sabato 10 settembre 2016

#FAVOLE & RACCONTI / Fedele Buonini, uno come tanti (troppi) (M. Ferrario)

Dicono che non sono più quei tempi. 
Che oggi, nelle imprese, la cultura è cambiata. Che ci vogliono persone competenti e capaci di far valere i loro talenti. Che i conformisti possono piacere, ma non fanno carriera. Che c'è bisogno di gente che abbia il coraggio delle proprie idee, sappia contrastare con argomenti anche i propri capi e voglia combattere per affermare le proprie opinioni. 
Insomma, basta ai signorsì, pronti a sbattere i tacchi e ad adulare chi sta in alto.

Dicono così, consulenti e manager.
Nelle convention. Nei seminari. Negli articoli. Nei saggi.

Lui, però, era stato selezionato proprio per il suo carattere mite, dipendente, ossequiente.
Una volta, uno come lui, rubando l’espressione al mondo militare, si sarebbe definito di ‘buon comando’. Perché dava ragione a tutti: non prendeva mai posizione. E la sua disponibilità aumentava nella misura in cui l’interlocutore apparteneva alla gerarchia superiore.

La retorica manageriale parla di proattività, iniziativa, autonomia?
Lui attendeva. Se gli veniva chiesto, eseguiva. Guai a prendersi la responsabilità di una decisione. E se fosse risultata sbagliata? I capi ci sono per questo: dicano loro che fare.
E poi con qualche amico si era confidato. Con questo suo comportamento sarebbe salito in alto: in fondo quanti sono quelli promossi dirigenti solo perché si sono dimostrati diligenti?
‘Ha ragione, dottore’, ‘Senz’altro, dottore’, ‘Come crede, dottore’. 
Erano le espressioni che più aveva in bocca. 
E le rare volte in cui il suo capo si azzardava a chiedergli un parere, lui era un campione nel tergiversare. Prima cercava di intuire il suo pensiero e poi, sempre con cautela, si lasciava andare: «Ma lei mi insegna, dottore, che in effetti il suo punto di vista consente di affrontare il problema in modo più completo…».

Qualche volta il suo intento adulatorio era stucchevole. 
E anche il suo capo avrebbe voluto un po’ di contraddittorio. 
Però poi subito ricordava il collaboratore precedente. Che, appunto, cercava di fare il ‘collaboratore’, e non era assolutamente tagliato per subire il semplice ruolo di ‘dipendente’. 
Già, che fatica ogni volta gestire le discussioni con lui: far passare i suoi ordini era impossibile, c’era sempre qualcosa che non andava. E alla fine per forza era finita come doveva finire: il giovane, definito immaturo e troppo desideroso di autonomia, era stato allontanato dall’azienda.

Sì, questo Fedele Buonini, con il destino scritto nel nome e cognome, era la persona giusta.
E poi, appena aveva scoperto che il suo capo amava la pesca, si era anche lui innamorato di esche e lenze. Si era letto tutto quello che aveva trovato sull’argomento e si era esercitato, tutti i fine settimana, nel laghetto a una decina di chilometri da casa: dove sapeva che spesso anche il capo amava rilassarsi pescando lungo le sponde.

Il capo ringraziava la buona sorte per avergli fatto incontrare un dipendente come lui.
Poteva finalmente lavorare tranquillo: ora aveva una persona affidabile, che non poneva domande, seguiva le procedure, non metteva in discussione le disposizioni.

Un giorno, ebbe l'idea di sfidarlo ad una gara: voleva proprio vedere come si sarebbe comportato fuori dalla formalità dell'ufficio. 
Sarebbero usciti in barca una domenica mattina e si sarebbero ritrovati la sera: avrebbero contato i pesci e chi avesse perso avrebbe offerto la cena all’altro.

Così avvenne.
Le loro barchette galleggiavano placide sull’acqua dall'alba.
Ognuno si era scelto una zona diversa, in base a strane ipotesi sulla maggiore pescosità dei fondali. 
Due canne erano fissate, una a prua e una a poppa. Un’altra se la tenevano in mano, scrutando pensosi l’acqua.

Ad un certo punto, il giovane sentì delle urla e si voltò. 
Il capo era finito in acqua, la sua barca si era capovolta, probabilmente per un movimento maldestro.
Fedele Buonini si mise ai remi e raggiunse l’uomo, che annaspava.
Il capo non sapeva nuotare: più si divincolava e più l’acqua gli entrava in bocca. 
Vide il giovane che gli era arrivato finalmente vicino e a malapena riuscì a gridare: 
«Buonini... sto affogando...».
Il giovane sorrise. 
«Sì, dottore». 
Il capo aveva la testa quasi sott’acqua.
Non pensò di chiedere esplicitamente aiuto: dava per scontato che il ragazzo gli avrebbe avvicinato il remo per potercisi attaccare.
E intanto, muovendo le mani a mulinello, ripeteva, sempre più a fatica e mangiandosi le parole:
«Buonini... Buonini...».
Il giovane, dall'alto della barca, continuava a sorridergli, osservandolo fisso. 
«Sì, dottore. Sono qui, dottore».
Il capo, terrorizzato, annaspava.
Tra una bevuta e l'altra farfugliò un'imprecazione e un ordine:
«Bonini, cazzo, il remo... presto...»
Solo allora il giovane, come sempre, obbedì.
E avvicinò il remo.
Ma il capo, ormai esausto, neppure lo vide: stava scomparendo sott'acqua.

* * *
Forse Fedele Buonini volle vendicarsi per tutto quello che subiva ogni giorno in ufficio.
Ma forse la spiegazione è più semplice. 
E più drammatica.
I tipi Buonini sono coerenti. Sempre. Fino in fondo. 
E in genere sono anche un po’ stupidi. Come tutti quelli che sanno solo obbedire.
Del resto, per questo loro atteggiamento, nei fatti, continuano a essere apprezzati. Sempre più. 
E più fanno  i 'cani da riporto', più fanno carriera.
Certo, qualche volta potrebbe accadere quello che qui è accaduto. 
Ma tutto ha un prezzo. 
E questo è il prezzo che si paga alla tranquillità: per essere circondati da persone che non disturbano, non pensano, attendono ordini, eseguono, ti sorridono e ti danno sempre ragione.
Anche se poi si può finire affogati.
Così come, grazie ai tanti (troppi) Buonini - che diciamo non ci piacciono, perché non sta bene dire che ci piacciono - possono finire affogate le imprese. 
E le società.
E tutti noi.

*** Massimo Ferrario, Fedele Buonini, uno come tanti (troppi), 2013-2016, per Mixtura - Libera riscrittura, con aggiunta di commento finale personale, della favola di Vhan Rhopa, Lo yesman, in Vhan Rhopa, Lo zen e l’arte aziendale, Lupetti editore, Milano, 1993. 


