mercoledì 1 agosto 2018

#SENZA_TAGLI / Decreto Dignità, vuole ridurre il precariato, non l'occupazione (Domenico De Masi)

Secondo l’intento esplicito di chi lo ha proposto, il ”Decreto dignità” non vuole ridurre la disoccupazione ma il precariato. Come si ricorderà, nel 2001, quando era premier Berlusconi e ministro del lavoro Maroni, il nostro tasso di occupazione era molto basso: 57,1%. Quel governo, e i successivi, ritennero di elevare il tasso ricorrendo a dosi sempre più massicce di flessibilità. In base a questa taumaturgica parola d’ordine – flessibilità – è stata varata la legge Biagi, è stato ridotto il cuneo fiscale, è stata azzerata l’Irap, sono stati introdotti i voucher. Poi il governo Renzi si è spinto oltre: con il Jobs act ha elargito alle aziende 16,7 miliardi per incoraggiarle ad assumere e per ridurre il precariato attraverso tutele crescenti. Così, in diciassette anni, l’Italia è diventato il Paese europeo con maggiore flessibilità nel settore privato, con crescente flessibilità nel settore pubblico, con un costo del lavoro che, tasse comprese, è inferiore a quello di Germania  e Francia, e che è intorno alla media di tutti i paesi euro. Dopo tre lustri di questo complesso armeggiare con leggi e decreti, conflitti e scioperi, il tasso di occupazione è salito di un solo punto, attestandosi all’attuale 58,4% mentre in Germania è al 79%. Intanto la disoccupazione è scesa appena dall’11,5 al 10,8% ma, in barba alle tutele crescenti, dal 2016 a oggi i contratti a tempo indeterminato sono diminuiti del 5.2% mentre quelli a tempo determinato sono aumentati del 26%.

Il Decreto dignità intende scoraggiare l’uso di contratti a termine, con relativi sussidi e sgravi fiscali, riducendo il numero dei rinnovi ed esigendone la motivazione. Dopo quattro tornate di sei mesi l’una, cioè dopo due anni di contratti a termine, è legittimo supporre che un datore di lavoro abbia capito se il lavoratore è bravo o meno, se gli serve o no. A questo punto, messo di fronte all’alternativa se perderlo o assumerlo con contratto a tempo determinato, è probabile che lo assuma. Per questo si può sperare che il Decreto non faccia perdere posti di lavoro o che ne faccia perdere meno degli 8.000 previsti da Boeri. Ciò non toglie che Boeri ha tutto il diritto di fare i suoi calcoli e ha tutto il dovere di renderne pubblici i risultati senza incorrere nelle minacce ingiustificate e inopportune del Ministro del lavoro. Anche questa è dignità.

*** Domenico DE MASI, 1938, sociologo, professore emerito dell'università La Sapienza di Roma, Il decreto Di Maio vuole combattere il precariato, non la disoccupazione, blog 'domenicodemasi.it', 25 luglio 2018, qui (tratto dall’Agenzia InPiù)


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