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giovedì 30 giugno 2016

#MOSQUITO / Costituzione, o corruzione (Joseph Pulitzer)

Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro o dei disonesti? (...) 
La nostra  repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme. 

*** Joseph PULITZER, 1847-1911, giornalista ed editore ungherese naturalizzato statunitense, citato in ‘MicroMega’, frontespizio, n. 6, novembre 2009

martedì 28 giugno 2016

#MOSQUITO / Il tempo della corruzione generale (Karl Marx)

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate - virtù, amore, opinione, scienza, coscienza ecc...- tutto divenne commercio. E' il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

*** Karl MARX, 1818-1883, filosofo, economista, storico, sociologo, giornalista tedesco, da Miseria della filosofia, 1847, citato da Marina Terragni, 'facebook', 23 giugno 2016, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Karl_Marx


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sabato 20 febbraio 2016

#LINK / Corruzione, il 17% degli sprechi (Giacomo Galeazzi, Ilario Lombardo)

Secondo uno studio di tre economisti italiani (Oriana Bandiera, Tommaso Valletti e Andrea Prat) pubblicato sull’American economic review, in Italia su 100 euro di sprechi 83 sono dovuti a inefficienza, 17 a corruzione. Il criterio di calcolo potrebbe essere la base sistematica per valutare il peso dei danni subiti dalla pubblica amministrazione, se solo il governo istituisse un gruppo di lavoro incaricato di replicare lo schema. Gruppo, che però non esiste. E non è l’unica mancanza.  

A dar retta a chi combatte per far quadrare i conti dello Stato, non si può vincere questo moloch illegale senza un attore indispensabile. In inglese si chiama whistleblower, letteralmente «colui che soffia nel fischietto», immagine suggestiva per descrivere chi scopre un illecito e lo denuncia. (...)

*** Giacomo GALEAZZI, Ilario LOMBARDO, giornalisti, Colpa dei corrotti il 17% degli  sprechi pubblici, 'La Stampa', 18 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

lunedì 1 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Corruzione, perché ci mancano due parole (Peter Gomez)

A volte le parole che non esistono valgono più di un trattato di sociologia. Volete sapere perché nell’ultimo rapporto di Transparency International (qui) l’Italia viene ancora indicata come il secondo Paese più corrotto di Europa dietro Grecia e Romania? O perché, dopo aver inasprito le pene sulle mazzette e aver creato l’Anac di Raffaele Cantone, l’unico risultato tangibile sia stato sorpassare la maglia nera Bulgaria restando ad anni luce di distanza da Danimarca, Finlandia, Regno Unito, Canada e Stati Uniti?

Beh, invece di prendere in mano le collezioni dei giornali o qualche manuale di storia politico-economica, basta riflettere sulla nostra lingua. Nel Belpaese nessuno, a partire dal popolo italiano, ha mai sentito la necessità di coniare un termine per definire il whistleblower o per spiegare cosa sia l’accountability. Così, mentre la Camera approva in prima lettura una legge per tutelare il dipendente che segnala casi di malaffare all’interno dell’azienda per cui lavora, a corrugare la fronte contro il whistleblower non è solo Forza Italia, ma a malincuore pure l’Accademia della Crusca. E se i seguaci di Silvio Berlusconi votano no per ragioni ormai quasi genetiche, gli onesti accademici fiorentini si trovano invece costretti a sottolineare che “al momento, nel lessico italiano non esiste una parola semanticamente uguale al termine angloamericano”. Si usa l’inglese, spiega la Crusca, perché da noi l’idea di dire bravo a uno che denuncia il suo superiore ladro o un suo parigrado malfattore non è mai stata popolare. Avete presente quella filastrocca : “Chi fa la spia non è figlio di Maria…”.

Per questo, ricorda in un bel articolo Mario Portanova (qui), quando si è trattato di discutere di whistleblowing, in Parlamento è risuonato spesso il termine “delatore”. Ovvero la parola che secondo la Treccani indica “chi per lucro, per vendetta personale, per servilismo… denuncia qualcuno presso l’autorità politica”. Usare un termine del genere significa però ignorare che esiste un interesse pubblico superiore a quello dell’organizzazione in cui sui milita o da cui si riceve uno stipendio.

