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mercoledì 4 ottobre 2017

giovedì 31 dicembre 2015

#SENZA_TAGLI / Isis, la legge per le schiave sessuali (Antonio Palma)

Dopo la rivelazione della "legge" che autorizza l’espianto e il traffico di organi degli infedeli, nuove raccapriccianti particolari emergono sulla vita all'interno del sedicente stato islamico. Ancora una volta è l'agenzia Reuters, sulla base di documenti venuti in possesso delle forze Usa, a rendere nota una fatwa dello Stato Islamico con le regole di comportamento imposte sul territorio controllato tra Siria e Iraq. Questa volta l'oggetto della fatwa, datata 29 gennaio 2015, sono i precetti su come trattare "le donne e i bambini degli infedeli" catturate dai combattenti jihadisti, in pratica si disciplina i comportamenti da tenere con le schiave sessuali.

Del resto la presenza di donne usate come vere e proprie schiave all'interno dello stato islamico era cosa già nota da tempo e denunciata continuamente da tutte le organizzazioni umanitarie, ma l'Isis addirittura né disciplina "l'uso" autorizzando formalmente la schiavitù sessuale nei territori che controlla. Come spiega Repubblica, quello reso noto infatti è un vero e proprio decalogo che fa rabbrividire. "Non si può fare sesso con una prigioniera prima che abbia avuto il ciclo mestruale e sia pulita"; "Se è incinta, non si può fare sesso con lei fino al parto" e "Non le si può causare un aborto" sono alcuni dei dettami imposti.

Se poi la prigioniera ha una figlia, il padrone può avere rapporti o con l'una o con l'altra, ma non con entrambe e deve scegliere una volta per sempre. Se le prigioniere sono sorelle, il padrone può avere rapporti con una sola delle due, ma può fare sesso con l'altra "se vende la prima, la regala o la libera". Se una donna è prigioniera di un padre, il figlio di questi non può avere rapporti con lei. E ancora, "se due o più individui comprano insieme una prigioniera, nessuno di loro può avere rapporti con lei perché è proprietà condivisa" ed "è vietato fare sesso anale con una prigioniera".

Le regole dello Stato Islamico "non hanno nulla a che vedere con l'Islam" denunciano però diversi Imam ed esperti di religione islamica come il rettore di Teologia islamica all'università Al-Azhar del Cairo. Per gli esperti infatti l'Isis sta tentando di reinterpretare norme della sharia alle proprie necessità e ai propri scopi dando vita a comportamenti che non si vedevano da secoli e lontanissimo anche dalla stragrande maggioranza degli islamici.

*** Antonio PALMA, giornalista, La legge dell’Isis per disciplinare i rapporti con le schiave sessuali, 'fanpage.it', 29 dicembre 2015, qui

martedì 8 dicembre 2015

#RITAGLI / Isis, e noi (Lucia Annunziata)

(...) Non c'è bisogno di molte altre parole per commentare questi risultati. Si, va bene: va fatta la distinzione fra Le Pen e Sarkozy. Ok, va bene: ora sarà necessario discutere di quanto questa destra non sia esattamente razzista , xenofoba, bensì identitaria, nazionale, risposta di rassicurazione agli smarriti cittadini anche della sinistra che non si sentono più rassicurati dai loro leader. Eccetera. Faremo tutte queste discussioni e anche altre .

Ma al netto di tutte le chiacchiere, il risultato francese, al primo appuntamento con le urne dopo l'offensiva terrorista in Europa, assegna uno spostamento netto del pendolo politico a destra della Francia. E indica una direzione che potrebbe essere presa da tutta la lunga prossima stagione elettorale che si apre in Europa e in America - in Spagna fra due domeniche, quelle amministrative in Italia fra sei mesi, e poi le presidenziali in Usa nel 2016 e in Francia nel 2017, per citarne solo alcune.

Per tornare a al Baghdadi, noi non sappiamo cosa davvero pensa il Califfo. Ma non c'è dubbio che il suo assalto ha già devastato gli equilibri occidentali. La Guerra, o il suo rifiuto, ha già rapito la politica che conoscevamo. E a dispetto degli sforzi di queste ultime settimane di fare i conti con questa Guerra, dalla rottura nel Labour in Inghilterra all' Hollande guerriero, ad oggi a pagarne i conti è la sinistra. In attesa dei nuovi appuntamenti con le urne.

