto e il vezzo di ribaltare luoghi comuni e di scoprire verità nascoste, cosa che fa sempre con una narrazione molto coinvolgente. Il sottotitolo del suo libro Davide e Golia, è: perché i piccoli sono più forti dei grandi?

Uno dei temi affrontati nel libro è quello del rapporto che c’è tra ricchezza e felicità ed anche che dell’effetto del danaro sull’essere genitori. (...)

*** Elisabetta CASSESE, esparta di comunicazione, blogger, fondatrice del blog 'educazione globale',  Perché dare troppo ad un figlio è sbagliato: il prezzo del privilegio secondo Malcolm Gladwell, 'educazioneglobale.com', 29 maggio 2016 qui

LINK articolo integrale qui

martedì 24 maggio 2016

#VIDEO / La grande lezione di Papà (Constantin Pilavios)


La grande lezione di Papà
di Constantin Pilavios, 1984, regista greco
diffuso in youtube da 'bentornato padre', 20 aprile 2014
video 4min27

Qualche volta bisogna correre il rischio di essere 'zuccherosi'.
Un 'corto' che riesce a 'toccare': ed è bene, ogni tanto, lasciarsi 'toccare'... (mf)

venerdì 29 gennaio 2016

#LINK / Genitori, troppo coinvolti sulla scelta universitaria dei figli (Sara Piccolo)

Il futuro preoccupa moltissimo i genitori di oggi, al punto che si sentono eccessivamente coinvolti nella scelta universitaria dei figli e le loro buone intenzioni possono essere controproducenti. Ne parliamo con Elisabetta Camussi, professoressa di Psicologia sociale all’Università Bicocca di Milano, il primo ateneo italiano che da alcuni anni organizza incontri di orientamento per genitori. «L’aspetto iniziale su cui vale la pena soffermarsi è come i genitori possano aiutare i propri figli in una scelta importante come quella del percorso universitario: facendo decisamente un passo indietro, o, se proprio non riescono, almeno un passo di lato. (...)  Si tratta di genitori interessati, curiosi, troppo spesso però presenti in funzione sostitutiva rispetto ai figli». Non è un fenomeno solo italiano. Recentemente, sulle più importanti testate giornalistiche inglesi e francesi è nato un dibattito sul ruolo intrusivo dei genitori contemporanei che, oltre a essere i finanziatori degli studi, vogliono essere anche protagonisti nelle scelte dei figli, perfino a partire dalla compilazione della lettera di autopresentazione per essere ammessi a un corso di laurea. (...)

*** Sara PICCOLO, giornalista, Genitori che accompagnano i figli all’università. «Tolgono coraggio», 'Corriere della Sera', 28 gennaio 2016

LINK articolo integrale qui

sabato 16 gennaio 2016

#RITAGLI / Figli, crescerli senza dogmi (Cecilia M. Calamani)

«Mi batto per educare figli indipendenti, che ragionino in modo logico, svincolato dal dogma religioso». 
Con queste parole la blogger americana Deborah Mitchell spiega il perché del suo libro “Growing up godless”, tradotto e pubblicato in Italia dalla casa editrice Nessun Dogma con il titolo “Crescere figli senza dogmi”. (...)

È innegabile che la fede religiosa faciliti il ruolo del genitore perché lo esime dall’onere di elaborare da sé risposte adeguate alle difficili domande dei figli. Ad esempio, come spiegare a un bambino cosa significa morire senza farlo sprofondare nell’angoscia? Per un genitore credente è più semplice. Basta ricorrere al paradiso o all’aldilà attraverso una narrazione pronta all’uso che taciti (ma per quanto tempo?) i dubbi esistenziali del figlio e lo porti a credere in una vita in cielo dopo la morte. Tuttavia il ricorso alla religione deresponsabilizza il genitore, che si limita a ripetere quello che i propri genitori hanno ripetuto a lui senza aiutare  lo sviluppo dell’autonomia di pensiero del figlio. In questa delega alla fede poi c’è un ulteriore pericolo per la crescita consapevole e responsabile dei ragazzi e riguarda l’educazione sugli aspetti comportamentali. Mitchell lo descrive bene: «Ai bambini si insegna a essere buoni soltanto perché alla fine saranno ricompensati con la vita eterna, ma questo costituisce una debole base per la moralità, poiché si focalizza sul fare ciò che altri definiscono giusto agitando la carota di una ricompensa, e non sul fare ciò che ognuno considera giusto in base a un ragionamento. E, quel che è peggio, si può agire male più volte, visto che non poche religioni offrono il perdono mediante una serie di canti o preghiere». Per dirla alla Margherita Hack, il non credente si comporta bene perché lo ritiene giusto, non perché spera in una ricompensa futura. Il che dà maggior vigore alle sue convinzioni morali. (...)

