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mercoledì 22 giugno 2016

#LINK / La storia rottamata (Ezio Mauro)

Con tutto il vento seminato in questi ultimi anni, il Pd non può certo stupirsi della tempesta che ha raccolto domenica sera nelle urne. Quando la sorte e le circostanze trasformano un partito da forza di maggioranza relativa in perno del sistema politico-istituzionale e questa occasione storica viene dissipata, la politica si vendica, l'opinione pubblica si ribella e il voto lo certifica. Da ieri il perno non c'è più, il sistema gira su se stesso, imballato, e l'energia politica residua prende l'unica via di fuga rimasta dopo il fallimento parallelo di destra e sinistra, trasformando il voto comunale in un certificato nazionale di protesta, e chiedendo alla protesta di governare, cambiando. (...)

*** Ezio MAURO, giornalista e saggista, già direttore di 'la Repubblica', La storia rottamata, 'la Repubblica', 21 giugno 2016

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In Mixtura altri 4 contributi di Ezio Mauro qui

#SENZA_TAGLI / Ballottaggi, vincere con il magone (Nando Dalla Chiesa)

Elezioni. E’ andata più o meno come si prevedeva. Ma con qualche cambio in corsa e qualche “particolare” da non trascurare
A Torino Fassino è stato sconfitto oltre l’immaginato, altro che testa a testa. Eppure era il migliore dei candidati sindaci Pd. Il vento della storia, certo; ma anche la dimostrazione che se il centrosinistra va al ballottaggio con il M5S perde o addirittura viene schiantato. Lo dice Torino, lo ripete Roma. Chissà se almeno per questo, visto che le più nobili ragioni della democrazia finora non sono bastate, si butterà nel cestino il cosiddetto “Italicum” (che sarebbe più corretto ribattezzare “Meum”). 
A Bologna la rivale di Merola è arrivata al 45 per cento pur essendo della Lega. Fosse andato al ballottaggio il 5stelle (e ci stava), avrebbe funzionato lo stesso meccanismo, e anche Bologna sarebbe andata ko. Napoli: De Magistris ha stravinto, ma se a Napoli non va a votare nemmeno un terzo degli elettori, c’è una ferita della democrazia. Non la si vede, perché era successo qualcosa di (quasi) simile nelle elezioni regionali in Emilia. Ma è una notizia importantissima. 
Milano: siamo stati messi nella condizione di scegliere se astenerci e dare una lezione a un partito incosciente e presuntuoso che ha inflitto alla città una scelta dall’alto e poi ha campato (e nemmeno troppo bene) sull’ideologia del “meno peggio”, su “è la giunta che conta”; oppure difendere il più possibile la città dal ritorno dei bersagli sociali, rom o siriani che fossero, e dal ritorno dell’allergia per l’antimafia civile e amministrativa.
Così ha vinto Sala, e Dio ci scampi dalla tronfia rivendicazione di un “modello Milano” che stava portando al disastro  e a cui in tanti hanno cercato di rimediare nell’interesse generale. Per questo non riesco a gioire. Perché non sarà autocritica ma sarà, più di prima, la sindrome di Superbone.

*** Nando DALLA CHIESA, sociologo, docente universitario, editore, Vincere con il magone. E insegnamenti elettorali per chi vuole, blog 'nandodallachiesa.it', 20 giugno 2016, qui

martedì 21 giugno 2016

#LINK / Schiaffo al ducetto (Carlo Formenti)

Stupore, frustrazione, rabbia, denegazione, depistaggio, seduzione: questi gli atteggiamenti che ho visto/ascoltato affiorare sui volti e nelle parole di politici, giornalisti ed 'esperto' mentre seguivo (rimbalzando fra Rai1, Rai3 e La7) le reazioni a caldo a exit poll e proiezioni la notte di domenica scorsa.

Stupore: non se lo aspettavano, malgrado gli innumerevoli segnali di irritazione (a partire dai tassi di astensionismo sempre più elevati) che da tempo salivano dal basso, le élite di questo Paese erano convinte di poter seguitare a manipolare a tempo indeterminato un’opinione pubblica che, evidentemente, stimano incapace di intendere e di volere. (...)