In Mixtura ark #Favole&Racconti  di Massimo Ferrario qui

#SENZA_TAGLI / Roma-M5S, stiamo esagerando (Franco Bechis)

Lo dico a me prima che ai miei colleghi: su Roma stiamo esagerando.
Lo dico davanti allo specchio per primo. 
E ci metto anche le giustificazioni: il M5s da tempo sventola bandiere importanti su onestà e trasparenza. Ha fatto battaglie contro chiunque, ed è ovvio che quando li vedi con mezzo piede in fallo chi è stato messo in croce si vuole vendicare. Ma io - noi giornalisti - un po' di storia dovremmo averla presente. Ho ripassato archivio. Dal 2001 ad oggi 148 consiglieri e membri di giunta sono finiti in guai gravi con la giustizia. Per reati gravi: corruzione, concussione, ricettazione, associazione a delinquere anche di stampo mafioso, peculato etc... Da Veltroni ad oggi prima di cadere i sindaci in carica hanno cambiato in corsa 32 assessori e 19 membri di staff, fra cui i capi di gabinetto del comune. Quel che è avvenuto ora è capitato decine di volte con un colonnino in cronaca. 
E con tutto quel che è accaduto in 15 anni noi stiamo montando questo can can intorno a una possibile violazione di legge di un assessore ipotizzata in seguito a un esposto di parte con pena una sanzione amministrativa fino a 26 mila euro? Da giorni apriamo giornali e facciamo trasmissioni TV su questa bagattella eventuale? Non stiamo esagerando?

*** Franco BECHIS, giornalista, vicedirettore di 'Libero', 'facebook', 9 settembre 2016

#MOSQUITO / Poesia, la perdita della capacità di gustarla (Charles Darwin)

Fino all’età di 30 anni, forse anche un po’ dopo, la poesia mi diede un grande piacere. Ora, e da molti anni, non riesco a leggerne nemmeno una riga. La mia mente sembra essere diventata una macchina per macinare leggi generali sulla base di una grande mole di fatti. Se dovessi rivivere la mia vita, mi imporrei di leggere poesie e di ascoltare musica varie volte alla settimana. La perdita della capacità di gustarle è una perdita di felicità, che potrebbe essere nociva all’intelletto e più probabilmente al carattere morale, poiché disabilita la parte emotiva della nostra natura.

*** Charles DARWIN, 1809-1882, scienziato inglese, autore di L’evoluzione della specie, 1859, citato da John Naisbitt, futurologo statunitense, Mindset. Il segreto del futuro, 2006, Etas Libri, Milano, 2008.

#SENZA_TAGLI / Nazioni, muri, arroganze (Cecilia Strada)

Di tutti i discorsi razzisti o "non sono razzista però", la cosa che mi colpisce di più è sempre l'ingenua arroganza di chi pensa che la terra in cui è nato gli appartenga. La Terra non può appartenere a nessuno, perché è di chi verrà. Figuriamoci quella porzione di terra inventata che chiamiamo nazione. E non c'è merito nell'essere nati sulla pagina "giusta" dell'atlante economico, solo caso, o fortuna.
Non voler costruire società "giuste" su sfruttamenti ingiusti, rifiutare il concetto di muro, allungare la mano a offrire aiuto, dovrebbero venire da sé.

*** Cecilia STRADA, presidente Emergency, 'facebook', 9 settembre 2016, qui


In Mixtura altri 6 contributi di Ceciclia Strada qui

#VIDEO / The John Coltrane Quartet, 1963


John Coltrane, 1926-1967
compositore sassofonista statunitense
https://it.wikipedia.org/wiki/John_Coltrane
 McCoy Tyner, 1938
pianista statunitense
Jimmy Garrison, 1934-1976
contrabbassista statunitense
Elvin Jones, 1927-2004
batterista statunitese

esibizione dal vivo, dicembre 1963
video 7min08

venerdì 9 settembre 2016

#SPILLI / Garantismo, politica e Politica (M. Ferrario)

Scrive Christian Raimo (Senza garantismo non esiste la politica, ovvero l'infinita fase adolescenziale dei CinqueStelle, 'Minima&moralia', 8 settembre 2016, qui):

«Per chi è garantista non è un problema se un politico è indagato, e non è un problema nemmeno se un politico dice una bugia. La questione diventa seria quando non si riconosce di aver detto una bugia, che è quello che fanno i bambini.» 

No. Per nulla d'accordo.
(1) - Per una politica che voglia essere Politica un politico indagato 'è' un problema. La giustizia fa il suo corso e la presunzione di innocenza resta impregiudicata. Ma la qualità dei reati contestati deve suggerire alla Politica di prendere le sue decisioni, autonomamente, senza scaricare ai giudici responsabilità che sono, e devono restare, sue.
Dunque, un conto è un giudizio politico e un conto è il giudizio della magistratura. E questo a maggior ragione se si pensa che una sentenza passata in giudicato in Italia arriva dopo anni, spesso decenni, dall'accusa iniziale.

(2) - Per una politica che voglia essere Politica un politico che dice una bugia 'è' un problema anche se il politico riconosce di averla detta. Perché un Politico che voglia fare Politica non mente. E quando viene scoperto a mentire, nei paesi civili (e quindi non nel nostro, purtroppo), se ne va, o viene costretto ad andarsene.
Etica e legalità sono condizioni pre-politiche. Indispensabili, anche se insufficienti, per fare Politica.
Poi, e solo poi, può cominciare la Politica: che va giudicata sulla base di visione, scelte strategiche, competenza, coerenza tra il dire e il fare, efficacia/efficienza

Quanto al resto dell'articolo, non entro nel merito del tema della presunta fase adolescenziale in cui si troverebbero ancora i 5S: non debbo difenderli, non essendo filo-5S, e ho un lungo elenco di critiche che muovo da sempre a Grillo e al movimento. 
Mi viene solo da aggiungere che, a giudicare dai risultati di chi è sicuramente entrato da tempo nella fase adulta, ho qualche problema con gli adulti, comincio a invidiare gli adolescenti, ma soprattutto tenderei a optare per i bambini.

Mi pare indubbio che il caso Roma, per quello che si vede a 80 giorni dalla vittoria alle elezioni, è preoccupante e il rischio di implosione di Raggi e soci è dietro l'angolo.

Non voglio però unirmi alla canea di chi sta strumentalizzando le difficoltà del momento.
E in particolare provo schifo (ed è parola insufficiente) per tutto il 'renzume'-e-dintorni, politico e giornalistico, che maramaldeggia, con arroganza e impudenza, attorno a Roma: permettendosi di stigmatizzare le bugie e le incoerenze altrui e dimenticando le proprie, tuttora in atto e che durano da anni.
Chi ha sgovernato per decenni, partorendo MafiaCapitale, dovrebbe solo stare zitto e men che meno dovrebbe azzardarsi a impartire lezioni di etica e di politica.