*** Cecilia M. CALAMANI, conachelaiche.it, Come educare senza dogmi. Una guida per genitori atei e agnostici, 'MicroMega on line', 14 gennaio 2016.

LINK  articolo integrale qui

venerdì 27 novembre 2015

#CIT / Ricchezza, genitori e figli (Massimo Troisi, Claudia Maria Bertola)

Massimo TROISI, 1953-1994, attore, regista, sceneggiatore
Claudia Maria BERTOLA, @angioletto9
via twitter, 14 giugno 2014

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mercoledì 28 ottobre 2015

#LINK / Lavoro, 1 genitore su 2 non capisce il lavoro del figlio (Nicola Di Turi)

Corriere Innovazione, 12 ottobre 2015
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Corriere Innovazione, 12 ottobre 2015


Attuario, Data Scientist, Progettista UI. 
Se fosse ancora in vita, Totò ne avrebbe tratto sicuramente una sceneggiatura. Ma il dialogo tra il figlio assunto per un lavoro «digitale» e il genitore ansioso di capire qualcosa, è una realtà con cui fare i conti già oggi. 
Secondo l’ultima ricerca firmata LinkedIn i primi tre lavori di cui i genitori confessano di non comprendere le mansioni, hanno a che fare proprio con l’innovazione e l’economia digitale. Tra le professioni più «comprensibili», invece, spiccano il sociologo, il direttore sportivo e il responsabile di pubbliche relazioni. Come a dire: vecchi lavori, mansioni riconosciute ancora oggi. 
Lo studio condotto dal social network per trovare lavoro, però, ha un risvolto più ampio, e riguarda da vicino le dinamiche genitori-figli in ambito lavorativo.
Uno su due non conosce il lavoro del figlio - Secondo il campione di oltre 15 mila lavoratori e 11 mila genitori intervistati nel mondo, mamma e papà smettono troppo presto di fornire supporto sul lavoro ai figli, che hanno rivelato in migliaia di essersi sentiti poco consigliati dai genitori nell’affrontare scelte di carriera. Un lavoratore italiano su quattro ha confessato esplicitamente che avrebbe gradito ulteriori consigli utili da parte dei genitori. Nella maggior parte dei casi, invece, il genitore si tiene alla larga per non interferire troppo (40%) e per paura che i figli s’infastidiscano (30%). Il risultato? Il 55% dei genitori dichiara di non essere informato sul lavoro che svolge il figlio. (...)

*** Nicola DI TURI, giornalista, Gap digitale, un genitore su due non capisce che lavoro fa il figlio, 'Corriere Innovazione', 12 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui

sabato 12 settembre 2015

#SPILLI / Usa, mamme e figli (M. Ferrario)

(dal web, via twitter)

Le mamme domandano e i figli rispondono.
Dicendo cazzate.
Accade negli Usa.
Ma potrebbe accadere anche da noi.
La voglia non manca. 
E i cretini abbondano. (mf)

martedì 25 agosto 2015

mercoledì 12 agosto 2015

#MOSQUITO / Figli, farsi 'vomitare' fuori dai genitori (Claudio Risé)

Per vivere la propria vita, e non quella che altri vorrebbero, non è solo il mondo della madre che l’uomo deve essere disposto a lasciare. 
Spesso il padre è un “padre-padrone”, fortemente possessivo, che tende a inglobare maternamente i figli nel proprio mondo invece di svolgere la sua funzione psicologica: affrancarli ed emanciparli perché trovino la loro strada e le loro forze. È questo un tipo arcaico di figura paterna, non ancora ben differenziato dal femminile e dal materno. Un tipo di padre oggi sempre più diffuso, anche per l’attuale confusione tra i due generi e la pulsione orale a divorare e incorporare gli oggetti d’amore proposti dalla società industriale e del consumo. 
Nella mitologia greca questa fase del mondo maschile e paterno, non ancora separato dal femminile e terrorizzato dalla prospettiva che la vita possa continuare al di fuori del suo controllo, è rappresentato dai primi dèi-padri, Urano e poi Crono, che mangiano i propri figli. Senza smembrarli, ma conservandoli nella propria pancia, come una madre che non accetti il distacco dal figlio, il rischio del suo abbandono e della sua rivolta. 
Come nei miti, i figli di questi padri-madri negativi devono trovare il modo di farsi “vomitare” dal genitore avido, che vuole tenere tutto sotto controllo, per poter iniziare una vita autenticamente personale.

*** Claudio RISE', 1939, psicoanalista di matrice junghiana e saggista, Il maschio selvatico/2. La forza vitale dell'istinto maschile, San Paolo Edizioni, 2015



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