venerdì 5 giugno 2015

#LIBRI PIACIUTI / La lottatrice di sumo, di Giorgio Nisini (recensione di M. Ferrario)

Giorgio NISINI, La lottatrice di sumo, Fazi Editore, 2015
pagine 316, € 18,00, ebook €9,99

Un romanzo intenso e 'mirabilmente' scritto. Che si sviluppa a partire da un amore di gioventù dolce e tenero, ancora in bozzolo, ma che sembrava pronto per diventare, con ogni probabilità, la vera relazione seria e stabile della vita. 
Un incidente stradale tronca tutto: il motorino vola fuori strada e lei, Margherita, muore sul colpo. Morte fisica, però. Perché nella mente e nel cuore del ragazzo, in qualche modo, il filo continua, magari anche in forma carsica e inconsapevole. Finché il ragazzo, divenuto adulto, a cinquant'anni, sposato e separato, con una figlia adolescente con cui ha un rapporto profondo ma problematico, si ritrova casualmente rigettato nei ricordi, dentro una vicenda strana e misteriosa, che gli fa scoprire un artista, ora defunto, Golem, famoso per la sua pittura fuori da qualunque schema, apprezzatissimo da critici e mercanti d'arte e sempre più seguito come un guru spirituale da una comunità di adepti che trovano nei suoi quadri segni concreti di un rapporto personalizzato con il 'loro' aldilà.

L'uomo è docente universitario di fisica e scrittore di successo: proprio il suo libro di esordio non fa mistero delle sue posizioni scettiche su certi temi che rimandano al sovrannaturale. La sua immagine pubblica, che del resto pare ben riflettere la sua realtà soggettiva, è quella di persona razionale, 'quadrata', certamente restia a farsi sedurre da richiami spiritualistici ultraterreni. 
Eppure, l'uomo, sopraffatto da questo caso, non sa (non può, non vuole) sfuggire al dubbio: anzi, ne resta come preso al laccio, alternando un duplice atteggiamento. Da una parte conserva lo scetticismo che lo contrassegna, mantenendo distanza, perplessità e diffidenza verso ciò che man mano scopre; e nel contempo sembra, in fondo in fondo, voler lasciarsi andare al fascino di ciò che legge della biografia del 'pittore dell'aldilà', intrigato dalla conoscenza diretta della figlia di Golem, che ha fondato una comunità di fedeli-studiosi, e attratto dall'idea di poter instaurare in qualche modo un contatto con la ragazza della gioventù.

Motivo conduttore di questo lungo e approfondito 'sommovimento interiore', solcato da polarità che paiono inconciliabili, è ciò che dà il titolo al romanzo: 'la lottatrice di sumo'. Il quadro misterioso, non firmato, quindi di autore incerto benché per molti attribuibile a Golem (anche perché si racconta che lui stesso abbia definito il ritratto il suo 'segreto personale') e che Margherita, pochi giorni prima dell'incidente mortale, aveva donato con fare enigmatico al protagonista: è appunto grazie a questo dipinto che si sviluppa la vicenda, che trova uno chiaro scioglimento solo nelle ultime pagine.

Davvero un libro da 'godere'. Oltre che per la malia della storia, cui non ci si può sottrarre, per lo stile: 'magico'. Fluido, ampio, ricco. Capace di descrizioni puntuali, sia del mondo esterno (paesaggi e personaggi,) che delle emozioni interne vissute dal protagonista. 
Il romanzo ha una sua dinamicità di fatti e avvenimenti, ma la caratteristica principale, a mio avviso, non è il succedersi delle azioni, quanto la riflessione continua, pacata, intensa e mai noiosa, di pensieri e sentimenti: indagati con una rotondità di scrittura davvero eccezionale.
Un libro che si intuisce 'curato' dall'autore, frutto di un lavoro paziente di cesello e anche intimamente 'sentito'. E, forse, sofferto.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
A vent’anni non è semplice essere felici, benché in genere si pensi il contrario». «Sei sempre troppo categorico», disse lei. «Si può essere felici e infelici a tutte le età, dipende da come si è fatti e da quello che ci riserva la vita. Tu papà hai un’idea sbagliata dei giovani d’oggi. Guarda che non siamo mica tutti sballati e privi di obiettivi! Io voglio sposarmi, avere dei figli, lavorare sodo al negozio di mamma. Non credo di avere molte pretese...». «Ecco, appunto», la interruppi, «il problema è proprio questo, la tua mancanza di pretese. Puoi anche fare una vita semplice e onesta, non dico questo, ma con te stessa, con il fondo di te, non puoi accontentarti». (Giorgio Nisini, La lottatrice di sumo, Fazi Editore, 2015)

L’idea di compiere cinquant’anni mi stava deprimendo: faticavo ad accettarlo ma era così. Ero in ottima forma fisica, ero soddisfatto economicamente e professionalmente, non avevo la più lontana intenzione di imbarcarmi in una nuova storia d’amore o in una convivenza. Stavo bene per conto mio, pienamente gratificato da qualche relazione occasionale che ogni tanto mi capitava. Eppure la consapevolezza di superare quel limite cronologico mi angosciava, come se il varco dei cinquant’anni rappresentasse la vera, totale, immodificabile fine della giovinezza. Un quarantenne era considerato ancora nel fiore della carriera, soprattutto in ambito accademico e scientifico, un cinquantenne non più. Entrare a breve nell’adolescenza della vecchiaia stava diventando un pensiero insopportabile. (Giorgio Nisini, La lottatrice di sumo, Fazi Editore, 2015)
»

#SCRITTE / Indifferenza


(dal web, fonte sconosciuta)

#SPOT / Empatia (Beppe Giacobbe)


Beppe GIACOBBE, 1953, disegnatore
Empaty-Altruismo, Visionary Dictionary, Lazy Dog Publishing

#LINK #LAVORO / Per chi lo cerca: 8 errori (Matteo Turricchia)

Otto raccomandazioni per utilizzare al meglio il social network professionale più diffuso al mondo: Eures, la rete dei servizi pubblici per l’impiego dell’Unione europea, ha pubblicato una lista su come massimizzare gli effetti positivi che un corretto utilizzo della piattaforma online può portare. (...)

