giovedì 8 settembre 2016

#SGUARDI POIETICI / Imputati del delitto (Alessandro Macciò)

Voglio sapere i nomi
di chi l’ha concepito,
ed alla fine del travaglio
lo ha partorito con orgoglio:
in una sfida contro il cielo,
s’innalza il mostro di cemento
e cupo vetro, soverchiando
le rachitiche manciate
dei pochi arbusti risparmiati,
e mortifica torreggiando
gli increduli poggioli
dell’adiacente palazzina.
Si direbbe un cubo di Rubik,
che non sia stato mai risolto:
se solo avesse i suoi colori!
Voglio sapere il nome
dell’Architetto: radunare
le prove, sfogliare le carte
del progetto fino a carpirne
il più recondito movente.
Voglio sapere i nomi
del signor Dirigente
che diede il tacito consenso,
dei tanti Direttori
che brindarono alla proposta,
della modella che raggiante
si presentò a tagliare il nastro
e inaugurare il nuovo mostro.
Voglio sapere i nomi
dell’Impresario che accettò
il lavoro, e dei dipendenti
che finsero di non vedere
quale scempio le loro mani
si preparavano a innalzare:
non solo cinque o sei mandanti
sono imputati del delitto,
ma un’ampia schiera di sicari.
Quando ti abbatteranno, mostro
di vetro, solo i mendicanti
ti piangeranno: nelle notti
d’inverno trovano riparo
fra i tuoi deserti porticati.

*** Alessandro MACCIO', 1985, giornalista, Imputati del delitto, dal blog  ‘Il giardino dei poeti’, 4 giugno 2013, qui
Anche in 'losguardopoIetico', n, 374, 30 giugno 2014

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