Dopo di che, restano sempre lecite e utili le critiche, specie quando vengono da persone come Christian Raimo, con cui spesso mi trovo in accordo.

*** Massimo Ferrario, Garantismo, politica e Politica, per Mixtura

Gianni RODARI, 1920-1980
scrittore, poeta, giornalista, pedagogista
citazione da Gelsomino nel paese dei bugiardi, 1958
'aforismario.net', qui

#HUMOR / Sesso spiegato ai bambini

(via facebook)

#CIT / Gente normale (Hermann Hesse)

Hermann HESSE, 1877-1962
scrittore, poeta, filosofo, pittore tedesco naturalizzato svizzero
premio Nobel per la letteratura nel 1946
citazione da Lettere 1895-1962 (postumo 1973-1986)
in 'aforismario.net', qui

In Mixtura altri 7 contributi di Hermann Hesse qui

#SGUARDI POIETICI / Quasi mi sembra simile ad un dio (Saffo)

Quasi mi sembra simile ad un dio
quell’uomo che di fronte a te si pone
e come intanto tu soavemente
parli t’ascolta
mentre ridi amorosa. Al che nel petto
subito il cuor mi balza in un sussulto:
per poco infatti ch’io ti veda, niente
 m’esce di voce,
ché la lingua si spezza ed un sottile
fuoco serpeggia sotto la mia pelle;
nulla più non distinguono i miei occhi,
romban gli orecchi,
scorre sopra il mio corpo un sudor freddo,
tutta un tremito sono e più dell’erba
pallida, sì che poco lungi ormai
sembro da morte.

*** SAFFO, 639 a.C. cira-570 a.C. circa, poetessa greca antica, Quasi mi sembra simile ad un dio, frammento 31 Lobel-Page, traduzione di Mario Scaffidi Abate, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Saffo

#MOSQUITO / Famiglia, liberarsene (Carl Gustav Jung)

Non è possibile vivere troppo a lungo nell’ambiente della propria fanciullezza o in seno alla famiglia senza che ciò costituisca un certo pericolo per la salute dello spirito. La vita chiama l’uomo fuori, verso l’indipendenza, e colui che per indolenza o timidezza infantili non obbedisce a questo appello è minacciato di nevrosi. Una volta scoppiata, la nevrosi diverrà progressivamente una ragione sempre più valida per fuggire la lotta con la vita e per rimanere impigliati per sempre nell’atmosfera moralmente velenosa dell’infanzia. (...)

Tutta la libido costretta nei vincoli familiari dev’essere ritirata da quella cerchia angusta per essere trasferita in una più ampia, giacché per il benessere psichico dell’individuo è necessario che egli divenga da adulto il centro di un nuovo sistema, dopo essere stato nell’infanzia una semplice particella gravitante attorno all’antico centro. (…) la libido non utilizzata finirà inevitabilmente con il restare impigliata nel rapporto endogamo inconscio con i genitori, privando l’individuo di elementi essenziali della sua libertà.

Ricordiamo quanto Cristo insistesse nella sua predicazione sulla necessità di un distacco radicale dell’uomo dalla sua famiglia (…), non si proponeva che uno scopo: liberare l’uomo dal suo attaccamento alla famiglia, che non è affatto imposto da una pretesa intelligenza superiore, ma che è da imputare semplicemente a un’estrema mollezza e alla mancanza dell’energia necessaria per dominare i propri sentimenti infantili. L’uomo, infatti, che lascia straripare la sua libido fissata all’ambiente dell’infanzia e non la libera per incanalarla verso mete più alte, cadrà in potere di una coazione inconscia. Dovunque egli sia, l’inconscio tornerà sempre a creargli l’ambiente infantile mercé la proiezione dei suoi complessi, ristabilendo così di continuo, e contro i suoi interessi vitali, la stessa dipendenza e la stessa carenza di libertà che in passato caratterizzavano il suo rapporto con i genitori. Il suo destino non è più nelle sue mani. (…) La libido, che rimane così fissata nella sua forma più primitiva, trattiene l’uomo a un livello corrispondentemente basso, a un livello cioè nel quale egli, lungi dall’avere il dominio sugli affetti, ne è al contrario alla mercé.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra e psicoanalista, antropologo svizzero, Simboli della trasformazione, 1912-1952, Bollati Boringhieri, citato da Emanuele Casale, Alcune malattie prendono il nome di 'famiglia'. Differenziarsi dai “nodi” e dalle cerchie familiari, in 'JungItalia', 6 febbraio 2014, qui


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#SENZA_TAGLI / M5S, alcuni punti fermi sul caso Roma (Enrico Mentana)

Ora che la vicenda è arrivata a fissare alcuni punti fermi (il sindaco Raggi garantisce per l'assessore Muraro, e vuole che sia nel caso la magistratura e non il movimento o le pressioni esterne a determinarne le dimissioni; Di Maio si assume la responsabilità per la mancata diffusione della notizia sull'indagine e chiede scusa; la pax grilliana riallinea il direttorio; il supercollaboratore Marra fa da capro espiatorio; il comune dirà no alle Olimpiadi) forse il m5s dovrebbe riflettere sui molti aspetti di questa vicenda.

Il più importante riguarda l'eco enorme che ha avuto: giustificato? Sì. Roma è la città più importante d'Italia, ed è la prima grande conquista del movimento. La vittoria a valanga della Raggi è figlia anche - in misura forse decisiva - dei guasti di Mafia Capitale. L'elettorato ha scelto i portabandiera dell'onestà, e non a caso. Ma chi sventola quel vessillo deve sapere che proprio per questo dovrà essere assolutamente trasparente e inattaccabile: nel caso Muraro non è stato così. Le parole della Raggi postate ieri sul blog di Grillo sono dal mio punto di vista inappuntabili (in linea di garantismo, come ho scritto l'altro ieri). Però le doveva pronunciare 50 giorni fa. Seppe allora, dall'interessata, che la Muraro era indagata; ne informò il direttorio romano; la Taverna ne informò Di Maio, che nel direttorio nazionale ha la responsabilità degli enti locali; Di Maio - parole sue - equivocò. Ma in ogni caso per sette settimane non divulgò la notizia della Muraro indagata: né lui, nè tutta la linea che ne era a conoscenza. Non è solo un qui pro quo, per dircela chiara.