(1) - Non inserire la propria foto. 
(2) - Inserire una foto non professionale. 
(3) - Non aver inserito informazioni. 
(4) - Non aver personalizzato l’Url. 
(5) - Non aver descritto le proprie esperienze professionali. 
(6) - Non seguire gruppi o aziende. 
(7) - Descriversi con le parole di sempre (e di tutti). 
(8) - Non aggiornare il proprio profilo. 

*** Matteo TURRICCHIA, Per chi cerca lavoro gli errori da non compiere mai, 'miojob.repubblica.it', 

LINK, articolo integrale qui

#ARK #IMPRESA & SOCIETA' / Manipolare: illusione, collusione, delusione, 1993 (M. Ferrario)

Amo il rischio. E per questo propongo un mio saggio del 1993 in tema di manipolazione.
Il rischio è dato dal fatto che il pezzo richiede una lettura non breve e certamente non superficiale (anche se il linguaggio vuole evitare arzigogoli criptici e vuole essere chiaro ed esemplificativo). Ma ho deciso di correrlo perché l'argomento, se è nel piatto da tempo (come è confermato anche dalla datazione, che risale a oltre vent'anni fa), oggi in questo piatto non abbiamo più solo le mani, ma, a me pare, ci siamo dentro interi. 
Tutti. 
E quanto per scelta e volentieri o quanto per caso o insipienza, è tutto da stabilire.

La problematica descritta in questo testo ha per sfondo chi si occupa di consulenza e, in particolare, di formazione degli adulti, nelle imprese e, più in generale, nelle organizzazioni di lavoro. 
Ma credo risulti chiaro fin dalle prime note che il modo in cui la questione è trattata va al di là delle specificità di un contesto o di una professione. E gli spunti di analisi del 'meccanismo-manipolazione' e i suggerimenti per adottare (sempre che si voglia farlo)  una strategia che contenga o minimizzi i rischi di manipolare e di essere manipolati riguardano ognuno di noi, nelle relazioni che quotidianamente instauriamo, sul lavoro e nella vita comune. 

Lo scritto è tratto da un libro collettaneo che ha per titolo 'Manipolazione' ed era stato curato da una collega del tempo (Valeria Chioetto). 
Come si vede dai nomi indicati nella figura di copertina, riprodotta qui sotto al termine del saggio, vi hanno collaborato specialisti illustri, senz'altro più famosi del sottoscritto. 
Il volume naturalmente è oggi introvabile ed è scomparsa anche la casa editrice (Anabasi), che lo aveva editato, specializzata in collane di saggistica.

Spero che il testo, qui pubblicato senza correzioni  né di forma né di sostanza, possa dare qualche stimolo di riflessione. 
Le mie idee di fondo non sono mutate e rifirmo tutto: se mai, oggi sono più drastico nel sottolineare taluni fenomeni che vent'anni fa potevano intravvedersi come debole inizio di una tendenza. (mf)

#SCRITTE / Se muori dentro


(dal web, via tumblr.com)

#VIDEO #CINEMA / Eating Machine, da Tempi Moderni (Charlie Chaplin, 1936)



Charlie CHAPLIN, 1889-1977
attore, regista, sceneggiatore, comico, produttore britannico
Eating Machine, da Tempi Moderni, 1936
video, 4min26 


Quando l'ingegneria organizzativa è lasciata sola al comando... (mf)


Sul film Tempi Moderni,
http://it.wikipedia.org/wiki/Tempi_moderni

MOSQUITO / Riunioni, decidere insieme crea il dna (Eugenio Scalfari)

Il fatto che io non avessi da temere, mi spingeva inoltre ad avere i migliori con me, e non i mediocri: i giovani e i migliori. I giovani perché mi è sempre piaciuto tentare di avere una scuola. I migliori perché hanno i talenti necessari per fare giornali con delle ambizioni. 
Tu l’hai chiamata collegialità, ma forse è più preciso chiamarla ‘centralismo democratico’, mutuando una espressione politica. Io non ho mai preso decisioni importanti se non con la unanimità o la quasi unanimità del corpo redazionale intero (quando eravamo pochi) e poi, quando questo non fu più tecnicamente possibile, con una direzione molto allargata che noi chiamavamo ‘il senato’: cioè tutti i capiservizio e in più tutti gli editorialisti e gli inviati di spicco che facevano parte del giornale. Perché fino a quando non avessi maturato una decisione comune, io non scioglievo le riunioni. Tant’è che le nostre riunioni, che erano delle riunioni fiume, duravano due o tre ore. E non mi risulta che gli altri giornali avessero riunioni che duravano così a lungo. (...)
C’era una finalità, direi fondamentale. Vedi, ‘Repubblica’ era un giornale giovane e nuovo. Un giornale nuovo doveva costruire un dna della redazione. E il dna della redazione tu non lo crei se non fai partecipare tutti per anni alla fattura e alla discussione del giornale e della sua linea. Ebbene tutto questo ha creato un dna fortissimo. È accaduto che io abbia preso delle decisioni solitarie, ma quando ho preso delle decisioni solitarie, questo è avvenuto perché la redazione mi ha detto: questa è una situazione nella quale solo tu puoi decidere. 

*** Eugenio SCALFARI, giornalista, saggista e scrittore, fondatore e già direttore di ‘la Repubblica’, intervistato da Roberto Cotroneo, ‘l’Unità’, 4 aprile 2004.

#VERSETTI SATIRICI / Avarizzia (Trilussa)

Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda li quatrini ne lo specchio
pe' vede raddoppiato er capitale.

Allora dice: Quelli li do via
perché ce faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo pe' prudenza...
E li ripone ne la scrivania.

*** TRILUSSA (Carlo Alberto Salustri), 1871-1950, poeta, scrittore, giornalista, Avarizzia, in ‘Sofà delle muse’, http://bit.ly/1zHKLNn

giovedì 4 giugno 2015

#FAVOLINE / Politici (e non solo) (MasFerrario)


#PICCOLE VERITA' / Nastro adesivo, lunghezza della gonna, emoticons (Wumo)


WUMO
Nastro Adesivo

° ° °


WUMO
Lunghezza delle gonne

° ° °


WUMO
Emoticon più usate


I danesi Mikael Wulff e Anders Morgenthaler pubblicano sul loro quotidiano a fumetti Wumo delle perle di saggezza in chiave grafica e ironica sulla vita ai tempi dell'immagine, dei social e dei fast-food.

