Papà guarda il fiume a lungo e io lo lascio fare. Dopo un po’ afferma: «Vorrei avere avuto più tempo. Per rimediare a certe cose. Questo corpo è pressoché consumato. Non gli ho fatto un favore bevendo. Ma quando mi è venuto il Parkinson… non ho potuto semplicemente sopportarlo. La mia vanità. Detesto ammetterlo».
«Sei sempre stato molto orgoglioso.»
«Sei sempre stato molto orgoglioso.»
«È vanità, non orgoglio. E la vanità è una cosa meschina. In questo caso i cristiani hanno visto giusto. La vanità è una debolezza. Ciò che è storto non può essere raddrizzato, ciò che manca non può essere contato. Non c’è niente di male nell’essere malati.»
«No. Ma è umano provare quello che provi tu.»
Il suo sguardo trova il mio e vi vedo scoramento. «Non riconosco più il mondo, Marshall. Forse, quando smetti di sentirti a casa nel mondo, è ora che te ne vada.»
*** Greg ILES, 1960, scrittore statunitense, Cemetery Road, Harper Collins, 2020
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