Tutto questo con le campagne di stampa e l'accerchiamento dei poteri forti non c'entra: la Muraro fu iscritta nel registro degli indagati prima della campagna elettorale, quindi l'atto non ha alcun nesso col suo successivo impegno a fianco dei m5s; la rivelazione sulle telefonate Muraro-Buzzi arrivò dopo che nel movimento si era saputo dell'indagine, e forse se ne sarebbe dovuto tenere conto, ma sicuramente i giornali non annusarono la cosa; la pressione per il progetto olimpico c'era sicuramente, ma esplicita, e sarebbe bastato un chiaro pronunciamento, sì o no, per spegnerla in un'ora; ma soprattutto non si può prendersela con l'informazione, che ha cavalcato per un anno e mezzo le vicende di Roma Capitale senza esclusione di colpi, facendo complessivamente il suo mestiere, e però contribuendo così in maniera importante al sentimento degli elettori e alla vitotria grillina.

Per dirla tutta, si può avere comprensione per la mossa difensiva fatta da Di Battista, se non sbaglio, e poi ripresa in modo virale da tanti che hanno a cuore il m5s, che mirava a paragonare il caso Roma a quello di Milano: ma appunto, era e resta un'arma di distrazione. Sulla pagina Facebook di Gianluca Corrado, il portavoce del movimento nel consiglio comunale di Milano, negli ultimi due mesi non c'è un solo cenno al fatto che Sala fosse iscritto nel registro degli indagati. Non solo, ma a Milano c'è un'opinione pubblica certo non addormentata e silente, eppure nessuno ne ha fatto l'oggetto di azioni o petizioni o borbottii, e non lo ha fatto neppure la stampa di centro-destra che nella campagna elettorale aveva combattuto Sala anche a partire da quella omessa dichiarazione patrimonale. Solo il Fatto Quotidiano coerentemente lo ha sempre attaccato anche sul tema: ma anche Barbacetto, autore degli articoli, sa bene che la procura di Milano ha chiesto l'archiviazione dell'indagine.

Ora che a quanto pare la tempesta è passata, il m5s dovrebbe forse riflettere anche sui suoi meccanismi decisionali, e sulla sua capacità di gestire le emergenze. Nella breve storia post-2013 del movimento sono stati messi in campo molti strumenti: referendum e votazioni on line, direttorio nazionale e direttorii ad hoc; assemblee congiunte e separate degli eletti in Parlamento; decisioni attribuite a Grillo e comunicate via blog; scelte operate personalmente da sindaci e altre indicate da altri organismi; ipotesi di referendum tra i cittadini. Nell'emergenza Roma tutto è entrato nello stesso frullatore. Con i risultati che abbiamo visto tutti. 

Ma soprattutto l'impressione di chi come me segue la vicenda del movimento sine ira et studio è che anche quest'ultima storia ponga il m5s di fronte a una scelta indispensabile: passare da sindacato dei cittadini a movimento politico. Un soggetto che non si limiti a dire "vado avanti io perché sono più onesto e poi decideremo insieme" ma che elabori anche una sua necessaria idea dell'Italia che vuole, di cosa e come intende cambiare. Un mestiere molto diverso dal fare opposizione.

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore tg La7, 'facebook', 8 settembre 2016, qui


In Mixtura 1 altro contributo di Enrico Mentana qui 

#LINK / Introversi, sono anche i capi migliori (repubblica.it)

Più concretezza che apparenza. Più concentrazione e spazi chiusi che open space e riunioni in sequenza. Le imprese cominciano a preoccuparsi di come non dissipare il talento degli introversi, di quelle figure che in azienda possono portare molto valore e non sempre lo fanno. Di quei profili che, se non messi nelle giuste condizioni, rischiano di non dare tutto quel che possiedono. 

*** repubblica.it, Il riscatto degli introversi, sono anche i capi migliori, 8 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#VIDEO / M5S, schiacciato tra critica e rifiuto (Gianfranco Pasquino)


Gianfranco PASQUINO
politologo, docente della John Hopkins University
L'antipolitica dei 5Stelle
schiacciata tra critica e rifiuto
diffuso da youtube, Gianfranco Pasquino, 7 settembre 2016
video, 2min19

Con l’antipolitica si può fare molta strada, non tutta. L’antipolitica è critica, spesso giustificata, della politica, ma è anche rifiuto della politica, raramente giustificabile. L’antipolitica dei “cittadini” delle Cinque Stelle, schiacciata fra critica e rifiuto, a Roma si è scontrata frontalmente con la politica, cattiva, quella che c’era e perdura, e buona, quella che il sindaco Raggi ha promesso, ma che, finora, ha dimostrato di non conoscere. Gli esiti, almeno temporaneamente, molto preoccupanti.
(dalla presentazione)

In Mixtura altri 5 contributi di Gianfranco Pasquino qui

giovedì 8 settembre 2016

#MOSQUITO / Pensare, impossibile se non si dubita (John Dewey)

... l’origine del pensiero sta sempre in una qualche perplessità, confusione o dubbio. Il pensiero non è un caso di combustione spontanea; non accade punto secondo ‘principi generali’. Vi è qualcosa che lo occasiona e lo evoca. I comuni appelli a pensare, rivolti ad un bambino (come ad un adulto), senza tener conto della esistenza o meno, nella sua esperienza, di una qualche difficoltà che lo turbi o che alteri il suo equilibrio, sono altrettanto futili quanto, per così dire, l’invitarlo a sollevarsi da terra reggendosi con i lacci delle scarpe. Data una difficoltà, ciò che ne segue immediatamente è il suggerimento di una qualche via d’uscita; la formazione in via di prova di qualche piano o progetto, l’accoglimento di qualche teoria che dia ragione della peculiarità in questione, la considerazione di qualche soluzione del problema. I dati a disposizione non possono fornire la soluzione, possono suggerirla. (...)
Si è in grado di pensare riflessivamente solo allorquando si è disposti a prolungare lo stato di sospensione e ad assumersi il fastidio della ricerca. Per molte persone, così la sospensione del giudizio, come la ricerca intellettuale, rappresentano una cosa spiacevole: il loro desiderio è di porvi termine il più presto possibile. Esse coltivano un iperpositivo e dogmatico abito mentale; o forse pensano che una condizione di dubbio debba essere considerata come una prova di inferiorità mentale. Questo momento, in cui l’esame e la prova affiorano nell’indagine, segna la differenza tra il pensiero riflessivo ed un cattivo modo di pensare. Per essere genuinamente pensanti, noi dobbiamo sostenere e protrarre quello stato di dubbio che stimola ad una completa ricerca, in modo da non accettare un’idea o asserire positivamente una credenza finché non si siano trovate fondate ragioni per giustificarla. 