*** Lucia ANNUNZIATA, L'Isis spinge a destra la Francia, 'L'Huffington Post', 6 dicembre 2015

LINK articolo integrale qui

domenica 22 novembre 2015

#HUMOR / Isis, le risposte dei Romani

L’Isis minaccia: “prenderemo Roma “.
Anche così, sui social network, rispondono i Romani :

(1) - Nun pijate er raccordo che restate imbottijati…!!
(2) - Se te porti via mj moje a croce ce l’hai tu a vita…!!
(3) - Pijateve mi socera, ve prego…!!
(4) - Ricordateve che nella ztl se entra solo dopo e 19,00…!!!
(5) - Nun fate via Nazionale e piazza Venezia che so piene de buche…!!!
(6) - Tempo mezz’ora, diventeno romani e pensano “vabbe ma mo se dovemo mette a taja capocce? Ma a chi je va.. O famo domani…!
(7) - Roma nun se tocca…pijateve a Lazzio !!
(8) - A Roma c’è solo ‘n califfo… er mitico Franco !!!
(9) - Nun ve scordate Lotito…!!!
(10) - Occhio che ne la metro che ve se ‘nculano la borsa co tutte le bombe…!!!
(11) - … nun ho capito…ma quanno se paga sta isis ???
(12) -  Ve ce vojo vede co li cammelli sui sampietrini!!!
(13) - Se venite a rompe li cojoni nun ve compramo più er kebab

*** da Arriva Daesh? Niente paura, 'Il Fatto Quotidiano', 21 novembre 2015

giovedì 19 novembre 2015

#RITAGLI / Isis, le complicità occidentali (Fulvio Scaglione)

(...) Dell’Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’ Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’ Europa.

Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori l’hanno richiamato all’ordine e hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad. Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.

Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.

Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’ umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’ è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.

Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’ abbiamo riempito, con l’ Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’ importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paei che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’ Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.

Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.

Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più. 

*** Fulvio SCAGLIONE, giornalista, Il terrorismo dell'Isis e le complicità dell'Occidente, 15 novembre 2015, 'Famiglia cristiana'

LINK, articolo integrale qui

lunedì 16 novembre 2015

#RITAGLI / Non sono i dannati della terra (Rossana Rossanda)

[D: ... vede un rischio di cortocircuito tra integralismo islamico e razzismo?]
Sì, di un cortocircuito tra fondamentalismo, razzismo e disagio sociale. Non abbiamo ancora capito bene e del tutto da dove vengano quelli che hanno sparato. Esiste comunque a Parigi e altrove un disagio sociale forte. E per ragazzi scombussolati, avviliti, forse è più facile sentire le predicazioni di un imam, elementari, ma chiare, piuttosto che quelle della destra atea.

[D: Lei ha vissuto passaggi anche brutali della storia. Da «ragazza del secolo scorso», per usare la definizione data di sé nella sua autobiografia, quali le evocano le stragi di venerdì?]
Non i tedeschi o la guerra. Con lo Stato Islamico siamo davanti a un fenomeno del tutto nuovo. Non era il modo di operare dei tedeschi in guerra. Qui c'è un gruppo, non si sa quanto consistente, di persone decise a morire. Non le spaventi. Hanno messo la morte nel conto. Quelli che fanno esplodere le cinture sono tagliati in due. (...)

[D: ... le sembrano «i dannati della terra», oppressi in cerca di giusto riscatto?]
No, non sono i dannati della terra. A giudicare dai casi passati non sono neppure i più poveri. Ci sono tracce di disperazione vendicativa: perché un ragazzo si faccia ammazzare serve una decisione. Non posso pensare che siano tutti musulmani integralisti che si fanno uccidere perché sarebbero accolti da bellissime vergini. È un fenomeno che nel '900 non c'era, e c'è la necessità di capire come e perché avviene.

[D: Rossanda, dunque non ha una linea? Al di là della condanna, naturalmente]
Una linea non ce l'ho. Se non osservare che l'Occidente finora non ha fatto altro che alimentare questo furore, questa disperazione. La Libia oggi è incontrollabile e per una scelta di Nicolas Sarkozy. Abitanti di alcuni Paesi sono stati profondamente offesi, non si poteva fare operazione più cretina di quella fatta da Bush in Iraq. (...)