Non per niente potete anche provare a sfogliare per ore il vocabolario italiano senza trovare qualcosa di esattamente paragonabile all’accountability. La traduzione dice che si tratta della “responsabilità, da parte degli amministratori che impiegano risorse finanziarie pubbliche, di rendicontarne l’uso sia sul piano della regolarità dei conti, sia su quello della gestione”. Ma negli Usa questa parola viene utilizzata anche nella sfera personale. La mia amica Kris Grove scrive: “una persona in grado di prendere visione delle proprie azioni, e che comprende gli effetti che queste hanno nella sua vita e in quella altrui, è un individuo che vive in accountability”. Accountable è un essere umano che sa quanto sia importante la coerenza e il senso civico. Per questo nel mondo anglosassone termine accountability è sempre nella classifica delle prime dieci parole utilizzate durante i colloqui in vista di un’assunzione.

Intendiamoci, qui non si sostiene che in America si viva meglio o che si sia più felici. Ma che si rubi meno, sì. E che a nessuno, o quasi, venga in mente di posteggiare in seconda fila, pure. Del resto da quelle parti è possibile lasciare aperte per strada le cassettine contenenti i quotidiani chiedendo ai lettori di prenderne una copia in cambio di una moneta. Provate a farlo da noi: spariranno giornali, monete e, dopo un po’, pure le cassettine.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore di ilfattoquotidiano.it, Corruzione all’italiana: due parole che non esistono spiegano il perché, 'ilfattoquotidiano.it', 30 gennaio 2016, qui


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lunedì 2 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Corruzione, i politici e noi (Peter Gomez)

Alla fine bisogna dirlo chiaro: è soprattutto colpa nostra. È sbagliato pensare, come in molti hanno fatto per anni, che questo Paese sia stato messo in ginocchio solo da una classe politica generalmente incapace e a volte corrotta, da imprenditori trasformati in prenditori o che i cittadini onesti abbiano assistito inermi a una sorta di lotta tra i buoni e i cattivi, in cui i secondi hanno avuto sempre la meglio. Nella prezzoliniana terra dei furbi e dei fessi idee del genere possono servire per farci sentire tutti bene, tutti a posto con le nostre coscienze. Per farci credere di stare dalla parte giusta. Ma se solo si analizza la cronaca si comprende come queste convinzioni siano (in gran parte) false. E la storia degli ultimi 25 anni sta lì a dimostrarlo.

Nel 1993, l’inchiesta Mani Pulite, proprio come racconta da anni agli studenti l’ex magistrato Gherardo Colombo, comincia a finire quando le indagini passano dall’alto al basso. Prima, quando gli avvisi di garanzia e le manette riguardavano i sindaci, i parlamentari, i segretari di partito, gli italiani si ritrovano indignati e soddisfatti in piazza per inneggiare ai giudici. Chiedevano pulizia e rigore. In decine di migliaia gridavano “Di Pietro, Colombo andate fino in fondo”. Ed era facile e liberatorio farlo: intanto, toccava a loro, alla casta, a quelli che stavano sopra. Poi quando si comincia a capire che gli altri cattivi erano gli imprenditori, non vittime, ma complici dei politici a cui versavano tangenti per poter fornire servizi scarsi alla collettività a prezzi enormemente gonfiati, ecco comparire nei giornali i primi distinguo. I dubbi, le incertezze si moltiplicavano. E veri o falsi che fossero, servivano per far carriera in media controllati da editori ormai noti alle procure.

Infine l’ultimo salto. All’indietro. Le indagini arrivano in basso: colpiscono il vigile che in cambio della spesa gratis chiude un occhio sulla tara della bilancia. Il commercialista che per farti pagare un po’ meno di tasse allunga una mini mazzetta al funzionario di turno. A volte arrivano a chi ha chiesto un favore o una spintarella per ottenere qualcosa che non gli spettava. E allora tutto cambia.
Un giovane cronista, oggi molto conosciuto, Gianluigi Nuzzi scopre per esempio l’elenco di tutti gli affittuari a prezzi scandalosamente bassi nelle case di un ente milanese controllato dal Partito socialista. Telefona alle cronache cittadine di vari giornali, ma nessuno gli risponde. Poi alla fine un caporedattore spiega: “Bravo Gigi, notizia bomba. Ma non la pubblichiamo. Non hai visto che nell’elenco c’è il mio nome e quello del mio vice?”. Anche i giornalisti, si sa, sono italiani.

