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lunedì 12 dicembre 2016
venerdì 9 settembre 2016
#MOSQUITO / Famiglia, liberarsene (Carl Gustav Jung)
Non è possibile vivere troppo a lungo nell’ambiente della propria fanciullezza o in seno alla famiglia senza che ciò costituisca un certo pericolo per la salute dello spirito. La vita chiama l’uomo fuori, verso l’indipendenza, e colui che per indolenza o timidezza infantili non obbedisce a questo appello è minacciato di nevrosi. Una volta scoppiata, la nevrosi diverrà progressivamente una ragione sempre più valida per fuggire la lotta con la vita e per rimanere impigliati per sempre nell’atmosfera moralmente velenosa dell’infanzia. (...)
Tutta la libido costretta nei vincoli familiari dev’essere ritirata da quella cerchia angusta per essere trasferita in una più ampia, giacché per il benessere psichico dell’individuo è necessario che egli divenga da adulto il centro di un nuovo sistema, dopo essere stato nell’infanzia una semplice particella gravitante attorno all’antico centro. (…) la libido non utilizzata finirà inevitabilmente con il restare impigliata nel rapporto endogamo inconscio con i genitori, privando l’individuo di elementi essenziali della sua libertà.
Ricordiamo quanto Cristo insistesse nella sua predicazione sulla necessità di un distacco radicale dell’uomo dalla sua famiglia (…), non si proponeva che uno scopo: liberare l’uomo dal suo attaccamento alla famiglia, che non è affatto imposto da una pretesa intelligenza superiore, ma che è da imputare semplicemente a un’estrema mollezza e alla mancanza dell’energia necessaria per dominare i propri sentimenti infantili. L’uomo, infatti, che lascia straripare la sua libido fissata all’ambiente dell’infanzia e non la libera per incanalarla verso mete più alte, cadrà in potere di una coazione inconscia. Dovunque egli sia, l’inconscio tornerà sempre a creargli l’ambiente infantile mercé la proiezione dei suoi complessi, ristabilendo così di continuo, e contro i suoi interessi vitali, la stessa dipendenza e la stessa carenza di libertà che in passato caratterizzavano il suo rapporto con i genitori. Il suo destino non è più nelle sue mani. (…) La libido, che rimane così fissata nella sua forma più primitiva, trattiene l’uomo a un livello corrispondentemente basso, a un livello cioè nel quale egli, lungi dall’avere il dominio sugli affetti, ne è al contrario alla mercé.
*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra e psicoanalista, antropologo svizzero, Simboli della trasformazione, 1912-1952, Bollati Boringhieri, citato da Emanuele Casale, Alcune malattie prendono il nome di 'famiglia'. Differenziarsi dai “nodi” e dalle cerchie familiari, in 'JungItalia', 6 febbraio 2014, qui
In Mixtura altri 40 contributi di Carl Gustav Jung qui
mercoledì 3 febbraio 2016
#SENZA_TAGLI / La famiglia, e la natura (Carlo Sini)
Come è ovvio, il dibattito sulle leggi relative al riconoscimento delle unioni tra omosessuali e, ancor più, sulle relative possibili adozioni di minori sta suscitando nel paese molta emozione e partecipazione. Questi fenomeni generali credo che siano anzitutto un bene per la vita democratica di una nazione: siamo indotti a confrontarci gli uni con gli altri e perciò, poco o tanto, dobbiamo prestare orecchio alle ragioni e alle emozioni dell’altro.
Non sono così ingenuo da non accorgermi come, in queste occasioni, si manifestino anche ragioni meno nobili e non in buona fede, per la presenza di prepotenze ideologiche e interessi economico-politici che fomentano il dibattito falsandolo e, per così dire, avvelenandolo con prese di posizione volutamente tanto estreme quanto menzognere. Tuttavia penso che questo male inevitabile nella grande società dell’informazione trovi comunque nel dibattito pubblico un efficace correttivo. In questo spirito e con tutto il rispetto di cui sono capace verso le opinioni che non condivido, cerco di sintetizzare, in pochissime parole, alcune cose che mi sembra sia difficile negare o, quanto meno, trascurare.
La prima riguarda la cosiddetta famiglia naturale: naturale in che senso? Se l’appello è alla natura in generale, quella che è innegabile è l’estrema varietà delle soluzioni che la natura ha per così dire inventato per la riproduzione delle specie (sino a esseri viventi che, nel corso della loro vita biologica, cambiano sesso ecc.). Maschio e femmina sono nozioni molto variabili e pensare di appellarvisi per definire la coppia umana è assolutamente avventuroso, per non dire impossibile.