Immagini tratte da Sara Zapponi, Le irriverenti verità di tutti i giorni, 15 maggio 2015, qui

#PAROLE DESUETE / Togo

Togo

aggettivo.
Forse derivante dall'ebraico tob, buono, eccellente, o forse dal tedesco antico tugan, buono, appropriato, acconcio, utile, che serve. 

Voce scherzosa in uso in vari dialetti o gerghi (ad esempio in Sardegna) come attributo generico di cosa o persona che si giudica, con tono di compiaciuta ammirazione, come ottima, eccellente, di gran classe.
Ad esempio: «è stato un pranzo togo»; «che toga, quella ragazzina!»

Nel linguaggio giovanile può essere sinonimo di figo.
In Toscana l'equivalente è ganzo.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


#SCRITTE / Non si è mai troppo lontani


(dal web, fonte sconosciuta)

#MOSQUITO / Il vero potere è dare potere (Banjamin Zander)

Ho diretto per quasi vent’anni prima di rendermi conto, improvvisamente, che il direttore di un’orchestra non produce neanche un suono. La sua immagine appare sulle copertine dei cd in varie pose drammatiche, ma il suo vero potere deriva dalla sua capacità di rendere potenti gli altri. 

*** Benjamin ZANDER, 1939, inglese, direttore della Boston Philarmonic Orchestra, professore al conservatorio del New England, coautore con Rosamund Stone Zander, terapista familiare e pittrice, di L’arte del possibile, 2000, Il Sole 24 ore, Milano, 2001.


Benjamin Zander
foto di Peter Schweitzer

#PIN / Quando ti apri (MasFerrario)


#TAVOLE #RITAGLI #LINK / Cementificazione italiana (Tomaso Montanari)


Suolo consumato - superficie consumata pro-capite

° ° °


Suolo consumato - km quadrati e percentuale su superficie nazionale

Nemmeno la grande crisi ha fermato l'unica impresa comune nella quale gli italiani delle ultime generazioni sembrano essersi coalizzati: il consumo irreversibile del sacro suolo della patria. Cioè il più evidente dei nostri vari suicidi collettivi.
È questa la più impressionante tra le moltissime notizie contenute dal rapporto 2015 sul consumo di suolo che (...) reso pubblico dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, l'Ispra. 
Nel 2014 abbiamo "tombato" col cemento altri duecento chilometri quadrati di suolo: ogni giorno perdiamo 55 ettari, ogni secondo ci giochiamo tra i 6 e i 7 metri quadrati di futuro. In totale il suolo consumato in Italia è arrivato a quota 21mila chilometri quadrati, cioè il 7% del territorio. (...)

Di naturale c'è davvero poco, in questa nostra folle corsa al cemento. I dati dell'Ispra smentiscono, per l'ennesima volta, la presenza di un nesso causale tra edilizia e necessità di abitazioni: in una spirale perversa le città perdono abitanti, ma guadagnano case, vuote e sfitte. E se nel 2014 il suolo consumato per ogni cittadino italiano sembra, per la prima volta, lievemente scendere, non è perché si costruisca di meno, ma è a causa della ripresa demografica, dovuta in grandissima parte all'immigrazione. Come una specie di terribile peccato originale, i "nuovi italiani" si addossano un consumo statistico di suolo davvero impressionante: circa un chilometro quadro a testa! (...)

La battaglia contro il cemento si perde prima nelle leggi corrotte, e poi sul territorio: dipende dall'azione del governo Renzi ciò che leggeremo nel prossimo rapporto Ispra. O il governo invertirà la rotta, o leggeremo che ci siamo suicidati ancora un po'. La scommessa sarebbe facile: ma sul futuro dei nostri figli non si può scommettere. (...)

*** Tomaso MONTANARI, 1971, storico dell'arte, saggista, 50 ettari di cemento al giorno: così il Belpaese asfalta il futuro, 'la Repubblica', 4 maggio 2015

LINK, articolo integrale qui

#MOSQUITO / Efficienza, se l'autostima dipende dalle prestazioni (Silvia Vegetti Finzi)

In una società dove il valore personale è rappresentato dall’efficienza, l’autostima si misura sulle prestazioni erogate: ma se non c’è un metro di riferimento la richiesta diventa assoluta, illimitata, travolgente. Mentre sino a pochi anni fa la contraddizione fondamentale era tra essere e avere, adesso è piuttosto tra essere e fare. Un fare che, avulso dal fine e ignaro dei mezzi, diviene uno scopo per se stesso. In questo caso gli psicofarmaci risultano al tempo stesso necessari e micidiali. Sul momento consentono infatti di oltrepassare i limiti delle proprie risorse, di battere via via tutti i record personali. A lungo andare però, mettendo a tacere i sintomi, imbavagliando l’angoscia, impediscono di riflettere sul senso della vita e di programmare il proprio destino. 

*** Silvia VEGETTI FINZI, psicologa e psicoterapeuta, esperta di psicologia dinamica, rubrica ‘psiche lei’, ‘Io donna’, 15 maggio 2004.

#SCRITTE / Neanche i sofficini


(dal web, fonte sconosciuta)

mercoledì 3 giugno 2015

#NOI TRA DI NOI / I 25 'sguardi poietici' più cliccati



Dai dati statistici che ho, mi pare che la sezione #SguardiPoietici, che ad oggi ha pubblicato 81 contributi, sia particolarmente apprezzata.

Credo perciò di fare cosa gradita indicando qui di seguito i primi 25 'sguardi' per numero di visualizzazioni. 
Per ognuno è riportato, tra parentesi, il numero dei clic e accanto i link per l'eventuale collegamento. (mf)

