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mercoledì 26 aprile 2017

#MOSQUITO / Individuazione, come una ghianda (Carl Gustav Jung)

[D: Le dispiacerebbe dirci qualcosa su questo processo evolutivo della psiche verso la totalità che lei chiama processo di individuazione?]
E' molto semplice. Prenda una ghianda, la pianti nel terreno, la ghianda cresce e diventa una quercia. Così è l’uomo. L’uomo si forma da un uovo e crescendo diventa l’uomo completo, perché quella è la legge che ha dentro.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, intervistato da Richard Evans, in William McGuire e R.E.C. Hull, a cura, Jung parla, Adelphi, 1995.


In Mixtura oltre una sessantina di contributi di Carl Gustav Jung qui

venerdì 21 aprile 2017

#MOSQUITO / Individualismo, individuazione, individualità (Murray Stein)

L’individualismo finisce spesso per essere una specie di narcisismo, centrato sull’importanza dell’Io e dei suoi bisogni e diritti. (…)

L’individuazione, invece, include una gran parte di sviluppo dell’io e di egoismo, ma non finisce lì. Procede includendo e integrando le polarità e le complessità interne ed esterne. Non ignora l’importanza dell’altruismo e dei rapporti, bensì include questi elementi nel proprio programma come parti essenziali di esso. Favorisce sia la stima di sè che un profondo interesse sociale in quanto si concentra sul Sè (non sull’Io), che è comune a tutta l’umanità. (...)

L’individualità che nasce dal terzo stadio dell’individuazione è costituita da un insieme unico di elementi umani comuni incarnati in una vita particolare. Questa vita unica non è separata dagli altri o resa più importante di qualsiasi altra vita del pianeta. E' semplicemente affermata come un esperimento di vita umana, unico a causa della sua posizione precisa nella matrice comune.»

*** Murray STEIN, 1943, psicoanalista junghiano statunitense, L’individuazione, in Renos K. Papadopoulos, a cura, Manuale di Psicologia Junghiana. Orientamenti contemporanei. Teoria, Pratica, Applicazioni, Moretti Vitali, 2009, citato in 'jungitalia', 3 giugno 2013, qui

venerdì 7 aprile 2017

#MOSQUITO / Imitazione, utilissima e dannosissima (Carl Gustav Jung)

L'uomo ha una facoltà che per gli intenti collettivi è utilissima, e dannosissima per l'individuazione: quella di imitare. La psicologia sociale non può fare a meno dell'imitazione, perché senza di essa sono impossibili le organizzazioni di massa, lo Stato e l'ordine sociale; non è, infatti, la legge che fa l'ordine sociale, ma l'imitazione, concetto che comprende anche la suggestionabilità, la suggestione e il contagio mentale. Ma ogni giorno vediamo anche quanto si usi e si abusi del meccanismo dell'imitazione a scopo di differenziazione personale: si imita una personalità eminente o una qualità o attività rara, ottenendo così di differenziarci, sotto l'aspetto esteriore, da chi ci sta più vicino. Per punizione - si potrebbe dire - la somiglianza, nondimeno presente, con la mentalità dell'ambiente si accresce fino a divenire un inconscio legame coatto con l'ambiente stesso. Di solito il tentativo di falsa differenziazione individuale mediante l'imitazione non va oltre l'affettazione, e l'uomo rimane quello che era prima, ma alquanto più sterile. Per scoprire che cosa c'è in noi di propriamente individuale, occorrono profonde meditazioni, e all'improvviso ci accorgiamo di quanto sia difficile la scoperta dell'individualità.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, L'io e l'inconscio, (1928), in Due testi di psicologia analitica, Opere, vol. 7^, Bollati Boringhieri.
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sabato 24 dicembre 2016

#MOSQUITO / Individuarsi, il processo di differenziazione psichica (Carl Gustav Jung)

Qui si può domandare perché mai sia desiderabile che un uomo si individui. E’ non solo desiderabile, ma indispensabile, perché l’individuo, non differenziato dagli altri, cade in uno stato e commette azioni che lo pongono in disaccordo con se stesso. Da ogni inconscia mescolanza e indissociazione parte infatti una costrizione ad essere e ad agire così come non si è. Onde non si può né essere d’accordo in ciò né assumerne la responsabilità. Ci si sente in uno stato degradante, non libero e non etico.”

L’uomo ha una facoltà che per gli intenti collettivi è utilissima, e dannosissima per l’individuazione: quella di imitare.
La psicologia sociale non può fare a meno dell’imitazione, perché senza di essa sono impossibili le organizzazioni di masse, lo stato e l’ordine sociale; non è, infatti, la legge che fa l’ordine sociale, ma l’imitazione, concetto che comprende anche la suggestionabilità, la suggestione e il contagio mentale. Ma ogni giorno vediamo anche quanto si usi e si abusi del meccanismo dell’imitazione a scopo di differenziazione personale: si imita una personalità eminente o una qualità o attività rara, ottenendo cosi di differenziarci, sotto l’aspetto esteriore, da chi ci sta più vicino. Per punizione – si potrebbe dire – la somiglianza nondimeno presente con la mentalità dell’ambiente si accresce fino a divenire un inconscio legame coatto con l’ambiente stesso. Di solito il tentativo di falsa differenziazione individuale mediante l’imitazione non va oltre l’affettazione, e l’uomo rimane quello che era prima, ma alquanto più sterile. Per scoprire che cosa c’è in noi di propriamente individuale occorrono profonde meditazioni, e all’improvviso ci accorgiamo di quanto sia difficile la scoperta dell’individualità. (...)