*** Rossana ROSSANDA, giornalista, saggista, militante politica, ex dirigente Pci, fondatrice de 'il manifesto', estratto da "A uccidere non sono i dannati della terra", intervistata da Maurizio Caprara, 'Corriere della Sera',15 novembre 2015.

#SENZA_TAGLI / Isis, per sconfiggerla (Peter Gomez)

“Ora saremo spietati su tutti i fronti”, Francois Hollande reagisce così alla carneficina islamista. Ed è comprensibile che lo faccia mentre a Parigi si contano i morti e ci si chiede se qualche terrorista sia ancora in fuga. D’ora in poi però più che spietati è bene tentare di essere razionali. Partendo da una serie di dati di fatto. La guerra con lo Stato Islamico è in corso ed è destinata a durare anni. Nell’opinione pubblica europea sono minoritarie le posizioni di chi, come il presidente della Camera, Laura Boldrini, afferma che “ci sono alternative all’azione militare”. A torto o a ragione, la maggioranza degli europei e dei loro governi dopo il massacro all’ombra della torre Eiffel vuole una reazione. Che prevedibilmente ci sarà.

Partendo da questa constatazione è quindi il caso di avviare una spiacevole riflessione su cosa si può davvero fare in Siria, in Iraq e in Europa. Dal punto di vista militare va ricordato che la guerra allo Stato Islamico non può essere vinta con i bombardamenti. Le bombe possono servire per rallentare l’avanzata dei guerrieri di Al Baghdadi. Ma non li sconfiggono. E anzi, con le centinaia di vittime civili che producono, finiscono per dare nuove ragioni a chi è intenzionato a colpire nel vecchio continente. Il probabile attentato all’aereo di linea russo di una decina di giorni fa e il massacro di Parigi ne sono la dimostrazione. L’Isis cita le operazioni francesi in Siria tra le ragioni che dal suo punto di vista hanno giustificato le azioni. E, verosimilmente, dà per scontati nuovi e più numerosi raid.

Contro il Califfato, se si sceglie la guerra, servono operazioni di terra. Ma se a muoversi fossero solo, o in maggioranza, gli eserciti occidentali il risultato politico sarebbe scontato: una sorta di scontro tra civiltà destinata a radicalizzare fasce sempre più ampie di popolazione mussulmana in tutto il mondo. Anche questo, a ben vedere, è uno degli obiettivi dell’Isis. Coinvolgere gli altri stati islamici è dunque una via obbligata. Ma, va detto chiaro, è pure una via complicatissima. In Iraq gli Stati Uniti non sono finora nemmeno riusciti a ottenere un vero appoggio da parte delle tribù sunnite, hanno speso 500 milioni di dollari per addestrare 60 (sessanta) miliziani siriani in funzione anti stato islamico, e la partecipazione di Emirati Arabi Uniti, Giordania e Arabia Saudita alla coalizione che bombarda i guerrieri è sostanzialmente di facciata. Gli accordi con gli sciiti (che continuano a subire attentati dinamitardi, l’ultimo a Beirut il 12 novembre ha fatto 43 morti) sono poi resi ardui dal loro legame col dittatore siriano Bashar Al Assad, appoggiato da Mosca. È indispensabile, per tentare di mettere assieme il puzzle, che Russia e Stati Uniti finalmente si parlino e trovino una via comune.

Per questo il premier italiano Matteo Renzi ha ragione quando dice che “la battaglia sarà lunga e difficile”. E lo sarà pure per l’Italia visto che il rischio terrorismo nel nostro Paese cresce di giorno in giorno. Roma per l’Isis è un obbiettivo reale. L’esperienza insegna che quello che lo Stato Islamico ha finora dichiarato via internet di volere fare, ha poi tentato di farlo. Spesso, come a Parigi, riuscendoci.