° ° °

(1) - M. Ferrario, Io non so che faccia avrà il futuro (114), qui
(1) - M. Ferrario, Prima della politica (114), qui
(3) - M. Ferrario, Il consulente di cambiamento (100), qui
(4) - Francesco Casuscelli, 21 luglio 2001 (94), qui
(5) - M. Ferrario, E quando questo sguardo mi accade (83), qui
(6) - Maria Luisa Spaziani, Lettera di Natale (78), qui
(7) - M. Ferrario, Alto Tradimento (72), qui
(7) - M. Ferrario, Oltre (73), qui
(9) - Alda Merini, Una donna (64), qui
(10) - M. Ferrario, Basta (60), qui
(11) - Marcello Bernardi, Discorso a un bambino (57), qui
(12)- Daigu Ryokan, Il fiore chiama la farfalla (55), qui
(13) - Francesco Casuscelli, La nuova voce del vento (51), qui
(14) - M. Ferrario, Le parole (50), qui
(15) - Alberto Melucci, Lascia entrare (49), qui
(16) - Wislawa Szymborka, Torture, (48), qui
(17) - M. Ferrario, Riguardo (47), qui
(17) - anonimo, Amami per ciò che vedi ad occhi chiusi (47), qui
(19) - James A. Autry, Ciò che il manuale del personale non ti dirà mai (46) , qui
(20) - Nazim Hikmet, Alla vita (45), qui
(21) - Gietema Noor, Ascoltami (43), qui
(22) - M. Ferrario, Contro il futuricidio (40), qui
(22) - M. Ferrario, Vorrei (40), qui
(22) - M. Ferrario, Diceva (40), qui
(25) - M. FerrarioManagement oggi (39), qui
(25) - Günter Grass, Ignominia d'Europa (39), qui
(25) - Pier Luigi Amietta, Speranza (39), qui

Aggiungo, inserito nella sezione simile chiamata #BigliettiAugurali:
M. Ferrario, Ti auguro di de-siderare (137), qui

#PAROLE DESUETE / Rugghiare

Rugghiare
verbo intransitivo, probabilmente derivato da ruggire incrociato con mugghiare.

(a) - In senso letterale, riferito al leone o al cinghiale o ad altre bestie feroci: il mandar fuori la voce, con un suono violento e prolungato, simile a un ruggito, manifestando così fame o dolore o ira. 
Esempi: 
«Le larghe zanne arruota e il grifo serra E rugghia e raspa» (Poliziano); «El cinghial bolle... E rugghia e raspa».

(b) - In senso esteso e in chiave iperbolica riferito soprattutto alla natura che emette suoni o rumori violenti e insistenti.
Esempi: 
«Poscia che ’l foco alquanto ebbe rugghiato Al modo suo» (Dante);  «Divampare il fuoco / rugghiando» (Giusti).; «Il mare rugghiava minacciosamente».

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#MOSQUITO / Meglio sbagliare che chiedere permesso (Laura Bruno)

In HP [Hewlett Packard] ho avuto due mentori. Mi hanno insegnato che è preferibile sbagliare piuttosto che chiedere il permesso. Con uno di loro, all'inizio, feci un errore. Lui mi disse: «Meglio fallire inseguendo una soluzione piuttosto che non cercarla nemmeno». 
Nelle multinazionali non c'è la cultura del controllo. Un leader che sa delegare è qualcuno che, prima di tutto, crede in se stesso. E diventa un esempio per tutti. Per le donne, spesso, il potere è stato qualcosa da temere. Io ho imparato a non averne paura. 

*** Laura BRUNO, direttore del personale, da Francesca Gambarini,  Laura Bruno: "E' meglio sbagliare che chiedere permesso", ‘A’, 30 maggio 2013.



BALOO (Rex May),1946, fumettista inglese
Delegare, 2009

#SCRITTE / Chi ti ha insegnato


(dal web, fonte sconosciuta)

#LINK / Social: consigli (d'autore) per scrivere senza errori (Alice Basso)

Il correttore automatico di Word è come quelle fidanzate che ti mettono a posto i cassetti, o quei fidanzati che Loro Sì Che Sanno come si carica la lavastoviglie: quando non sono fra i piedi ti senti più libero, poi però casa tua inizia a somigliare a New Orleans dopo Katrina. Scrivere sui social è un po’ così: senza la rete di sicurezza dei correttori automatici, le maschere cadono e si svela tutto il nostro analfabetismo di ritorno. Visto che scrivere bene fa anche sembrare più intelligenti le cose che scriviamo, non è una cattiva idea addestrarci a fare da soli. (...)

Sarà una fissazione professionale, ma credo davvero che un congiuntivo usato bene, tre puntini di sospensione, un buon lessico ricco, eccetera, siano una forma di resistenza...(...)

*** Alice BASSO, scrittrice ed editor, Come scrivere sui social senza commettere errori: consigli (d’autore) per evitare figuracce, 'illibraio.it', 2 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui


#VIDEO #NATURA / Mamma cerva sfida il lupo per difendere il piccolo (Piero Santucci)


Mamma cerva sfida il lupo per difendere il piccolo
Pietro SANTUCCI, 'lastampa.it', 1 giugno 2015
video, 2min15sec

Dalla presentazione del video:
L’accompagnatore di media montagna Pietro Santucci ha filmato una scena che sta facendo il giro del web. A poco più di 400 metri da lui, un cerbiatto corre con tutta la forza che ha in corpo. Dietro, a poca distanza, c’è un lupo che vuole catturarlo. Ma per fortuna del piccolo, c’è una mamma cerva che, con tutti il coraggio che ha in cuore, affronta il predatore. Sono due minuti che tolgono il fiato, con continui capovolgimenti di fronte sin quando il lupo desiste. Gli ultimi istanti del video mostrano il cerbiatto sfinito, ben consapevole del rischio corso.
La scena si è verificata verso le 7 di mattina del 29 maggio nel Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise.

#PIN / Riconoscere le illusioni (MasFerrario)


#MOSQUITO / Resilienza (Umberto Galimberti e Anna Oliverio Ferraris)

[1] - Oggi la si chiama ‘resilienza’, una volta si chiamava ‘forza d’animo’, Platone la nominava ‘tymoidés’ e indicava la sua sede nel cuore. Il cuore è l’espressione metaforica del ‘sentimento’, una parola dove ancora risuona la platonica ‘tymoidés’. Il sentimento non è languore, non è malcelata malinconia, non è struggimento dell’anima, non è sconsolato abbandono. Il sentimento è forza. Quella forza che riconosciamo al fondo di ogni decisione quando, dopo aver analizzato tutti i pro e i contro che le argomentazioni razionali dispiegano, si decide, perché in una scelta piuttosto che in un’altra ci si sente a casa. E guai a imboccare, per convenienza o per debolezza, una scelta che non è la nostra, guai a essere stranieri nella propria vita. 

*** Umberto GALIMBERTI, filosofo e psicoanalista, Seguite il vostro cuore, la bussola è nei sentimenti, ‘la Repubblica’, 24 febbraio 2003.