*** Carlo FORMENTI, giornalista e scrittore, Lo stupore e la rabbia dei commentatori per lo schiaffo al ducetto, 'MicroMega on line', 20 giugno 2016

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lunedì 20 giugno 2016

#SPOT / Renzi, Pd, chi ha perso (Gabriele Iannicelli)

(Gabriele Iannicelli, 20 giugno 2016, via facebook)

#SPILLI / Ballottaggi 2016, tra vittorie e astensionismo (M. Ferrario)

La percentuale media di affluenza ai ballottaggi è stata del 50%: dunque 1 votante su 2 non è andato a votare.

Credo sia sempre più utile, quindi, fare confronti su dati che 'contengano' gli astenuti: non siamo più nell'epoca in cui andava alle urne il 90%, e più, del corpo elettorale e la percentuale dei voti espressi coincideva (quasi) con la percentuale degli aventi diritto.

Facendo banali calcoli sui voti e sui votanti di ogni singolo sindaco delle 5 principali città capoluogo in cui si è votato (o non votato) ieri, ho stilato la seguente classifica:

(1) - Roma, Virginia Raggi:  votanti 33,7% dei romani (67,2% dei voti)
(2) - Torino, Chiara Appendino: votanti 29,70% dei torinesi (54,6% dei voti) 
(3) - Bologna, Virginio Merola: votanti 29,0% dei bolognesi (54,6% dei voti)
(4) - Milano, Beppe Sala: votanti 26,8% dei milanesi (51,7% dei voti) 
(5) - Napoli, Luigi De Magistris:  votanti 24,0% dei napoletani (66,8% dei voti)

Cioè: 
le città sopra indicate sono governate da sindaci scelti da 1 votante su 3 (nella ipotesi migliore di Raggi) o da 1 votante su 4 (nella ipotesi peggiore di De Magistris)

Forse, chi crede (ancora) nella democrazia, dovrebbe interrogarsi. 
E forse, la politica, se ambisce a essere Politica, dovrà davvero cambiare. 
Tutto.
A meno che non vogliamo consolarci dicendo che 'finalmente' abbiamo conquistato gli indici dei paesi sviluppati. Come gli Usa. 
Sembra incredibile ma c'è chi già da qualche anno lo dice.

*** Massimo Ferrario, Ballottaggi, tra vittorie e astensioni, per Mixtura

#LINK / Ballottaggio 2016, sanato uno strappo (Lucia Annunziata)

Il Movimento 5 Stelle vince a Roma e a Torino, con due giovani donne, e la loro vittoria sana uno strappo nella nostra democrazia avvenuto nel 2013.

Il tentativo, cominciato proprio in quella data, da parte dell'establishment italiano di tenere ai margini della politica il M5S, sollevando i fantasmi del populismo e della instabilità, si è infranto tre anni dopo sulla stessa onda e sugli stessi umori di allora da parte degli elettori. Con numeri tali da fare impallidire qualunque scetticismo, e qualunque calcolo di bottega. Al Pd in particolare, tentato in queste ore di salvare il salvabile circoscrivendo lo spazio del successo M5S, va ricordato che l'ora della politica dello struzzo è finita. Con sufficiente sicurezza si può dire che con gli umori che attraversano oggi le urne, il referendum sulle riforme di ottobre è destinato a sicuro insuccesso. E con sicurezza maggiore si può anche azzardare a dire che se si votasse oggi per le politiche, sulla base di questi risultati Palazzo Chigi sarebbe perso per Matteo Renzi. (...)

*** Lucia ANNUNZIATA, giornalista, direttore de 'L'Huffingtont Post', Con la vittoria di Virginia Raggi e di Chiara Appendino sanato lo strappo del 2013, 'L'Huffington Post', 20 giugno 2016

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In Mixtura 1 altro contributo di Lucia Annunziata qui