Ecco perché oggi se si leggono i post su Facebook in cui alcuni degli arrestati per assenteismo al Comune di Sanremo scaricano tutta la loro rabbia sui politici ladri, viene da pensare che il problema siamo noi. I figli del Belpaese. Un posto strano che ha inventato Cosa Nostra, ma pure cresciuto Falcone e Borsellino. Un posto dove ci si può ergere a paladini della legalità, come facevano i costruttori catanesi Costanzo e Bosco, e poi versare, secondo l’accusa, tangenti per vincere appalti Anas. Un posto dove indignarsi non serve. O almeno non basta più. Dove ai molti, ma minoritari eroi della fatica quotidiana, si devono sostituire milioni di cittadini normali. Gente abituata a pensare che, come scriveva Gandhi, “ciascuno di noi deve essere il cambiamento che vuol vedere realizzato nel mondo”. Dandone prova ogni giorno.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore de 'ilfoglioquotidiano.it', Corruzione, dàgli al politico: prima guardiamoci allo specchio, 'ilfattoqyotidiano.it', 1 novembre 2015, qui

In Mixtura altri 4 contributi di Peter Gomez qui

domenica 9 agosto 2015

#VIGNETTE / Altan, Bucchi

ALTAN,
Rivoluzione alla Rai, 'la Repubblica', 8 agosto 2015

° ° °

Massimo BUCCHI
Corruzione, 'Il Venerdì di Repubblica', 7 agosto 2015

giovedì 11 giugno 2015

#EX LIBRIS / La corruzione per farsi strada (Honorè de Balzac)

Sapete come ci si fa strada qui? Con la forza del genio o con la corruzione. Si deve entrare in questa massa di uomini come una palla di cannone o insinuarvicisi come una peste. L'onestà non serve. Ci si piega sotto il potere del genio, odiandolo, cercando di calunniarlo, perché prende senza dividere con gli altri. [...] Ma la corruzione trionfa, il talento è raro. Sicché la corruzione è l'arma della mediocrità che abbonda. (...)
Questa è la vita. Non è meglio di una cucina, puzza nello stesso modo e se si vuol cucinare bisogna sporcarsi le mani. Basta sapersele poi lavare bene. La morale della nostra epoca è tutta qui.

*** Honoré de BALZAC, 1799-1850, giornalista, scrittore, drammaturgo, saggista e critico letterario francese, Papà Goriot, personaggio di Vautrin, in La commedia umana, vol I, Mondadori, 2006, citato da Nuccio Ordine, rubrica 'ControVerso', 'Sette', 19 maggio 2015



Su Honoré de Balzac

martedì 26 maggio 2015

#LINK #SOCIETA' / Ma la corruzione non è donna (Cesare Zapperi)

Più donne in posti di responsabilità uguale meno corruzione. 
L’equazione va dimostrata, ma nella percezione degli italiani è già un dato di fatto. 
«Dovendo scegliere a chi affidare la gestione dei fondi pubblici tra un uomo e una donna, a parità di competenze, chi sceglierebbe?». 
La domanda posta da EuromediaResearch di Alessandra Ghisleri nell’ambito di una ricerca condotta per conto della Fondazione Bellisario (521 interviste tra settembre 2014 e maggio 2015). Netta la risposta: il 48% si affiderebbe a una donna e meno della metà (il 21,3%) sceglierebbe un uomo. 
La quota sale fino al 57,5% se si restringe il campo alle risposte dell’universo femminile. (...)