Di Umberto Galimberti, in questo blog, altri 6 contributi, qui

° ° °

[2] - ... la persona centrata su di sé, sul proprio successo personale, che si sente superiore agli altri, è convinta di ‘dover’ ricevere assai più di quanto non sia disposta a dare e, se il suo narcisismo non trova soddisfazione, può diventare ostile. L’esempio dei manager resilienti (...) indica come la capacità di far fronte alle difficoltà della vita, ossia la resilienza, non necessariamente si coniuga con una personalità che ha una tale sicurezza in se stessa da essere al di fuori dalla realtà, più tipica dei serial televisivi che della vita reale. Essere resilienti non significa essere infallibili, ma essere disposti al cambiamento quando è necessario, pensare di poter sbagliare ma sapere anche correggere la rotta delle proprie azioni.

*** Anna OLIVERIO FERRARIS, docente di psicologia dello sviluppo alla università La Sapienza di Roma, La forza d’animo, Rizzoli, Milano, 2003. 


#SENZA_TAGLI / Emmental, ecco perché ci sono i buchi

Una ricerca elvetica ha svelato il mistero dei famosi buchi dell'Emmental, il formaggio svizzero per antonomasia, e il motivo della loro diminuzione: un latte troppo pulito. 
L'elemento decisivo per la formazione dei fori sono le microparticelle di fieno che finiscono nel latte, scrive Agroscope, il centro di competenza della Confederazione elvetica per la ricerca agronomica che ha condotto lo studio insieme all'Empa (Laboratorio federale di prova dei materiali e di ricerca). 
E questo spiega anche perché negli ultimi 10-15 anni i buchi nel formaggio siano diminuiti: con il passaggio dalla mungitura tradizionale nella stalla in recipienti aperti a quella meccanizzata e chiusa, sempre meno particelle di fieno finiscono nei secchi del latte. «Ne deriva che vi siano meno 'germi di buchi' nel formaggio» e quindi meno cavità alla fine, spiega un comunicato.

Scegliendo il dosaggio di microparticelle di fieno chi produce formaggio può in pratica controllare il numero di fori del prodotto. 
Il mistero dei buchi nel formaggio era già stato oggetto di ricerche e nel 1917 l'americano William Clark aveva pubblicato uno studio sulla formazione dei fori per azione dell'anidride carbonica prodotta da batteri. Ma gli scienziati non avevano determinato la specie di batteri, né quali processi di fermentazione fossero all'origine della formazione di gas nell'Emmental, scrive Agroscope. 
Inoltre non si sapeva spiegare perché i buchi si formassero in alcuni punti e non in altri. 
Per il loro studio, i ricercatori svizzeri hanno fatto ricorso a un nuovo metodo di tomografia computerizzata durante una raffinazione di una durata di 130 giorni.

(articolo anonimo, Svizzera, svelato il mistero dei buchi del formaggio Emmental, 'repubblica.it/scienze', qui)

#LINK #POLITICA / Come rottamare Renzi in tre mosse (Paolo Flores d'Arcais)

Se nel Pd c’è ancora qualche testa pensante anche vagamente sensibile ai valori di “libertà e giustizia” che definiscono la sinistra (due condizioni che escludono d’emblée Bersani, D’Alema e compagnia cantando) già avrà individuato il “che fare”. In tre mosse. 

Primo: far cadere Renzi in una delle numerose fiducie che sarà costretto a porre per far passare in parlamento le sue pimpanti controriforme. 
Secondo: chiedere allora un immediato congresso del Pd, con le stesse modalità e procedure che portarono Renzi a impadronirsi del partito, partecipazione/iscrizione dei cittadini anche al momento del gazebo, ecc. 
Terzo, in contrapposizione a Renzi candidare per la segreteria del Pd Maurizio Landini, e parallelamente chiedere al Presidente Mattarella che al posto del governo sfiduciato, anziché sciogliere le camere, venga insediato un governo di “tregua repubblicana”, affidato tutto a personalità della società civile e capace di ottenere le convergenze autonome di parlamentari Pd, M5S e altri “volenterosi” sul programma e la credibilità dei ministri preposti a realizzarlo.

La razionalità di questo “che fare” non è difficile da riscontrare.
(...) 

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, direttore di 'MicroMega', Come rottamare Renzi in tre mosse, 'MicroMega online', 2 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui


Immagine di Edoardo BARALDI
da 'MicroMega online', 2 giugno 2015

#TAVOLE #LINK / Donne nel Cda: la carica delle mille (Paolo Boroni)


da 'lastampa.it', 2 giugno 2015

Con l’ultima tornata di nomine la quota rosa nei cda ha così raggiunto il 26%, ben oltre la soglia del 20% prevista dalla legge per il primo rinnovo dei consigli. E anche nel settore pubblico, dove una legge fotocopia è entrata in vigore a inizio 2013, si è arrivati allo stesso livello (25,8%).  
  
Negli ultimi anni la progressione è stata davvero importante: si è infatti passati dal 5,9% del 2008 all’11,6% nel 2012 per toccare già a settembre 2013 il 17,2% e quota 21% nel maggio 2014, mentre a marzo di quest’anno siamo poi arrivati al 26%.  
In base alle statistiche europee l’Italia risulta il paese che tra ottobre 2010 e aprile 2014 ha fatto segnare il secondo più forte aumento di presenza femminile nei cda con un incremento di 14,1 punti più che doppio rispetto alla media europea (+6,7). Solo la Francia (+18,1) ha fatto meglio. (...)

*** Paolo BARONI, giornalista, La carica delle mille donne nei cda delle società quotate, 'lastampa.it', 2 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui

martedì 2 giugno 2015

#LIBRI PIACIUTI / L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, di Alice Basso (recensione di M. Ferrario)

Alice BASSO
L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti, 2015
pagine 271, € 14,00, ebook € 9,99

Lei si è scelta il mestiere che più le consente di esprimere la sua eccezionale capacità di mettersi nei panni degli altri, capendone la personalità profonda, sentendone le emozioni intime, interpretandone i pensieri più nascosti: quello di 'ghostwriter'. Ed è in questo ruolo che conosce un giovane scrittore in crisi, una autrice di volumi sugli angeli, un commissario di polizia. 
Con questi personaggi ed altri minori ma non meno vividi e meno scolpiti (la sorella, il capo della sua casa editrice, una liceale, di talento e fuori dagli schemi, che sembra incarnare la protagonista da piccola) si sviluppa una vicenda assai articolata, che non smette di incuriosire e spiazzare, sino ad un finale mozzafiato in cui la protagonista conferma la sua sconcertante abilità nell'usare le sue virtù empatiche e nel cogliere e mettere insieme i dettagli che danno la soluzione al fatto in cui si trova implicata.