I nostri investigatori e la nostra intelligence, anche in virtù di antiche relazioni con le autorità di una serie di paesi dell’aerea, sono fino a oggi stati particolarmente bravi nel proteggerci. La stragrande maggioranza della comunità musulmana in Italia non vuole poi avere a che fare nulla con i terroristi. Ed è il caso che tutti i partiti politici si rendano conto di come, non per ideologia, ma almeno per convenienza, rafforzare rapporti con i suoi esponenti sia la cosa giusta da fare. Solo chi vive in quel mondo può segnalare i pericoli in essa presenti. Esattamente come è accaduto a partire dalla seconda metà degli anni Settanta in molte fabbriche italiane dove erano i sindacalisti, gli operai e gli iscritti al Pci a indicare i simpatizzanti dei brigatisti. Oggi si deve seguire la medesima strategia. Ricordando, senza voler lanciare inutili allarmismi, che per 4 volte negli ultimi 5 anni le autorità di paesi dell’Est come la Moldavia hanno scoperto tentativi di vendere materiale radioattivo a gruppi estremisti da parte di organizzazioni criminali. E che, salvo quanto mai opportuni ripensamenti, il Giubileo è alle porte. Come alle porte, o già tra noi, sono gli uomini e le donne dell’Isis.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore di 'ilfattoquotidiano.it', Attentati Parigi: per sconfiggere l’Isis è meglio essere razionali, 'ilfattoquotidiano.it', 15 novembre 2015, qui

In Mixtura altri 45 contributi di Peter Gomez qui

sabato 29 agosto 2015

#SPILLI / ISIS, e noi (M. Ferrario)

Esistono almeno quattro modi per indicare il Califfato islamico
- Isil (Islamic State of Iraq and the Levant) 
- Isis (Islamic State of Iraq and Syria, oppure Islamic State of Iraq and ash-Sham) 
- Daesh (acronimo arabo usato dai nemici) 
- Is (Islamic State). 
(da 'La Stampa', 27 agosto 2015)

Usiamo la sigla che preferiamo: conta ciò che sta dentro il contenitore.
E il contenuto dice che resta, più attuale che mai, l'ennesima perversione nell'uso di Dio, offertaci dalla storia. 
Già, perché, tanto per cambiare, il nuovo è vecchio. Tremendamente vecchio. 
Anche l'efferatezza degli eccidi fa parte della tradizione. 
Come i genocidi: compiuti pregando compuntamente il nome di un dio 'nostro', gelosamente cucito sulle insegne delle nostre sante armate ('Gott mit uns'). 
O le stragi di selvaggi dei secoli passati: realizzati innalzando la croce, con il fine, naturalmente, di redimere i poveri pagani senzadio. 

Una storia che noi occidentali abbiamo rimosso. Così ci riesce meglio la proiezione esclusiva del male sugli 'altri'. 

Quando noi umani (tutti, di qualunque latitudine) smetteremo di investire dentro un dio la nostra disumanità, fatta di immonda e inarrivabile brutalità e arroganza, avremo fatto un passo avanti per diventare umani. 
Ma il passo, per ora, sembra lontano. E neppure sappiamo se saremo capaci di compierlo. 

Del resto, anche noi, qui e ora, che stiamo trasformando ogni giorno il Mediterraneo in un cimitero d'acqua (2.500 morti solo in questi mesi del 2015) continuiamo a dirci, in maggioranza, senza vergogna, cristiani. 
Senza renderci conto della bestemmia che ci esce dalle labbra. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

La carneficina dell'Isis

° ° °

La strage di migranti nel Mediterraneo

sabato 2 maggio 2015

#RITAGLI / Isis come specchio dell'Occidente (Umberto Galimberti)