Se poi, parlando di famiglia naturale, il riferimento è alla famiglia umana, solo una straordinaria ignoranza della storia dell’homo sapiens consente di identificare l’attuale famiglia con i sistemi di aggregazione che in centinaia di migliaia di anni, nelle più diverse condizioni di vita economica e sociale, hanno caratterizzato i rapporti famigliari, le relazione tra adulti (e adolescenti) di ambo i sessi e in generale le relazioni di parentela.
Naturalmente le persone sono più o meno affezionate alle loro tradizioni e non stanno a pensare a vecchie storie antropologiche e sociali; però non possono non riconoscere che, appunto, le tradizioni sociali cambiano nel tempo e il problema non è la loro giustificazione a priori o per principio, ma le conseguenze che dalle novità che premono possono derivare: questo è l’unico punto serio, a mio avviso, sul quale confrontarsi.
Quanto poi a coloro che invocano il dettato religioso e la presunta volontà di Dio (“volontà” che è privo di senso, per non dire di peggio, invocare a proprio vantaggio e sostegno), mi limito a ricordare che una legge di tutela di una minoranza non obbliga certo la maggioranza a imitarla. Aggiungo che viviamo da tempo, in Europa, entro un patto sociale (costato nei secoli lacrime e sangue) per il quale le credenze religiose sono tutelate come fatto privato e personale, ma non hanno alcuna rilevanza o cogenza sul piano politico e giuridico generale. So con certezza che molte persone di fede cattolica la pensano nello stesso modo. Sono le prime che dovrebbero indignarsi e allarmarsi di fronte a cartelli, che abbiamo visto sui giornali, del tipo “Dio lo vuole”. Di questa barbarie ci siamo liberati tanto tempo fa, elevando la dignità delle persone e della stessa fede religiosa. Chi ancora è tentato quella barbarie di frequentarla, anche solo per il vezzo originale di esibire un cartello “di colore”, si qualifica da sé.
*** Carlo SINI, 1933, filosofo, La famiglia e la natura, blog 'oblò', 1 febbraio 2016, qui
domenica 24 gennaio 2016
#SENZA_TAGLI / Famiglia, e noi atomi (Alessandro Gilioli)
È un brutto segno per tutti, in fondo.
Dico: in generale, se si scende in piazza per parlare di famiglia, è un brutto segno.
Perché vuol dire che lì ci ha riportato, come in una grande risacca, la tempesta globale di questi anni: alla famiglia. Cioè alla struttura sociale e affettiva più basilare. Quella fondamentale, la prima di cui ciascuno è circondato.
Quella oltre la quale si costruiscono le altre reti sociali e affettive: come le amicizie autentiche e profonde, ad esempio, che vengono subito dopo; e poi, l'essere compagni di comuni ideali politici o credo spirituali; quindi lo stare insieme per un obiettivo magari sindacale, lavorativo, creativo o anche più piccolo e magari solo di quartiere; via via verso le forme meno intense ma comunque appaganti, chessò, la festa di un pomeriggio e perfino i colori comuni di una squadra sportiva.
La socialità - l'essere società, anziché solo individui atomizzati - è fatta di tanti strati diversi. Da quelli più profondi a quelli più superficiali. Da quelli più indispensabili a quelli più voluttuari.
Noi oggi stiamo qui a litigare sul primo guscio, quello familiare.
Non è un buon segno, dunque: almeno per chi crede nell'essere umano come sociale. Per chi crede, al contrario di Thatcher, che oltre l'individuo esista la società, anzi che questa sia fondamentale proprio per la persona. Per chi crede che l'interrelazione sia molto, se non tutto, per ciascuno e ciascuna di noi: che sia importante almeno quanto i punti tra i quali si crea, proprio come le sinapsi sono importanti almeno quanto le cellule che mettono in contatto.
Insomma, per chi crede che nessuno possa essere felice da solo.
Questo nostro concentrarci sulla famiglia forse rivela che tutte le altre relazioni sono a pezzi. Quelle sociali, politiche, ideali, spirituali, lavorative, ludiche, locali.
Ci urla la solitudine del cittadino globale, atomizzato e perduto nel grande nulla del neocapitalismo.
Che quindi si aggrappa al suo guscio più vicino e indispensabile, la famiglia.
I cattolici fondamentalisti, i più impauriti di tutti, convinti che negare una famiglia agli altri dia più forza e solidità alla loro: e che illusione sciocca, mamma mia.