Un esordio brillante, che non dovrebbe passare inosservato: una giovane autrice che ha tutto per ammaliare e sedurre.
Una storia che ti afferra e non ti lascia, ricca di tensione e colpi di scena. Ci entri dentro da subito, intrigato e messo a tuo agio da uno stile e un ritmo sfolgoranti e scoppiettanti, sempre al massimo, e non ne vorresti più uscire, catturato dall'intreccio degli eventi che si susseguono, ma soprattutto stregato dalla protagonista: un tipo ribelle e anticonformista, accattivante nella sua originale e simpatica asocialità e di una perspicacia genialoide che stupisce e conquista.
Linguaggio colorito, vivace, diretto, mai banale. Ironia raffinata, disseminata in giuste dosi, che apre al sorriso intelligente. Descrizioni inframmezzate da dialoghi, leggeri, ma elaborati con cura e acume, mai scontati. Cadenza incalzante, che non ti fa fermare le pagine.

Al termine del libro è riportata una breve intervista all'autrice, che rivela come è nata la figura della protagonista e quanto c'è di autobiografico in alcuni aspetti della vicenda raccontata. La rivelazione più importante è una rassicurazione: sembra sia già in cantiere la prossima puntata. La stravagante, ma brillante, 'ghostwriter' non ci lascerà.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

«
Dopo un attimo sento le mani di Riccardo scivolarmi sulle spalle. 
«Hai capito cos’è questa, vero, Vani?» mi dice. Ma adesso parla molto più piano. Il suo tono fa il paio con le luci basse e morbide. Non c’è più traccia della giocosità del nostro dialogo in macchina. È come se fossimo arrivati al dunque: alla fine dell’ultimo gioco di prestigio, quando al mago non resta che inchinarsi umilmente e sperare nell’applauso del pubblico. 
«La scena della pasticceria», mormoro io. La scena del suo – del nostro libro. Il capitolo in cui i due protagonisti, Art e June, si rincontrano per caso in una pasticceria deserta, di notte, e tutta la dolcezza, la speranza, la bellezza che c’è in loro e nelle loro vite trova un momento di celebrazione e di pace. La scena in cui, fra le altre cose, si confidano ciò che sapevano da un pezzo, e cioè di essere innamorati l’uno dell’altra.
Ho paura che sotto le sue mani Riccardo avverta quanto sono tesa. In effetti mi sento una porcellana sul punto di andare in frantumi. Quando inizia a stringermi lievemente le spalle, sussulto. Non può non accorgersene. Per tutta risposta, la sua presa si fa ancora più salda. 
«Tu mi hai regalato un libro, Vani. Mi hai regalato il successo. Mi hai regalato tutto quello che ho e che sono adesso. Io non ho un libro da regalarti, però ho la scena della pasticceria. È la cosa migliore che abbia mai fatto, la più preziosa che mi appartenga. Perché è tutta farina del mio sacco, una volta tanto. Una delle poche cose di cui posso dire che sia veramente mia. Ecco: te la regalo. Stasera è tutta vera ed è tua, è per te.» (Alice Basso, L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome, Garzanti, 2015)
»

#SPILLI / Playstation e vincenti, per default (M. Ferrario)


Elezioni Regionali 1 giugno 2015
Renzi gioca alla playstation con Orfini


Mentre il Pd perde milioni di votanti (oltre 2 milioni rispetto al 2014 e 1 milione rispetto al 2013: vedi tavola qui sotto), ottenendo un risultato peggiore di quello dell'epoca dei rottamandi (poi rottamati) della ditta Bersani, Lui gioca alla playstation (*) col Presidente Orfini, un tempo critico 'da sinistra' della politica del partito e oggi, ovviamente, supporter del nuovo corso.

Per chi si chiedesse chi ha vinto, alla playstation, ma anche alle elezioni, la risposta è per default.
E infatti Renzi ha dichiarato, almeno con riferimento alle elezioni: «Ottimo risultato, avanti così, con determinazione».

Del resto un altro si è sempre comportato nello stesso modo. 
Si chiama Berlusconi.
Anche in questo, tra i due, non c'è differenza. (mf)
---
(*) 
«... altro che fotografarsi davanti alla Playstation dopo la lettura dei risultati, per trasmettere agli elettori un segnale di tranquillità da oratorio, che è invece un segnale del nulla, senza significato e dunque inquietante come tutte le false sicurezze. Bisognava forse pensare, l'altra sera, che c'era un popolo disperso che davanti ai siti e alle tv si interrogava sul destino di questo Paese alla fine di una transizione eterna, e persino sul destino della sinistra, ritenendola lo strumento politico più adatto a gestire la fuoruscita dalla crisi, coniugando opportunità e equità. (...)» 
*** Ezio MAURO, Per chi suonano le due campane, 'la Repubblica', 2 giugno 2015
LINK, articolo integrale qui


° ° °

Istituto Cattaneo e Ansa, 2 giugno 2015

(...) 
L'Istituto Cattaneo di Bologna ha fatto un raffronto tra i voti ottenuti dai quattro principali partiti (Pd, M5s, Lega e Fi) rispetto alle Politiche del 2013 e alle Europee del 2014: ebbene, solo il Carroccio avanza, e gli altri tre arretrano. 
Il Pd ha perso in tutto 2.143.003 voti sul 2014 e 1.083.557 sul 2013. 
M5s cala del 60% rispetto alle politiche del 2013, ma anche rispetto alle europee del 2014 (-40,4%): in valore assoluto, meno 1.956.613 voti e meno 893.541. 
In calo anche Fi che sul 2013 e sul 2014 cede 1.929.827 voti e 840.148. 
La Lega ha un vero balzo di 402.584 rispetto a due anni fa, e di 256.803 sull'anno scorso. 
(...)
LINK, Ansa, 2 giugno 2015, qui

#RITAGLI / Ricordando la Repubblica: dietro alla pacificazione (Giorgio Agosti)

Il nostro errore psicologico […] è stato proprio nel credere che la grande massa degli italiani dovesse guardare con riconoscenza quei pochi che avevan preso l’iniziativa della riscossa e se ne erano addossati, nell’interesse di tutti, il peso più duro e più tragico. E non abbiam capito che è proprio l’aver agito, quando gli altri scappavano o si nascondevano, ciò che i milioni di attendisti non ci perdonano. […] 
Dietro alla politica di pacificazione non c’è soltanto il proposito subdolo dei vecchi fascisti, ma c’è il desiderio – più o meno confessato – della grandissima maggioranza degli italiani di dimenticare, di metter tutti sullo stesso piano, di ridurre a pura fazione politica quella che è stata soprattutto una rivoluzione morale.