*** John DEWEY, 1859-1952, filosofo e pedagogista statunitense, Come pensiamo, La Nuova Italia, 1973
https://it.wikipedia.org/wiki/John_Dewey

#SPOT / Diciamo educare, ma intendiamo 'inquadrare'

(autore ignoto, dal web)

#VIGNETTE / Non sai che ti perdi (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 5 settembre 2016, qui

#GIF / Indignazione a comando


Facebook, 7 settembre 2016
Per mettere in movimento l'immagine,
cliccare su 'f' di facebook in basso a destra
oppure link a
http://i893.photobucket.com/albums/ac139/dado_brainstorm/ruota%20dellindignazione_zpsbo4gbcoq.gif

In Mixtura altre 33 immagini #GIF qui

#LINK / Satira, sulla vignettaccia di Charlie Hebdo (Daniele Luttazzi)

Il vignettista francese sghignazza da cinico e/o cazzaro e/o stronzo (decidete voi) secondo il gradiente A) satira > B) cinismo > C) fare il cazzaro > D) fare lo stronzo > E) sfottò fascistoide. Gli italiani che s’indignano per questa vignettaccia ne hanno tutte le ragioni; ma non bisogna invocare la censura come stanno facendo certi: libero lui di fare la testa di cazzo, liberi noi di dargli della testa di cazzo. La satira è un giudizio innanzitutto su chi la fa.

Questo mio commento ha suscitato reazioni, obiezioni e domande che rivelano una certa confusione pubblica sulla satira e sui suoi fondamentali. Replico qui. Grazie a chi ha dialogato con me. (...)

*** Daniele LUTTAZZI, comico, Sulla vignettaccia di Charlie Hebdo: domande e risposte, blog 'dl', 5 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#SGUARDI POIETICI / Imputati del delitto (Alessandro Macciò)

Voglio sapere i nomi
di chi l’ha concepito,
ed alla fine del travaglio
lo ha partorito con orgoglio:
in una sfida contro il cielo,
s’innalza il mostro di cemento
e cupo vetro, soverchiando
le rachitiche manciate
dei pochi arbusti risparmiati,
e mortifica torreggiando
gli increduli poggioli
dell’adiacente palazzina.
Si direbbe un cubo di Rubik,
che non sia stato mai risolto:
se solo avesse i suoi colori!
Voglio sapere il nome
dell’Architetto: radunare
le prove, sfogliare le carte
del progetto fino a carpirne
il più recondito movente.
Voglio sapere i nomi
del signor Dirigente
che diede il tacito consenso,
dei tanti Direttori
che brindarono alla proposta,
della modella che raggiante
si presentò a tagliare il nastro
e inaugurare il nuovo mostro.
Voglio sapere i nomi
dell’Impresario che accettò
il lavoro, e dei dipendenti
che finsero di non vedere
quale scempio le loro mani
si preparavano a innalzare:
non solo cinque o sei mandanti
sono imputati del delitto,
ma un’ampia schiera di sicari.
Quando ti abbatteranno, mostro
di vetro, solo i mendicanti
ti piangeranno: nelle notti
d’inverno trovano riparo
fra i tuoi deserti porticati.

*** Alessandro MACCIO', 1985, giornalista, Imputati del delitto, dal blog  ‘Il giardino dei poeti’, 4 giugno 2013, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n, 374, 30 giugno 2014

#LINK / M5S, a Roma rinunciano alla trasparenza e scoprono la politica (Christian Raimo)

La vicenda dei rifiuti a Roma è una saga infinita (qui avevamo provato a ricostruirla); e i due personaggi principali, l’assessora Paola Muraro e la sindaca Virginia Raggi, nelle ultime puntate non stanno dando il meglio di sé. Da quando a luglio, subito dopo l’insediamento della giunta comunale, si è cominciato a parlare di emergenza rifiuti, entrambe hanno mostrato un atteggiamento vittimistico, arrogante ed elusivo sulle questioni politiche e poi sulle vicende giuridiche che interessano Muraro. (...)

*** Christian RAIMO, giornalista e scrittore, A Roma i cinquestelle rinunciano alla trasparenza e scoprono la politica, 'internazionale.it', 7 settembre 2016

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 5 contributi di Christian Raimo qui

#SENZA_TAGLI / Grillini e renziani, vogliono la 'curva' (Alessandro Gilioli)

Non provate mai - ma mai - a scrivere qualcosa sul M5S che non sia animato o da amore totale o da odio totale. Non provate insomma mai a provare di scrivere qualcosa di equilibrato e in onestà intellettuale. Non provateci perché in questo caso accadrà inevitabilmente e contemporaneamente che:

1) I renziani furiosi vi attaccheranno perché non siete stati abbastanza severi, e vi diranno che cercate di difendete l'indifendibile, che siete criptogrillini, anzi servi di Grillo per fare carriera.

2) i grillini furiosi vi attaccheranno perché state con i poteri forti e vi diranno siete pennivendoli, che siete criptorenziani anzi servi di Renzi per fare carriera.

Insomma sceglietevi una curva e cercate l'applauso lì, con asserzioni prive di qualsiasi complessità e di qualsiasi sfumatura, perché altrimenti sono solo fischi. 

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, 'facebook', 7 settembre 2016, qui


In Mixtura altri 14 contributi di Alessandro Gilioli qui

#LINK / Lavoro e obesità, dipende dall'autorità (Elena Meli)

Mettere su troppo peso dipende certamente dalla dieta sbagliata e dalla sedentarietà, ma anche da fattori esterni a cui spesso non si pensa affatto. Può essere perfino «colpa» del lavoro, come ipotizza un'indagine australiana pubblicata su Social Science and Medicine: secondo i dati raccolti da un gruppo di psicologi dell'università di Adelaide, chi ha un impiego che implica l'autorità delle decisioni si ritrova più spesso con il girovita allargato, mentre chi invece ha il controllo delle sue mansioni e può mettere a frutto le proprie capacità tende a essere più magro. (...)

*** Elena MELI, giornalista, Il lavoro può farci diventare obesi? Dipende dal livello di autorità, 'corriere.it', 6 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#RITAGLI / Norvegia, il discorso virale del re (Harold V)

(...) Sono norvegesi ragazze che amano altre ragazze, ragazzi che amano altri ragazzi, e ragazze e ragazzi che si amano tra loro. I norvegesi credono in Dio, in Allah, in tutto o in nulla. (...)

I norvegesi siete voi. I norvegesi siamo noi, la Norvegia è unita, è una, alla Norvegia appartengono tutti gli esseri umani che ci vivono per quanto diversi tra loro possano essere. (...)

I norvegesi vengono dal nord della Norvegia, dalla Norvegia centrale, dal sud della Norvegia e da tutte le altre regioni. Sono norvegesi anche coloro che sono venuti dall’Afghanistan, dal Pakistan e dalla Polonia, dalla Svezia, dalla Somalia e dalla Siria. I miei nonni vennero qui emigrando dalla Danimarca e dall’Inghilterra centodieci anni fa. Non è sempre facile dire da dove veniamo e di che nazionalità siamo. La casa è il luogo dove batte il nostro cuore, e non sempre può essere confinata all’interno delle frontiere nazionali. (...)