Ma un po' anche noi ci aggrappiamo all'unico guscio che ci hanno lasciato: noi che saremo nelle piazze oggi per difendere una banale ed evidente uguaglianza di diritti.
Anche noi, dicevo, in fondo siamo lì perché non c'è più altro legame sociale della famiglia - e almeno quello vogliamo che a tutti e tutte sia riconosciuto, visto che a tutte e tutti sono stati strappati tutti i legami sociali successivi, tutti quelli che l'individualismo ha progressivamente disgregato e reciso.
Ci hanno lasciato solo la famiglia, almeno che tutti ne abbiano diritto, diremo noi oggi in piazza.
Ci hanno lasciato solo la famiglia e la vogliamo solo per noi, diranno in piazza quegli altri sabato prossimo.
Ovvio chi sta messa peggio, delle due compagini, ma è un segno brutto per tutti. Perché la famiglia sta ai bisogni sociali come il pane sta a quelli alimentari. E sul diritto al pane ormai siamo qui a litigare.
Punto a un giorno in cui nessuno scenda in piazza per nessuna famiglia: perché ciascuno avrà la sua, come gli pare, e gli obiettivi di interazione sociali potranno essere dunque meno difensivi, meno fondamentali - e perfino più voluttuari, più lussuosi.
Il pane ma anche le rose, nella vita sociale e affettiva così come in quella economica.
*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, La famiglia, il pane di noi atomi, blog 'piovono rane, 23 gennaio 2016, qui
In Mixtura altri 3 contributi di Alessandro Gilioli qui
domenica 27 dicembre 2015
#EXLIBRIS / Famiglia, come la tazza del gabinetto (Lidia Ravera)
In genere è scocciata a Natale. Pensa che potrebbe essere da un’altra parte. Non ha niente contro la famiglia, come una mela non ha niente contro l’albero che la sostiene. Si è staccata da sua madre seguendo l’ovvio tragitto verticale imposto dalla forza di gravità, senza sprecare energie ad accelerare il percorso. Sua madre si contrapponeva a me con uno zelo furibondo, cercava lo scontro, opponeva alla mia vita di espiazione un’anarchia presuntuosa e malinconica. Melina ci guarda distratta, sia me che lei, sua nonna e sua madre, attenta alla lancetta dell’orologio. C’è sempre un altro posto dove si potrebbe andare. Gente nuova. Territori da conquistare. La famiglia è un arredo necessario ma privo di fascino. Come la tazza del gabinetto. Ti serve ma non è il dettaglio di cui ti innamori quando visiti un appartamento.
*** Lidia RAVERA, giornalista e scrittrice, Piangi pure, romanzo, Bompiani, 2013
In Mixtura 1 altro contributo di Lidia Ravera nella mia recensione al suo llibro 'Gli scartati', Bompiani, 2015, qui
venerdì 18 dicembre 2015
#VIDEO / Famiglia, e altro (Michela Marzano)
Michela MARZANO, filosofa, deputata
Intervista su Papà, mamma, gender a cura di Monica Mondo
Programma Tv Soul, Tv2000, 12 dicembre 2015
video, 26min37
Una mezz'ora da non perdere.
Momenti, alti, di riflessione e di condivisione di sentimenti e modi di essere di una filosofa che non rinuncia a cercare di capire e fare chiarezza.
L'intervistatrice, evidentemente in disaccordo su molti punti, incalza, sia pure con dolcezza e gentilezza, ma Michela Marzano reagisce con una dialettica puntuale, pungente e appassionata.
Emergono la sua capacità, brillante, di prendere posizione, non rinunciando a dire e a argomentare nel rispetto dell'altro, e la sua volontà, tesa, di battagliare, quando è necessario, contro le posizioni più regressive e irrispettose della pienezza dell'uomo. (mf)
In Mixtura la mia recensione al libro di Michela Marzano, 'Papà, mamma e gender', Utet, 2015, qui
domenica 25 ottobre 2015
#VIGNETTE / Altan, Biani, Natangelo
ALTAN
Cleptomani prestati alla politica, L'Espresso, 23 ottobre 2014
° ° °
Mauro BIANI
Famiglia rovinata, 'il manifesto', 21 ottobre 2015
° ° °
Mauro BIANI
Netanyahu e Hitler, 'il manifesto', 23 ottobre 2015
° ° °
Mauro BIANI
Vaticano, complotti e veleni, 'il manifesto', 24 ottobre 2015
Mauro BIANI
Bonus pistola, 'il manifesto', 22 ottobre 2015
° ° °
NATANGELO
Autodifesa per tutti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 ottobre 2015
mercoledì 27 maggio 2015
#SENZA_TAGLI #SPOT / Famiglia, senza copyright (Lella Costa, Claudia M. Bertola)
Dovremmo partire dal diritto alla dignità umana per tutti, da quelli che stanno nascendo, penso quindi alle leggi sull'adozione, a chi se ne sta andando, facendo finalmente una legge equilibrata sul fine vita e sul testamento biologico.