*** Giogio AGOSTI, 1910-1992, magistrato, partigiano, Lettera a Lucilla Jervis, moglie di Willy, trucidato dai nazisti, 3 novembre 1947, citato da Paolo Borgna, 23 luglio 1943: inizia la Resistenza, 'MicroMega', Almanacco di storia, Ora e sempre Resistenza, 3, 2015

Su Giorgio Agosti,
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Agosti


2 giugno 1946

#PIN / Togliere, levare (MasFerrario)


#MOSQUITO / Leadership, l'ha uccisa la gente (Michele Serra)

Che dignità c’è, e soprattutto che utilità, in una leadership (politica, televisiva, aziendale, culturale) che conforma il proprio pensiero e le proprie azioni al già detto, al risaputo, al convenzionale? 
Come diavolo possono formarsi le classi dirigenti e le élites, i dirigenti politici e gli artisti, i creatori di linguaggio e i maestri di vita, in una civiltà che ha scelto per sé un’unità di misura strutturalmente volgare, pregiudizialmente banale e soffocante come ‘i gusti della gente’? 
Quegli scarti di senso, quelle intuizioni quasi divinatorie che scaturiscono dalla solitudine e dalla disobbedienza, dove mai possono attecchire in un mondo che stronca sul nascere tutto ciò che è ‘troppo difficile’ o ‘troppo diverso’? 

*** Michele SERRA, giornalista e scrittore, Quanti danni in nome della gente, ‘la Repubblica’, 9 settembre 2003.

In questo blog, altri 4 contributi di Michele Serra qui

#VERSETTI SATIRICI / Dare e avere (Corrado Guzzanti)

So di non aver dato molto nella mia vita...
So di non aver dato molto ai miei amici,
ai miei fiii,
a mi mooo,
r'cane...
So di non aver dato molto nella mia vita...
So di non aver dato molto a chi invece mi ha dato molto,
a chi mi ha amato e sorretto e aiutato.
So di non aver dato molto nella mia vita.
Ma quel poco...
lo rivorrei indietro.

*** Corrado GUZZANTI, 1965, autore e attore comico, Dare e avere, da Corrado Guzzanti, Il libro de Kipli, Baldini Castoldi Dalai, 1992

In questo blog, altri 5 contributi di Corrado Guzzanti qui

#IMMAGINI / 12 famose citazioni-lampo (Ryan McArthur)


Ryan McARTHUR, grafico e disegnatore canadese
Citazione di Albert EINSTEIN, 1879-1955 
fisico e filosofo tedesco naturalizzato USA
Premio Nobel per la Fisica 
 «La vita è come andare in bicicletta. 
Se vuoi stare in equilibrio, devi continuare a muoverti» 

#SPOT / 2 giugno, Festa della Repubblica (Marta De Angelis)


Marta DE ANGELIS, http://lightningsflash.deviantart.com/
Festa della Repubblica, Manifesto Associazione 'Libertà e Giustizia'


Sulla Festa della Repubblica

lunedì 1 giugno 2015

#MOSQUITO / Un pensare fascista (Andrea Camilleri)

C’è un modo di pensare, nell’italiano, che è ancora fascista: piace la prevaricazione, la sopraffazione. È un virus mutante, come quello dell’influenza. Si fa il vaccino e già il virus è cambiato. Noi italiani, è sgradevole dirlo, non amiamo i politici che ragionano e agiscono onestamente. Ferruccio Parri, un uomo mite, onesto, era appena stato nominato presidente del Consiglio e già tutta l’Italia lo chiamava ’Fessuccio’. Non piacciono, all’italiano, le persone dimesse: bello il luccicore delle divise, bella la parola tonante. Berlusconi no, non è un fascista. Ma ha un modo di proporsi, da gerarca, che piace molto perché è speculare a una certa mentalità italiana. I giudici scrivono: «Anche da presidente del Consiglio gestì una colossale evasione fiscale». In un Paese normale, questo avrebbe annullato Berlusconi; in Italia gli fa guadagnare voti.

*** Andrea CAMILLERI, 1925, scrittore, sceneggiatore, regista, intervistato da Silvia Truzzi, 'Il Fatto Quotidiano', 2 giugno 2013, ora in S. Truzzi, Un Paese ci vuole, Longanesi, 2015

#PIN / Basta Change Management: anche in politica (MasFerrario)



Change Management. 
E Changing Management.
Sì, è inglese. 
Ma i termini sono chiarissimi anche in italiano. Specie se leggete il #pin.
Che è dedicato ai troppi managerini i quali, alle convention, si riempiono la bocca di parole vuote. Meglio se in inglese.
Ed è dedicato (soprattutto oggi, dopo le elezioni regionali) al renzismo e alla sua (tronfia) cultura. 
Che imita managerini e consulentini, più o meno rampantini. E non conosce autocritica, ma è campione di proiezione
Quel meccanismo psicologico, di cui fino a ieri era maestro Berlusconi, in base al quale la colpa è sempre attribuita agli altri. E si immaginano ogni giorno complotti che oserebbero intralciare chi è vincente per default. Anche quando perde. (mf)

Comunque, per capire meglio la differenza fra change e changing, sempre in questo blog, ecco un mio precedente scritto: qui

#PIN / Se un pensiero non disturba (MasFerrario)


#VIDEO #PSY / Bruno Callieri, psicotici e suore



Bruno CALLIERI, 1923-2012
psichiatra di matrice fenomenologica
Dialogo su vita e morte: Suor Eufrasia (III capitolo), 12 dicembre 2011
intervista di Francesco Bollorino, 'Psychiatry On Line Italia'
video, 3min03

Bruno Callieri è stato, con Danilo Cargnello (1911-1998), Franco Basaglia (1924-1980) e Eugenio Borgna (1930), uno dei massimi esponenti della psichiatria fenomenologica italiana.

