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mercoledì 5 ottobre 2016

sabato 20 febbraio 2016

#MOSQUITO / Individuazione, dire sì al proprio destino (Carl Gustav Jung)

Al principio della malattia avevo la sensazione che vi fosse un errore nel mio atteggiamento, e che perciò in certo qual modo fossi responsabile io stesso dell'infelicità. Ma quando uno segue la via dell'individuazione, quando si vive la propria vita, si devono mettere anche gli errori nel conto: la vita non sarebbe completa senza di essi. Non c'è garanzia - neanche per un solo momento - che non cadremo nell'errore o non ci imbatteremo in un pericolo mortale. Possiamo credere che vi sia una strada sicura, ma questa potrebbe essere la via dei morti. Allora, non avviene più nulla o, in ogni caso, non avviene ciò che è giusto. Chiunque prende la strada è come se fosse morto.

Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dir di sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili; un io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di far fronte al mondo e al destino. Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria. Nulla è turbato - sia dentro che fuori - perché la propria continuità ha resistito alla corrente della vita e del tempo. Ma ciò può avvenire solo quando si rinuncia a intromettersi con aria inquisitiva nell'opera del destino.

Mi sono anche reso conto che si devono accettare i pensieri che ci vengono spontaneamente come una realtà effettiva, al di là di ogni apprezzamento. Naturalmente le categorie di vero e falso saranno sempre presenti, ma in secondo piano, senza essere vincolanti, poiché la presenza dei pensieri è assai più importante della nostra valutazione soggettiva; i giudizi però, in quanto sono anch'essi pensieri, non devono essere repressi: fanno parte della manifestazione della totalità.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica,  Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung, a cura di Anna Jaffé, Rizzoli, 1961


In Mixtura altri 27 contributi di Carl Gustav Jung qui

venerdì 5 giugno 2015

#LINK #LAVORO / Per chi lo cerca: 8 errori (Matteo Turricchia)

Otto raccomandazioni per utilizzare al meglio il social network professionale più diffuso al mondo: Eures, la rete dei servizi pubblici per l’impiego dell’Unione europea, ha pubblicato una lista su come massimizzare gli effetti positivi che un corretto utilizzo della piattaforma online può portare. (...)

(1) - Non inserire la propria foto. 
(2) - Inserire una foto non professionale. 
(3) - Non aver inserito informazioni. 
(4) - Non aver personalizzato l’Url. 
(5) - Non aver descritto le proprie esperienze professionali. 
(6) - Non seguire gruppi o aziende. 
(7) - Descriversi con le parole di sempre (e di tutti). 
(8) - Non aggiornare il proprio profilo. 

*** Matteo TURRICCHIA, Per chi cerca lavoro gli errori da non compiere mai, 'miojob.repubblica.it', 

LINK, articolo integrale qui

martedì 7 aprile 2015

#RITAGLI / Errori degli studenti preziosi per gli insegnanti (M. Maccarone)

Sbagliando si impara. E se è uno studente a sbagliare, impara anche il suo insegnante. 

Uno studio pubblicato su 'The Journal of Neuroscience' ha indagato le aree cerebrali che si attivano nell'insegnante durante le fasi di apprendimento dei suoi alunni. 
Ne è emerso un quadro ben delineato in cui la comprensione degli errori compiuti dagli studenti sembra essere un processo cruciale per guidare l'insegnamento di una materia. 

Nell'esperimento alcuni volontari sono stati invitati a mettersi nei panni di un insegnante, con il compito di osservare e valutare le risposte degli alunni in un gioco di apprendimento. Il gruppo degli insegnanti, mentre indicava se le risposte degli studenti erano corrette o meno, veniva sottoposto a scansioni di risonanza magnetica funzionale, una tecnica di imaging che visualizza l'attività delle diverse regioni cerebrali. I ricercatori, usando modelli matematici di analisi, hanno così potuto leggere e interpretare il funzionamento del cervello dei volontari. Le immagini hanno rivelato che una regione cerebrale chiamata corteccia cingolata anteriore, alla base dei meccanismi empatici e di comprensione dei pensieri altrui, segnalava agli insegnanti gli errori compiuti dagli studenti. 

I ricercatori hanno anche scoperto il coinvolgimento di alcune regioni del lobo frontale quando gli insegnanti pensavano a come gli studenti prevedevano di aver risposto alle domande. 
Comprendere gli studenti, le loro decisioni, gli errori, è emerso essere parte principale del processo di insegnamento, e consente di ottenere un feedback necessario a sviluppare gli strumenti giusti per guidare i docenti. 

*** Mattia MACCARONE, ricercatore in neurobiologia, pubblicista, Gli errori preziosi degli studenti, 'Mente & Cervello', aprile 2015