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sabato 27 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Unioni civili e fedeltà, un dibattito tra ubriachi (Massimo Cacciari)

[D: Professor Cacciari, ha senso consentire le unioni gay eliminando l’obbligo di fedeltà?]
È allucinante che si parli di queste cose con tale leggerezza. La fedeltà è un argomento serissimo di cui queste persone neanche capiscono il significato, il termine, l’etimo. Questa cosa che venga considerata un elemento di sacralizzazione del matrimonio per gli eterosessuali e - al contrario - un optional per gli omosessuali che decidono di costituire una famiglia, fa vomitare.

[D: Alcuni parlamentari del Pd propongono che l’obbligo sia tolto anche dalle norme che regolano il matrimonio. Che ne pensa?]
Va bene. Di fronte a puttanate si risponde con battute. Come tra ubriachi. Questo mi sono sembrati i dibattiti di questi giorni al Senato: discussioni tra ubriachi.

[D: Ma non crede che l’obbligo di fedeltà possa essere considerato il retaggio di una mentalità superata, di un mondo diverso da quello di oggi?]
Sono questioni che non riguardano solo le leggi. Quando quelle norme sono state scritte penso che i politici si rendessero conto del significato del termine fedeltà. Qualsiasi relazione, una coppia di qualsiasi genere che decide di sposarsi, accede a un rito che ha i suoi valori simbolici e che esiste da decine di migliaia di anni. Questo è un fatto molto importante che impegna, che responsabilizza. Un Parlamento che si mette a giudicare queste cose con siffatta faciloneria è incomprensibile. Potrei parlare a lungo del significato e del valore della fedeltà, ma avrei bisogno di 50 pagine. Non è un tema che possa essere trattato in questo modo.

*** Massimo CACCIARI, filosofo, saggista, intervistato da Annalisa Cuzzocrea, "Sul concetto di fedeltà, dibattito traubriachi", 'la Repubblica', 25 febbraio 2016, qui


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venerdì 26 febbraio 2016

#RITAGLI / Unioni Civili, legge pessima (Giuseppe Civati)

Innanzitutto la partita non si è giocata, il testo doveva passare per l’Aula. Anche il M5S, nella vicenda, ha conosciuto alti e bassi, frizioni, tatticismi e spaccature… con il provvedimento da votare avremmo scoperto le carte e sarebbe uscita, in modo trasparente,  una legge. Inoltre il Pd ha sostenuto per giorni l’impossibilità di mettere la fiducia sul provvedimento mentre alla fine, dopo aver ceduto ai ricatti di Alfano, è stata posta. La stessa Cirinnà ha cambiato posizione. E una fiducia sui diritti è gravissima, il Parlamento è stato esautorato e superato da un accordo di potere. 

[D: I renziani parlano di successo. Il Paese attendeva da anni una legge in materia, anche se mediata si rompe comunque un tabù. Meglio di niente, non trova?]
Già il ddl Cirinnà era un testo parziale e discriminatorio, adesso si può tranquillamente parlare di occasione mancata: una legge pessima ed arretrata. Vi sono persino alcuni aspetti contradditori: l’articolo 3 delega al giudice la possibilità di decidere di caso in caso ma le persone chiedono una legge per normare il quadro. La competenza è del Parlamento, sicuramente non può essere della magistratura.

[D: L’Italia si conferma maglia nera sui diritti civili?]
Il panorama è grigio. Siamo il Paese più arretrato d’Europa. Si giunge ad un testo precedente – come grado di maturazione – alle unioni civili che in altre nazioni hanno votato 10/11 anni fa. (...)

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'possibile', intervistato da Giacomo Russo Spena, "Unioni Civili: legge pessima, la nuova Forza Italia al governo", 'MicroMega on line', 25 febbraio 2016

LINK intervista integrale qui


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martedì 23 febbraio 2016

#LINK / Unioni civili, gli step-ipocriti (Roberta Carlini)

Dal voto di coscienza al voto di fiducia. Compromesso al ribasso sulle unioni gay. Si regolano le questioni economiche, i bambini restano tabù. Degna conclusione di una fiera dell’ipocrisia, anche a sinistra

Alla fine, la legge sulle unioni civili passerà per voto di fiducia, e dal suo testo sarà falciata via la stepchild adoption, l’adozione del figliastro. Smentendo tutto quello che si è detto per mesi: è una materia trasversale e profonda, che divide e supera gli schieramenti, e non legata all’identità e al programma del governo. Sulla manovra economica si è (si sarebbe) obbligati a decidere insieme agli alleati, sui temi etici no. E invece: si cerca l’accordo con gli alleati – l’alleato, il gran vincitore minuscolo dell’Ncd – per essere sicuri che la legge passi e che non salti tutto, è questa la linea. Che però è difficilmente spiegabile. È vero che se il M5S avesse tenuto fede alle sue promesse, la legge sarebbe potuta passare rapidamente e senza modifiche, anche senza i voti dell’Ncd e di quella parte degli stessi democratici contrari alla parificazione delle coppie gay a quelle etero nella possibilità di adottare il figlio del partner. Però, anche dopo il voltafaccia dei grillini (motivato su basi di tecnica parlamentare, non nel merito), si poteva andare al voto articolo per articolo, emendamento per emendamento, e giocarsi la partita punto su punto. (...)

