L’Angelo lo riconosce da lontano, mentre lo vede avvicinarsi lentamente sulla nuvola. E’ imbarazzato e si profonde in un inchino di sincera riverenza, pronunciando il suo nome. Lui, ancora stupito di essere dove è, si guarda in giro, cercando di nascondere il disagio.
- Dunque anche lei mi conosce?
- Certo, signor Albert Einstein, chi non la conosce? Le do il benvenuto. E la conduco subito al cospetto di Dio. Che la attendeva con ansia: voleva rendere omaggio alla sua competenza. Immensa. Difficilmente un essere umano è in grado di raggiungere il suo livello di sapere.
- Non esageriamo: mi sono limitato a ragionare un po’ sulle cose che noi raggruppiamo nella disciplina chiamata ‘fisica’... E sono infiniti i segreti dell’universo che laggiù sulla Terra ancora non siamo riusciti a risolvere. Piuttosto, devo ammettere che fino a un attimo fa non credevo…
L’Angelo sorride.
- Sappiamo di un certo suo agnosticismo di fondo. Per lei questo dev’essere un momento spiazzante: tra un attimo incontrerà Dio in persona, della cui esistenza mi pare lei abbia sempre dubitato. Ma non si preoccupi: potrà chiedergli qualunque cosa.
Einstein viene fatto entrare in una nube bianca. Accecante. All’inizio sente i suoi occhi bruciare e non vede nulla. Poi, dopo qualche secondo, tutto torna perfettamente a fuoco. Dio è seduto di fronte a lui. Sorride e gli tende la mano.
- Da tanto aspettavo questo momento, caro Albert. Sì, come vede io esisto ed è una gioia immensa per me poterla incontrare. Mi dica subito: c’è qualcosa che posso fare per lei? Ha un desiderio particolare che io potrei soddisfare?
Einstein, lusingato e stupito per l’accoglienza tanto benevola e affettuosa, non si fa pregare: certo che ha un desiderio.
- Oh sì, signor Dio… (mi scusi, non so neppure come chiamarla…). Ma, se posso permettermi… Sa, ci ho lavorato tanto e non ne sono venuto a capo... Ecco: vorrei sapere, finalmente, qual è la formula del creato.
Dio non mostra alcun stupore: immaginava questa domanda. Si alza dalla sedia. Con uno schiocco delle dita fa comparire una lavagna digitale enorme. Vi si avvicina e comincia a scrivervi equazioni su equazioni. Mentre lo fa, commenta.
- Dovrà avere pazienza e seguirmi con attenzione: lei è l’unico essere umano che può capire quanto le rivelerò. Ma dovrò lavorare per una decina di minuti. Mi interrompa in qualunque momento se quello che scrivo non le risulterà chiaro.
Einstein si avvicina alla lavagna digitale. Dio scrive velocissimamente, ma lui non perde un’equazione. Al decimo minuto esatto, Dio mette il punto.
- Ecco la formula. Mi ha seguìto?
Einstein ha letto ogni riga. Non gli è sfuggito nulla. Rilegge tutto con un colpo d’occhio in pochi secondi. Ha un dubbio. Ma non osa esprimerlo. E Dio se ne accorge.
- Qualcosa non va, Albert?
- Sì, credo di aver colto ogni suo passaggio. E’ incredibile la complessità che ha disegnato: lo ammetto, solo lei poteva elaborare un formula come questa… Anche se, veramente… per carità, io non sono nessuno per correggerla… ma…
- Non abbia timore: dica pure…
Einstein si fa forza. La sua onestà intellettuale gli impone di non tacere. Con il dito indica un punto preciso: una ‘α’, una piccola alfa greca.
- Ecco, mi scusi buon Dio, io non vorrei… senz’altro sbaglierò, tuttavia, proprio qui, noto una certa incongruenza… E’ piccola, forse, ma secondo me, se mi consente, è grave e rischia di far saltare tutto.
Dio non trattiene una risata. Sonora. Genuina. Di vera soddisfazione.
- Caro Albert, lei si conferma il genio che è. Ha perfettamente ragione. Lì c’è una incongruenza. Piccolissima, sì. Ma grave. Fondamentale. E mette in crisi non solo la formula, ma il creato intero.
Einstein guarda Dio con occhio interrogativo.
- Il mio errore sta nel numero elevato a potenza che ho inserito in quella ‘α’: doveva essere assai più basso. Così quella ‘α’, nell’equilibrio del sistema complessivo, stona. Disturba. Rompe l’armonia generale del creato e lo mette in crisi. E’ questa l’incongruenza: una ‘α’, cui ho dato troppo potere. Sa cos'a indica quest'alfa? L'Uomo.
*** Massimo FERRARIO, 1946, La formula del creato, libera rielaborazione di un testo citato da Francesco Cataluccio, La vita a volte è sopportabile, Casagrande edizioni, 2013.
La barzelletta sembra sia stata raccontata da Wisława Sxymborska (1923-2012, poetessa polacca, premio Nobel per la letteratura nel 1996) a Francesco Cataluccio in un viaggio in auto prima della sua nomina a vincitrice del premio Nobel. Il testo è riportato da Simonetta FIORI, giornalista, in Il talento di Wisława per le buone cose di pessimo gusto, ‘la Repubblica’, 28 dicembre 2014.
Disegno di Copilot/AI
In Mixtura ark #Favole & Racconti di Massimo Ferrario qui

Nessun commento:
Posta un commento