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martedì 18 luglio 2017

mercoledì 5 agosto 2015

#SPILLI / A proposito di mani (M. Ferrario)

(dal web)

Al di là di chi l'abbia detta (ma stavolta forse l'attribuzione è corretta), mi pare una frase condivisibile. 

Ci ricorda che siamo attivi, se vogliamo esserlo. E non passivi: come spesso ci piace pensarci, anche per meglio lamentarci

Ma ci ricorda anche che siamo soli. Sempre. 
Oggi, forse, più che mai.

Anche perché, sembra, abbiamo dimenticato che le mani di cui madre natura ci ha dotati sono due. 
L'altra, per esempio, potremmo usarla, qualche volta, senza cadere nel buonismo stucchevole (troppo) spesso stigmatizzato come il peggiore dei mali o addirittura proporci di diventare tanti 'sanfranceschi' innamorati del prossimo, per aiutare appunto il (dimenticato) prossimo quando questi ne ha bisogno.

Magari anche non direttamente: mettendo mano ad una carità spesso pelosa (benché, più spesso di quanto crediamo, la mano che servirebbe sia una semplice parola). 
Ma indirettamente: attraverso quel valore che dovrebbe tenere insieme una società e ispirare uno Stato. 
E che si chiama, ad esempio, solidarietà
Potremmo riscoprirne il significato cominciando a guardarlo sul dizionario.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

mercoledì 6 maggio 2015

#RITAGLI / Giustizia e solidarietà (Piero Calamandrei)

Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri tra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea costituente: se la sentiranno alta e solenne come noi sentiamo oggi alta e solenne la Costituente Romana, dove un secolo fa sedeva e parlava Giuseppe Mazzini. 
Io credo di sì: credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, tra un secolo, che da questa nostra Costituente è nata veramente una nuova storia: e si immagineranno, come sempre avviene che con l’andar dei secoli la storia si trasfiguri nella leggenda, che in questa nostra Assemblea, mentre si discuteva della nuova Costituzione repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato tutto un popolo di morti, di quei morti, che noi conosciamo a uno a uno, caduti nelle nostre file, nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovinetti partigiani, fino al sacrificio di Anna Maria Enriquez e di Tina Lorenzoni, nelle quali l’eroismo è giunto alla soglia della santità. 
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. 
Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la resistenza e la morte la fede nella giustizia. 
A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di tradurre in leggi chiare, stabili e oneste il loro sogno: di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini, alleati a debellare il dolore. Assai poco, in verità, chiedono i nostri morti. 
Non dobbiamo tradirli.

*** Piero CALAMANDREI, 1889-1956, politico, avvocato, accademico, intervento all'Assemblea Costituente, 7 marzo 1947, riportato da Roberto Scarpinato, La storia 'lunga' che costituisce l'identità, 'MicroMega', Almanacco di storia, Ora e sempre Resistenza, 3, 2015


martedì 23 dicembre 2014

#VIGNETTE / El Roto, Shooty, Magnasciutti, Bucchi, Altan

El Roto, 
'El Pais', Spagna, 'Internazionale', 18dic14

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Shooty 
Sme, Slovacchia, 'Internazionale', 18dic14

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Fabio Magnasciutti
'Il Fatto Quotidiano', 21dic14

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Massimo Bucchi
'la Repubblica', 22nov14

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Altan
'l'Espresso', 5nov14