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sabato 12 agosto 2017

#MOSQUITO / Lavoro ripetitivo, per la maggioranza pensare è una pena (Henry Ford)

Il lavoro ripetitivo, il fare continuamente, sempre nello stesso modo, un’unica cosa, è una prospettiva terrificante per un certo genere di mentalità. È terrificante anche per me. Io non riuscirei mai a fare la stessa cosa tutti i giorni, ma per altri tipi di persone, e direi forse per la maggioranza delle persone, le operazioni ripetitive non sono motivo di terrore. In realtà, per alcuni tipi di mentalità, pensare è veramente una pena. Per loro il lavoro ideale è quello in cui l’istinto creativo non deve esprimersi. I lavori nei quali occorre mettere cervello e muscoli hanno pochi aspiranti… L’operaio medio, mi spiace doverlo dire, desidera un lavoro nel quale non debba erogare molta energia fisica, ma soprattutto desidera un lavoro nel quale non debba pensare».

*** Henry FORD, 1863-1947, imprenditore statunitense, fondatore della Ford Motor Company, citato da Domenico De Masi, Una semplice rivoluzione, Rizzoli, 2017
https://it.wikipedia.org/wiki/Henry_Ford 



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giovedì 18 maggio 2017

#MOSQUITO / Pensare, la nostra mente non è adatta (Nassim Nicholas Taleb)

La nostra mente non sembra fatta per pensare e riflettere; se lo fosse, per noi oggi le cose sarebbero più semplici. Ma in tal caso non esisteremmo e io non sarei qui a parlarne: il mio ipotetico antenato riflessivo e introspettivo sarebbe stato mangiato da un leone, mentre il suo cugino non pensante, ma rapido e reattivo, sarebbe corso a cercare riparo. Considerate che pensare richiede tempo e in genere rappresenta un grande spreco di energia, che per più di cento milioni di anni i nostri antenati sono stati mammiferi non pensanti e che nel brevissimo lasso di tempo in cui abbiamo usato il cervello l’abbiamo utilizzato su soggetti troppo marginali. Le prove dimostrano che pensiamo assai meno di quanto crediamo, tranne, naturalmente, quando ci pensiamo.

*** Nassim Nicholas TALEB, 1960, filosofo, saggista e matematico libanese naturalizzato statunitense, esperto di matematica finanziaria, Il cigno nero. Come l'improbabile governa la nostra vita, 2007, Il Saggiatore, 2008, traduzione di Elisabetta Nifosi


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venerdì 21 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Pensare, perché? (Stefano Greco)

Perché l'essere umano pensa?
Per emanciparsi dalla necessità di sopravvivere ma soprattutto per tentare di trovare piacere nel vivere. I problemi iniziano quando il pensiero rimane individuale e non diventa collettivo.

*** Stefano GRECO, consulente, formatore, saggista, 'facebook', 20 aprile 2017, qui


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domenica 9 ottobre 2016

#MOSQUITO / Pensare, liberamente (Oswald Spengler)

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno ne è più capace. Ora la gente vuole pensare ciò che si suppone debba pensare. E questo lo considera libertà.

*** Oswald. SPENGLER, 1880-1936, storico e filosofo tedesco, Il tramonto dell’Occidente, 1918-1922, Longanesi, 2015, citato da Guido Fusaro, 'facebook', 5 ottobre 2016, qui

giovedì 8 settembre 2016

#MOSQUITO / Pensare, impossibile se non si dubita (John Dewey)