*** Roberta CARLINI, giornalista e saggista, Gli step-ipocriti, 'pagina99', 22 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui


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venerdì 12 febbraio 2016

#VIGNETTE / Mauro Biani

Mauro BIANI
Coscienza, 'il manifesto', 11 febrbaio 2016

° ° °

Mauro BIANI
Voto su unioni civili, 'il manifesto', 12 febrbaio 2016

lunedì 25 gennaio 2016

#LINK / Unioni civili, cosa prevede il disegno di legge Cirinnà (internazionale.it)

Che cos’è?
Il disegno di legge (ddl) Cirinnà è una proposta che per la prima volta in Italia riconosce diritti e doveri delle coppie omosessuali che vogliono unirsi civilmente e delle coppie eterosessuali e omosessuali che non vogliono sposarsi, ma solo registrare la loro convivenza. La prima firmataria è la senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà, da cui il ddl prende il nome. (...)

*** internazionale.it, Cosa prevede il disegno di legge sulle unioni civili, 'internazionale,it', 25 gennaio 2016

LINK articolo integrale qui

domenica 17 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Gogna? No, democrazia (Peter Gomez)

C’è qualcosa di francamente disgustoso nelle accuse di squadrismo lanciate contro il sito Gay.it. Mettere online i nomi e i volti di un gruppo di parlamentari pd invitando, chi lo ritiene, a inviare loro una email per chiedere di cambiare opinione sulle stepchild adoption non è fascismo, ma democrazia. Da sempre, nei paesi in cui i cittadini contano ancora qualcosa, gli elettori si rivolgono direttamente ai loro rappresentanti per spingerli a prendere delle decisioni in un senso o nell’altro. Nascono così le grandi campagne per i diritti civili, per la preservazione dell’ambiente, per la giustizia e l’eguaglianza. Si raccolgono firme, si manifesta, si scrive ai singoli deputati e senatori. Tutto avviene, esattamente come è accaduto in questo caso, alla luce del sole. E l’unico rischio che un politico (non italiano) sente di correre è quello di perdere voti e di non essere rieletto.

Da noi però i parlamentari vengono nominati dalle segreterie dei partiti e lo saranno, almeno nel 65 per cento dei casi, anche quando entrerà in vigore la nuova legge elettorale. Gli elettori per i nostri sedicenti rappresentanti dei cittadini sono un optional, o meglio un fastidio. Anche perché al confronto con loro chi fa politica non è più abituato. Così l’elenco degli indirizzi email dei contrari alla stepchild adoption che, con la propria scelta, mettono in forse la legge sulle unioni civili diventa “una lista di proscrizione” per il senatore Giorgio Tonini, anzi “un atto irresponsabile che richiama alla mente lontani fantasmi”. Mentre per il suo collega Andrea Marcucci pubblicare in Rete foto, nomi e caselle di posta elettronica è stata “un’iniziativa grave e illiberale”. O per dirla con l’ex dalemiano Nicola Latorre “una decimazione”.

Intendiamoci, esistono molti italiani che la pensano in maniera diametralmente opposta rispetto agli attivisti di Gay.it. E hanno tutto il diritto di farlo. Anche loro possono, se vogliono, scrivere ai singoli parlamentari, pubblicare in Internet gli elenchi di chi si appresta a votare in favore delle nuove norme o manifestare contro la legge, come era accaduto in occasione del Family Day di berlusconiana memoria. E se lo facessero ora, secondo noi, nessuno dovrebbe parlare di “gogna” come ha per esempio fatto ieri, riferendosi a Gay.it un sorprendente Sebastiano Messina su Repubblica. A meno che il progetto futuro non sia quello di secretare direttamente i lavori del Parlamento. Di ufficializzare il potere della Casta passando finalmente e senza più ipocriti infingimenti dalla democrazia all’oligarchia.

Non per niente, mentre si protesta per gli inviti a scrivere ai singoli parlamentari, tutto, o quasi, tace sul fronte della legge che dovrebbe finalmente regolamentare l’attività delle lobby. Come è noto, nell’opacità più assoluta, le Camere si trasformano sempre in un Suq quando vengono discussi provvedimenti riguardanti grandi gruppi finanziari o industriali. Con lobbisti non iscritti a nessun registro che in maniera totalmente anonima, e fuori da ogni controllo, contattano deputati e senatori e passano loro gli emendamenti richiesti da gruppi del tabacco, assicurativi, farmaceutici e del gioco d’azzardo, da produttori di armi o società petrolifere. In ottobre anche l’Antitrust ha denunciato il ritardo nell’approvazione di una regolamentazione utile per prevenire corruzione e conflitti di interesse. Ma da allora non si è mosso nulla. Perché al manovratore la trasparenza non piace. E quando c’è grida allo “squadrismo” e alla “gogna arcobaleno”.

*** Peter GOMEZ, giornalista e saggista, direttore di 'ilfattoquotidiano.it', Unioni civili, la ‘gogna’ di Gay.it all’estero si chiama ‘democrazia’, 'Il Fatto Quotidiano', 16 gennaio 2016, qui

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