La differenza tra oggi e il passato è forse che un tempo anche noi cristiani usavamo gli stessi metodi degli attuali fondamentalisti islamici. E qui non penso solo alle Crociate, ma anche e soprattutto alla conquista dell'America, dove, come riferisce Cristoforo Colombo nel suo Diario di bordo, «mettemmo in fuga quella moltitudine di ignudi e indifesi», che erano 7 milioni di persone all'arrivo dei conquistatori e saranno appena 15.600 sedici anni dopo. Tutto per riscattare gli indigeni dall'idolatria e condurli alla fede col battesimo, in cambio dell'acquisizione della loro ricchezza. Come scrive ancora Colombo: «Il Signore nella sua bontà mi faccia trovare questo oro».
Esportare battesimi e importare ricchezza è stata la ragione non solo di quella guerra santa cristiana, ma «il senso della modernità», come ha ricordato il teologo Ernesto Balducci in occasione della Guerra del Golfo (1990-91): «Joe Queen, premiato con una stella di bronzo per aver buttato giù un muro di sabbia e sepolto così un buon numero di nemici dentro la trincea, ha dichiarato: "Molti soldati iracheni si spaventarono e questo mi divertiva". Le statistiche dicono che contro 1 morto della coalizione occidentale ce ne sono stati più di 1.000 nell'esercito avversario. La strage del mar delle Antille e quelle del Tigri e dell'Eufrate (la culla della civiltà) delimitano ai miei occhi, cronologicamente e geograficamente, l'intera parabola della modernità» (La terra del tramonto, Edizioni Cultura della Pace).
Dal canto suo il teologo Gianni Baget Bozzo, di orientamento politico diametralmente opposto a Balducci, scrive: «L'Occidente ha trasferito i principi del cristianesimo in un sistema di istituzioni (la democrazia, il mercato, la tecnologia) che s'impongono come metodo. I mondi non cristiani hanno, attraverso l'Occidente, assorbito la cristianità senza il cristianesimo. Si potrebbe, dal punto di vista cristiano, domandarsi se democrazia, mercato, tecnologia e persino il comunismo non siano state forme di cristianizzazione più radicali dell'evangelizzazione dei missionari» (Dio e l'Occidente, Leonardo).
Ernesto Balducci conclude: «Il destino del cristianesimo s'identifica, nella buona e nella mala sorte, con quello dell'ordine planetario creato e gestito dall'Occidente. Ebbene, se è vera questa ipotesi, quest'ordine non ha più futuro, anche perché comporta una gerarchia tra le culture, e quindi tra le religioni, destinata a finire sia sul piano delle cose che su quello delle idee». 
Dal canto suo Baget Bozzo si chiede: «Sopravvivrebbe il cristianesimo alla fine dell'Occidente? E viceversa: sopravvivrebbe l'Occidente alla fine del cristianesimo?». 
Forse i teologi, che guardano le cose dall'Alto, ci fanno capire qualcosa di più di quello che accade, non solo da oggi, sulla terra.

*** Umberto GALIMBERTI, filosofo e psicoanalista di matrice junghiana, estratto da L'Isis è lo specchio dell'Occidente, rubrica 'lettere', 'D la Repubblica', 25 aprile 2015.

venerdì 27 febbraio 2015

#FOTO / L'Isis distrugge l'arte di 2mila anni fa


Ansa, Mosul, 27 febbraio 2015
Il 'califfato islamico' distrugge capolavori assiri millenari

Statue e bassorilievi antichi abbattuti da uomini  barbuti che poi li distruggono usando il martello pneumatico. E' questo l'ultimo video diffuso dall'Isis a Mosul, a prosecuzione di una campagna contro le vestigia del passato che ha già visto i miliziani dello Stato islamico far saltare in aria luoghi di culto, dare alle fiamme libri sottratti dalle biblioteche e distruggere una parte della cinta muraria di Ninive, l'antica capitale assira alla periferia dell'odierna Mosul.
Le immagini, diffuse attraverso un account Twitter usato dal Califfato, mostrano uno scempio perpetrato metodicamente nelle sale di quello che sembra un museo a Ninive. Durante il video, che dura cinque minuti, ci si sofferma sui cartelli in arabo e in inglese che illustrano i manufatti esposti. Tra le statue distrutte ne figura in particolare una di un toro alato che rappresenta l'antica divinità mesopotamica di Nergal. L'Isis segue una dottrina fondamentalista sunnita secondo la quale e' vietata qualsiasi riproduzione di esseri umani o animali, tanto più se raffigurazioni di dei. (ansa, 27 febbraio 2015)

Viene in mente Se questo è un uomo.... di Primo Levi.
Ma non basta. 
Perché l'uomo è peggio. 
Sa impadronirsi di Dio. E dire che agisce in suo nome. 
Le bestie almeno non credono. E comunque non lo fanno.
Si limitano a uccidere. E solo per vivere. (mf)