I norvegesi siamo noi. (...)

*** HARALD V di Norvegia, 1937, re di Norvegia dal 1991, discorso pubblico del 1 settembre 2016, qui, citato da 'il post', Il discorso virale del re di Norvegia, 7 settembre 2016, qui

mercoledì 7 settembre 2016

#LINK / M5S, ci vuole una vita per essere nuovi (Ferruccio Sansa)

Ma chi è poi Luigi Di Maio?
Non solo Virginia Raggi. Leggi il curriculum della figura più in vista del Movimento Cinque Stelle e ti trovi davanti titoli simili a quelli di migliaia di ragazzi che in Italia magari annaspano per trovare un lavoro precario. Ma Di Maio è indicato come possibile candidato primo ministro.
E allora ti viene di nuovo quella domanda che hai fatto tante volte a Beppe Grillo e ai vertici M5S. Quell’incognita che può segnare la vera novità o la rovina del Movimento: la scelta della nuova classe dirigente. (...)

*** Ferruccio SANSA, giornalista, M5S: Di Maio e Raggi, ci vuole una vita per essere nuovi, 'ilfattoquotidiano.it', 7 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

#VIGNETTE / Renzi e M5S (Marione, Natangelo, Vauro)

MARIONE
 Renzi sulla vicenda Raggi, facebook, 7 settembre 2016

° ° °

NATANGELO
M5S, i cari estinti, 'Il Fatto Quotidiano', 6 settembre 2016

° ° °

VAURO
Raggie Hebdo, 'Il Fatto Quotidiano', 6 settembre 2016

#VIDEO / Fertility Day (Il Terzo Segreto di Satira)


Il Terzo Segreto di Satira
Fertility Day, facebook, 7 settembre 2016
video 1min55

#SGUARDI POIETICI / La pausa (Franco Casadei)

Certe mattine la casa ti è più amica,
se il cielo è freddo o piove
te ne stai con la vestaglia a quadri,
il pigiama addosso fino a sera
sembra tutto a tua misura,
guardi con simpatia i libri
che aspettano lì sul comodino,
i dischi che ascoltavi da ragazzo
e le foto ingiallite appese ai muri
leggi in poltrona, vai in cucina
ti affacci alla finestra, un saluto
a quell’amico che si aspetta che lo chiami,
e metti a posto, fai ordine alle cose
spegni l’interruttore dei giorni consueti,
una pausa per capire dov’è il tesoro.

*** Franco CASADEI, 1946, medico e poeta, La pausa, da Il Bianco nelle vele, Editore Raffaelli, Rimini, 2012, in 'Lettera in versi', newsletter di 'Bombacarta', n. 45, marzo 2013, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n. 368, 24 giugno 2014

#QUARTAdiCOPERTINA / "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla", di Salvatore Settis

Salvatore SETTIS, "Costituzione! 
Perché attuarla è meglio che cambiarla"
a cura di Anna Fava
Einaudi, 2016
pagine 328, € 19,00, ebook € 9,99

Testo di presentazione dell'Editore - Citazioni scelte da Mixtura

Si approfondirà ancora il baratro fra i principî della Carta fondamentale e le pratiche di governo? 
Nella Costituzione troviamo scritti la sovranità popolare, il diritto al lavoro, alla salute, alla cultura, il precetto di orientare l'economia e la proprietà secondo il principio supremo dell'utilità sociale (cioè del bene comune). 
Troviamo un orizzonte dei diritti dei cittadini, non ancora pienamente attuato, per cui possiamo dire con Calamandrei che «lo Stato siamo noi». 
Lo Stato, non i governi. 
Perché i governi hanno fatto il contrario: hanno smontato lo Stato, ridotto lo spazio dei diritti, svenduto le proprietà pubbliche, anteposto il profitto delle imprese al pubblico interesse. 
Dobbiamo essere con lo Stato in nome della Costituzione, anche contro i governi che non la rispettino e vogliano, anzi, distorcerla con improprie manovre. 
Dobbiamo misurare i drammi dell'economia sul metro della Costituzione, cercarvi soluzioni rivolte al bene comune, principio supremo che informa ogni sua parola.


«
La legge Renzi-Boschi è la madre di una prevedibile raffica di ulteriori “riforme”, ed è pensando soprattutto a queste che il libro è stato composto. Perché, quale che sia l’esito del referendum d’autunno 2016, il degrado civile e politico che passa attraverso la demolizione della Costituzione non si arresterà. Se dovesse vincere il No, identiche “riforme” verranno presto rilanciate (come già è avvenuto) in nuovi travestimenti. Se invece vincerà il Sí, la nuova «forma di Stato e di governo» sarà il trampolino di lancio per ulteriori erosioni dei nostri diritti. Troppo importante, nell’un caso come nell’altro, martellarci in testa la convinzione che la crisi non è dovuta alle politiche economiche, alla corruzione della vita pubblica, all’evasione fiscale, ma alle mani bucate dello Stato sociale (cioè alle nostre malattie, all’educazione dei nostri figli, alla ricerca, alla cultura...) Troppo importante predicare che l’austerità è così necessaria da debellare lo spirito e la lettera della Costituzione vigente. (Salvatore Settis, "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla, Einaudi, 2016)