La costruzione di una persona collettivamente conveniente è una grave concessione al mondo esteriore, un vero sacrificio di sé, che costringe l’Io a identificarsi addirittura con la persona, tanto che c’è della gente che crede sul serio di essere ciò che rappresenta. La “mancanza d’anima”, in questo atteggiamento, è però soltanto apparente, perché l’inconscio non tollera in alcun modo un simile spostamento del centro di gravità. Osservando criticamente questi casi, scopriamo che la maschera disegnata è compensata interiormente da una “vita privata”.  (...)

L’uomo non può impunemente sbarazzarsi di se stesso a favore di una personalità artificiale. Il semplice tentarlo, in tutti i casi usuali, scatena inconsce reazioni, fisime, affetti, fobie, idee coatte, debolezze, vizi e cosi via. L’ “uomo forte” nella vita sociale è spesso, nella vita privata, un bambino di fronte ai propri stati affettivi, la sua disciplina pubblica (che egli esige particolarmente dagli altri), fallisce penosamente in privato. La sua giocondità professionale ha, a casa, un volto malinconico; la sua “incontaminata” morale pubblica ha un curioso aspetto dietro la maschera… 

Si dice che è egoistico o “malsano” occuparsi di sé, che la propria compagnia è la peggiore, che fa diventar melanconici; ecco gli splendidi certificati che vengono rilasciati alla nostra natura umana! Ma sono un’espressione autentica del mondo occidentale. Chi pensa cosi, evidentemente non immagina con quanto piacere altra gente sta in compagnia di questi sudici vigliacchi.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, L’io e l’inconscio, 1928, Bollati Boringhieri, 2012.
Passi segnalati in 'jungitalia', 2 dicembre 2013, qui


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sabato 20 febbraio 2016

#MOSQUITO / Individuazione, dire sì al proprio destino (Carl Gustav Jung)

Al principio della malattia avevo la sensazione che vi fosse un errore nel mio atteggiamento, e che perciò in certo qual modo fossi responsabile io stesso dell'infelicità. Ma quando uno segue la via dell'individuazione, quando si vive la propria vita, si devono mettere anche gli errori nel conto: la vita non sarebbe completa senza di essi. Non c'è garanzia - neanche per un solo momento - che non cadremo nell'errore o non ci imbatteremo in un pericolo mortale. Possiamo credere che vi sia una strada sicura, ma questa potrebbe essere la via dei morti. Allora, non avviene più nulla o, in ogni caso, non avviene ciò che è giusto. Chiunque prende la strada è come se fosse morto.

Fu solo dopo la malattia che capii quanto sia importante dir di sì al proprio destino. In tal modo forgiamo un io che non si spezza quando accadono cose incomprensibili; un io che regge, che sopporta la verità, e che è capace di far fronte al mondo e al destino. Allora, fare esperienza della disfatta è anche fare esperienza della vittoria. Nulla è turbato - sia dentro che fuori - perché la propria continuità ha resistito alla corrente della vita e del tempo. Ma ciò può avvenire solo quando si rinuncia a intromettersi con aria inquisitiva nell'opera del destino.

Mi sono anche reso conto che si devono accettare i pensieri che ci vengono spontaneamente come una realtà effettiva, al di là di ogni apprezzamento. Naturalmente le categorie di vero e falso saranno sempre presenti, ma in secondo piano, senza essere vincolanti, poiché la presenza dei pensieri è assai più importante della nostra valutazione soggettiva; i giudizi però, in quanto sono anch'essi pensieri, non devono essere repressi: fanno parte della manifestazione della totalità.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica,  Ricordi, sogni, riflessioni di C. G. Jung, a cura di Anna Jaffé, Rizzoli, 1961


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lunedì 23 febbraio 2015

#VIDEO / Diventa ciò che sei (Umberto Galimberti)


Umberto GALIMBERTI, 1942
filosofo e psicoanalista di matrice junghiana
https://it.wikipedia.org/wiki/Umberto_Galimberti
Diventa ciò che sei: la visione di Jung 
video, 2min06

Un breve spunto: per ricordarci ciò che già Pindaro e Nietzsche ci hanno ricordato. 
E che Carl Gustav Jung ha ribadito, introducendo il suo concetto di principio di individuazione. (mf)


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domenica 8 febbraio 2015

#VIDEO #PSY / Intervista a Marie-Louise von Franz, 1982



Marie-Louise VON FRANZ, 1915-1998 
psicologa analitica svizzera, allieva di Carl Gustav Jung
http://it.wikipedia.org/wiki/Marie-Louise_von_Franz
intervista di Diana de Rham, 1982
video, 40min33

In questa intervista Marie-Louise Von Franz ripercorre la storia del suo avvicinamento a Jung e alla psicologia analitica, commentando la sua attività di psicoterapeuta e spiegando i contenuti dei suoi lavori di ricerca sula dimensione simbolica, a partire dalla alchimia.
E' un video in qualche modo 'storico', che rende bene la personalità dell'intervistata, la quale è stata una delle figure principali del 900 psicoanalitico. 
Il taglio colloquiale mette a proprio agio chiunque abbia voglia di essere stimolato su temi importanti che riguardano il nostro 'essere' più profondo. (mf)


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