venerdì 9 settembre 2016

#MOSQUITO / Famiglia, liberarsene (Carl Gustav Jung)

Non è possibile vivere troppo a lungo nell’ambiente della propria fanciullezza o in seno alla famiglia senza che ciò costituisca un certo pericolo per la salute dello spirito. La vita chiama l’uomo fuori, verso l’indipendenza, e colui che per indolenza o timidezza infantili non obbedisce a questo appello è minacciato di nevrosi. Una volta scoppiata, la nevrosi diverrà progressivamente una ragione sempre più valida per fuggire la lotta con la vita e per rimanere impigliati per sempre nell’atmosfera moralmente velenosa dell’infanzia. (...)

Tutta la libido costretta nei vincoli familiari dev’essere ritirata da quella cerchia angusta per essere trasferita in una più ampia, giacché per il benessere psichico dell’individuo è necessario che egli divenga da adulto il centro di un nuovo sistema, dopo essere stato nell’infanzia una semplice particella gravitante attorno all’antico centro. (…) la libido non utilizzata finirà inevitabilmente con il restare impigliata nel rapporto endogamo inconscio con i genitori, privando l’individuo di elementi essenziali della sua libertà.

Ricordiamo quanto Cristo insistesse nella sua predicazione sulla necessità di un distacco radicale dell’uomo dalla sua famiglia (…), non si proponeva che uno scopo: liberare l’uomo dal suo attaccamento alla famiglia, che non è affatto imposto da una pretesa intelligenza superiore, ma che è da imputare semplicemente a un’estrema mollezza e alla mancanza dell’energia necessaria per dominare i propri sentimenti infantili. L’uomo, infatti, che lascia straripare la sua libido fissata all’ambiente dell’infanzia e non la libera per incanalarla verso mete più alte, cadrà in potere di una coazione inconscia. Dovunque egli sia, l’inconscio tornerà sempre a creargli l’ambiente infantile mercé la proiezione dei suoi complessi, ristabilendo così di continuo, e contro i suoi interessi vitali, la stessa dipendenza e la stessa carenza di libertà che in passato caratterizzavano il suo rapporto con i genitori. Il suo destino non è più nelle sue mani. (…) La libido, che rimane così fissata nella sua forma più primitiva, trattiene l’uomo a un livello corrispondentemente basso, a un livello cioè nel quale egli, lungi dall’avere il dominio sugli affetti, ne è al contrario alla mercé.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra e psicoanalista, antropologo svizzero, Simboli della trasformazione, 1912-1952, Bollati Boringhieri, citato da Emanuele Casale, Alcune malattie prendono il nome di 'famiglia'. Differenziarsi dai “nodi” e dalle cerchie familiari, in 'JungItalia', 6 febbraio 2014, qui


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