Nella sgangherata ingegneria istituzionale di questa riforma, si è creato un ibrido, un ircocervo all’italiana che potremmo chiamare «bicameralismo confuso». Quel che cambia davvero è la natura del Senato, che secondo la proposta Renzi-Boschi dovrebbe esser «composto da novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica» (art. 57) fra i «cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» (art. 59, c. 2), oltre che dagli ex Presidenti della Repubblica (art. 59, c. 1). Visto che, con la modifica dell’art. 67 (vedi supra, p. 9), i membri del Senato non rappresenteranno più la Nazione, avremo l’assoluta meraviglia giuridica di un ex Presidente della Repubblica che rappresenta le autonomie locali, ma non la Nazione; lo stesso dicasi dei cinque senatori di nomina presidenziale, che avendo «illustrato la Patria per altissimi meriti» si troveranno, in mezzo a un’accolta di sindaci e assessori regionali, a rappresentare le istanze delle “piccole patrie” locali. Se questo monstrum logico, politico, etico e giuridico si è insediato nella proposta Renzi-Boschi, è perché chi l’ha pensata (e votata) aveva in mente tutt’altro: svilire quella che fu la Camera alta sottraendola all’elezione diretta da parte del popolo e facendola nominare dai consigli regionali fra i propri componenti e i sindaci (art. 57). A complicare ulteriormente il (dis)funzionamento di questo Senato di super-nominati, ciascun senatore decade dalla carica non appena cessi il suo mandato di sindaco o consigliere regionale (artt. 57 e 66): avremmo cosí un Senato a geometria variabile, funzionalmente incapace di seguire l’iter di un qualsiasi provvedimento dal principio alla fine. 
Infine, suprema mostruosità giuridica, l’elezione del Presidente della Repubblica. Continueranno a farla, insieme, deputati e senatori (art. 83). Ma con una differenza importante: 
Costituzione vigente: 
* Primi tre scrutini: maggioranza di due terzi dell’assemblea
* Al quarto scrutinio: maggioranza assoluta dell’assemblea 
Proposta Renzi-Boschi: 
* Primi tre scrutini: maggioranza di due terzi dell’assemblea 
* Dal quarto scrutinio: maggioranza di tre quinti dell’assemblea
* Dal settimo scrutinio: maggioranza dei tre quinti DEI VOTANTI. 
In altri termini, se al settimo scrutinio dovessero votare solo 15 fra deputati e senatori, a eleggere il Presidente della Repubblica basteranno 10 voti (che potrebbero essere anche tutti di “senatori”, cioè sindaci e consiglieri regionali). Gli assenti dall’aula, quale che ne sia la causa, avranno sempre torto. È aperta la gara a colpi di mano, trucchi, delegittimazioni, risse, conflitti procedurali. Un Presidente eletto così, certo, non «rappresenta la Nazione» nemmeno quando è in carica, figurarsi da senatore a vita. (Salvatore Settis, "Costituzione! Perché attuarla è meglio che cambiarla, Einaudi, 2016)
»

#MOSQUITO / Sperare, importante è imparare (Ernst Bloch)

L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono. 

*** Ernst BLOCH, 1885-1977, scrittore e filosofo tedesco marxista, Il principio Speranza, 1953-1959, citato in wikipedia, qui

#VIDEO / Inquinamento, la maggior causa


Mirko Busto, facebook, 4 settembre 2016
Qual è la maggior causa di inquinamento al mondo?
video, 1min30

#SENZA_TAGLI / Una santa, un'altra? (Anna Mallamo)

E lassù Dio fa: "Ma che hanno fatto a Roma ieri?"
"Una santa".
"Un'altra?".
"Eh, a loro piace. Ci credono, creature".
"Sì, vabbè, venissero quassù che i santi non abbiamo più dove metterli. A proposito, dove hai sistemato gli ultimi?"
"Dici i bambini italiani del terremoto? Sono con i piccoli migranti annegati e tutti i siriani uccisi dai kamikaze. Fanno un picnic nel prato Aylan".
"No, quello lo so. Devo andare a servire ai tavoli, più tardi. E forse organizzo una partitella. Dove sono gli altri, quelli arrivati con le ultime autobomba?".
"Ah li stiamo sistemando nel campo dei curdi combattenti. Poveretti, non sono abituati a stare con quelli di altre religioni, sapessi che facce".
"Mah, ormai sono migliaia di anni, ma io sta cosa delle religioni mica l'ho capita ancora, sai".
"Boh. Dai, andiamo che ci saranno da lavare un sacco di piatti".

*** Anna MALLAMO, facebook, 5 settembre 2016, qui


In Mixtura altri 8 contributi di Anna Mallamo qui

martedì 6 settembre 2016

#CIT / Cultura è... (Antonio Gramsci)

Antonio GRAMSCI, 1891-1937
filosofo e militante politico

In Mixtura altri 15 contributi di Antonio Gramsci qui

#VIGNETTE / Biani

Mauro BIANI
Germania, Europa più xenofoba, 'il manifesto', 6 settembre 2016

#SPOT / Facebook, e l'Ego (John Holcroft)

John Holcroft
illustratore statunitense
Facebook e l'ego

#SGUARDI POIETICI / Buongiorno, sono un costruttore mafioso (Ennio Cavalli)

Buongiorno, sono un costruttore mafioso
ma anche se non fossi mafioso
costruirei ugualmente
scuole palazzi ospedali caserme
e reputazioni
col calcestruzzo depotenziato
i giunti di polistirolo
i tondini ini ini
senza ancoraggi, solo depistaggi
a misura di inghippo.

Direte: il lucro è lucro.
Sì, ma non lo faccio solo per lucro.
Volete mettere il gusto di dare il giusto
ai sottopancia che guardano e non vedono
agli altri che firmano e non controllano
che controllano e non rilevano?
Poi la brigata all'opera sui banchi alti,
più sono alti i banchi
più sono appalti per me e consimili.
Corruzione?
Altro che corruzione!

Sanno dal primo momento
cosa omettono nei progetti
cosa scaricano in cantiere
cosa uniscono o sottraggono
alla trama dei pilastri 
sotto il velo dell'intonaco.
Non trapela un sospetto, un indizio
un granello di sabbia,
questo è vero potere,
prendere per mano gente 
che per mestiere non spezza catene,
collaudare debolezze.

Tanto, l'eventualità 
che si scoperchi il tetto e tutto crolli
è pari al quinto, sesto grado della Scala Mercalli.
Mica un colpo di tosse o di spranga.
Dice che in altri Paesi
il quinto, sesto grado della Scala Mercalli
non fa tanti morti come da noi in Italia,
i bambini impastati coi nonni
che sembra un Bangladesh.
Ma noi in Italia siamo fatti così.
Fondati sul rischio.
Capitani coraggiosi.
Parlo per me e per chi so io.

Se il disastro non arriva,
tutto tace, anche la magistratura.
Rosso o nero. Una roulette.
Ogni giorno, ogni ora 
che la terra non trema
il nero vince, aumenta e vince,
riempie tasche progetti orizzonti.
Tocca investire
in ristoranti pizzerie e camerierine,
questo è vero potere,
camerierine assunte al volo, nero su bianco
per aiutare le famiglie a Roma, a Milano
in tutti i posti che so io e che sapete anche voi.

Sono un costruttore mafioso
con interessi nella ristorazione.
In epoca di crisi
la gola della gente è un toccasana.
Piatto del giorno, amatriciana.
Il diavolo, a saperlo seguire,
si lascia guidare,
fa le pentole e pure i coperti. 


*** Ennio CAVALLI, 1947, poeta e giornalista, Buon giorno sono un costruttore mafioso, 'MicroMega online', 5 settembre 2016, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Ennio_Cavalli

#MOSQUITO / Donne, non le scegliamo a caso (Guido Morselli)

Noi non scegliamo a caso le donne che amiamo. La nostra scelta, sebbene inconscia, non è immotivata, ma è l’espressione di nostri bisogni profondi e poiché nell'amore noi tendiamo anche senza saperlo a «integrarci», e cerchiamo non una natura affine ma una natura complementare alla nostra, così le qualità sentimentali positive e negative della donna che amiamo ci mostrano quali siano in noi rispettivamente le deficienze e le esuberanze. Studiare la nostra donna significa studiarci, comprenderla è un’altra via per giungere a conoscer noi stessi.

