lunedì 13 agosto 2018

#SGUARDI POIETICI / Uomo del mio tempo (Salvatore Quasimodo)

Sei ancora quello della pietra e della fionda,
uomo del mio tempo. Eri nella carlinga,
con le ali maligne, le meridiane di morte,
t’ho visto – dentro il carro di fuoco, alle forche,
alle ruote di tortura. T’ho visto: eri tu,
con la tua scienza esatta persuasa allo sterminio,
senza amore, senza Cristo. Hai ucciso ancora,
come sempre, come uccisero i padri, come uccisero
gli animali che ti videro per la prima volta.
E questo sangue odora come nel giorno
Quando il fratello disse all’altro fratello:
«Andiamo ai campi». E quell’eco fredda, tenace,
è giunta fino a te, dentro la tua giornata.
Dimenticate, o figli, le nuvole di sangue
Salite dalla terra, dimenticate i padri:
le loro tombe affondano nella cenere,
gli uccelli neri, il vento, coprono il loro cuore.


*** Salvatore QUASIMODO,  1901-1968, poeta, premio Nobel per la letteratura nel 1958, Uomo del mio tempo, da Giorno dopo giorno, Mondadori, 1947. Segnalato in 'lapoesiacheserve', 18 gennaio 2013, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Salvatore_Quasimodo


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