mercoledì 21 agosto 2019

#SPILLI / Gioco delle tre carte e mancata autocritica (Massimo Ferrario)

Il gioco delle tre carte
Per cercare di coprire/nascondere la folle corbelleria di aver tolto la spina a un governo in cui, tra una piazzata propagandistica e l’altra, spadroneggiava su alleati deboli e di fatto complici di politiche sempre più arrischiate sul piano democratico, Matteo Salvini ha deciso di rivoltare la frittata, non riuscita, alla ricerca di 'pieni poteri', inventandosi un inciucio palesemente inesistente, in preparazione da settimane, o addirittura mesi, tra M5S e Pd. 

Neppure il coraggio di assumersi la responsabilità di aver giocato sulla pelle del Paese per cercare di capitalizzare il consenso crescente nei sondaggi attraverso un voto elettorale anticipato senza giustificazioni sul piano dell’interesse nazionale. 

Finora il gioco truffaldino delle tre carte era riservato a bari da quattro soldi che cercano di infinocchiare i gonzi agli angoli delle piazze. 
Oggi, grazie a un sedicente ‘capitano’ irresponsabile, imbroglioncello e vigliacchetto, è entrato nelle aule parlamentari. 

L'autocritica mancata
Sì: alto. Nobile. E colto, l’intervento di Giuseppe Conte.
Inoppugnabili le critiche al sedicente ‘capitano’’: una sfilza di sberle che gli hanno deformato la faccia in tante faccette con cui cercava di rispondere accucciato come un bambino che subisce la paternale.

Evviva. Finalmente.

Solo una domanda: dov’era il Presidente del consiglio in questo ultimo anno?
Le ‘spinte autoritarie’ del suo vicepremier che hanno rotto la ‘leale collaborazione’, non limitate a parole o atteggiamenti, ma tradotte in provvedimenti e atti politici sanciti dal suo governo, non sono solo un problema di bon ton istituzionale: quando non sono state precise deviazioni costituzionali, sono state concrete derive illiberali, che hanno stravolto la convivenza civile e democratica e pervertito la cultura di questo Paese.

Su questo, nessuna critica.
Comprensibile, anche se non giustificabile: sarebbe stata autocritica. 

È però questo che ha sporcato, e non poco, l’immagine che voleva essere adamantina del premier. 
Non si tratta di ombre trascurabili: se ora, come Paese, ci toccherà tentare di rimettere insieme i fili di una solidarietà umana pericolosamente lacerata e di una comunità nazionale intossicata dall’odio.
Sempre che ci riusciamo: visto che il bullo che aspira(va) a fare il ducetto ha solo perso una battaglia e i suoi tifosi non smetteranno di tifare per la barbarie.

*** Massimo Ferrario, Gioco delle tre carte e mancata autocritica, per Mixtura


In Mixtura ark #Spilli di Massimo Ferrario qui

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