... l’origine del pensiero sta sempre in una qualche perplessità, confusione o dubbio. Il pensiero non è un caso di combustione spontanea; non accade punto secondo ‘principi generali’. Vi è qualcosa che lo occasiona e lo evoca. I comuni appelli a pensare, rivolti ad un bambino (come ad un adulto), senza tener conto della esistenza o meno, nella sua esperienza, di una qualche difficoltà che lo turbi o che alteri il suo equilibrio, sono altrettanto futili quanto, per così dire, l’invitarlo a sollevarsi da terra reggendosi con i lacci delle scarpe. Data una difficoltà, ciò che ne segue immediatamente è il suggerimento di una qualche via d’uscita; la formazione in via di prova di qualche piano o progetto, l’accoglimento di qualche teoria che dia ragione della peculiarità in questione, la considerazione di qualche soluzione del problema. I dati a disposizione non possono fornire la soluzione, possono suggerirla. (...)
Si è in grado di pensare riflessivamente solo allorquando si è disposti a prolungare lo stato di sospensione e ad assumersi il fastidio della ricerca. Per molte persone, così la sospensione del giudizio, come la ricerca intellettuale, rappresentano una cosa spiacevole: il loro desiderio è di porvi termine il più presto possibile. Esse coltivano un iperpositivo e dogmatico abito mentale; o forse pensano che una condizione di dubbio debba essere considerata come una prova di inferiorità mentale. Questo momento, in cui l’esame e la prova affiorano nell’indagine, segna la differenza tra il pensiero riflessivo ed un cattivo modo di pensare. Per essere genuinamente pensanti, noi dobbiamo sostenere e protrarre quello stato di dubbio che stimola ad una completa ricerca, in modo da non accettare un’idea o asserire positivamente una credenza finché non si siano trovate fondate ragioni per giustificarla. 

*** John DEWEY, 1859-1952, filosofo e pedagogista statunitense, Come pensiamo, La Nuova Italia, 1973
https://it.wikipedia.org/wiki/John_Dewey

giovedì 23 giugno 2016

#MOSQUITO / Avranno la certezza di pensare (Ray Bradbury)

Se non vuoi un uomo infelice, non presentargli mai i due aspetti di un problema o lo tormenterai. Dagliene uno solo o non dargliene nessuno. Riempi i loro crani con dati non combustibili, imbottiscili di fatti, al punto che non si possano muovere tanto sono sicuri d’essere «veramente informati». Poi avranno la certezza di pensare, la sensazione del movimento, quando, in realtà, sono fermi come macigni.

*** Ray BRADBURY, 1920-2012, scrittore statunitense, Fahreneit 451, 1953, Mondadori, 2015

venerdì 8 aprile 2016

#SPILLI / Leggere, pensare (M. Ferrario)


Sì. 
Ma.
Dipende da cosa legge, quel bambino. Da piccolo. E poi, soprattutto, da grande.
Perché, sempre più, ciò che si legge da adulti mi pare serva soprattutto a non pensare. 
E non mi riferisco a libri che offrano sani momenti di pausa e di divertimento: ma a libri che hanno l'insulsaggine incorporata per meglio promuovere, con intenzione o senza, un gregge di idioti. Nel significato etimologico del greco idiṓtēs: ‘individuo privato, senza cariche pubbliche’. 
Cioè: un individuo che si lascia esistere preoccupato solo del proprio se stesso e incurante degli altri se non quando li fa diventare strumenti del proprio affermarsi.

Da tipi così siamo circondati.
I libri possono aiutare a diffondere valori diversi.
Se però impariamo a sceglierli. 
Forse, ancor prima, fin da piccoli, se impariamo a scegliere i valori. 
E poi, i libri.

*** Massimo Ferrario, Leggere, pensare, per Mixtura

lunedì 29 febbraio 2016

#MOSQUITO / Pensare, significa andar contro i luoghi comuni (Alberto Manguel)

Quasi tutto ciò che ci circonda ci spinge a non pensare, ad accontentarci dei luoghi comuni e di un linguaggio dogmatico che divide il mondo nettamente in bianco e nero, bene e male, noi e loro. Questo è il linguaggio dell’estremismo, che oggi risorge ovunque e ci ricorda di non essere sparito. Alla difficoltà che comporta la riflessione sui paradossi e sulle domande aperte, sulle contraddizioni e l’ordine caotico, rispondiamo sempre con il grido millenario di Catone il censore davanti al Senato di Roma: ‘Cartago delenda est!’, Cartagine deve essere distrutta. Un’altra civiltà non può essere tollerata, non ci può essere dialogo, la legge deve essere imposta anche a costo dell’esclusione e dell’annientamento. (...) ‘Metti giudizio per l’avvenire’, dice la Fata turchina a Pinocchio alla fine del libro, ‘e sarai felice’. Molti slogan politici potrebbero ridursi a questo consiglio.

*** Alberto MANGUEL, 1948, scrittore argentino naturalizzato canadese, Pinocchio ha imparato a leggere, ‘Internazionale’, 30 dicembre 2003, tradotto dal mensile messicano ‘Letras Libres’, Cómo Pinocho apprendío a leer.


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