Amo il rischio. E per questo propongo un mio saggio del 1993 in tema di manipolazione.
Il rischio è dato dal fatto che il pezzo richiede una lettura non breve e certamente non superficiale (anche se il linguaggio vuole evitare arzigogoli criptici e vuole essere chiaro ed esemplificativo). Ma ho deciso di correrlo perché l'argomento, se è nel piatto da tempo (come è confermato anche dalla datazione, che risale a oltre vent'anni fa), oggi in questo piatto non abbiamo più solo le mani, ma, a me pare, ci siamo dentro interi.
Tutti.
E quanto per scelta e volentieri o quanto per caso o insipienza, è tutto da stabilire.
E quanto per scelta e volentieri o quanto per caso o insipienza, è tutto da stabilire.
La problematica descritta in questo testo ha per sfondo chi si occupa di consulenza e, in particolare, di formazione degli adulti, nelle imprese e, più in generale, nelle organizzazioni di lavoro.
Ma credo risulti chiaro fin dalle prime note che il modo in cui la questione è trattata va al di là delle specificità di un contesto o di una professione. E gli spunti di analisi del 'meccanismo-manipolazione' e i suggerimenti per adottare (sempre che si voglia farlo) una strategia che contenga o minimizzi i rischi di manipolare e di essere manipolati riguardano ognuno di noi, nelle relazioni che quotidianamente instauriamo, sul lavoro e nella vita comune.
Lo scritto è tratto da un libro collettaneo che ha per titolo 'Manipolazione' ed era stato curato da una collega del tempo (Valeria Chioetto).
Come si vede dai nomi indicati nella figura di copertina, riprodotta qui sotto al termine del saggio, vi hanno collaborato specialisti illustri, senz'altro più famosi del sottoscritto.
Il volume naturalmente è oggi introvabile ed è scomparsa anche la casa editrice (Anabasi), che lo aveva editato, specializzata in collane di saggistica.
Spero che il testo, qui pubblicato senza correzioni né di forma né di sostanza, possa dare qualche stimolo di riflessione.
Le mie idee di fondo non sono mutate e rifirmo tutto: se mai, oggi sono più drastico nel sottolineare taluni fenomeni che vent'anni fa potevano intravvedersi come debole inizio di una tendenza. (mf)