Nel 2011 la rivista 'Psychiatry On Line' ha realizzato una lunga intervista allo psichiatra  presso la sua abitazione.
L'argomento scelto era la morte e il pensiero del 'limite': Callieri lo voleva affrontare dopo aver superato un difficile momento di salute.
L'intervista intitolata Dialogo sulla vita e sulla morte è stata divisa in capitoli: questo video si riferisce al 3° capitolo.
Illuminante, e commovente, il ricordo di uno psicotico.
E poi suor Eufrasia:che confessa a Callieri: «E' la prima volta, dopo tanti anni, che vedo un medico che parla coi malati» (mf)

#SCRITTE / Tutto calcolato



(dal web, fonte sconosciuta)

#SPILLI / Regionali, votanti e aventi diritto (M. Ferrario)

Credo che un'astensione generalizzata di quasi la metà degli aventi diritto vada tenuta presente nella lettura delle percentuali ottenute dai nuovi governatori delle regioni.
E' una convinzione banale. 
Eppure do per scontato che, come ormai avviene da quando l'astensione alle urne è in crescita, anche stavolta, passato il primo momento in cui tutti fanno un commentino preoccupato, poi ci si tufferà a confrontare le percentuali dei voti espressi. Magari anche in chiave storica; e quindi senza evidenziare i numeri delle differenti astensioni nel tempo (come è avvenuto alle ultime europee, con la bufala, ripetuta giornalmente, del Pd che si vantava di avere il 41% del consenso degli italiani, contro un reale 23,3%).

Se però tenessimo conto della banale distinzione tra votanti e aventi diritto, avremmo almeno chiari questi 4 punti:
(a) - il governatore più votato (Zaia, in Veneto) ottiene il 28,8% di consenso degli aventi diritto (contro il 50,4% dei voti espressi).
(b) - il neo-governatore della Liguria Toti ottiene il 17,5% di consenso degli aventi diritto (contro il 34,5% dei voti espressi)
(c) - il neo-governatore della Campania De Luca (peraltro in attesa delle conseguenze della legge Severino) ottiene il 21,2% di consenso degli aventi diritto (contro il 40,9% dei voti espressi)
(d) - il neo-governatore della Puglia Emiliano ottiene il 24,2% di consenso degli aventi diritto (contro il 47,4 dei voti espressi)

Insomma: quando va bene (in un caso: e il bene è solo un giudizio che riguarda la percentuale, non il valore della persona, della lista e dei suoi programmi) si guida una regione con poco più di 1/4 del consenso degli italiani.

E' la democrazia.
Ma forse è sempre meno democrazia.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura


#FAVOLINE / Decisionista (MasFerrario)

 

#MOSQUITO / Carattere, una compagnia di teatro (James Hillman)

Mi piace immaginare la nostra psiche come una pensione piena di ospiti. Ci sono quelli che si pre-sentano puntuali e seguono le regole della casa, e altri, anch’essi ospiti fissi, che se ne stanno chiusi in camera o si fanno vedere solo di notte; e può darsi che questi e quelli non si siano mai incrociati. Una soddisfacente teoria del carattere deve dare spazio a tutti, ai caratteristi, alle controfigure, agli addestratori di animali, alle comparse, agli attori che recitano soltanto una particina e si esibiscono in numeri inattesi. Spesso sono questi a dare allo spettacolo il suo tono tragico, o fatale, o demenziale. (...) 
Probabilmente l’integrità del carattere non è una cosa così unitaria; assomiglia, piuttosto, a quando, alla fine dell’opera, l’intera compagnia si presenta in scena, e il coro, i ballerini, i protagonisti e il direttore d’orchestra fanno i loro inchini scoordinati. La vita vuole alla ribalta tutta la compagnia, in flagrante delitto. Anche i travestimenti fanno parte del carattere. 

*** James HILLMAN, 1926-2011, psicoanalista statunitense di matrice junghiana, fondatore della psicologia archetipica, La forza del carattere, 1999, Adelphi, Milano, 2000.


In questo blog, 
altri 2 contributi di James Hillman qui

#PAROLE DESUETE / Infralire

Infralire

Verbo intransitivo, derivato di 'frale', contratto di 'fragile', letteralmente: infragilirsi, indebolirsi, affievolirsi, perdere le forze, perder vigore, venir meno. 
Esempio:  «Il male avea infralite bensì le sue facoltà intellettuali, ma non distrutte» (Pindemonte)

Raro, e soprattutto poetico, l’uso transitivo del verbo nel significato di indebolire, infiacchire.

In senso figurato, il sostantivo frale, fragile,  può indicare anche corruttibile.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

#VIGNETTE / Altan, Vauro, Staino


ALTAN
Conta solo il profitto?, campagna Repubblica Idee, 'D', 30 maggio 2015

° ° °


VAURO
Impresentabili, 'vauro-facebook', 30 maggio 2015

° ° °


Sergio STAINO
Non mi chiamo Civati, 'Corriere della Sera', 15 maggio 15

domenica 31 maggio 2015

#PIN / Arrendersi, insistere (MasFerrario)


In Mixtura ark #Pin di MasFerrario qui

#MOSQUITO / Iper-attivismo, combattiamolo sottraendo (Paolo Mottana)

Ad un affaccendamento forsennato, che ha perso il senso del limite, pare occorra mettere freno, e un buon sistema di elaborazione ci pare possa essere anzitutto quello interiore, o meglio ‘inferiore’, rivolto all’interiorità e profondità di ciascuno e del mondo stesso, recuperando uno sguardo più umile e devoto verso ciò che c’è, e una posizione di ‘ri-guardo’ verso modalità di esistenza che riescano nuovamente a fare spazio al silenzio, alla cura, all’attesa paziente del compiersi di ogni storia, fino ad ogni fine. 
Quello che si raccomanda è la possibilità alternativa di costruire percorsi di ‘sottrazione’, itinerari di vita minori, più astenuti, più raccolti, contenuti, riflessivi, umili, e più in contatto con il mondo affettivo e immaginario, con l’oscurità del sentire che ci origina, rispetto alla dirompente e velleitaria scarica di richiami al crescere, fare, cambiare, illuminare, progredire ‘purché sia’. 

*** Paolo MOTTANA, docente di filosofia dell’educazione all’università di Milano Bicocca, Miti d’oggi nell’educazione. E opportune contromisure, Franco Angeli, Milano, 2000.


In questo blog
altri 2 contributi (video) di Paolo Mottana, qui