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lunedì 29 febbraio 2016

#VIDEO / Motivazione, cos'è (Annamaria Testa)



Idee in un minuto è il nome della scommessa da cui nasce il primo video autoprodotto da NeU.

Sono sessanta secondi di immagini e parole che provano a offrire con la massima sintesi e, mi auguro, una buona dose di chiarezza, alcuni elementi utili per farsi almeno un’idea di un fenomeno complesso: in questo caso, la motivazione.

Se vediamo che il video vi piace, magari seguiranno altre Idee in un minuto. Se vi sembra che la struttura (il format) possa funzionare, e se vi va di suggerirci qualche argomento che vorreste veder trattato in questo modo, potete dircelo nei commenti. E, magari, ci proviamo.

Ho già parlato di motivazione, qui su NeU, per esempio in un articolo intitolato Motivazione: l’energia che ci anima, e in un altro, intitolato Per dovere o per piacere?
Il fatto fondamentale, però, resta semplice: senza motivazione non si arriva da nessuna parte.  (...)

*** Ammamaria TESTA, pubblicitaria, Idee in un minuto: che cos'è motivazione, 'NuovoeUtile', 28 febbraio 2016
LINK articolo integrale e VIDEO qui
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martedì 12 gennaio 2016

#LINK / Motivazione, l'energia che ci anima (Annamaria Testa)

La parola magica è “motivazione”. Si tratta dell’energia che ci anima e ci fa muovere verso un obiettivo.
In altre parole: per svolgere qualsiasi attività bisogna attivarsi, no? E attivarsi vuol dire abbandonare uno stato di quiete avendo a disposizione l’energia (appunto: la motivazione) necessaria per agire.
È un’energia che noi stessi produciamo. Senza motivazione è difficile riuscire a combinare qualsiasi cosa, in qualsiasi campo: studiare, lavorare, praticare uno sport, imparare una lingua, avere buone relazioni interpersonali, lavare i piatti, scrivere un romanzo, costruire un Colosseo con gli stuzzicadenti o vincere un premio Nobel.

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Motivazione: l'energia che ci anima - Metodo 86, 'nuovo e utile', 12 novembre 2015

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 16 contributi di Annamaria Testa qui

venerdì 13 novembre 2015

#SENZA_TAGLI / Motivazione, basta con certe 'stronzate' (Chiara Bottini)

Una cara amica, avvocato, responsabile di importanti progetti all’interno di una multinazionale spagnola, viene invitata (costretta, l’altro project manager se n’era andato all’improvviso) dal suo capo (ingegnere) a guidare una squadra di nove ingegneri (maschi) verso l’ottenimento di un certo risultato tecnico/commerciale (non mi inoltro nei dettagli dell’incarico per non farvi suicidare).
Bene.
L’avvocatessa, presa alla sprovvista, nonostante un carattere combattivo e ambizioso e una buona competenza pratica rispetto all’obiettivo, capisce di essere sola, che potrebbe avere serie difficoltà gestionali, che non ha abbastanza esperienza per affrontare gli eventi e non le va per niente di frignare sulla spalla della sua segretaria ogni giorno, decide, quindi, di affidarsi a un noto (e sottolineo noto, non junior) coach.

Il coach, dopo una prima intervista alla sua coachee, accetta di prenderla sotto la sua ala (sai che novità).
Nelle settimane che seguono la stipula del loro accordo, iniziano le prime frizioni tra l’avvocatessa e il suo gruppo di ingegneri selvaggi. Si riscontra, come è normale che sia, data la situazione, un problema di leadership e di credibilità (sai che novità). Il coach sprona la coachee a tenere duro, la imbottisce di moniti, di frasette motivazionali, di esempi di gente che ce l’ha fatta anche in condizioni durissime, di vaghi suggerimenti, (senza mai offrire soluzioni concrete, per carità), di invenzioni curiose tipo mettersi sulla scrivania un oggetto porta fortuna, investirlo cognitivamente di poteri taumaturgici e strofinarlo ogni giorno come si fa con gli amuleti, le fa cambiare modo di vestire (femminile, ma più maschile di prima), le fa leggere libri sull’intelligenza emotiva e le fa vedere venticinque volte “ogni maledetta domenica”, “il discorso del re”, “le ali della libertà” e altre imperdibili pellicole ottime per gli impressionabili, le fa imparare a memoria battute fulminanti da usare durante le riunioni, le regala un’agenda dove segnare le priorità, i progressi, le diverse strategie da usare con ogni ingegnere, la investe di ogni tipo di suggestione e, last but not least, cerca di convincerla che il successo è tutto nella sua testa, che il destino è nelle sue mani, che restando convinta, motivata, very self-empowerment orientend, lei vincerà, VIIIIINCEEEERAAAAAAA’….!!!!!!!