*** Guido MORSELLI, 1912-1973, scrittore, Diario, 1938/73 (postumo 1988), Adelphi ebook, 2015
Anche in 'aforismario', qui

#QUARTAdiCOPERTINA / "In te mi specchio. Per una scienza dell'empatia", di Giacomo Rizzolatti e Antonio Gnoli

Giacomo RIZZOLATTI e Antonio GNOLI, "In te mi specchio.
Per una scienza dell'empatia"
Rizzoli, 2016
pagine 115, ebook € 9,99

Testo di presentazione dell'Editore - Citazioni scelte da Mixtura

Perché comprendiamo le azioni di chi ci sta di fronte? Perché altre volte no? Siamo progettati biologicamente per essere soli o per stare con gli altri? 
Negli ultimi anni un gruppo di scienziati ha rivoluzionato gli studi sul cervello e può darci le risposte più convincenti a queste domande. Giacomo Rizzolatti è il più noto tra loro, per la scoperta di un tipo particolare di cellule, i neuroni specchio, dotate della caratteristica di attivarsi sia quando osserviamo un’azione sia quando la compiamo noi stessi. Insomma, sono i neuroni dell’empatia. Trovano così spiegazione molti dei nostri comportamenti individuali e sociali, e si trasforma il nostro modo di intendere percezione, azione e linguaggio.
Secondo alcuni, la scoperta dei neuroni specchio ha rivoluzionato l’idea che abbiamo della mente umana “come il Dna ha rivoluzionato la biologia”. Secondo altri si azzererebbe la differenza tra ragione ed emozioni.
In questo libro si sfatano molti luoghi comuni e si affrontano sia gli aspetti filosofici e sociali della scoperta sia le grandi prospettive cliniche che i neuroni specchio lasciano intravedere nella cura della malattia più misteriosa di tutte: l’autismo.
Forse una nuova stagione si apre, dopo quella dell’homo homini lupus: ora la scienza ci dice che siamo biologicamente costruiti per stare insieme agli altri, per provare le stesse emozioni degli altri.


«
L’apprendimento richiede tempo. Lo sviluppo di un organo, il suo crescere dentro una funzione, esige educazione e allenamento. Tutto questo accade perché, diversamente dagli altri primati, nasciamo in ritardo, con una velocità di maturazione molto minore rispetto ad altre specie. Ricordo che negli anni Trenta uno scienziato olandese, Louis Bolk, aprì una strada fino ad allora ignorata circa l’importanza della crescita, facendo ruotare le sue riflessioni intorno al concetto di lentezza. 
Bolk cercò di dimostrare, e aveva ragione, che lo sviluppo dell’organismo umano – «ominazione» in linguaggio scientifico – procede con un grado di lentezza che non si riscontra in altri primati. 
Diversamente dal darwinismo, che attribuisce un’importanza fondamentale per l’evoluzione dell’uomo ai fattori esterni (ipotesi dell’adattamento), Bolk pone tutta l’attenzione sui caratteri interni dell’organismo. Non si chiede come e quando abbia avuto luogo l’origine dell’uomo, ma qual è l’essenza della forma umana: «In che cosa il bios umano è essenzialmente diverso da quello delle altre forme animali e affini?». La risposta può discendere solo da un’analisi che prenda in esame fattori endogeni alla natura umana, primo fra tutti il feto. A questo riguardo, dopo aver notato una somiglianza iniziale tra il feto di una scimmia e quello di un uomo, Bolk si concentra sul modo in cui i feti si differenziano nel loro sviluppo. Rileva che, mentre negli altri primati la forma iniziale del feto viene quasi immediatamente abbandonata, nell’uomo tende alla conservazione. L’uomo, in altre parole, è segnato dal ritardo dello sviluppo. È come se crescesse con il freno a mano tirato. Scrive Bolk: «Non esiste un mammifero che cresce così lentamente come l’uomo, né uno che diventa adulto dopo così tanto tempo dal giorno della nascita». 
Lo sviluppo dell’essere umano procede effettivamente con grande lentezza: lunga durata della fase intrauterina, dentatura ritardata (il primo molare compare all’incirca a cinque anni) e soprattutto enorme ritardo nel raggiungere un’autonomia di vita dai genitori. Questa si ottiene solo dopo l’adolescenza. Il ritardo dello sviluppo è responsabile di quello che Bolk chiama la «fetalizzazione della forma». (Giacomo Rizzolatti e Antonio Gnoli, "In te mi specchio. Per una scienza dell'empatia", Rizzoli, 2016)

Non riduco affatto il nostro comportamento al dato biologico. Nasciamo con un meccanismo che fondamentalmente ci predispone a far parte di una società, e quindi ad avere empatia verso gli altri. Poi interviene la cultura. 
Questa è la tua tesi sull’empatia? 
Sì. A me non dispiace sapere che nasciamo con un atteggiamento positivo verso gli altri. Non siamo affatto delle carogne. A scanso di equivoci, non sto sostenendo la tesi alla Rousseau, per cui l’uomo nasce buono e la società lo travia. Noi veniamo al mondo con delle predisposizioni fondamentalmente positive verso gli altri, ma poi deve essere la società a modularle. Se davanti a un ascensore vedi un cartello con sopra scritto «guasto», non sali, no? Hai fiducia in chi lo ha scritto. Non pensi che sia uno scherzo. Ecco, la fiducia è alla base delle nostre scelte. Può diventare conformismo, o peggio ancora ottusità. Ma all’inizio è una risorsa biologica magnifica. È un modo diverso di chiamare l’empatia. Mi fido di te. Tu ti fidi di me. So che posso imitarti o essere imitato. È la nascita del consorzio umano. Delle relazioni tra esseri umani. La vasta tessitura dell’umano. (Giacomo Rizzolatti e Antonio Gnoli, "In te mi specchio. Per una scienza dell'empatia", Rizzoli, 2016)
»

#VIDEO / Apple, perché deve pagare 13 miliardi di tasse arretrate (The Guardian)

Perché la Appple deve pagare 13 miliardi di tasse arretrate
'The Guardian'
'internazionale.it', 1 settembre 2016
video, 1min26

Il 30 agosto la Commissione europea ha deciso che la Apple dovrà restituire all’Irlanda 13 miliardi di euro perché ha beneficiato di aiuti di stato illegali sotto forma di sconti fiscali. 
La Commissione ha stabilito che l’accordo tra l’azienda statunitense e l’Irlanda era esclusivo e gli stati membri non possono proporre accordi speciali senza offrire le stesse condizioni a tutte le imprese. 
(dalla presentazione)