*** Cesare ZAPPERI, giornalista, Perché la corruzione non è donna, 'la 27^ora', 'Corriere della Sera', 21 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

giovedì 7 maggio 2015

#RITAGLI #LINK / Copiare a scuola, l'inizio della corruzione (Marcello Dei)

[D: Professore, è vero che si copia molto nelle scuole italiane?]
E' verissimo. Dalle mie ricerche  -  effettuate su campioni rappresentativi di studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado - emerge che circa il 66% degli studenti copia spesso o qualche volta.

[D: Perché ritiene che questo sia per forza un male? Non potrebbe, al contrario, evidenziare una propensione solidaristica tra compagni e addirittura tra insegnanti e alunni?]
Sono un sociologo e non un predicatore, anche se a parlare di queste cose ci si guadagna il nome del moralista. Ovviamente dipende sempre dalla prospettiva: è stato Carlo Marx a rilevare che l'accumulazione originaria del capitale era basata sulla frode e sull'espropiazione violenta. Dunque, in un'ottica economicista alcuni comportamenti possono essere considerati funzionali. 
Ma da una prospettiva civica e morale, cosa succede? 
Nelle mie ricerche ho cercato di esplorare l'ipotesi per cui il dilagare di episodi corruttivi nella società italiana possano avere un qualche collegamento con il tipo di socializzazione offerta ai cittadini, a partire dalla scuola. Ritengo che i dati mi diano ragione: esiste una correlazione statisticamente significativa tra copiare a scuola, ritenere che copiare sia lecito e giudizi più benevoli su comportamenti di trasgressione che riguardano il bene pubblico, come non pagare le imposte o farsi assegnare illecitamente del denaro pubblico. In sostanza, chi più copia è maggiormente tollerante verso comportamenti sociali trasgressivi.

[D: Qual è l'atteggiamento degli insegnanti?]
Lo stesso che ravvisiamo tutti i giorni nella nostra società di fronte agli episodi di corruzione: una tolleranza strisciante. 
Quel che mi interessa indagare, in effetti, è proprio il meccanismo di "benevolenza" che esiste persino nelle istituzioni, come la scuola, di fronte all'imbroglio. 
Faccio un esempio: ho provato a chiedere al campione di studenti delle scuole medie "copiare chi danneggia?". Si poteva scegliere tra alcune risposte, come "il compagno che non copia", oppure "il professore che deve valutare" ma c'era anche la risposta "l'onestà, che è un bene pubblico". 
Questa risposta è stata scelta solo dal 12,8% degli studenti. 
Ho fatto dei test rapidi su campioni molto ristretti di insegnanti, che l'hanno scelta solo nel 26% dei casi, e non meglio è andata con i dirigenti scolastici, solo il 28%
La domanda che ha avuto più successo in tutte e tre le categorie? "Chi copia danneggia se stesso".

*** Marcello DEI, sociologo, docente di sociologia dell'educazione all'università di Urbino, intervistato da Cinzia GubbiniIl sociologo: «Si copia troppo, è l'inizio della corruzione», 'repubblica.it', 5 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 14 aprile 2015

#LINK #SOCIETA' / Corruzione: la responsabilità è di tutti noi (Rossella Guadagnini)

(...) l'Ocse, ha reso noto pochi giorni fa, a Parigi, durante un convegno sulla corruzione a cui ha partecipato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, un documento, Cubbing corruption. Investing in growth, che riporta uno studio Gallup. 
In Italia la corruzione percepita nelle istituzioni nazionali e locali è al 90%, al top tra i Paesi sviluppati. 
Sono stati ricordati gli alti costi di questa pratica in termini economici: dalle spese più alte per le opere pubbliche per la concessione delle quali si sono pagate tangenti, alla scarsa qualità delle opere stesse, fino all'errata collocazione delle risorse pubbliche. Il costo delle truffe negli investimenti – scrive l’Ocse – non è solo economico, ma politico e istituzionale, con seri risvolti per la legittimazione dell’apparato dello Stato e la capacità delle istituzioni governative di funzionare in modo efficace.
(...)

LINK(qui)
*** Rossella GUADAGNINI, La Grande Truffa. Contro la corruzione la responsabilità è individuale, blog 'MicroMega', 8 aprile 2015,