Risultato: la sostituiscono dopo 4 mesi.
Lei, distrutta, amareggiata, frustrata e ferita dalla consapevolezza di avercela messa tutta, di aver cercato di dominarsi in ogni modo, di aver accolto la motivazione nelle sue membra, nelle sue sinapsi, nella sua anima.

Commento del coach: “devi essere fiera di te perché sei cresciuta moltissimo, hai dato il massimo, le circostanze hanno giocato a sfavore, l’ambiente ti penalizzava, hai imparato importanti lezioni che potrai mettere a frutto nei giorni a venire, chissà, se avessi davvero ascoltato il tuo cuore… e bla bla bla”.

Potrei portare innumerevoli esempi simili, ma mi fermo.

Ora, ognuno può avere la sua opinione sulle cose, sul coaching, sulla formazione, sulla leadership, sulla questione di genere, sulla gestione dei gruppi e va anche bene così, mi limito a dire una cosa: NON è TUTTO NELLA NOSTRA TESTA, NON DIPENDE TUTTO DA NOI, NON è SEMPRE E SOLO QUESTIONE DI APPROCCIO E DI ATTEGGIAMENTO. Il “successo” (come il risultato) è un elemento complesso e multifattoriale sul quale non è sempre possibile avere il pieno controllo e la totale influenza. A questo si aggiungono ulteriori mille questioni strutturali, personali, caratteriali, etiche, di cosa sei disposto a fare e, diciamolo, di culo, di puro, essenziale e potentissimo CULO.

Basta con queste stronzate motivazionali che, se fallisci, ti fanno sentire ancora più fallito.

Ma, soprattutto, basta con le semplificazioni, coi messaggi sbagliati, con le illusioni ottiche, con la dipendenza da sè stessi che, a volte, è più dannosa della dipendenza dagli altri, con i deliri di onnipotenza, con le favolette.

Poi, se decidiamo tutti insieme di credere negli unicorni, io ci sto e mi offro pettinar loro la folta criniera.

*** Chiara BOTTINI, consulente, project manager, formatrice, scrittrice, Il successo è davvero tutto nelle nostre mani?, 'linkedin.com/pulse', 12 novembre 2015, qui


In Mixtura altri 8 contributi di Chiara Bottini qui

martedì 14 luglio 2015

#LINK / Killer motivazionali, i 10 principali (Kate Taylor)

Quando manca la motivazione sul lavoro, che fare?
L'unica soluzione, dice l'articolo di cui qui segnaliamo il link, è trovare i killer motivazionali e sradicarli. 
Nell'infografica (in inglese), sono elencati i 10 principali fattori che uccidono la motivazione.

Non mi pare ci sia nulla di incredibilmente nuovo e originale. 
Ma anche ricordare cose scontate non fa male. 
Perché in genere le cose scontate sono tali solo in teoria. E forse, prima o poi andrebbero messe in pratica. (mf)

LINK --> Kate TAYLOR, The 10 Biggest Motivation Killers and How to Fix Them, 'entrepreneur', 7 ottobre 2014, qui

domenica 29 marzo 2015

venerdì 6 febbraio 2015

#CASI FORMATIVI / Motivazione, Motivare, Motivarsi: una discussione pubblica

Riporto qui sotto gli scambi della discussione sul tema della Motivazione avvenuta in pubblico, tra 10 persone, nell’ambito di un network professionale nell'ottobre del 2009. 
Tutti i partecipanti sono professionisti, con ruoli di responsabilità in organizzazioni di lavoro o in campo autonomo.
A parte il sottoscritto, che compare con il suo nome (Massimo), tutte le altre persone sono indicate con nomi di fantasia. 
Con RD (responsabile discussione) è indicato chi ha lanciato il tema e coordina lo scambio.

sabato 17 gennaio 2015

#VIDEO #IMPRESA / Fondamenti-chiave di 'Motivazione': ignorati o rifiutati



Dan PINK, analista e consulente nello sviluppo di carriera, statunitense
La scienza motivazionale - Ted, luglio 2009
(12.5 milioni di visualizzazioni)
video, 18min36