Io tendo sempre a considerare le persone come mosse da buone intenzioni - sarò ingenua? - perciò sono favorevole all'estensione della possibilità di adottare anche ai single. Anzitutto perché non è che la famiglia mononucleare, sancita dal sacro vincolo del matrimonio, abbia sempre dato degli esiti così entusiasmanti...
Nessuno può avere il copyright sulla famiglia, e quegli integralisti che ci provano non sempre lo fanno nel reale interesse dei minori.
Come non chiediamo a una neomamma o un neopapà se siano biologicamente adatti ad essere genitori naturali, così dovremmo avere un atteggiamento meno colpevolizzante con chi ha gli strumenti emotivi, culturali e - perché no? - economici per diventarlo legalmente.
Lo stesso vale anche per una coppia omosessuale, anche se io preferisco parlare semplicemente di due persone.
Conosco una coppia di amici gay che hanno un bambino in affido dal quale stanno ricevendo moltissimo in termini affettivi. Sfatiamo certe informazioni falsate: non tutti gli omosessuali sognano una vita di coppia e dei figli. Però chi ne ha il desiderio dovrebbe poterlo realizzare. Dovrebbe avere il diritto di dare un significato simbolico e giuridico alla propria unione (chiamiamola così se a qualcuno da così fastidio la parola matrimonio...).
Per quanto riguarda invece il divorzio, ben venga un adeguamento legislativo, ma non basterà a risolvere i casi di separazioni violente. Per quelle bisogna lavorare sulla cultura e sull'educazione sentimentale. Le tutele sono sacrosante, prima però viene la preparazione emotiva.
Io tendo sempre a considerare le persone come mosse da buone intenzioni - sarò ingenua? - perciò sono favorevole all'estensione della possibilità di adottare anche ai single. Anzitutto perché non è che la famiglia mononucleare, sancita dal sacro vincolo del matrimonio, abbia sempre dato degli esiti così entusiasmanti...
Nessuno può avere il copyright sulla famiglia, e quegli integralisti che ci provano non sempre lo fanno nel reale interesse dei minori.
Come non chiediamo a una neomamma o un neopapà se siano biologicamente adatti ad essere genitori naturali, così dovremmo avere un atteggiamento meno colpevolizzante con chi ha gli strumenti emotivi, culturali e - perché no? - economici per diventarlo legalmente.
Lo stesso vale anche per una coppia omosessuale, anche se io preferisco parlare semplicemente di due persone.
Conosco una coppia di amici gay che hanno un bambino in affido dal quale stanno ricevendo moltissimo in termini affettivi. Sfatiamo certe informazioni falsate: non tutti gli omosessuali sognano una vita di coppia e dei figli. Però chi ne ha il desiderio dovrebbe poterlo realizzare. Dovrebbe avere il diritto di dare un significato simbolico e giuridico alla propria unione (chiamiamola così se a qualcuno da così fastidio la parola matrimonio...).
Per quanto riguarda invece il divorzio, ben venga un adeguamento legislativo, ma non basterà a risolvere i casi di separazioni violente. Per quelle bisogna lavorare sulla cultura e sull'educazione sentimentale. Le tutele sono sacrosante, prima però viene la preparazione emotiva.
*** Lella COSTA, 1952, attrice, scrittrice e doppiatrice italiana, famosa soprattutto per i suoi monologhi teatrali, Famiglia senza copyright, rubrica 'Opinioni e idee', 'Style Magazine', n. 5, maggio 2015. Lella Costa è tra le interpreti di Ferite a morte, il progetto sul femminicidio ideato da Serena Dandini e portato sui palcoscenici di tutto il mondo.
Claudia Maria BERTOLA, @angioletto9
Famiglia, agosto 2014
mercoledì 15 aprile 2015
#VIGNETTE /Famiglia (M. Diffee)
Matthew DIFFEE, vignettista statunitense
Famiglia, 'The New Yorker', in 'Internazionale', 7 gennaio 2013
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