Anche a distanza di anni, l'intervento, che conta un numero di visualizzazioni incredibile (oltre 12milioni), resta illuminante. 
Sono una ventina di minuti assolutamente da non perdere: per manager e non. 
E, naturalmente, per chi si occupa di personale nelle organizzazioni di lavoro. 
Dan Pink esamina il complesso problema della motivazione, cominciando da un fatto che gli esperti di scienze sociali conoscono, ma che la maggior parte dei manager ignora. E cioè: le ricompense di tipo tradizionale non sono così efficienti come si pensa. 
Lo fa ancorando le sue asserzioni a fatti concreti: esempi ed esperimenti, condotti negli anni da studiosi seri di psicosociologia del lavoro.
Le conclusioni potrebbero sembrare ovvietà. Invece il mondo dell'impresa non le conosce o, di fatto almeno, le rifiuta. Quando addirittura non le considera, ancora oggi, delle quasi-bestemmie.
Del resto, anche in Italia, continuano a circolare (troppi) addetti ai lavori che non conoscono né il lavoro né gli studi sul lavoro.
Godetevi la relazione, non solo per il contenuto, ma anche per lo stile di esposizione: concretissimo, brillante, estroverso, pungente. 
Quando un americano è bravo nel public speaking, è bravo davvero. (mf)

«Ho speso gli ultimi due anni a considerare la scienza della motivazione umana. In particolare, la dinamica delle motivazioni esterne e di quelle interne. E vi dichiaro che siamo in alto mare. Se prendete la scienza, c'è un disallineamento tra ciò che la scienza sa e ciò che le imprese fanno. E ciò che è allarmante è che il sistema operativo del nostro mercato -- pensate al complesso di assunti e di protocolli alla base del nostro mercato, a come motiviamo la gente, a come applichiamo le risorse umane -- è costruito integralmente sopra questi motivatori esterni, il bastone e la carota. In realtà la cosa va bene in molti tipi di attività del 20° secolo. Ma per le attività del 21° secolo, questo approccio meccanicistico di ricompensa e punizione non funziona. Spesso non funziona, e tante volte produce danni. Voglio mostrarvi che cosa intendo. (...)

Gli incentivi "se... allora..." funzionano benissimo per questo genere di attività in cui ci sono regole semplici e un chiaro traguardo da raggiungere. Le ricompense, per loro stessa natura, concentrano l'attenzione, restringono il pensiero. Ecco perché funzionano in tanti casi. E così, in attività come questa, l'attenzione concentrata, l'obiettivo là davanti a te, su cui fare zoom diretto, funzionano ottimamente. Ma con il vero problema della candela, sapete che non dovete guardare così. La soluzione non ce l'avete davanti. La soluzione è alla periferia. Volete guardare attorno a voi. La ricompensa in realtà restringe l'attenzione. e riduce le nostre possibilità. (...)

C'è un disallineamento tra quanto la scienza sa e ciò che le imprese praticano. E quello che mi preoccupa, mentre siamo tra le macerie del collasso economico, è che fin troppe organizzazioni continuano a basare le loro decisioni, le loro direttive su persone e talenti, su assunti obsoleti, non provati, e fondati più sulla tradizione popolare che sulla scienza. E se vogliamo davvero saltare fuori da questo caos economico, se davvero vogliamo ottenere risultati di alto livello nelle attività tipiche del 21° secolo, la soluzione non è perseverare nelle cose sbagliate. Allettando le persone con una carota più dolce o minacciandole con un bastone più appuntito. Noi abbiamo bisogno di un approccio totalmente nuovo.
E la buona notizia in tutto ciò è che gli scienziati che studiano la motivazione ce lo hanno trovato. È un approccio molto più basato sulla motivazione interna. Sul desiderio di fare cose perché hanno senso, perché ci piacciono, perché sono interessanti, perché fanno parte di qualcosa di importante. Per come la vedo io, questo nuovo sistema operativo del fare impresa gira attorno a tre elementi: autonomia, padronanza e scopo. (...)

Lasciatemi concludere.
C'è uno scollamento tra quello che la scienza sa e quello che le imprese fanno. Rivediamo ciò che sa la scienza. Uno: i premi tipici del 20° secolo, questi motivatori che pensiamo siano la parte naturale del mercato funzionano, sì, ma solo in casi sorprendentemente limitati. Due: questi incentivi "se... allora..." spesso distruggono la creatività. Tre: il segreto per risultati di alto livello non sta nei premi o nelle punizioni, ma nella pulsione interna che non si vede. La pulsione a fare le cose per il loro valore. La spinta a fare le cose perché hanno senso.
E qui viene il meglio. Qui viene il meglio. Lo sappiamo già. La scienza conferma ciò che conosciamo nel nostro cuore. Perciò, se rimediamo a questo disallineamento tra ciò che la scienza sa e ciò che l'impresa pratica, se portiamo la nostra motivazione, il concetto di motivazione nel 21° secolo, se ci liberiamo di questa ideologia pigra e pericolosa della carota e del bastone, possiamo rafforzare le nostre imprese, possiamo risolvere una quantità di problemi della candela [l'esperimento illustrato all'inizio dell'intervento], e forse, forse, forse possiamo cambiare il mondo.» (Dan Pink, dal video)